Capitolo XXX
Quella notte non chiusi occhio. Dormire sarebbe stato un sollievo momentaneo alla pena che attanagliava il mio cuore, ma Morfeo non venne a farmi visita. Mi feci una doccia per provare a rilassarmi. Inutile dire che fu perfettamente inutile. Restai per un po' immobile sul letto, a fissare il soffitto. Poi ebbi l'idea più masochista che la mia mente potesse partorire: decisi di leggere tutti i capitoli di Vita Nova. Tanto ormai avevo capito l'andazzo: perché non usare quel tempo per realizzare con quale mostro avessi a che fare?
Da un lato non potevo che essere meravigliato: era così bravo a scrivere! Aveva un modo straordinario di mettere le parole una dopo l'altra, fino a comporre dei mosaici così vividi da riuscire quasi a toccarli. Era delicato. Era sincero. Era così preciso nel dipingere i sintomi dell'amore.
Tutti li miei pensier parlan d'Amore;
e hanno in loro sì gran varietate,
ch'altro mi fa voler sua potestate,
altro folle ragiona il suo valore,
altro sperando m'aporta dolzore,
altro pianger mi fa spesse fiate;
e sol s'accordano in cherer pietate,
tremando di paura, che è nel core.
Ond'io non so da qual matera prenda;
e vorrei dire, e non so ch'io mi dica:
così mi trovo in amorosa erranza.
E se con tutti voi far accordanza,
convènemi chiamar la mia nemica,
madonna la Pietà, che mi difenda.*
Ma quell'amore non era verso di me: era verso Beatrice. La dipingeva così com'era, una creatura angelica, di una bellezza travolgente, ma capace di mostrare tutto il suo carattere. Era la stessa Beatrice a cui volevo bene, la stessa Beatrice che avevo ferito stando con lui. E Dante scriveva di lei, non di me.
Negli occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch'ella mira;
ov'ella passa, ogn'om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,
sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d'ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.
Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond'è laudato chi prima la vide.
Quel ch'ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile. **
Finii di leggere che il sole era già sorto in cielo. La sveglia segnava le nove del mattino. Mi alzai, mi feci un'altra doccia e mi vestii con calma. Chiamai Mecenate mentre uscivo.
"Sto uscendo di casa adesso".
"Cristo santo, ma perché non dormi come tutti gli esseri umani!" esclamò con la voce impastata di sonno.
"Dante ama Beatrice". Silenzio dall'altra parte della linea. "Arrivo tra una mezz'ora". Misi giù.
Avevo un mal di testa atroce e mi facevano male gli occhi. Riuscivo a tenerli a malapena aperti, ma non si volevano nemmeno chiudere. Ero sveglio da più di ventiquattr'ore. Ringraziai il cielo di non soffrire abitualmente di insonnia. Per poco non sbagliai la fermata dell'autobus. I piedi mi portarono da soli a casa del mio migliore amico.
Mecenate aveva già preparato il caffè, l'aroma si sentiva sin dalla strada. Il tavolo era già apparecchiato per tre. Orazio stava pulendo al volo dei cucchiaini. Sbattei la testa sullo stipite della portafinestra. "Fanculo!" imprecai sottovoce.
Si voltarono verso di me nello stesso preciso istante. Il biondino si limitò a sbiancare. "Che cazzo è successo?" urlò invece Orazio con aria preoccupata.
Mi fecero sedere. Mi misero davanti una porzione di torta avanzata e una tazza di caffè. Mi danzavano intorno come due zelanti api operaie. Mi volevano bene. Erano preoccupati per me. Almeno loro mi amano. "Non serve che andate in ansia" li rassicurai.
"Ma ti sei visto allo specchio?" mi domandò il ragazzone.
"Che cazzo significa che Dante ama Beatrice?" mi chiese Mecenate.
Gli raccontai tutto. Non omisi nulla, nemmeno i pezzi di cui non andavo così fiero. Non mi è mai piaciuto arrabbiarmi: tira sempre fuori la parte peggiore di me. Se Dante non fosse scappato via, magari la lite sarebbe degenerata. Avevo provato l'impulso di mettergli le mani addosso: non l'avevo fatto, ma voleva pur dire qualcosa! I miei amici mi ascoltarono con attenzione, interrompendomi solo per esortarmi a fare colazione. Perché sono circondato da persone che vogliono farmi mangiare? Una volta finito, restai in attesa di un loro commento, anche se le loro espressioni erano piuttosto eloquenti.
"Che malessere", sospirò Mecenate con aria disgustata, "Sul serio, lui si comporta una merda e prova a rigirarsi la frittata! Gli costava troppo ammettere di averti ferito, no?".
"Dante è troppo orgoglioso per questo", sentenziò Orazio, "Per quelli come lui, è più facile buttarsi sul vittimismo o contrattaccare piuttosto che ammettere di aver sbagliato".
"Non pensavo che aveste una così brutta considerazione del mio ragazzo". Ero davvero sorpreso.
"Non è che abbiamo una brutta considerazione di Dante", mi corresse il biondino allontanando la tazza dalle labbra, "Solo che tu sei innamorato perso di lui, quindi non noti i suoi difetti".
"Beh, ieri sera dimostra il contrario" obiettai.
"Perché ieri sera era palese, cazzo! Ma ti assicuro che, nella vita di tutti i giorni, non noti molte cose".
"Del tipo?". La mia curiosità era sincera.
"Del tipo che non prende mai l'iniziativa", mi rispose il ragazzone, "Tu ti fai in quattro per lui, mentre Dante fa il minimo indispensabile".
Aggrottai le sopracciglia. "Non mi risulta".
"Sul serio, Virgilio, che cosa ha fatto Dante per te?" mi domandò.
"Beh, lui c'è sempre quando ho bisogno di supporto morale". Mi guardarono come se avessi bestemmiato. "Che c'è?".
"Sul serio? Cioè, la prima cosa che ti viene in mente è il supporto morale? Non che sia da schifare, ma è una cosa così generale, cazzo!" sottolineò Mecenate.
"E quindi?". Non capivo il punto del loro discorso.
"Quello che Mece sta cercando di dirti, Virgi, è che c'è una differenza abissale tra quello che fai tu per lui e quello che lui fa per te", riprese a parlare Orazio, "Tu cucini per lui...".
"Lui non sa cucinare".
"Lo accompagni ovunque...".
"Lui è a Roma da meno di un anno, io da cinque".
"Lo aiuti con lo studio...".
"Lui non ha già dato i miei esami!". Era una discussione a dir poco assurda!
"Ti ha mai portato lui fuori, per un appuntamento?" si intromise il biondino.
Ci pensai un attimo. "Beh, no" ammisi.
"Ti ha mai fatto o comprato qualcosa che ti piace? Anche una stronzata".
Cominciai a capire. "No".
"Ti ha mai fatto una sorpresa?".
Sospirai. "No. Okay, raga, ho capito il punto. Ma l'amore non è solo questo".
"Hai ragione", mi concesse Orazio, "Ma, dopo quello che hai scoperto e come ha reagito lui, non si può non tenere in considerazione queste cose".
Mi lasciai andare sulla sedia.
"Sul serio, Virgi: oltre ad aver fatto lui il primo passo, che cosa ha fatto per te?", mi domandò Mecenate, "Che cosa ti ha fatto innamorare di lui? Che cosa ti rende certo che lui ti ami? Niente, altrimenti ieri sera non avreste litigato per Vita Nova. Certo, ti saresti arrabbiato...".
"Sarebbe stato greve il contrario, porca merda!" si intromise l'altro.
"Ma non ti saresti sentito così minacciato dall'amore che Dante canta per una donna che non avrà mai! Sì, ci saresti rimasto male, ti saresti incazzato, ma non avresti perso tutta la tua fede in Dante solo per questo!".
"Non sono d'accordo", obiettai, "Il fatto che Dante non avrà mai Beatrice non cambia le cose. Non si possono amare più persone contemporaneamente: o ama me o ama Beatrice".
"Ed è qui che ti sbagli, Virgi", mi corresse di nuovo Orazio, "Si possono amare più persone contemporaneamente".
"Ma non allo stesso modo".
"Virgi, è impossibile amare due persone allo stesso modo!", esclamò Mecenate, "Credi che io abbia amato i miei ex come amo Orazio? Non è questione di amare qualcuno più di qualcun altro! Il modo in cui si ama qualcuno, a prescindere dal fatto che sia il tuo ragazzo o un tuo amico o tuo padre o il tuo cane, è assolutamente unico nel suo genere! Il modo in cui amo Orazio è solo di Orazio! Il modo in cui amo te è suo tuo! Il modo in cui ho amato Batillo è...".
"Possiamo smettere di parlare dei tuoi ex, per favore?" lo interruppe il ragazzone, "Non è un argomento piacevole da trattare a colazione".
"Mi scusi, messere". Il biondino lo baciò prima di proseguire. "Dante non ama te come ama Beatrice. Capiscimi: ha sbagliato a continuare col blog. Ha sbagliato a non dirtelo. La sua scenata di ieri sera è a dir poco ridicola. Avrebbe dovuto abbassare la cresta, come minimo spiegarsi e chiederti scusa, rassicurarti sui suoi sentimenti e provare a farsi perdonare. Ma non ha fatto nulla di tutto ciò, quindi eccoci qui".
"E vi ringrazio, ma questi discorsi sono inutili", dissi, "Finché non sarà Dante a parlarmene, non sarò mai sicuro di quello che gli passa per la testa!". Mi passai le mani sul volto. "E ho altri stronzi più grossi a cui pensare" sospirai.
"Ma Omero mandalo a fanculo!" esclamò il ragazzone.
"Me l'ha detto pure Dante".
"Fanculo Dante!". Mecenate beve un sorso del suo cappuccino. "Avrà pure ragione su questo, ma fanculo Dante! Ora, parlando seriamente, tira fuori le palle e il buonsenso e cambia relatore". Feci per aprire bocca, ma fui subito messo a tacere. "E non venirmi a dire che Omero è la punta di diamante della facoltà e blablabla, che qui in ballo non c'è solo la tua tesi di magistrale, ma anche il tuo dottorato".
"Perché, te lo ricordo nello sventurato caso in cui la tua memoria sia diventata fallace, puoi chiedere il dottorato di ricerca solo al tuo relatore, quindi al Signor Ego" mi rammentò cortesemente Orazio.
"Lo so, lo so. Però...".
"Se dici Però è Omero, giuro che ti prendo a calci in culo", mi minacciò il biondino, "Ti amo, sei mio fratello, ma giuro che ti prendo a calci in culo da qui a San Giovanni".
Mi lasciai andare ad un verso rauco di frustrazione. "E a chi cazzo chiedo?".
"Esiodo" provò a proporre Orazio.
"Ma sei coglione?", mi anticipò Mecenate, "Per carità! Tra lui e Omero, fanno a gara a chi ce l'ha più grosso!".
"Secondo me Omero" commentò il suo fidanzato.
"Ti amo, ma fammi la cortesia di tacere". Sorrisi. Due coglioni. Vi voglio bene. "Perché non Apollonio Rodio?".
Neanche ci provai a mascherare il mio sdegno. "Apollonio Rodio. Quel Apollonio Rodio?".
"Che cos'ha contro quel pover'uomo?" mi domandò il biondino.
"Beh, lui è così...". Cercai un modo carino per dirlo. Non lo trovai. "Lui è così depresso!".
"Ha un carattere un po' flemmatico, te lo concedo. Però è una persona estremamente gentile e comprensiva. Ogni tanto passa in redazione a vedere se c'è bisogno di una mano ed è sempre molto disponibile. Insegna poesia alessandrina, quindi conosce Teocrito persino meglio di Omero e sarebbe perfetto per il tuo dottorato! In più, ha studiato per anni le opere di Omero e Esiodo. Ha scritto un fottutissimo poema epico-mitologico, quindi è abbastanza esperto di metrica, epica e mitologia per farti da relatore per le Georgiche. Devo andare avanti con l'encomio o ti basta così?".
Non ero molto convinto. "Non metto in dubbio che lui sia un ottimo professore e una persona ragionevole, però non voglio scrivere tutto daccapo!".
"E tu non riscrivere tutto daccapo, coglione! Va' da lui, digli tutta la verità e vedrai che accetterà quello che hai scritto finora!" mi consigliò il ragazzone.
"Non puoi essere serio, vero?" gli chiesi perplesso.
"Perché non dovrei esserlo?" fu la sua risposta.
"Vabbè, poi ci penserò". Lo avrei fatto, ma al momento avevo un problema ben più importante da risolvere. "Quindi con Dante che faccio?".
"Niente". Parlarono all'unisono. Fu davvero inquietante.
"Niente? Sul serio?".
"Lui ha sbagliato. Lui deve fare la prima mossa. Lui deve chiedere scusa e spiegarsi", ricapitolò Mecenate, "Tu devi solo aspettare".
"Io non voglio aspettare!". Volevo chiarire le cose il prima possibile, altrimenti mi sarei angosciato per giorni e giorni.
"L'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re" sentenziò Orazio.
"Ma se non fa niente?".
"Farà qualcosa", mi rassicurò il biondino, "Magari ci metterà qualche giorno, ma qualcosa la farà. Tu, nel frattempo, non ci pensare".
"La fai facile!".
"Non la faccio facile, Virgi! Semplicemente non possiamo prevedere il futuro, quindi tanto vale non preoccuparsene. Comunque vada, le cose andranno bene! Starai bene!". Ebbi un déjà-vu. "Quando saprai cosa pensa e prova Dante, allora potrai porti il problema di come agire. Ma fino ad allora, pensa alle cose davvero importanti".
"Tipo evitare anni di terrorismo psicologico" suggerì il ragazzone.
Non avevo nulla da obiettare, nulla da rispondere. Avevano perfettamente ragione. Avevano ragione su tutto. Dovevo solo fare appello alla mia pazienza per Dante e al buonsenso per Omero. Sperai di averne abbastanza per gestire il tutto senza crollare di nuovo. Ma, anche se fossi crollato, ce l'avrei fatta comunque. E i due motivi erano davanti a me, seminudi e con le facce di chi avrebbe voluto tanto dormire qualche ora in più.
"Vi voglio bene". Li presi alla sprovvista, lo lessi sui loro volti.
"Ti vogliamo bene pure noi, Virgi", mi sorrise Mecenate, "Ora finisci di fare colazione, così puoi tornare a casa e provare a dormire con lo stomaco pieno".
"La nostra apetta ha proprio bisogno di un sonnellino di bellezza!" concluse Orazio.
Due coglioni proprio. Ma vi voglio bene anche per questo.
---
* Tratto da Vita Nova, XIII
** Tratto da Vita Nova, XXI
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro