Capitolo XXV
Dopo quello che Orazio mi aveva raccontato, non riuscivo a smettere di pensare a che cosa sarebbe successo se i miei migliori amici avessero rotto. Era una paura che era nata nel momento stesso in cui avevo realizzato che tra loro due le cose erano serie. Non mi sentivo così dal divorzio dei miei genitori: l'idea di dover dividere di nuovo il mio tempo per stare con entrambi mi disturbava. Forse avevo sbagliato a presentarli. Forse sarebbe stato meglio non farli incontrare.
Fino ad allora, avevo relegato la questione nel mucchio di E se? che la mia mente partoriva per il puro gusto di imparanoiarsi e mi ero ripromesso di non rispolverare la faccenda se non per un rischio reale. Ora il rischio non solo era reale, ma si presentava anche imminente: non sapevo per quanto Orazio avrebbe retto senza parlare e, soprattutto, non ero in grado di stabilire se Mecenate avrebbe accettato o meno di rendere esclusiva la loro relazione.
Al che la mia prima idea fu quella di parlargli. Di fare il vago e chiedergli se le cose andassero bene con il ragazzone, visto che non era più passato a casa da prima delle vacanze. Ma mi resi presto conto del fatto che fosse un'idea davvero di merda, non solo perché il biondino era facilmente infiammabile su queste cose, ma anche e soprattutto perché non mi è mai piaciuto intromettermi nella vita altrui: per quanto fossero i miei migliori amici e l'esito della loro crisi - solo così riuscivo a vederla - mi riguardasse in prima persona, non volevo ficcare il naso nella loro relazione. Quindi, alla fine, decisi di starmene per i fatti miei e non interferire.
Ovviamente, non avevo fatto i conti con Mecenate. Lo vidi arrivare dall'altra parte del corridoio, quasi correndo verso di me, con l'aria di chi sta scappando da una tempesta e non sa in che porto approdare.
"Virgi, mi sa che ho fatto un bordello!" esordì senza nemmeno salutarmi.
Uno ci prova a farsi i cazzi suoi, però poi... "Che è successo?" gli domandai.
Le lezioni erano finite per quel pomeriggio, quindi sapevo che sarebbe stato tutt'altro che rapido e indolore. "Andiamo a sederci da qualche parte", mi propose infatti, "Fidati: ti devi sedere, altrimenti svieni".
Non feci in tempo a mettermi sulle scale che già aveva cominciato a parlare. "Allora, hai presente Terenzia, no? Terenzia, l'amica di Augusto... Okay. Allora. Ci ho scopato". Dritto al punto, eh. Mi guardò in attesa di una mia reazione. Era davvero agitato. "Ti prego, dimmi qualcosa!".
"Che ti devo dire, Mecena'?" gli domandai. Che sei un coglione? Che dovevi parlarne prima col tuo ragazzo? No, avrei solo rischiato di rivelare le confidenze del mio migliore amico.
"Qualcosa! Qualsiasi cosa, cazzo!". Esclamò. Sembrava quasi fuori di sé. "Credo che Orazio voglia lasciarmi per questo!".
Ma che cazzo? "Mece, devi rallentare, altrimenti non...".
"No, Virgi, io non rallento! Io amo Orazio, ma lui è incazzatissimo con me per 'sta cosa! All'inizio pensavo che fosse solo sconvolto, ma ora penso che sia più scazzato perché mi sono fatto Tere!". Ormai era partito per la tangente. Respirava a malapena e le parole si impigliavano sulla sua lingua mentre parlava. "E so che è perché non gliel'ho detto subito! Non so perché sono stato zitto! Ti giuro, ma è stato uno shock e mi sono spaventato e...".
E ora sta andando nel panico. Decisi di intervenire. Mi alzai in piedi e lo afferrai per le braccia. Lo guardai dritto negli occhi mentre gli dicevo: "Mecenate, non ci sto capendo un cazzo. Fermati, respira e raccontami che cos'è successo".
Il biondino sbattè le ciglia con aria persa, come un bambino che, dopo un brutto sogno, stenta a riconoscere la realtà. "Giusto, hai ragione", sospirò, "Scusa, ma questa faccenda mi ha davvero scombussolato l'esistenza!".
"Eh, ci credo!". Meno male: magari le cose non andranno poi così male!
Ci sedemmo entrambi sulle scale, l'uno affianco all'altro, e ascoltai con attenzione la sua versione della storia. "Qualche settimana fa - un mese quasi, in realtà - sono rimasto da solo con Tere dopo la riunione del giornalino. Mi ha invitato a berci una cosa e, visto che Orazio quella sera aveva da fare, mi sono detto: "Perché no?". Non so come siamo finiti a letto, davvero: è stato...".
"Inaspettato?" gli suggerii io.
"Sì, ma non è questo il punto", proseguì lui, "Il fatto è che non mi era mai successo prima di sentirmi attratto da una persona biologicamente donna. Cioè, da qualcuno che avesse delle tette e una vagina...".
"Ho capito il punto. Vai avanti".
"Ma mi è piaciuto. Mi è piaciuto davvero tanto, Virgi". Strabuzzò gli occhi verso di me. Al suo posto, sarei stato shockato tanto quanto lui. "E lì per lì non ci ho dato peso: era solo una scopata. Però poi sono tornato a casa e l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era che avevo fatto sesso con una donna e mi era piaciuto. E non mi ero mai - e dico mai mai mai - sentito attratto da una donna prima. E se non fossi gay? E se fossi bisessuale? Mi sembrava tutto così sbagliato, ma allo stesso tempo così giusto, capisci?".
"Capisco" mentii. "E poi cos'è successo? Insomma, perché non l'hai detto ad Orazio?".
Tacque per qualche istante prima di parlare. "Avevo paura".
"Di come l'avrebbe presa?".
"Sì, anche. Cioè, sapevo che lui avrebbe potuto capirmi, ma si sarebbe sconvolto, no?". La sua espressione si incupì. "Ma avevo più paura di che cosa significasse tutto questo. Ho sempre saputo per certo di essere gay: è questo ciò che sono, quello che sono sempre stato".
"Essere gay non è tutta la tua personalità, Mece" obiettai. Quel discorso, per quanto sensato, stava prendendo una piega che non mi piaceva del tutto. "Sì, il tuo orientamento sessuale è una parte della tua personalità, come quella di chiunque altro, ma non è tutta la tua personalità".
"E se invece lo fosse?", mi rispose, "Insomma, lo so a che cosa pensa la gente quando mi vede. È la checca del giornalino. È quello gay dell'ultimo anno. Persino alle superiori ero...".
"Solo perché le persone sono troppo concentrate sul tuo essere gay non significa che tu sia solo quello". Dovevo interromperlo: stava blaterando un sacco di stronzate. "Tu sei molto più di questo: sei gentile, sei comprensivo. Sei un tipo riflessivo ed empatico. A volte sei un po' una drama queen...".
"Non è vero!" esclamò contrariato. Il suo volto, però, era sereno.
"Sì, invece: sei una drama queen. Però sei un ottimo leader e un mediatore eccezionale: senza di te, Augusto avrebbe già perso metà dei suoi scrittori fissi!". Ripresi fiato. "E questo non cambierebbe per nulla al mondo, persino se, alla fine, scoprissi di non essere gay".
"Ma io sono gay: è questo il punto". Mecenate ritornò al punto che più gli premeva. "Te lo dico perché so che non lo dirai mai in giro: Tere è no binary. Usa i pronomi femminili, ma è no binary. Quindi tecnicamente...".
"Mece, sticazzi il tecnicamente, o il non tecnicamente o tutte le altre etichette del cazzo! Sono solo dei cazzo di nomi, porca puttana!". Per un istante temetti di essere stato troppo brusco, ma lui non disse nulla. "Non l'hai detto subito a Orazio perché eri sconvolto, okay. Poi che è successo?".
"È successo che gliel'ho detto e lui non ha reagito", mi rispose, "È rimasto lì, a guardarmi, con l'aria da cucciolo ferito. So che ho sbagliato: i patti sono sempre stati che, okay la coppia aperta, ma ci diciamo subito con chi siamo stati. Ma ero davvero sotto shock e...". Sospirò. "Ho cercato di spiegarmi, di fargli comprendere il mio punto di vista e mi sono scusato per non averglielo detto prima, ma lui non ha reagito. Beh, almeno all'inizio: poi si è incazzato a bestia. Ha iniziato a urlare, a domandarmi cose a cui avevo già risposto, a dare proprio di matto!". Non faticavo ad immaginarmelo. "Me ne sono andato via: non riuscivo più a reggere quella situazione".
"Mi immagino". Orazio sapeva essere terrificante quando era arrabbiato.
"I primi giorni non l'ho cercato. Capita spesso che si incazzi per delle stronzate, ma tempo due giorni e le paturnie gli passano. Cioè, sapevo che stavolta non erano delle paturnie, però continuavo a ripetermi che non fosse poi così grave...". Il che spiegava perché non fosse così preoccupato quando l'avevo sentito. "Ma lui non si è fatto vivo. E di solito è sempre lui che si fa vivo per primo: è stato lui ad urlare, cazzo! E ora, non so, penso di aver rovinato tutto per 'sta stronzata!".
"Non hai rovinato tutto, Mece". Gli gettai un braccio dietro le spalle. "Tu e Orazio vi amate da morire, cazzo! Vi amate davvero: non finirà tutto solo per questo!". Avevo i miei dubbi a riguardo, ma mentire in queste situazioni è sempre la scelta migliore. "Tu gli hai detto le cose esattamente come sono andate? Gliele hai spiegate come le hai spiegate a me?".
"Beh, no". Immaginavo. "Non ce l'ho fatta: avevo troppa paura".
"Allora che stai aspettando?", gli domandai, "Parla con Orazio! Non aspettare che faccia lui il primo passo! Okay che ha urlato lui per primo, ma, dal suo punto di vista, è come se tu l'avessi tradito!".
"Dici?". Mi guardò perplesso.
"Secondo me sì. Conoscendolo, dico", feci un po' il vago, "Quindi raccogli il coraggio, parlagli a cuore aperto e sono sicuro che supererete la cosa come due persone civili, che si amano e si rispettano!".
Sospirò. "Hai ragione, Virgi. Hai ragione. Come sempre, del resto". Annuì col capo. Il suo sguardo era come sovrappensiero. "Stasera passo da voi e sistemo tutto".
"Le sistemerete insieme". Lo dissi, ma non lo pensavo sul serio. Nella mia testa, comunque la mettessi, era sempre Mecenate che aveva sbagliato con Orazio e non il contrario. Forse era anche per questo che avevo paura: sapevo che, in caso di rottura, mi sarei dovuto schierare con il ragazzone.
"Mi puoi abbracciare?", mi domandò, "Per favore".
Non me la sentii di negarglielo, viste le sue condizioni: nonostante tutto, era ancora il mio migliore amico. E poi le cose si sarebbero sistemate per forza, no? Insomma, dopo quella scenata, era palese che lo amava troppo per perderlo senza lottare, in più per una stronzata simile! Il mio cuore, però, non sarebbe stato sereno fino a quando non li avrei rivisti amoreggiare di nuovo.
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