Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo XIX

Quella sera avevamo casa libera. Orazio non aveva fatto domande quando gli avevo gentilmente chiesto di togliersi dalle palle, si era limitato a guardarmi divertito. Probabilmente pensava che avremmo scopato ovunque, ma sicuramente non sarebbe stato così.

Dante era arrivato con i suoi soliti cinque minuti di anticipo e una valigia pesante quasi quanto lui. Aveva preso l'abitudine di non mettersi il cappello quando eravamo da soli. Non sapevo cosa significasse esattamente, ma mi compiacevo al pensiero di essere tra le poche persone a poter ammirare i suoi capelli corvini e ribelli.

Non aveva fatto altro che ronzarmi intorno mentre preparavo la cena. Lo ammirai leccare il sugo dal mestolo, cercando di tenere a freno la mia immaginazione per non farmi ulteriormente del male. Mi sentivo un dodicenne con gli ormoni a palla, ma mi sforzavo di mantenere un certo contegno per rispetto nei suoi confronti.

Il che era dannatamente difficile. Non si era rasato e quell'alone grigiastro gli addolciva i lineamenti. Senza il berretto a trattenerli, i ricci gli ricadevano sulla fronte e gli incorniciavano il viso. Era bello come quelle statue dall'aria austera e severa ma che, a guardarle meglio, rivelano all'osservatore la perfezione delle loro linee.

Cenammo con quello che era rimasto in frigorifero, visto che, dovendo mancare per una settimana, non mi ero azzardato a fare la spesa. Quelle erano le ultime ore che avremmo passato insieme, poi ognuno sarebbe andato dai suoi. Non eravamo mai stati separati per così tanto tempo e la prospettiva di non poterlo toccare, di non poterlo baciare per giorni mi stremava fisicamente. Già mi mancava e non ci eravamo ancora separati.

Da quando eravamo diventati così? Da quando la mia esistenza era legata da un sottile filo a quella di Dante Alighieri? Fino ad un mese prima eravamo praticamente degli sconosciuti e ora non riuscivo a sopportare anche solo l'idea della sua assenza. Da quando ero diventato così sentimentale?

Dopo cena ci accoccolammo sul divano a vederci un film. Lo tenevo stretto a me, circondando le sue spalle con un braccio. Il suo capo era posato sul mio petto. Mi chiedevo se riuscisse a vedere bene lo schermo stando storto così, ma in realtà non mi importava. Non volevo che ci fosse altro spazio tra di noi. Ad un certo punto mi accorsi che mi stava fissando, in silenzio.

"Che c'è?" gli domandai. Gli accarezzai il volto.

"Sei bello". Ma cazzo, ti sei visto?

Lo baciai. "No, tu sei bello". Dante sorrise e poi mi baciò.

Un bacio leggero, all'inizio, dolce come una carezza. Poi un altro, stavolta più deciso.

Mi afferrò la manica della felpa. Schiuse le labbra e le nostre lingue si toccarono.

Una scarica di eccitazione mi attraversò nel sentirlo fremere così vicino a me. Lo afferrai per stringerlo più stretto.

Mi mordicchiò il labbro inferiore. A che gioco stai giocando, Dante? Così mi farai impazzire. Non resistetti alla tentazione e feci scivolare la mano sul suo sedere.

Fu questione di istanti prima che Dante salisse sopra di me, incastrandomi tra le sue ginocchia. Il suo peso premeva sul mio bacino, come se nulla fosse. Mantenere il controllo stava diventando davvero difficile.

Cercai, a malincuore, di rallentare la danza delle nostre bocche, ma lui non faceva altro che rincorrermi. Mi afferrò i capelli dietro la testa e mi baciò con una voracità elettrizzante. Eravamo così presi l'uno dall'altro che a malapena ci ricordavamo di respirare. 

Sentii le sue labbra sul mio collo. Prese a baciarlo, a succhiarlo, facendomi tremare in ogni fibra del mio corpo.

"Dante" mormorai.

Stavo perdendo il controllo. Non mi servì vederlo per capire che era estremamente soddisfatto della mia reazione. Fu solo allora che realizzai che mi voleva.

"Sei sicuro di volerlo fare?" gli domandai non appena me ne resi conto. Non avrei resistito ancora a lungo.

Mi guardò dritto negli occhi. Era bellissimo. "Sì, sono sicuro". La sua voce era ridotta ad un sussurro affannato.

Non avevo bisogno d'altro. Abbandonai ogni scrupolo e mi fiondai sulle sue labbra.

Infilai le mani sotto alla sua felpa alla ricerca della sua pelle. Avevo il bisogno fisico di accarezzarla, afferrarla, sentire il suo calore. Ora ero io a baciargli il collo, a marchiarlo come più mi piaceva. Sentirlo fremere e ansimare sopra di me non poteva che spronarmi ad accanirmi di più. Si aggrappò a me e iniziò a strusciarsi senza alcun ritegno.

Ma io volevo di più. Io volevo tutto. Io volevo Dante.

Mi alzai in piedi, afferrandolo per il sedere per tenerlo avvinghiato a me. Mi diressi in camera mia, cercando di tenere gli occhi aperti mentre mi baciava il collo. Quel corridoio non mi sembrò mai così lungo come quella sera.

Buttai Dante sul letto. Ora ero io sopra di lui. Visto da quella prospettiva, era ancora più bello e invitante del solito. Come cazzo può essere il mio ragazzo?

Ci baciammo di nuovo. Ci baciammo fino a perdere il fiato.

Lo sentivo gemere mentre accarezzavo il suo corpo.

"Virgilio" sussurrò.

Era eccitato tanto quanto me. I vestiti si sfilarono praticamente da soli, finendo chissà dove per la stanza. La sua pelle era calda e sudata addosso alla mia. Ne avrei voluto assaggiare ogni centimetro.

Un dio doveva aver assemblato tra loro le parti del suo corpo: una perfezione del genere non era umana. Era bellissimo, cazzo! Percorsi con la punta delle dita la linea delle sue clavicole. Feci scivolare la mano sul suo petto. Sentii il suo cuore battere all'impazzata, all'unisono col mio: erano tormentati dallo stesso desiderio, anelavano lo stesso piacere, la stessa beatitudine.

Nessun bacio era abbastanza. Eravamo così affamati l'uno dell'altro che i nostri denti quasi si scontrarono. Lui mordeva le mie labbra. Io succhiavo le sue. Lo volevo con ogni fibra del mio essere e sapevo per certo che lui mi voleva con la medesima struggente necessità.

Persi completamente il controllo: Dante mi mandava fuori di testa. Per fortuna avevo sempre dei preservativi nel cassetto del comodino - non si sa mai. Non potevo più tollerare che tra noi ci fosse alcuna distanza.

"Sei pronto?". La mia voce era un sussurro spezzato dal fiato corto.

"Sì" gemette. Suonava quasi come una supplica.

Lo baciai con tutta la violenza di quel desiderio che mi consumava da settimane. Cercai di essere il più gentile possibile, ma sapevo che la prima volta sarebbe stata fastidiosa, a prescindere dai miei sforzi. Dante mi conficcò le unghie sulla schiena e si inarcò sotto di me.

"Fatto male?".

Dalla sua bocca uscì un suono strozzato. Okay, rallentiamo.

Lo baciai di nuovo, stavolta con delicatezza, mentre accarezzavo la sua pelle. Lo sentii rabbrividire prima di rilassarsi. Iniziai a fargli un lavoretto di mano per aggiungere piacere a piacere.

Dante scattò in avanti con la schiena. Il suo respiro mi accarezzava l'orecchio, eccitandomi ancora di più.

"Virgilio". Un gemito osceno.

Una richiesta muta. Incominciai a muovermi lentamente dentro di lui.

Tutto d'un tratto, io non ero più Virgilio e lui non era più Dante. Il mondo intorno a noi non esisteva più: eravamo noi tutto il nostro universo. Le uniche parole che conoscevo erano quelle che uscivano spezzate dalle nostre bocche. L'unico colore che mi era noto era il marrone meraviglioso dei suoi occhi brillanti. L'unico odore era il suo, acre per il sudore. L'unico sapore era quello delle sue labbra.

Per me esisteva solo lui e il modo in cui mi faceva sentire. Sapevo che per lui era la stessa identica cosa e questo non faceva altro che aumentare il desiderio di farlo mio, averlo mio, affinché potessi perdermi con la certezza di potermi ritrovare in lui.

Il letto prese a cigolare sotto la nostra forza, ma lo udivo a malapena: ero completamente rapito da Dante, dalla sua bellezza, dal suo essere assolutamente arrapante, da come i suoi gemiti e il suo invocarmi sottovoce aumentassero ancora e ancora il piacere che provavo ad essere così vicino a lui. 

Crollai sopra di lui subito dopo aver finito. Avevo il petto sporco e appiccicaticcio, ma lì per lì non importò a nessuno dei due. L'adrenalina aveva ceduto il posto ad un tiepido senso di stanchezza.

"Tutto okay?" gli chiesi. Mi sollevai, per quanto possibile, sui gomiti per vederlo in volto.

Mi spostò una ciocca di capelli dietro le orecchie. "Sì, cazzo!". Sorrise. Ai miei occhi non era mai stato così bello.

Ti amo. Era l'unica cosa a cui riuscivo a pensare in quel momento. Ma non glielo dissi. Non mi sembrò il momento più adatto ad una dichiarazione del genere. Lo baciai, ci baciammo.

Ci demmo una ripulita prima di accoccolarci ancora nudi sotto alle coperte, avvinghiati l'uno all'altro in un intreccio che per nulla al mondo avremmo voluto sciogliere. Dante affondò il viso nell'incavo nel mio collo, come sempre faceva quando aveva bisogno di ricaricarsi.

Si addormentò lui per primo ed io restai ad ammirarlo, così bello e perfetto, abbracciato a me come un bambino, fino a quando il sonno non colse anche me.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro