Capitolo VI - L'ora d'aria
-Signor Schneider "il suo tipo di donna" è per caso quello adatto a morire sotto le sue grinfie? Perché so che lei è qui per aver ucciso molte donne giovani e belle...vogliamo parlare di questo?-
-Preferisco parlare di come mi piacerebbe divorare la sua bellissima lingua mentre lei è ancora viva-
Distolgo lo sguardo, queste parole mi fanno salire un brivido di orrore lungo tutta la schiena. Il paziente sta cercando di impressionarmi o ha davvero intenzione di mangiarmi? Probabilmente lo scoprirò più avanti nelle sedute.
Torno a guardare il paziente, non ha smesso di fissarmi la bocca neanche per un istante.
-Signor Schneider, più avanti parleremo di questi suoi "appetiti", ma per oggi chiudiamola qui.- faccio cenno a Fox di provvedere a portarlo via. L'assistente si avvicina e non appena Schneider viene sfiorato da lui comincia ad urlare
-NO, NON HO ANCORA FINITO! NON PUOI PORTARMI VIA- la sua voce diventa sempre più assordante e si dimena per non farsi portare via. Vedo comparire dalla porta altri due infermieri, più o meno della stessa stazza di Fox e lo aiutano a portare via il paziente urlante.
Assisto alla scena completamente immobile, mi sento pietrificata. L'unica cosa che riesco a formulare è un timido "grazie signori" rivolto agli infermieri. Probabilmente non mi hanno neanche sentito. Fox rientra in studio e torna al suo posto come se non fosse successo nulla.
-Quel paziente è impossibile- il mio assistente rompe il silenzio.
-L'ho notato mi dispiace che lei abbia dovuto ricorrere alle maniere forti- dico
-Io ci sono abituato, piuttosto a me dispiace che lei abbia assistito ad una scena del genere proprio durante il suo primo giorno. Speravo in un inizio tranquillo per lei.- noto che mi parla senza guardarmi direttamente, segno di rispetto o di timidezza? Timidezza? Un uomo della stazza di Fox?
-Anche io non pensavo a niente del genere, non sono abituata a questo genere di pazienti. Vorrà dire che mi farò i calli!- lo guardo sorridente nella speranza di convincerlo a sorridere a sua volta.
-Mh.- ho notato un accenno di risata in quel verso. Diciamo che lo prendo come un sorriso.
Finisco finalmente il mio turno e mi ricordo dell'appuntamento con Tara ai giardini. Scendo al piano terra e vado verso la porta d'ingresso. Vedo la dottoressa che mi aspetta sulla soglia che mi saluta da lontano.
-Allora com'è andato il tuo primo giorno?- mi chiede entusiasta.
-Piuttosto bene, senza contare il paziente che sognava di mangiarmi la lingua- ci scherzo su.
-Mi hanno detto che questo posto è pieno di pazienti così se non addirittura peggiori, mi dispiace-
-E di che, mi ci dovrò abituare. Tu piuttosto cos'hai fatto oggi?- cerco di cambiare discorso.
La ascolto mentre parla della sua giornata, anche se continuo a pensare all'ultimo paziente. Trovo che lavorare qui metterà a dura prova non solo la mia professionalità ma anche la mia mente. Finora ho sempre avuto pazienti "semplici", qui avrò a che fare con dei seri disturbi mentali, alle volte estremi, come quelli descritti nei miei libri di medicina che non ho mai approfondito realmente perché prima d'ora non ce n'era bisogno. Sarà una sfida, ma sono convinta che riuscirò a dimostrare a tutti quanto valgo.
Durante la chiaccherata, io e Tara passeggiamo per i giardini fino a quando non vediamo una recinzione di filo spinato abbastanza alta. Un uomo vestito da infermiere tiene d'occhio l'entrata. Sbircio e vedo al di là della recinzione almeno una decina di pazienti, tutti con le camicie di forza. Alcuni stanno seduti nei tavolini a parlare, altri sdraiati a terra mentre uno in particolare lo vedo che sbatte la testa contro un muro. Incuriosita chiedo all'infermiere.
-Scusi ma lì c'è un paziente che sta sbattendo la testa contro un muro, non dovreste fermarlo? Potrebbe farsi del male-
-Dottoressa non si preoccupi, gli abbiamo dato un sedativo, da qui a poco dovrebbe calmarsi- mi risponde impassibile.
Sbircio un altro po' e vedo che pian piano il ragazzo si accascia a terra con un'espressione beata in volto. Lo riconosco, è John Noel, il mio primo paziente di oggi. Questa immagine è difficile da digerire. Durante l'ora d'aria i pazienti vengono portati in questo giardino così bello, chiusi dentro del filo spinato e alla prima indiscrezione vengono sedati senza potersi godere quell'ora libera in cui non stanno chiusi nelle loro stanze non riesco a capire se sia giusto o sbagliato agire in questa maniera, forse sono solo io che devo abituarmi a questi metodi talvolta necessari per contenere questo tipo di soggetti.
Continuiamo a passeggiare un po' e poi torniamo all'ingresso, dove incontriamo il dottor Blanchard che parla con l'infermiera della reception.
Ci vede e ci saluta calorosamente, focalizzandosi su Tara.
-Buonasera madame Doyle, madame Simmons, è un piacere rivedervi, stavo giusto dirigendomi alla mensa per la cena, volete unirvi a me?- che gentile. Confermiamo e lo seguiamo.
Spazietto dell'autrice:
Scusate se in questi giorni non ho pubblicato nulla ma sono stata parecchio indaffarata. Al solito fatemi sapere cosa ne pensate e buona lettura! ^^
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