Capitolo III - Il mio primo giorno
Il rumore assordante della sveglia riecheggia nelle mie orecchie. Le do un colpo con l'intento di spegnerla e finalmente apro gli occhi. Mi sdraio a pancia in su, guardo il soffitto e penso che oggi è il mio primissimo giorno di lavoro. Sono molto entusiasta. Mi alzo e vado in bagno a lavarmi il viso e per sistemarmi un po', quando ho finito scelgo di indossare un maglione nero a collo alto e un pantalone classico. Vado verso la scrivania e accendo il mio Laptop per controllare le email, la nostra guida ieri ci ha informato del fatto che il direttore ci avrebbe comunicato via email i nostri compiti giornalieri all'inizio di ogni turno.
Sembra che oggi farò un turno di due ore con un solo paziente, il detenuto John Noel di 19 anni. Dalla sua scheda leggo che è stato rinchiuso qui perché l'anno scorso ha dato fuoco all'aula di scienze della sua scuola affermando di averlo fatto perché alcuni dei suoi compagni si lamentavano del freddo.
-Wow, ironico.- affermo ad alta voce. Nell'email c'è anche scritto che ognuno di noi troverà il proprio camice appeso fuori dalla porta della camera e che alla fine di ogni turno è necessario portarlo in lavanderia per farlo sterilizzare al personale addetto. Continuo a leggere e capisco dove si trova il mio studio, -Secondo piano, stanza 92...-.
Mi alzo dalla scrivania e mi dirigo verso la porta, ho ancora un'ora prima che il mio turno cominci e sono le 14:30, ho saltato la colazione ma sono ancora in tempo per il pranzo.
Esco dalla mia camera e trovo effettivamente il camice appeso accanto alla porta, lo prendo e lo indosso, c'è scritto il mio nome, che emozione!
Mi dirigo in sala mensa e trovo Tara e altri colleghi seduti ad un tavolo che parlano dei loro pazienti di oggi, mi avvicino e dando il buongiorno chiedo se posso unirmi a loro.
-Ma certo, cara!- Tara è così felice questa mattina, ma non vedo Fabien.
Mi siedo sorridendo e una dolce signorina mi serve il pranzo di oggi per poi sparire dietro le porte della cucina. Io e i miei colleghi parliamo di quello che avremmo dovuto fare oggi. Tara afferma che lei non ha nessun paziente ma deve essere comunque reperibile poiché il suo compito è quello di ricevere i miei pazienti nel caso io ritenga sia necessaria la sua specializzazione.
-...Praticamente vengo pagata per fare poco e niente, a meno che la qui presente dottoressa Doyle non ritenga che io debba seguire insieme a lei qualche suo paziente- conclude la dottoressa Simmons. Non sapevo di avere questa responsabilità, wow.
Si fa l'orario dell'inizio dei nostri turni pomeridiani e salutandoci affettuosamente ci dirigiamo tutti nei nostri studi medici. Sia me che Tara abbiamo lo studio al secondo piano, credo che sia perché le nostre professioni sono strettamente legate.
Arrivate al secondo piano smettiamo di parlare e ci diamo appuntamento nei giardini dopo i nostri rispettivi turni.
Giungo davanti la porta del mio ufficio e mi rendo finalmente conto del mio nuovo lavoro: è tutto così moderno e la stanza è veramente grande. Non mi sarei mai aspettata nulla del genere e devo dire che il direttore non ha badato a spese per nessuno. Vado verso l'enorme scrivania e mi siedo ad osservare la bellezza della stanza da questa prospettiva. Mi sento importante. Guardo in basso e mi accorgo che trovo la cartella di John Noel sulla scrivania, la leggo velocemente e capisco che era tutto già scritto nell'email. Non passa molto tempo e sento bussare.
-Avanti!- dico, la porta si apre e vedo comparire sulla soglia un'infermiera molto giovane. Ha una compostezza incredibile, addirittura rigida
-Buongiorno dottoressa Doyle, sono l'infermiera Cassy Spencer e sono venuta per accompagnare il suo paziente, posso farlo entrare?-
-Buongiorno a lei, certo lo faccia accomodare- affermo. Lei non muove un muscolo, dice solo "portalo qua". Dalla porta spunta un uomo esageratamente alto e muscoloso vestito da infermiere con alcune cicatrici in viso e sulle braccia. Tiene il paziente per le spalle e vedo che quest'ultimo ha una camicia di forza.
Lo fa sedere di fronte a me dall'altra parte della scrivania e lo lega alla sedia con delle manette sia per le braccia che per le gambe. Non starà esagerando? Li guardo sorpresa. Dopo questa sorta di rituale ambiguo l'infermiere gigante torna composto.
-Salve dottoressa Doyle, mi chiamo Abraham Fox, sono il suo assistente personale e mi occupo di fare qualsiasi cosa lei mi chieda oltre che ovviamente farle recapitare i pazienti. Se le serve qualcosa mi può trovare fuori dalla porta. Di solito abbiamo tutti i cercapersone però ci sono dei ritardi con l'ultimo ordine quindi arriveranno domani. Buon lavoro.- ha una voce così profonda. Ma almeno adesso so perché nella stanza ci sono due scrivanie, forse il signor Fox starà con me quando non ci sono i pazienti.
-Oh la ringrazio signor Fox!- mi risponde cordialmente e se ne va insieme all'infermiera. Nella stanza piomba il silenzio.
Quasi avevo dimenticato la presenza del ragazzo seduto di fronte a me che non ha fatto altro che fissarmi tutto il tempo. Inquietante
Spazietto dell'autrice:
Bene ragazzi questo era un altro pezzetto di storia. Molti di voi mi hanno tartassato per far uscire almeno un capitolo al giorno, ma come ben sapete vado all'università e non sempre è facile! Comunque spero che sia di vostro gradimento, fatemelo sapere nei commenti e come al solito segnalatemi gli errori ortografici! Buona lettura! ^^
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