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La depressione non ha colore

La depressione mi colpisce come uno schiaffo in pieno volto. Improvvisa, una mano fredda che preme sulla mia guancia e congela l'intero corpo.


Il problema è che è sempre improvvisa. Il giorno prima mi sento piena di energie, pronta a fare qualsiasi cosa, speranzosa verso ogni prospettiva futura, e il giorno dopo ho un groppo in gola pesantissimo.Il giorno dopo mi ritrovo a fare cruciverba difficili, che nemmeno mi riescono, sul tavolino, seduta sul divano e davanti la tv. Mentre seguo un anime in lingua originale, perdendomi tra le parole del cruciverba e i suoni dei vocaboli giapponesi, non riuscendo a fare né uno né l'altro. Mentre mangio una merendina, una cazzo di merendina che dio solo sa da quanto non toccavo schifezze simili.


Quando mi rendo conto che il sole inizia a tramontare prima, verso le sette, lo seguo a ruota. Le ore passano veloci e senza accorgermene non ci vedo più niente e non ho voglia di alzarmi dal divano per accendere la luce.I miei fratelli tornano a casa da scuola, i miei da lavoro. Sono le otto e ceniamo, è buio. Dovrei cucinarmi qualcosa di sano ma non ne ho voglia. E mangio quelle fette di pollo, uno stupido pomodoro sottolio con dentro il tonno e nel mentre urlo a mia madre che deve lasciarmi in pace perché sì, sono triste e no, non so cosa cazzo ho. E so solo che mi sento questo enorme groppo nella gola che punge, che sale e scende e mi fa tremare il mento e mi fa venire gli occhi lucidi. Non riesco più a parlare, perché se lo facessi piangerei. E no, non so cosa cazzo ho.

So che il sole inizierà a tramontare prima e sembra solo questa semplice azione a farmi venire il mal di stomaco e gli occhi lucidi, avere meno luce nella giornata sembra rabbuiare anche tutta la mia mente. Mi fa diventare nervosa, irritabile e pronta ad aggredire chiunque mi stia intorno, perché voglio stare da sola. Non voglio essere capita, mi sembra che possa solo peggiorare le cose. 

Devo stare da sola. Quello che c'è intorno non mi tocca e se lo fa brucia. Nulla sembra più interessarmi. Non ci sono vie d'uscita.

Quando trattengo tanto quel groppo sento che sorpassa i miei occhi e si va a insidiare tra le pieghe del cervello, resta lì e a me viene mal di testa.

Quando diventa buio mi sembra di girarmi intorno e sbattere continuamente contro dei muri, come se fossi in una stanza, grande a malapena per la mia persona, senza vie di fuga. Perché inizio a cercare le uscite e non le trovo. Non le trovo e continuo a tastare solo muri su muri. Inizio a pensare a tutto ciò che potrebbe farmi uscire: gli amici, gli amici li ho ma non ho davvero legato con nessuno, l'ho sempre saputo, non ho nulla di concreto, niente di realmente tangibile. Non ce la faccio. Mi sento sola. Inizio a pensare a tutto il caos che si creerebbe nel non trovare vie d'uscita, perché infondo io ora non le sto trovando. E scopro quella Me rinchiusa tra quelle quattro pareti, mi sembra una ragazza realista al cento per cento, si sente come Neo quando scopre che l'intera umanità vive una simulazione e in realtà stanno tutti dormendo dentro le loro stesse bare. E si chiede, razionalmente, così razionalmente da spaventarmi, se non sia meglio fuggire da tutto questo, di farla finita perché il peso potrebbe essere troppo, potrebbe sentirsi soffocare così tanto che forse sarebbe meglio smettere del tutto di far finta. Perché è un continuo far finta. E quando mi riguardo allo specchio e ogni illusione svanisce, io mi sento schiacciare da tutte le mie menzogne e mi chiedo se prima o poi la durata di quest'apnea non diventi troppa da non riuscire più ad andare avanti. Mi sembra un continuo rinviare la fine, il momento in cui cederò.

Ma la cosa che più mi spaventa non è tutto questo, ma come avviene. Come sia veloce a volte, come arrivi e come passi. Perché può succedere nel giro di pochissimo tempo, mi basta un'ora per cadere nella depressione e, magari, un'ora per uscirci. Ricordo di un periodo in cui tutto era costantemente grigio, lo ricordo perché l'unica cosa di cui ho memoria è in realtà l'inespressività del mio volto e la totale assenza di emozioni; solo apatia. La stronza contro cui combatto da sempre.

Sono uscita da quel periodo iniziando a ricercare colore nella mia vita, da me. Ma ho momenti in cui mi sembra di aver solo incollato adesivi sui crateri grigi della luna. 


E mi ritrovo al punto di partenza, solo che funziona come quando si sposta un oggetto: nel momento in cui inizi a muoverlo ci vuole maggior forza rispetto a quella che s'impiega quando è già in moto. E continuare a spostarlo per sempre è diverso dal fare pause ogni tot di tempo. Ogni inizio è difficile, ma perlomeno ho dei momenti in cui non devo spostar nulla.


Non ha una fine questo testo, perché parla di qualcosa che fine non ha.


Non c'è nessun quadro, perché non ho voglia di cercarlo e perché la depressione non si merita arte, o forse sì. Forse è giusto che qualcuno la veda per la stronza che è, ma se la stai vivendo non esiste forma d'arte. Se ti senti grigio e vuoto... se Io mi sento grigia e vuota, non riesco a pensare all'Arte. E sì, dovrebbe essere un modo per rappresentare l'intera Vita, depressione e apatia compresa, ma da dentro vedo solo gallerie nere e lampioni che emanano luci gialle, fioche e asfissianti, sporche, grigie:le bugie. Libri, film, serie tv: illusioni per scappare, per un attimo. Proprio come farò io ora.

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