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Divagazioni e dove trovarle

Non scrivo da molto tempo.


Sono piena di impegni praticamente ogni giorno, tra lo studio e la palestra. Non penso mai a cosa ci sarà un domani, penso solo a sfruttare al meglio ogni giornata per ottenere dei buoni risultati. Vivo l'istante e non mi piace curarmi di ciò che avverrà, ho troppa a cuore ciò che È in questo momento. È anche per questo che mi è difficile seguire una dieta: perché i risultati non sono immediati. Con la scuola invece è questione di pochi giorni alla fine.


Quando si ha una routine quotidiana ben definita il tempo scorre velocemente, anche se sembra un paradosso data la monotonia, ma vi posso giurare che invece tutto ciò che si somiglia si confonde e si mescola fino a formare una scia di fumo grigio di cui non si trova più l'origine.



Nel momento in cui non si ha nulla da fare, o perlomeno quando le faccende quotidiane vengono messe da parte, s'incontra un vuoto. Uno strano meraviglioso vuoto.

Questo vuoto non è sempre uguale. La mia domenica ha un vuoto fatto di depressione. Le mie giornate di vacanza hanno un vuoto fatto di curiosità.

Comunque un elemento comune in realtà c'è: solitamente in queste situazioni mi sento più a contatto con me stessa. È come se improvvisamente prendessi coscienza della mia persona e iniziassi ad esistere. Esisto per quei pochi attimi di vuoto.



Nel vuoto si è soli, non ci sono distrazioni. È un po' come guardarsi allo specchio con attenzione

e cercando di usare occhi altrui, similmente a quanto fece Vitangelo Moscarda.

Sperando di non uscir folli.






Non scrivo da molto.

Quando inizio a scrivere di solito lo faccio perché provo forti emozioni oppure quando sento il vuoto. Comunque sia la mia iniziativa nasce sempre da un estremo.





Il Tutto, il Nulla.

Sono entrambi importanti, forse l'unica vera differenza è che nel Tutto l'inizio è più chiaro, ma nonostante ciò non si sa lo stesso dove andrò a parare, questo perché divago.Nel Nulla si tratta più di un flusso di coscienza. Ho solo voglia di scrivere e allora scrivo. Non mi trovo in difficoltà solo perché non so da dove partire, per me è facile trovar qualcosa da dire. E da lì inizio a divagare.Un uomo nel deserto che non cerca acqua, in realtà proprio non cerca Nulla.


Il Dottor S. ha consigliato a Zeno di creare un diario e di scriverci tutto ciò che gli passava per la mente. Zeno è passato alla narrazione di una vicenda all'altra del passato, ha commentato il suo presente e ha immaginato un futuro.Per Svevo la psicoanalisi, la nuova scienza tirata fuori dal cilindro da Freud, non serviva da cura. Per lui era più in viaggio all'interno di sé stessi.

Io di scienze simili me ne intendo poco, purtroppo, però posso dire di esser d'accordo per quanto riguarda l'analisi interiore. Sono anni che la pratico con questi testi insulsi.

Non sono adulta, se volessi parlare di qualcosa che appartiene al passato forse non avrebbe lo stesso peso delle esperienze di Zeno, oppure non sarebbe davvero importante, o magari lo analizzerei in modo errato. Se facessi riferimento alle vicende quotidiane sarei troppo influenzata dalla scia di emozioni recenti che mi han lasciato.Il futuro non riesco a vederlo.



Forse posso parlare delle sensazioni.

Davanti a me c'è un muro bianco, è il muro della mia camera che in teoria dovevo dipingere tre estati fa. Solo che non ho mai capito cosa volessi dipingerci e alla fine è rimasto bianco. È uno di quei muri che sembrano fatti di granella e quando ci strisci la pelle sopra ti grattano come se fossi del parmigiano. Una volta sono riuscita a procurarmi delle ferite sulla mano così, il rossore che ho sulle nocche della mano sinistra è una sorta di cicatrice della mia gloriosa ferita di guerra.

L'odore non lo percepisco, ma è normale. Nessuno può sentire l'odore della propria abitazione. Ci si rende conto solo di quello delle case altrui. È un po' come il proprio viso: non possiamo vederlo. Quando ci penso un po' sopra questa cosa mi spaventa. Credo sia perché sono troppo abituata alle riprese dei film, lì ci sono visuali da ogni tipo di angolazione. Se pensassi a un film fatto unicamente con un'unica ripresa posta sul viso del protagonista mi verrebbe la claustrofobia e l'angoscia. Ironico che la vita di ogni persona sia però proprio così.

Sento l'odore di casa mia solo quando torno dopo molto tempo che sono stata via, per esempio quando vado in vacanza in estate. Quando si riapre la porta di casa dopo tre settimane c'è un odore strano, probabilmente di chiuso. Quindi non è proprio il vero odore.



Tatto. Non sento molto al tatto se non la superficie leggermente ruvida dei tasti del portatile. Ma in generale non bado poi molto a questo senso. La prima cosa che mi viene in mente comunque sono le mie mani, che sono sempre sudate. Eppure anche il resto del corpo possiede questo "potere" di percezione tattile. Per esempio il collo, che è una parte meravigliosa del corpo, dove si custodisce tutto l'amore del mondo: nell'incavo del collo. Dove si ricevono i baci nascosti e sinceri.


Il suono, me lo dimenticavo quasi e sai perché? Perché quando ho il vuoto si silenzia il mondo e ci sono solo io. Non ci sono i miei pensieri, non faccio rumore e loro nemmeno. Il suono non esiste quando c'è il vuoto, lo dice anche la Fisica.

Quando c'è il Nulla il più attivo dei sensi è il sesto. Non so se qualcuno abbia fatto una qualche scoperta scientifica su questo famigerato senso, e, se sì, non potrei nemmeno immaginare cosa intendano con Sesto Senso. Comunque sia io credo che esista, anzi, ne sono alquanto certa. Il Sesto Senso è un po' il capo tra i miei sensi, è quello che detta le regole. Esso è l'insieme di tutte le mie sensazioni emotive, solo che tali sensazioni non sono date dagli altri sensi. Lo so, sembra strano.Ma pensateci.

Se sono felice la pioggia sul mio corpo, il rumore che provoca e il panorama che crea,  assumono connotazioni positive. Mi sento libera, un suono dolce e ritmato riempie le mie orecchie e il mondo si mostra a me nella sua grandezza. Al contrario, se sono triste, improvvisamente mi sento fradicia, sporca, assillata da un rumore esterno e con la vista occupata dal grigio. Un dolore fisico può alleviarne un altro o far semplicemente male.

Il Sesto Senso è il direttore d'orchestra  del mio corpo.


Quando c'è il Nulla siamo solo io e il mio creatore, che, fate attenzione, potete chiamarlo Dio, direttore d'orchestra o come volete; per me rimane ciò che mi  determina e fa si che io sia. Fa parte di me, o forse sono solo io. Forse è davvero l'eco dei miei pensieri che torna indietro sotto forma di consolazione, come dice Feuerbach. O forse no.

Comunque, non posso fare a meno di seguirlo, ciecamente.





Angolo Immagine

"Le ninfee" di Claude Monet

Avevo pensato di mettere l'immagine del "Bacio" di Klimt, il mio quadro preferito, perché quando parlo di baci nell'incavo del collo penso proprio a quello. Non sarei stata però coerente, non che ci tenga molto ad esserlo, con tutto il discorso che ho fatto.

Così ho deciso di mettere un'immagine creata da chi probabilmente capirebbe molto bene quello che volevo dire in questo testo.

Monet realizza molti quadri dello stesso soggetto, cambiando solo le luci e i colori, eppure sembra che sia sempre un quadro totalmente nuovo. Questo perché sono proprio quei due elementi che creano le sensazioni in noi, possono renderci malinconici o sereni. Hanno un potere immenso. E attenzione, non perché siano legati alla vista, ma perché sono legati al cuore. Un blu freddo può nascere dovunque e può portare ovunque. Si tratta di un rapporto biunivoco. È come un legame covalente: entrambi i soggetti in questione mettono in gioco del loro (gli elettroni) per poter stabilire un equilibrio tra di loro.

E a voi che tipo di melodia scandisce il vostro direttore d'orchestra con questo meraviglioso quadro?

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