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Assenzio


Quando mi sento sola mi rifugio in camera, apro il Pc e inizio a scrivere.


Non spero che si risolva qualcosa, anche perché nemmeno so cosa di preciso stia per scrivere, però so che qualcosa mi tirerà fuori. E dopo mi sentirò abbastanza esausta, stremata e forse nauseata, per poterci ancora pensare.

Mi sento sola ora, non so se è una sensazione che dura da giorni o settimane, non so nemmeno se è uno di quegli stupidi effetti ormonali che ha il ciclo, forse sì.Insomma, mi sento sola da un intervallo di tempo indefinito che sembra essere di una durata infinita. Forse perché la sensazione è quella di rispolverare vecchi ricordi, di andare a tirar fuori antiche cose da un armadio che, alla fine, sono sempre state lì. Questo sentimento di perenne angoscia è orrendo, mi fa apparire la vita come un alternarsi di momenti "consci" a momenti "inconsci".Penso a Gozzano, a Saba, a Montale, ai poeti maledetti francesi e, oh insomma, a tutte quelle stesse storie che ognuno di loro raccontava nella sua maniera. L'idea che il poeta sia una sorta di veggente a conoscenza di una vaga realtà che provoca un immenso dolore, la pena, a cui è sottoposto, che deriva da questo sapere (vedi Matrix), la volontà, qualche volta, di mandare tutto a fanculo e far finta di niente fingendo di essere "uno dei tanti".

 Gozzano lo dice, non è il primo ma il modo in cui esprime il suo pensiero è forte e tormentato, mischiato a questioni mondane e piccole rivelazioni profonde:

Ed io non voglio più essere io!


E a me, quell'angoscia che pervadeva ognuno dei loro animi, pare proprio di sentirla vibrare come un'onda sonora nella mia cassa di risonanza che è la mia mente. Pitagora diceva che la materia è musica solidificata e io penso che il mio cervello sia effettivamente costituito di parole e frasi che rimbombano al suo interno.

Ciò per cui più sto soffrendo è probabilmente la mia famiglia, forse dovrei dire mia madre... come sempre. Sono banale, sono ripetitiva, è vero e lo so. Non dirò di nuovo tutto quello per cui sto male, è logico e intuibile.

La vera differenza è la mia reazione, man mano che vado avanti mi sento sempre più vicina a un esaurimento, sento che prima o poi cederò e allora tutti i freni che mi schiacciavano in un angolo diventeranno miei alleati in una futura lotta.

I segni di cedimento sono principalmente l'isteria e l'isolamento: sono come una corda di violino tesa all'estremo che a ogni minimo tocco è pronta a vibrare, sono nervosa e facilmente irritabile. Questa situazione mi fa perdere le forze ogni giorno, mi esaurisce e mi toglie tutte le forme di energia dentro di me, finché non resto vuota e completamente sola in questo mio vuoto.

Se cerco compagnia tra le amiche prima mi sento egocentrica e poi incompresa, il che mi riporta a sentirmi un'egocentrica. Se cerco compagnia nei familiari sicuramente da una parte  (madre) non se ne parla neanche: non si conversa del male che ci provoca un nemico con il nemico stesso quando questo è evidentemente o sadico o stupido; dall'altro lato mio padre mi spaventa, i suoi discorsi sono forse troppo razionali per me, con troppi riferimenti alle sue esperienze, il che mi fa sentire una completa deficiente che si fa paturnie per qualche stupida ragione che ricorre sempre nelle vicende degli adolescenti.                                                                  Cerco una compagnia sbagliata, pensare che baciare qualcuno o farci sesso possa farmi sentire meno sola è una stupidaggine. Anzi, è peggio dopo. Ci si sente ancora più fottutamente soli per aver condiviso qualcosa che dovrebbe essere intimo e profondo in una maniera superficiale e totalmente vuota. Non critico l'azione ma rendo evidente l'effetto negativo che in realtà ha su una persona che si sente sola.

Vorrei solo avere qualcuno pronto a non giudicarmi e se non sa cosa rispondere forse è meglio così, vanno bene anche gli abbracci. L'importante è che ci sia un legame solido e profondo.


E io non ho quel legame con nessuno.


Né amici


Né famiglia


E me stessa non mi basta, scrivere non è mai bastato, è sempre servito per smorzare il tutto. Ma è come l'alcol, più abitui il tuo corpo più questo avrà sempre meno effetto su di esso.


Angolo Immagine

L'opera che ho scelto è una tela di Edgar Degas che s'intitola "Assenzio" proprio come il titolo del capitolo, ovviamente non a caso.

Ciò che mi trasmettono i volti dei personaggi è esattamente ciò che spesso provo in queste situazioni d'isolamento. I loro sguardi sono persi e i loro occhi sono vitrei. Sono evidentemente due personaggi isolati a causa dell'assenzio e dell'effetto che ha su di loro, ma anche del motivo per cui ne fanno uso. Rappresentano il limite che ogni essere umano ha dentro sé: quando non lotti più, non piangi più e non ti arrabbi nemmeno più. Semplicemente ti arrendi e lasci che tutto fluisca dentro il tuo corpo senza cercare di frenare quel movimento turbinoso all'interno. 

Una resa a sé stessi

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