57.Consapevolezze
Come ci si sente quando le certezze di una vita crollano all'improvviso? Chiara non avrebbe saputo dirlo, eppure ci stava passando proprio in quel momento.
Seduta al bar, mentre Sebastiano cercava di rompere il silenzio chiacchierando del piano di studi che aveva messo in atto per recuperare un paio di materie, pensava e ripensava a tutte le consapevolezze che le erano cadute addosso quella mattina.
Pesavano, eccome se pesavano.
Le sembrava di avere uno zaino contenente pietre, addosso.
Sentiva le spalle doloranti e anche la testa le faceva male.
Sebastiano aveva aperto un vaso di pandora che l'aveva messa con le spalle al muro, obbligandola ad aprire gli occhi su una realtà che da tempo sgomitava per farsi spazio dentro di lei.
Nonostante a entrambi piacesse pensare di avere un rapporto diverso da quello della maggior parte dei ragazzi, la verità era che, di nascosto da tutti, lei si era ritrovata spesso e volentieri ad analizzare nei dettagli la loro relazione.
Le sue compagne di classe parlavano di sesso liberamente con le loro coetanee, ed era capitata più volte in mezzo a conversazioni che la facevano sì arrossire d'imbarazzo, ma anche riflettere.
Giorgia, ad esempio, raccontava che col suo attuale ragazzo si appartava in ogni momento possibile.
Elisa non vedeva l'ora di avere casa libera per poter dare libero sfogo alla libido.
Silvia non riusciva a resistere più di una settimana senza fare l'amore col suo fidanzato.
E poi c'erano quelle un po' più pudiche, che non parlavano di sesso, ma di sentimenti.
Elena aveva il cuore a mille ogni volta che si doveva incontrare con il ragazzo che le dava ripetizioni di matematica, per cui aveva una cotta stratosferica.
Melissa diventava rossa come un peperone ogni volta che per i corridoi incrociava Luca, uno della sezione B.
Francesca andava in iperventilazione ad ogni chiamata che riceveva dal suo ragazzo.
Lei e Seba stavano insieme da quasi tre anni, è vero, e probabilmente tutte quelle reazioni sono tipiche delle prime settimane o dei primi mesi di frequentazione; il punto è che lei non le aveva avute nemmeno all'inizio.
Aveva iniziato a vedere Sebastiano come un ragazzo, e non solo come un amico, e lui sembrava ricambiare quel modo tutto nuovo di guardarsi.
E poi era stata bene; tutto qua.
Si era messa insieme a lui perché stava bene.
Chiacchieravano di tutto, passavano ore ad ascoltare musica, a studiare insieme, e ogni tanto si baciavano anche.
Non doveva essere così, l'amore?
La risposta l'aveva avuta nelle ultime settimane, quando Paolo si era avvicinato un po' di più a lei, e si era persa un paio di volte in quegli occhi azzurri come il cielo.
Si sentiva strana, Chiara, e non riusciva a capire le reazioni che aveva il suo corpo.
Batticuore, agitazione, ansia quando sapeva che doveva incontrarlo, delusione quando non si presentava ad uno degli incontri della parrocchia.
Poi c'era stata la notizia dell'arrivo di un bambino, e lei aveva messo da parte tutte quelle emozioni nuove che la stavano mandando in confusione.
Si era concentrata solo su sé stessa, non prestando attenzione nemmeno a Sebastiano, dato che non si era nemmeno accorta che lui fosse innamorato di un'altra.
Ma quando quella mattina lui le aveva aperto il suo cuore, tirando fuori una verità che probabilmente gli era costata davvero cara, Chiara aveva dovuto riprendere in mano tutti i suoi dubbi e spulciarli uno ad uno, per cercare di capire quale fosse la mossa più saggia da fare.
Aveva una vita tra le mani che sarebbe dipesa da lei e da Seba, non poteva certo mettersi a seguire il cuore.
Eppure, in un piccolo angolino dentro di sé, sapeva benissimo che un bambino cresce bene quando i genitori sono felici, non solo quando stanno insieme.
Lei e Giulio lo avevano scoperto molto presto, quando, nascosti nella loro camera, giocavano a chi cantava più forte per non sentire tutti i litigi che ogni sera trapassavano i muri di quell'appartamento.
Ricordava bene le urla di sua madre, quando suo padre rincasava ancora una volta dal bar, dopo aver alzato un po' troppo il gomito.
Ricordava bene anche le minacce di toglierli tutti i soldi, se non avesse smesso di giocare a quelle stupide macchinette.
E soprattutto, ricordava le cene silenziose a cui lei e suo fratello erano costretti a partecipare, pregne di una tensione che difficilmente avrebbe potuto dimenticare.
Nella sua famiglia regnava l'omertà, poco importava se, poi, le discussioni che facevano i loro genitori si potessero sentire in tutto il palazzo: quando i bambini erano a tavola, nessuno litigava con nessuno, anche se gli sguardi carichi di rancore e rabbia che sua madre e suo padre si lanciavano avrebbe potuto notarli pure un cieco.
Nonostante il suo animo gentile avesse sempre tentato di trovare una giustificazione a tutto quello che accadeva tra quelle quattro mura, il distacco definitivo avvenne quando suo fratello, gli occhi carichi di lacrime e le labbra tremolanti, confessò a tutti di essere omosessuale.
Chiara l'aveva capito già da tempo, ma aveva rispettato i suoi tempi e aveva atteso, paziente, che fosse lui a parlarne.
Mai cosa fu più sbagliata: se prima i litigi avvenivano per il gioco d'azzardo e l'alcool, da quel momento furono incentrati su chi fosse il colpevole per la "malattia" del loro primogenito.
Era colpa della madre, rea di essere sempre fuori casa per lavoro.
No, era colpa del padre, perché non aveva saputo imporsi come tale sui suoi figli.
E lei guardava semplicemente Giulio, cercando di capire cosa ci fosse di così sbagliato in lui, senza riuscire mai a trovare risposta.
Così, crescendo, loro due erano andati avanti unendosi ancora di più, e avevano lasciato indietro due adulti che, poi, tanto adulti non erano.
Non lo sapeva nessuno, tranne loro due, perché le apparenze erano sacre per i Savini, e l'importante era andare a messa, la domenica, come una famiglia unita e felice.
Lei, invece, in chiesa aveva iniziato ad andarci proprio per poter scappare da quell'appartamento che trasudava infelicità.
Quella della parrocchia era come una seconda famiglia, che l'aveva accolta a braccia aperte ogni volta che scappava di casa per non sentire le urla insopportabili di quei due adulti che invece avrebbero dovuto regalarle solo serenità.
Sebastiano la guardava in maniera scettica ogni volta che annunciava che non sarebbe uscita perché aveva un impegno con le catechiste, o coi ragazzi della chiesa, ma lui non aveva idea quale sicurezza le trasmettesse quel posto; di quanto fosse importante, per lei, avere un luogo nel quale rifugiarsi quando la sua famiglia diventava così soffocante.
Ecco perché, dopo lo shock iniziale, aveva accolto così bene la notizia di essere incinta: per lei, quella, era una via di fuga sicura da un luogo che non riusciva più a chiamare casa.
Sebastiano si alzò per andare a pagare il conto, mentre lei rimase a rimuginare su come avrebbero potuto affrontare quella situazione più grande di loro.
Lo guardò tornare al tavolo, con quegli occhi che avevano ripreso a sorridere, e pensò che lui non l'avrebbe mai abbandonata.
Che sarebbero stati felici, seppur a modo loro, anche in un mondo che le diversità fatica ad accettarle.
Sì, decisamente avrebbero trovato un modo per farsi forza a vicenda, come avevano sempre fatto sin da quando erano bambini.
Quando tornò a casa, quello stesso giorno, trovò Giulio sul divano, il telecomando in una mano e una lattina di Coca Cola nell'altra.
Suo fratello le sorrise, con quegli occhi gentili che la facevano sentire al sicuro, e le fece segno di andare a sedersi accanto a lui.
«Dopo oggi, tu mi adorerai» gli disse lei con un sorrisetto malizioso in viso.
«Ma io ti adoro già.»
«Oh, credimi, costruirai una statua in mio onore. Spargerai petali sul mio cammino. Mi darai del Voi e anche la punta del cornetto Algida.»
«Ora non esageriamo. La punta del cornetto non è una cosa su cui scherzare!»
Chiara scoppiò a ridere, seguita da lui, che tornò presto serio per prestarle tutta l'attenzione possibile.
«Come mai sei la pecora nera della famiglia?» gli chiese, nonostante lei, quell'appellativo, non l'avesse mai nemmeno considerato. Giulio era il fratello migliore che si potesse desiderare, gay o etero, biondo o moro, grasso o magro, truccato o al naturale.
«Mh, vediamo», disse lui picchiettandosi il mento con l'indice e guardando in alto, «perché sono gay dichiarato e ogni tanto metto anche l'ombretto con i brillantini?»
«Esatto! E cosa ne diresti di tornare alla tua posizione iniziale di figlio primogenito e prediletto?»
Giulio scoppiò a ridere, con quella risata sguaiata che aveva quando erano soli in casa, perché quando c'erano anche i genitori aveva imparato a controllarsi.
«E come faresti, sentiamo?»
Chiara fece spallucce e parlò con nonchalance.
«Non so... Potrei restare incinta e poi lasciarmi con Seba, in modo da avere un figlio non solo fuori dal matrimonio, ma anche senza un compagno. Che ne dici?»
Era un modo tutto particolare di annunciare la notizia, ne era perfettamente consapevole, ma il loro rapporto era sempre stato così: un perenne prendersi in giro da soli con autoironia e sarcasmo.
«Ma che stracazzo stai dicendo?» chiese lui, sconvolto.
Chiara annuì, con l'espressione di chi la sa lunga, e Giulio spalancò gli occhi.
«Lo sapevo che era gay! Sta con Léon, vero?» domandò, mangiandosi addirittura le parole tanta era la furia con cui le aveva pronunciate.
«Ma cosa dici? È solo innamorato di un'altra.»
«Te l'ha detto lui? Ha detto chiaramente "sono innamorato di un'altra ragazza"?»
Beh, in effetti aveva detto di un'altra persona ma...
Cacchio.
Cacchio, cacchino e cacchietto.
Chiara non poteva crederci.
Ma cos'era quella, la giornata delle rivelazioni?
In fila una dietro l'altra, tutte le immagini di Léon e Sebastiano si erano proiettate nella sua mente.
Loro due sempre di fuori a fumare da soli.
Loro due che si guardano.
Loro due che cucinano.
Loro due che ridono.
«Quel piccolo bastardo. Appena lo vedo mi sente! Eccome se mi sente!»
Giulio scoppiò a ridere, mentre lei cercava di colpirlo con un cuscino raccattato dal divano per farlo smettere.
Come poteva ridere così sguaiatamente dopo la scoperta che aveva appena fatto?
«Smettila! Questa è una cosa seria, Giulio. Qui si parla del mio ex ragazzo!»
«Che tu hai provveduto a far diventare gay. L'ho sempre detto che sei bruttina, ma non pensavo così tanto» e cercò di ripararsi dall'ennesima cuscinata.
Chiara iniziò a ridere insieme a lui, mentre ancora era incredula sulla sua ultima rivelazione.
«Magari ci stiamo sbagliando e abbiamo travisato tutto.»
«Sorellina, credimi, ho visto come lo guardava al centro commerciale quando era con Giada. Sembrava che la gelosia lo stesse divorando.»
«E perché non mi hai detto niente?»
«Perché in quel caso davvero potevo aver travisato tutto... Ma ora mi hai dato conferma del pensiero che ho avuto quella volta» rispose scrollando le spalle.
«Cacchio.»
«Già, e comunque lo sai che-CAZZO!» urlò, sgranando gli occhi e con la voce che era salita di un'ottava.
«Cosa?»
«Sei incinta!»
«Ma buongiorno, Giulio.»
«Ero preso dal fatto che avevo ragione su Sebastiano, non avevo ancora realizzato!»
Gli occhi gli divennero acquosi, mentre il labbro inferiore aveva iniziato a tremare appena.
L'afferrò e se la portò al petto, stringendola tra le braccia e accarezzandole i capelli.
«Sebastiano quindi si è tirato indietro?»
«Assolutamente no. Ancora non ne abbiamo parlato bene, ma troveremo un modo per far funzionare la cosa anche non stando insieme.»
«Buon per lui, è così giovane e carino, sarebbe un peccato morire alla sua età e con quel bel faccino.»
«Giulio!»
«Cosa? È mio dovere proteggerti!»
Chiara scoppiò a ridere e si lasciò cullare dalle braccia di suo fratello.
«Ci siamo io e Seba con te, e anche Giada e quegli altri due amici strani che hai.»
«Alex e Andre non sono strani.»
«Amore, uno si crede Casanova e l'altro non dorme se non vince una gara al giorno. Sono strani eccome.»
Un'altra risata squarciò il petto di Chiara, ancora accoccolata tra le braccia di Giulio.
Sì, nonostante tutto era una ragazza fortunata, e avrebbe trovato un modo per sbrogliare quella piccola matassa che si era creata nella sua vita.
Spazio S.
E finalmente abbiamo capito un po' di più anche di Chiara, del perché sia così tanto attaccata a questa famosa parrocchia... Non è una suorina mancata, ha solo una famiglia alle spalle che non è degna di essere chiamata tale 😢
Noi ci rileggiamo domani 😍
Buona giornata a tutti,
Un bacio, S.
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