Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

23. Sogni Strani E Nuovi Incontri

Le vacanze di Natale erano finite ed era arrivato il tempo di tornare a scuola.

Seba si era svegliato molto prima che suonasse l'allarme sul suo telefonino.
Erano giorni che non riusciva a dormire bene; continuava a fare sogni strani, sogni erotici che lo lasciavano in un perenne stato di eccitazione.

Sognava una bocca che vagava sul suo corpo, mani che lo accarezzavano e morsi sulle labbra.

Si svegliava così ormai da una settimana, con il respiro affannato e una fastidiosa erezione tra le gambe.

Forse era arrivato il momento di ritagliarsi qualche attimo di intimità con Chiara.

In fondo, da quanto non lo facevano? Era passato circa un mese, giorno più giorno meno.

Si vergognava di quel pensiero, del fatto di dover pianificare di fare l'amore con la sua ragazza, ma forse era una cosa normale.

Insomma, aveva pur sempre diciotto anni! Era quello il periodo degli ormoni impazziti, no?

E poi, né lui né Chiara avevano mai dato troppa importanza al sesso; non era certo su quello che si basava la loro relazione.

Però, se continuava a sognarla di notte, probabilmente voleva dire che gli mancava anche quel lato del loro rapporto.

In realtà, non era nemmeno sicuro che fosse proprio lei la protagonista di quei sogni... Il volto non si vedeva mai chiaramente, ma Seba dava per scontato che fosse così. Chi altro poteva mai sognare in quelle vesti, in quegli atteggiamenti?

Decise di fare una doccia fredda per calmare i bollenti spiriti e, dato che si era ormai alzato, inviò un messaggio alla sua ragazza.

A Chiara:
Mi manchi, stiamo un po' insieme oggi pomeriggio? Ti amo...

Di ritorno dalla doccia pescò a caso una felpa e un paio di jeans, sistemò i capelli e si diresse in cucina per mangiare qualcosa.

Diede un'occhiata al telefono: Chiara non gli aveva ancora risposto, ma sulla chat di gruppo Giada aveva invitato tutti i mattinieri come lei ad andare a fare colazione al bar.

Seba rispose in modo affermativo e notò che anche Léon e Alex avevano fatto lo stesso.

Léon... Era da capodanno che non lo vedeva.

Avevano fatto almeno due uscite di gruppo e lui non era stato presente a nessuna delle due.

Aveva provato a mandargli qualche messaggio per capire se andasse tutto bene, ma il francese aveva sempre risposto in modo freddo e aveva troncato le conversazioni sul nascere.
Chissà cosa cavolo gli era preso...

Seba infilò il giubbotto e si avviò a piedi verso il bar in cui avevano deciso di vedersi.
Camminare all'aria aperta gli era sempre piaciuto, ed era sicuramente meno traumatico che girare in motorino, specialmente d'inverno.

Mancavano pochi giorni e poi avrebbe potuto sostenere l'esame pratico per avere finalmente la patente.
Non stava più nella pelle, ormai.

Quando arrivò nei pressi del bar trovò i suoi amici a chiacchierare vicino al parchetto e, con un sorriso, affrettò il passo per raggiungerli.

Alex e Giada stavano controllando qualcosa sul telefono, mentre Léon era di fianco a qualcuno che sicuramente non era Andrea.

Che fosse un suo compagno di classe? Che strano, non aveva mai invitato nessuno ad unirsi a loro.

«Buongiorno!» salutò i ragazzi e diede un'occhiata al nuovo arrivato.

Non gli sembrava di averlo mai visto in città e sicuramente non era uno dei compagni di Léon, dato che li conosceva praticamente tutti.

I ragazzi ricambiarono il saluto e Léon, vedendo che Sebastiano continuava a guardare il suo amico, decise di presentarli.

«Seba, lui è Mathias. Mathias, lui è Seba.»

Mathias... Era un nome francese, probabilmente un amico che era venuto a trovarlo, allora. Forse era per quello che non si era fatto vedere nell'ultima settimana. Probabilmente aveva voluto trascorrere la maggior parte del tempo con uno dei suoi vecchi amici.

Era un bel ragazzo, Seba doveva ammetterlo.
Un po' più basso di lui, con i capelli scuri e gli occhioni verdi; le labbra carnose e una fila di denti bianchi che facevano bella mostra di sé, ora che gli stava sorridendo.

«Piacere.»

«Piacere mio» gli rispose Seba, notando il marcato accento francese, «Sei di Parigi anche tu, come Léon?»

«Oui, siamo amici da molti anni. Tu sei quello che non l'ha mai vista, invece?»

Seba sorrise a quella domanda.
«Esatto, sono uno dei pochi che non ha ancora avuto l'onore.»

Mathias annuì, mentre lo squadrava ben bene.
«Beh, dovresti rimediare. Non sai che spettacolo ti perdi!»

«Lo immagino, dalle foto che ho visto sembra una città meravigliosa. Léon ha detto che mi farà da guida, un giorno.»

Mathias si voltò verso il biondo e arcuò un sopracciglio mentre metteva in mostra un sorrisetto sarcastico.
«Ah sì? Hai promesso questo?»

Léon ricambiò quello sguardo furbo con uno dei suoi soliti ghigni, poi scosse appena la testa.
«Non me lo ricordo, in realtà. L'avrò detto per dire.»

Non si ricordava?
Ma che stronzata era mai quella? Gli aveva anche regalato la palla di vetro con dentro la Tour Eiffel, col cazzo che non se lo ricordava!
Ma che razza di comportamento era, quello? Cos'è, arrivava un vecchio amico, ed ecco che Sebastiano veniva messo da parte come una scarpa logora?

Dio, si stava incazzando da morire, sentiva la rabbia invadergli il petto e si ritrovò a stringere i denti pur di non sputar fuori tutto quello che pensava lì, davanti agli altri.

«Andiamo a fare colazione?» chiese l'amichetto francese dello stupido Léon.
Non aspettò nemmeno che qualcuno gli rispondesse, nel giro di due secondi aveva circondato le spalle del biondo con un braccio e si era incamminato.

Che razza di idiota.

Il professore di matematica stava spiegando quell'esercizio da ormai venti minuti e Seba pensò che se qualcuno non l'aveva ancora capito, doveva essere proprio un totale stupido.

C'era un brusio di fondo, in classe, che si arrestò non appena il professor Galli pronunciò la parola "gita".

Improvvisamente l'attenzione di tutta la classe era puntata sull'uomo, che aveva messo su un sorrisetto soddisfatto.

«Se avessi saputo che vi sareste zittiti così in fretta, ne avrei parlato prima!»

La classe iniziò a ridere, e Galli continuò.
«Quest'anno avrete gli esami, e prima degli esami ci saranno le simulazioni. Non è il caso di fare la gita.»

Un coro di proteste si levò tra i banchi, addirittura Giada si stava lamentando! Quello era un evento più unico che raro, considerata la sua naturale predisposizione alla calma.

«Stavo scherzando, calmatevi! La gita è stata anticipata per potervi permettere di avere il tempo necessario allo studio, una volta rientrati. Vi accompagneremo io e la professoressa Rizzo, ma ho una brutta notizia: lo so che dovremmo stare fuori una settimana, ma io e il professore dell'altra classe saremo impegnati in un paio di concorsi, quindi staremo fuori solamente cinque giorni.»

Il brusio di protesta che si sentì fece battere la mano sulla cattedra a Galli, che richiamò in fretta l'attenzione di tutta la classe.
«Ragazzi, l'alternativa è non andare in gita, quindi decidete: o si va e stiamo fuori cinque giorni, oppure restiamo tutti a casa.»

Attese che tutti si zittissero prima di fare un sorriso e ricominciare a parlare.
«Come pensavo! Saremo noi e la sezione D, tutto chiaro? Vi faremo avere il prima possibile i fogli con i permessi da fare firmare ai vostri genitori. Poi discuteremo anche della meta!»

Il suono della campanella mise fine a quell'ora lunghissima, che però era decisamente migliorata verso la fine.

Finalmente sarebbe arrivata la tanto attesa gita del quinto anno.

Alex diede una gomitata a Seba.
«Ma la D non è la sezione di Léon?» chiese.

«Sì, quindi?»

Alex sorrise, mentre faceva spallucce.
«Oh, niente. Sarà bello andare in gita tutti insieme.»

Certo, come no.
Sebastiano era ancora incazzato per la stupida risposta che il francese aveva dato al suo stupido amico, poche ore prima.
Decise di annuire in direzione del rosso; in fin dei conti non doveva farsi rovinare l'entusiasmo per una sciocchezza simile, sicuramente era stata una frase detta tanto per, e tutto sarebbe presto tornato alla normalità tra loro.

Stavano uscendo da scuola, assaporando finalmente un po' di libertà, quando Seba vide Mathias sulle panchine di fronte al cancello. C'erano altri due ragazzi seduti di fianco a lui, che a quanto pare avrebbero fatto meglio a prendersi una stanza d'albergo. Ma non ce l'avevano un po' di pudore? Seba riusciva a vedere metri e metri di lingua nonostante fosse ancora dall'altra parte della strada.

«Dici che dobbiamo andare a salutarlo?» chiese ad Alex, mentre col capo faceva un cenno verso le panchine.

«Sicuramente sta aspettando Léon, e credo che ci stia anche fissando, quindi direi di sì.»
Sospirò e si avviò con il suo amico verso Mathias, mentre Giada e Chiara, qualche metro dietro di loro, confabulavano chissà che cosa.

«Ehi!» lo salutò il rosso.

«Ciao, bimbi. Com'è andata a scuolina

Ma che simpaticone! Quanto poteva avere? L'età di Léon, o qualche anno in più? E si permetteva di sfotterli così solo perché loro frequentavano ancora le superiori.

I due che stavano cercando di accoppiarsi di fianco a Mathias si alzarono, e le ragazze si misero subito a sedere.

Seba si guardò attorno e vide Léon insieme ad Andrea che stavano camminando nella loro direzione.

Si perse a guardare quell'andatura particolare che aveva il francese.
Sembrava sempre scazzato, avanzava con la schiena leggermente ricurva in avanti e trascinava i piedi come se avesse una palla di ferro legata alle caviglie.

La voce della sua ragazza lo riportò alla realtà e tornò a voltarsi verso di lei, mentre le chiedeva di ripetere quello che aveva appena detto.

«Dicevo che oggi pomeriggio ci sono, vieni da me?»

Ah, già... Le aveva chiesto di passare un po' di tempo insieme.
«Certo, ti mando un messaggio quando parto da casa.»

«Che faccina stanca... Dai, siediti.»
Era la voce di Mathias quella che aveva di nuovo distratto Seba.

Si era voltato in tempo per vederlo mentre afferrava Léon per un braccio e lo portava a sedere sopra di sé.

Dio, che fastidio.
Quella era una cosa che facevano le ragazze tra loro, non certo i maschi!
Gli si stava contorcendo lo stomaco a vedere quei due in atteggiamenti così intimi; sembravano una coppia di fidanzatini ai primi appuntamenti.

E come se non bastasse, francesino stupido numero uno stava dicendo qualcosa all'orecchio di francesino stupido numero due.

E sorrideva!
Léon stava ascoltando quello che il suo amichetto gli diceva e nel frattempo sorrideva.
E lui non sorrideva quasi mai.

«Vi hanno detto della gita?»

Seba si voltò verso Andrea, notando che si era rivolto al biondo.
Aveva usato un tono normalissimo.
Come poteva essere così tranquillo nel vedere Léon in braccio ad un suo amico?
Proprio non se ne capacitava.

«No, doveva parlarcene il prof. di storia, ma non c'era stamattina. Novità?»

«Le nostre classi andranno insieme, non è una figata?»
Andrea continuava con quel tono entusiasta, mentre Seba avrebbe solo voluto prendere Léon per i capelli, trascinarlo in un posto appartato e chiedergli perché cazzo si fosse messo a fare comunella col suo stupido amichetto francese.

Spalancò gli occhi, Sebastiano, non appena si accorse che il più grande lo stava fissando.
Aveva detto qualcosa ad alta voce? Cielo, la sola idea lo fece iniziare a sudare freddo.

Ma nessuno diceva niente, c'era solo Léon che lo guardava con un'espressione che Seba non seppe decifrare.

Léon tornò con gli occhi su Andre.
«Le nostre classi? Davvero?»

«Sì, ce l'ha detto il professor Galli.»

Di nuovo quegli occhi grigi su di lui, e lo stomaco tornò a stringersi.
«Fantastico, sì.»

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro