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09. Pigiama Party

Léon si stiracchiò sul divano, e dopo aver emesso un sonoro sbadiglio -che non si preoccupò di coprire con la mano- si alzò in piedi.

«Ragazzi, ho un sonno allucinante, vado a letto. Andre, lo riporti tu a casa?» chiese facendo un cenno del capo rivolto a Seba.

«No, bello, ho appuntamento con Bianca tra venti minuti.»

«Oh, allora vieni, ti riaccompagno e poi vado a dormire.»

Seba si sentì avvampare.
Non voleva tornare a casa col francese, ma non poteva nemmeno farlo a piedi. Come cazzo poteva uscire da quella situazione?

Guardò Léon, poi il suo migliore amico.
«In realtà pensavo di fermarmi a dormire qui. Che ne dici, torneo alla Play e patatine?»

Come diavolo gli era venuta in mente una stronzata del genere? Moriva di sonno già da un'ora e non vedeva l'ora di tornare a casa sua.

Le ragazze se n'erano andate da un pezzo, e il suo insistere con Chiara per farsi dare un passaggio non aveva dato nessun risultato.
Stronza! Se ne sarebbe di certo ricordato la prossima volta che gli avrebbe chiesto aiuto col suo stupido catechismo.

«Negativo. Avevo casa libera perché i miei sono usciti a cena con mio zio, ma tra poco dovrebbero rientrare. È in città per qualche giorno e si ferma a dormire qui, quindi non ho letti liberi.»

Stupido, stupido zio di Alex.

Bene! Non c'era altro da fare, quindi. Si sarebbe dovuto sorbire il viaggio in macchina con quel ragazzo e col disagio che sembrava calare ogni volta che era nei paraggi.

«Però potremmo sempre dormire da te, che dici?»

Non era possibile.
Alex non poteva fare sul serio, giusto? Aveva davvero chiesto a Léon di poter dormire da lui, comprendendo nella richiesta anche Sebastiano? Ma era impazzito, per caso?

«Oh, certo! Mia zia ancora non ti ha conosciuto, le farà sicuramente piacere.»

Seba sgranò gli occhi quando si rese conto che Léon si stava riferendo proprio a lui.

«Ah... S-sì, certo, la conoscerò volentieri. Magari non stasera, ecco. Non mi sembra il caso di piombargli a casa alle-» guardò l'orologio di sfuggita, «a mezzanotte» sorrise leggermente, mentre sentiva le mani che iniziavano a sudare.

«Tranquillo, fa il turno di notte, torna verso le otto solitamente. Che facciamo, allora, si va?»

«Certo! Prendo lo spazzolino e sono pronto.»

Seba non sapeva davvero più che scusa poter inventare.

«Che meraviglia, una notte solo per voi maschietti. Se non avessi appuntamento con una delle ragazze più fighe della città, quasi quasi vi invidierei» li prese in giro Andrea.

«Attento a non fare cilecca, allora» sputò acido Sebastiano. 

Si defilò dalla stanza con la scusa di chiedere una tuta ad Alex, e lo raggiunse in bagno.
«Senti, visto che comunque devi uscire per andare da Léon, perché non mi accompagni a casa?»

Alex sbuffò una risata e si voltò a guardare l'amico.
«Perché? L'hai proposto tu il pigiama party...»

Seba si afferrò il ponte del naso tra pollice e indice, cercò di calmarsi facendo profondi respiri, poi esplose:
«Io non ho proposto proprio un cazzo! Volevo rimanere qui, a dormire da te, non a casa del francesino tutti insieme appassionatamente!»

Alex inarcò un sopracciglio e mise su un sorrisetto malizioso.
«Che c'è? Mi volevi tutto per te, stanotte? Hai finalmente capito di amarmi e di non poter vivere senza di me, amore mio?»

Seba gli sferrò un pungo sul braccio, cosa che fece scoppiare a ridere il rosso.

«Senti, ho notato che tu e Léon non andate poi tanto d'accordo, ma dagli una possibilità, okay?»

Se n'era accorto anche lui? Sebastiano aveva fatto di tutto per cercare di nascondere l'irritazione sempre crescente che gli creava quel ragazzo, soprattutto in virtù del fatto che il suo migliore amico sembrava andarci davvero d'amore e d'accordo -come tutti gli altri, d'altronde-.
Il castano annuì e basta, poi, sconsolato, tornò in salotto.

«Alex?» si informò Léon.

«Ma che ne so... Dovrà farsi la maschera di bellezza prima di uscire di casa.»

Andrea tentò di fargli un gesto, ma Alex fu più rapido di lui e Seba sentì il ciocco sonoro dello scappellotto che gli aveva appena mollato sul coppino.

«Ahia! Ma sei cretino?»

«L'ho fatta oggi pomeriggio la maschera di bellezza, carino. Se vuoi ne preparo un po' anche per te, però. Hai un brufolo che sembra un citofono sul mento.»

Seba scoppiò in una fragorosa risata, seguito da Andrea. Era bello poter prendere in giro così apertamente il suo amico, soprattutto perché non rientrava sul serio nel solito cliché del gay effemminato, anzi!
Ma quando faceva la parte della checca isterica era davvero uno spasso.

«E tu ridi poco! Hai appuntamento con la più figa della città e la patta dei pantaloni aperta. Vuoi che capisca subito che sei un pervertito che cerca solo sesso?»

Per tutta risposta, Andrea si controllò la zip dei jeans e, dopo averla richiusa, fece una scrollata di spalle.
«Tanto la mia fama mi precede. Se decidono di uscire con me è perché sanno che voglio solo quello.»

Léon scosse la testa e gli poggiò una mano sulla spalla.
«Te l'ho già detto quest'estate e te lo ripeto ora: prima o poi, ti arriverà una botta così forte nei denti, che ti pentirai di tutti i buchi in cui ti sei infilato fino ad oggi.»

«Ti piacerebbe! Ti ho risposto così quest'estate e ti rispondo così ora: l'amore non fa per me. Lo lascio volentieri a voi» gli schiacciò un occhiolino e si avviò alla porta, seguito dagli altri tre.

«Così giovane e così cinico. Che peccato» sospirò Alex, facendo sorridere Léon e Seba.

Salutarono Andrea fuori dal portone del palazzo in cui abitava il rosso, poi si avviarono nella casa di fianco, quella di Léon.

Seba iniziava ad essere veramente agitato. Avrebbe visto una parte molto personale della vita del francesino.
La camera da letto era qualcosa di assolutamente privato, che rispecchiava la personalità di una persona, e lui non si sentiva pronto ad invadere il suo spazio in quella maniera. Non erano neanche amici, in fondo.

Tutti questi pensieri morirono di colpo quando i ragazzi misero piede in casa. Erano a metà ottobre e, certo, le temperature erano comunque in calo, ma la zia di Léon doveva soffrire di una qualche malattia rara per tenere il riscaldamento così alto! Ci saranno stati almeno ventotto gradi là dentro!

«Dio, dimentico sempre che tua zia è una freddolosa di prima categoria. Ragazzi, preparatevi! Stasera dormirò in mutande» decretò Alex col suo solito sorriso bonario.

«Sul serio,» confermò Seba cercando di allontanare il colletto della maglia dal corpo, «Come fate a vivere con questa calura? Sembra di essere in piena estate.»

«Oh, dopo un po' ci si fa l'abitudine. Volete delle magliette? Delle canottiere?»

Alex lo guardò con espressione ovvia.
«Tu che dici? Mi sembra di essere entrato in sauna. E io odio le saune.»

Léon fece un mezzo sorriso e si avviò per le scale. Tornò con due canottiere in mano, e le porse ai due ragazzi.

Seba notò che anche lui si era cambiato: non indossava più la felpa pesante che aveva a inizio serata, ma una più leggera, anche se sempre a maniche lunghe.

I due ospiti presero a cambiarsi in salotto, mentre il padrone di casa cercava chissà cosa nel mobiletto sotto alla tv, e appena Sebastiano indossò la canotta di Léon, si sentì inondare dal suo solito profumo dolciastro. 

Peccato che non si sentisse anche la liquerizia, ormai ci aveva fatto l'abitudine a quell'accostamento bizzarro che contraddistingueva il francesino. 

Il biondo estrasse qualche gioco per la PlayStation e li mostrò ai suoi due amici.
«Scegliete pure, vado a prendere le patatine intanto.»

Seba iniziò a dare un'occhiata ai vari cofanetti che il biondo aveva appoggiato sul divano.

«Guarda, ti faccio vede una cosa» Alex parlò a bassa voce, come se gli avesse appena rivelato un segreto, ma in viso aveva la solita espressione che gli si formava quando voleva deliberatamente prendere in giro qualcuno.

Con passi felpati si avvicinò allo stesso mobiletto dal quale Léon aveva tirato fuori i giochi qualche secondo prima. Iniziò a razzolare, poi passò qualcosa a Sebastiano mentre teneva le labbra serrate per non scoppiare a ridere.

Seba sbarrò gli occhi quando si ritrovò tra le mani un cofanetto di Barbie Super Sport con tanto di cartone disegnato sopra.

«Ma cosa cazz-»

«Allora? Avete scelto a cosa giocare?» la voce di Léon lo interruppe dal finire la sua frase. 

Non che avesse tanto altro da aggiungere, in effetti. Ma come diavolo poteva, un ragazzo di vent'anni, avere un giochino di Barbie? 

Seba non riuscì a trattenersi, si voltò verso Léon con espressione furba e nascose il gioco dietro alla schiena.
«Oh, sì, abbiamo decisamente scelto.»

Léon li guardò corrucciando le sopracciglia. Alex si era portato una mano alla bocca per trattenere le risate, e Seba continuava con quel ghigno mezzo divertito in viso.
«Ta-daaan» disse mentre sventolava davanti al biondo il suo tesoro, «Credo che questo potrebbe davvero fare al caso nostro, stasera.»

Léon alzò gli occhi al cielo e, con un gesto rapido, sfilò il gioco dalle mani di Sebastiano.
I due non ressero più e scoppiarono in una fragorosa risata.

«Ah-ah, davvero spiritosi! È di mia sorella, questo.»

Una sorella? Seba non ne aveva assolutamente idea!

«Pensi che potrebbe prestarcelo?» chiese Alex, ancora in preda alle risate.

«Non fare tanto il simpatico, sai? È difficilissimo giocare con questo coso. Isabelle mi batte sempre.»

Sebastiano scoppiò di nuovo a ridere quando vide l'espressione sconsolata sul volto di Léon, e Alex lo seguì in fretta.

«Ah sì? Ridete di me? Benissimo, allora!» disse mentre sventolava in aria la custodia, poi si avviò verso le due consolle di gioco, poste sullo stesso mobiletto che reggeva la Tv.

«No, ti prego! Cosa stai facendo?»

Léon si voltò verso Seba, che aveva appena posto la domanda con un tono abbastanza allarmato, poi mise su il suo solito ghigno.
«Adesso ci sfidiamo, e vedrete se non avevo ragione!»

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