XI
Mikail stava passeggiando dietro al suo padrone e una sua dama di compagnia, mentre teneva tra le piccole mani un cesto con dentro dell'uva Americana.
Arrivati al centro del grosso giardino c'era un tavolo bianco con sedie decorate del medesimo colore.
"Miiikaa... vieni qui, mettiti sulle mie gambe" disse il biondo mentre si batteva le mani slle ginocchia. L'interpellato si avvicinò piano con l'ingombrante cesto che fu momentaneamente appoggiato sul tavolo per riuscire a salire e sedersi.
Quando si fu seduto il Lord aprì la bocca e indicò l'uva, voleva che lo imboccasse. Mikail, nonostante l'imbarazzo prese un chicco e lo portò alle labbra del maggiore che si mise anche a succhiargli leggermente la punta del dito. Il ragazzino divenne rosso, non capiva quegli strani atteggiamenti, come non capiva perchè il Lord gli passava le mani sulle cosce snelle in modo così lascivo. Era ancora troppo innocente.
Quando smise di farsi imboccare per continuare il discorso con la sua dama, Mikail ne approffittò per guardarsi in giro curioso. Era lì ormai da qualche giorno ed era la prima volta che scendeva nell'immenso giardino ornato da cespugli di roseti che stavano ai lati di sentieri ciottolati da sassi color cipria.
Inoltre in quei giorni si era fatta sentire la mancanza dei suoi genitori e dei suoi fratelli, pensava alle mani grandi e buone di suo padre, al sorriso dolce di sua madre così simile a quello di alex e allo sguardo preoccupato di Niall. Gli mancava il loro vero amore. Per quanto Lord Beith lo trattasse bene, nei suoi gesti non c'era quell'amore che riceveva tutti i giorni anche incosciamente. Ma lui era forte e proprio grazie a questo amore sarebbe andato avanti.
Vedendo lo sguardo curioso del piccolo l'uomo, ormai perso nella conversazione, lo fece scendere dalle sue gambe dicendo che poteva pure andare a fare un giro nel giardino dopo qualche 'pat pat' sulla sua testolina.
Girovagando senza meta i suoi occhi si scontrarono con una figura da lui conosciuta ma di cui non sapeva ancora il nome. Si apposto dietro uno dei tanti roseti tagliati perfettamente e osservò il ragazzo dai capelli neri. Aveva in mano un libro dalla copertina bronzea con venature dorate, gli occhi color pece si spostavano quasi impercettibilmente per seguire le file di lettere. La postura era scombinata ma in un modo talmente elegante che Mikail non riuscì a trovarne nemmeno un diffetto
Per avere una visuale migliore il ragazzino biondo si sposto di qualche centimetro facendo scrosciare leggermente i sassolino sotto le sue scarpe.
Gli occhi del maggiore si spostarono subito su di lui che sentendosi scoperto arrossì a dismisura senza però riuscire a distogliere lo sguardo ammirato.
Maxwell gli fece un gesto che interpretò come un 'avvicinati' e come mossi da una forza magica i suoi piedi iniziarono a camminare verso il ragazzo che ora aveva un sorrisino quasi compiaciuto. L'espressione del più piccolo si sforzava di essere più seria e coraggiosa possibile ma in realtà era un ammasso di imbarazzo e trepidanza. Trepidanza perchè voleva avvicinarsi a quel ragazzo che gli faceva battere il cuore e crescere una strana sensazione nello stomaco.
Quado gli fu davanti il maggioro gli appoggiò le mani sul collo avvicinandolo brutalmente e stringendoselo addosso inalo il suo profumo che fece smuovere le viscere nel suo bassoventre.
Nemmeno si accorse quando le sue unghie si fecero più affilate, i suoi canini sporgenti e le sue pupille affilate, solo il lamento del ragazzino interesse dei suoi pensieri lo fece smuovere con un lamento per via della stretta troppo forte.
Dio, avrebbe potuto venire seduta stante.
Gli afferrò il viso con due dita e lo guardò negli occhi, in quel momento i loro cuori iniziarono a battere all'unisono (N/A troppo zucchero). Sentiva il suo odore perfino da quella distanza, stava per entrare in calore, probabilmente anticipato. Doveva avvertire suo cugino, non poteva rischiare che qualcuno lo tocchasse in un momento così sensibile.A quel pensiero la rabbia gli ribollì nelle vene, aumentando la stretta sul viso del minore.
"Ascolta Mikail, se ti fanno qualcosa, qualsiasi cosa ti faccia soffrire, tu dimmela, okay? Sei la perfezione..." il tono era autoritario ma vero.
"...E sei mio" un ringhio gli uscì dalle labbra, incapace di trattenere la sua possesività.
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I capitoli si allungano, yay.
Spero vi piaccia, se sì, mi farebbe piacere se me lo diceste con un commento o una stellina.
Alla prossima.
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