Sei mia
*ATTENZIONE* capitolo spicy 🌶️
Sebastian
Dio, quanto vorrei strapparle il vestito di dosso. Vorrei bearmi di ogni centimetro della sua pelle, sotto i miei occhi, sotto il mio tocco, sotto la mia bocca. Credo che mai potrei stancarmi di lei: queste settimane, dopo il nostro primo bacio, le ho trovate le più dure della mia vita. Dormire nel suo letto, e resistere dall'infilare la mani sotto quella felpa che usa come pigiama, è stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto.
Trovo molto più facile salire sul ring e spaccare la faccia alla gente, attutire i colpi e non crollare a terra, anziché resisterle ancora. E stasera, con questo vestito, mi sta facendo perdere completamente il controllo. A me, Sebastian Iacchetti, colui che il controllo non lo perde mai.
-Iris, questo è il patto: se mi accendi, bruci con me-. Devo sapere che lei lo vuole almeno un po', perché dubito che lo voglia quanto me. La desidero come si desidera il regalo scritto nella lettera a Babbo Natale. La desidero come si desidera vedere uscire i numeri sul gratta e vinci. La desidero come si desidera l'acqua nel bel mezzo del deserto.
-Se necessario, brucerei all'inferno per te- sussurra contro il mio orecchio. Deglutisco con fatica ed è un attimo: torno sulle sue labbra, scagliandomi con ferocia su di esse. Poso i polpastrelli sulle cosce nude della ragazza arcobaleno, e li affondo, in modo da stringerle in una presa salda. La tiro su con facilità e la porto verso il letto, a due passi da dove siamo. Sento la sua intimità scontrarsi con la mia, ringraziando e maledicendo al tempo stesso il tessuto che ci separa.
Poso un ginocchio sul materasso, che affonda sotto il nostro peso. Non troppo delicatamente la metto giù: una mano resta salda alla sua coscia, mentre l'altro braccio finisce vicino al suo volto, per sostenere il mio peso. Non voglio schiacciarla, sembra così fragile e, al tempo stesso, così forte.
Lei, che lotta contro un demone che ti mangia dentro, ora vuole sconfiggerlo per me. Lei, che ha sempre preferito vivere nell'ombra, ora sfiderebbe anche l'inferno per me. Lei, che non lasciava toccarsi nemmeno un braccio, ora, è sotto di me, pronta a farsi esplorare. Probabilmente con paura, con timore che possa non piacermi, ma comunque senza esitazione. Lei, Iris. La mia salvezza.
-Sei così bella- sussurro sulle sue labbra e aspetto lui: quel sorrido che amo provocarle. Quel sorriso che, da quando mi ha permesso di entrare a fare parte della sua vita, ha provocato in me ogni giorno. E gliene sono così grato: prima di lei ero sempre cupo, col rodimento di culo stampato in faccia. Nel cuore le tenebre, quelle di chi, nella vita, ha subito solo sconfitte. Chi, dalla vita, ha solo preso calci in culo.
-Lo pensi davvero, Sebastian?- mi domanda, cogliendomi di sorpresa. Corrugo la fronte, non contento dei suoi dubbi. Come può non vedere ciò che vedono i miei occhi?
-Iris, mi sveglio almeno quaranta minuti prima ogni mattina per guardarti dormire. Mentre siamo in classe, ti guardo così tanto che sono così distratto da non sapere nemmeno che materia stiamo facendo. Quando siamo in moto, devo impormi di non passare tutto il tempo a guardare nello specchietto retrovisore e, sappi, che lo faccio solo perché non voglio che tu ti faccia male- calco il 'tu', per metterlo in risalto.
-Sei così bella che, l'unica cosa a cui riesco a pensare, è a come baciarti appena ne avrò la possibilità. Sei così bella che, quando siamo andati a vedere le farfalle, io guardavo te. E se pensi che queste siano solo parole... Ti basta vedere che ho una fottuta erezione nei pantaloni, che non mi dà pace-. Arrossisce violentemente: le guance, prima leggermente rosee, si colorano di un rosso acceso, coinvolgendo anche il naso, mettendo in risalto le lentiggini leggermente coperte dal trucco. Forse ho esagerato a parlare della mia erezione, ma è la verità. Basta la sua presenza a farmi scattare. Solo io so quante sono le volte che ho dovuto immaginare una cazzo di vecchia nuda, per non farmi mettere in imbarazzo in classe. Perché anche la semplice immagine di Iris, che mi bacia con quella passione innocente, mi manda fuori di testa.
Iris alza il viso verso di me, afferra i bordi della giacca, si ferma a pochi millimetri dalle mie labbra e, probabilmente in un momento di audace coraggio che non gli appartiene, sussurra:
-Vorrei che mi dimostrassi in quanti modi mi trovi bella-. Mi morde il labbro inferiore: roteo gli occhi all'indietro e la stretta sulla sua piccola coscia si fa più acuta, facendola sussultare. Questa piccola ragazza arcobaleno mi fa uscire completamente di testa. Interrompo quel contatto e scendo verso l'orecchio, non prima di aver lasciato una scia di baci umidi lungo la mascella. Mi avvicino al lobo e glielo mordo.
-E in quale modo?- sussurro con tono basso e rauco, pieno di desiderio. Se vuole giocare a provocarmi, accetto volentieri la partita. Sento il suo corpo tremare per quel gesto, e ringrazio chissà quale entità per avere il potere di creare queste sensazioni in lei. La sento deglutire e cercare di riprendere il respiro. Ci mette un po' ma, in uno sprazzo di lucidità, riesce a rispondermi:
-Quello che più credi opportuno-. Posso dire con certezza che ha la gola secca e che, queste parole, le ha pronunciate con fatica, utilizzando l'ultima briciola di controllo che le è rimasta. E cazzo, avrei centinaia di modi in cui dimostrarglielo, ma se c'è una cosa che ho capito, è che Iris ha bisogno di esplorare a piccoli passi. E io, nonostante differisca dal mio solito fare, voglio fargli godere ogni passo, senza saltare nessun punto, senza fare cose affrettate. Se fosse stata un'altra, non le avrei riservato lo stesso trattamento: le avrei semplicemente tolto i vestiti inferiori e avrei fatto ciò che dovevo fare, ovvero svuotarmi.
Ma so che, il giorno in cui farò l'amore con Iris, perché con lei farò l'amore, non mi svuoterò. Mi riempirò di tutto ciò che lei può darmi: gioia, dolore, speranza, paura, amore. E io, accoglierò ogni cosa, tenendola tutta per me, egoisticamente. Voglio tutto di lei, ogni cosa. E la voglio solo per me e nessun altro. Come il più egoista degli egoisti.
Faccio scorrere la mano lungo la coscia di Iris, fino a arrivare vicino al gluteo: ritraggo le dita, lasciando solo il medio e l'anulare aperti. Scivolo sotto la stoffa del vestito, lateralmente: la sento sussultare. Mi fermo e assimilo ogni sua espressione; sarei disposto a fermarmi in qualsiasi momento se vedessi la paura sul suo volto, o anche solo l'incertezza. L'ultima cosa che voglio è che Iris possa pentirsi di qualcosa che fa con me.
-Perché ti sei fermato?- chiede. Solo ora mi accorgo che si è irrigidita, e ne conosco fin troppo bene il motivo: pensa che possa non piacermi ciò che sto toccando. Ma deve sapere che non è così. Nonostante mi costi tanto aprire il cuore, so che lei non farebbe mai niente per ferirlo, so che lo costudirebbe come se fosse la cosa più delicata e preziosa del mondo.
-Voglio solo essere sicuro che tu voglia che ti tocchi, dove e come lo voglio io- sussurro sulle sue labbra, con voce roca. Dio, come prego che mi dia il via libera a tutto ciò che mi passa per la mente. La farei sentire la persona più desiderata del mondo. La farei sentire una Dea, venerando ogni lembo di pelle che le appartiene.
-Vorrei che non smettessi mai di farlo- . Non mi serve altro: scendo con le labbra sul collo e inizio a divorarla con tutto il desiderio represso. Le mie labbra intrappolano un lembo di pelle e lo succhiano, mentre guardo il suo viso nel caso non volesse. Ma Iris non si oppone, anzi: chiude gli occhi e ansima sotto la sensazione dei miei denti che marchiano la sua pelle. So che non è sano, so che non va bene, e non l'ho mai fatto: ma cazzo, come desidero che tutti sappiano che è mia. E lei non si oppone, lei sembra esserne d'accordo.
Mi stacco e guardo la mia piccola opera d'arte appena sopra la clavicola, nell'incavo tra il collo e la spalla e sorrido leggermente. Iris mi guarda, con quegli occhi che mi disarmano completamente. Senza staccare lo sguardo, scendo lungo la clavicola e abbasso le spalline del vestito, attento a non fare nessuna mossa sbagliata.
Faccio scivolare completamente il tessuto lungo le sue braccia, fino a scoprire il piccolo seno dai capezzoli rosei e turgidi, pronti per essere intrappolati dalle mie labbra. E non attendo oltre: avido e ingordo, ne infilo uno in bocca, guadagnando il primo gemito che sento uscire da questo piccolo angelo. Devo chiudere gli occhi e inspirare profondamente, per non impazzire e strapparle le mutande. Le sue mani nei miei capelli fanno uscire il mio istinto animalesco: mordo quel bottoncino, facendola gemere, di nuovo. Le afferro la gola e salgo, baciandola con foga, per poi scendere di nuovo e premere il piercing sul capezzolo.
Inarca la schiena, come se non le bastasse. Iris sembra non saziarsi di me, sembra volerne di più, come se potesse averne di più. Con una mano afferro il seno libero, mentre l'altra la poso sulla sua schiena nuda. Sento che sto per dare di matto: ho bisogno di assaporarla più a fondo. Mi reggo sulle ginocchia e finisco di togliergli il vestito, lasciandola con addosso solo gli slip.
La guardo e noto tanto disagio nei suoi occhi. A confermarlo è il fatto che si copre con le mani: non permetterò mai che si possa vergognare del suo corpo, non permetterò mai che possa pensare che mi disgusta.
-Iris, non coprirti, per favore-. Esce in un tono supplichevole, la mia richiesta. Gli dovrò sembrare così disperato che, lentamente, cerca di aprire le braccia. Non la forzo, non le metto fretta. E vederla tendere le braccia fino ai fianchi, coprendo le leggere smagliature, mi fa sorridere. So quanto le costa, so che non è facile, so quello che le passa per la testa e, stasera, la mia missione è quella di farle capire che, quello di cui si vergogna, è ciò che più preferisco.
Poso le labbra sul suo stomaco e, attento, scendo, pian piano, avvicinandomi al suo ombelico. Delicatamente prendo le sue mani e ne bacio prima un palmo e poi l'altro, guardando bene a come reagisce. La sento irrigidirsi, vedo il disagio nei suoi occhi:
-Vuoi che mi fermi?- sussurro, nel modo più rassicurante possibile. Lei, in risposta, scuote il capo, e la ringrazio mentalmente per la sua fiducia. Ancora una volta, Iris, dimostra di fidarsi di me. Mi alzo solo per un attimo, sfilo la felpa, restando a petto nudo. Prendo le sue mani e le passo sul mio petto: chiudo gli occhi e, a fatica, la faccio scivolare verso giù, sul ventre, dove ho una cicatrice. Sotto i tatuaggi scuri non si nota, ma, il segno di quell'intervento d'urgenza, fatto per asportare l'appendice, è lì, rialzato, pronto a non sfuggire a un occhio attento. Me ne vergogno, nonostante so che non è poi così grave, ma lo sento come un difetto. E, come lei mette a nudo quelli che reputa i suoi, è giusto che io metta a nudo quelli che reputo i miei difetti.
Quando arrivo al punto che, per me, è un tasto dolente, la sento tremare. Ma non di paura o di disgusto; sembra come se si rispecchiasse in quella cicatrice, come se capisse che, ogni imperfezione, può essere amata dalla persona giusta.
Riapro gli occhi e la scopro a sorridere. Finalmente è rilassata e non tende più a ricoprire il suo corpo: mi concedo qualche secondo per guardarla, consapevole che, forse, potrei non farlo di nuovo molto presto. Per me è bellissima, e mi dispiace vedere come distrugge quel piccolo corpo. Posso vedere le costole in evidenza sotto quel sottile strato di pelle eburnea. Posso vedere le ossa del bacino sporgere, e lo sterno prendere forma sotto la cute. Come vorrei che guarisse, come vorrei che stesse bene.
Torno giù, sul suo ventre, e ne bacio ogni centimetro. Mi sposto sui fianchi, decorati da smagliature che bacio una a una. Lei sembra apprezzarlo, tanto che posso giurare di sentire un 'grazie' uscire dalle sue labbra.
Quando vedo che è rilassata, con delicatezza e senza pretesa, allargo le sue gambe, afferrandole con le mani che, quasi, ne possono completare la circonferenza. Ho quasi paura di farle male se stringo troppo. Mi avvicino al ginocchio e, lentamente, inizio a lasciare una scia di baci umidi lungo l'interno coscia, prima a sinistra e poi a quella di destra. A ogni bacio corrisponde il suo fiato sempre più corto, il petto che fa su e giù, sempre più freneticamente. Le gambe le tremano e, ogni tanto, mi regala qualche gemito.
Dio, Iris, sei lo spettacolo più bello che abbia mai visto. Le dita scivolano lungo le gambe, arrivando all'elastico delle mutande. L'afferro e, pian piano, le lascio scivolare, dosando la sua reazione. Non mi guarda, non dice nulla, è completamente abbandonata a me. Faccio scivolare gli slip fino ai piedi e, ora, è completamente nuda davanti ai miei occhi. Mi beo di quella visione, per qualche secondo, nonostante vorrei restarla a guardare per ore, se fosse possibile.
Le mie labbra si posano su quel fiore, prima di tirare fuori la lingua e farla scivolare lungo la sua fessura. Subito le scappa un gemito e io devo mordermi il labbro per contenermi. Un solo suono, il suo. Ripeto il movimento e, stavolta, aggiunge anche l'inarcarsi della schiena. Dio, come sei sensibile, Iris. Ripeto ancora una volta il movimento, stavolta premendo bene il piercing contro quel bottoncino rosa e gonfio, prima di catturarlo tra le labbra e succhiarlo, beandomi del suo sapore. Potrebbe diventare il mio cibo preferito.
Continuo così, vedendo come reagisce al mio darle piacere: divoro ogni goccia che rilascia, come chi non tocca cibo da giorni, come chi assaggia la cosa più buona del mondo, per la prima volta in vita sua. Come chi, non sapeva, che gusto avesse la bontà. Mi aggrappo alle sue cosce mentre lavoro pazientemente ma, in poco tempo, mi accorgo che Iris sta per regalarmi il suo orgasmo. La sento stringere contro la lingua che scivola dentro. Lo capisco dal suo fiato corto, dalle gambe che iniziano a tremare, dai gemiti sempre meno trattenuti, dalla sua presa nei miei capelli che mi spinge il più possibile contro di lei. E infatti non mi sbagliavo: mi bastano altri tre colpi di lingua per sentirla imprecare, con a seguito il mio nome, mentre riversa il suo umore nella mia bocca.
-Sei mia- sussurro tra le sue gambe, mentre cerca di riprendere fiato. La guardo, come si guarda un'opera d'arte.
In molti dicono che il quadro più bello al mondo sia 'La notte stellata' di Van Gogh , o 'Il bacio' di Klimt, 'Gioconda' di Leonardo Da Vinci o 'La Nascita di Venere' di Botticelli. Mi dispiace, ma devo smentirli tutti: l'opera più bella al mondo è lei, Iris. E, come un collezionista geloso della sua opera preferita, ne conservo il ricordo in segreto, non permettendo mai a nessuno di vedere il mio quadro preferito.
Angolo Autrice
Amoriiiii eccomi qui! Alloraaaaaaa so che è un capitolo un po' spicy ma... Concediamoglielo 🤣 spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno. Ci vediamo alla prossima ❤️
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