Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Salvata

Sento il cuore accelerare: so che sotto quel casco, i suoi occhi guardano me. Sembra che il tempo attorno a noi si sia fermato: non sento più i brusii delle persone che passano di fianco, non sento più il rumore dei clacson in strada, non sento più le persone che imprecano. Non sento più nulla. Sono immobile, a fissare quell'imponente figura nera che mi mette in soggezione ogni volta, che riesce ad accorgersi di me nonostante le centinaia di persone che si frappongono tra noi. Mi rivolto di scatto, interrompendo qualsiasi cosa fosse. Cerco di riprendere fiato: chiudo gli occhi e mi concentro sulla respirazione. 'Inspira, espira'. Il suono della sua voce riecheggia nella mia mente. Spalanco nuovamente gli occhi e inizio a camminare lungo il freddo marciapiede grigio, abbellito da qualche aiuola contenente dei fiori gialli, in direzione della scuola. Sfilo il telefono dalla tasca: '7:36 cazzo! non arriverò mai in tempo!'. 

Mi maledico e accelero il passo il più possibile; mentre cammino velocemente tra gli alti palazzi bianchi e grigi dalle finestre nere, una goccia s'infrange sulla mia testa.

 -Ci mancava solo la pioggia!- borbotto disperata. Allungo ancor di più il passo, quasi a tramutarlo in una corsetta, mentre cerco riparo sotto l'Eastpack nero. La pioggia inizia ad infittirsi, i miei vestiti si bagnano e il vento fa sì che essi s'attacchino addosso, iniziando a mostrare le mie reali forme. 'No, no! Devo trovare al più presto un riparo!' Corro il più velocemente possibile e quando mi trovo in prossimità di un semaforo rosso mi fermo bruscamente, scivolando sul cemento liscio e finendo fuori dal marciapiede, in mezzo alla strada. 

A quell'ora la Cristoforo Colombo è gremita di auto e sento uno specchietto spostarmi una ciocca di capelli mentre scivolo verso terra. I palmi delle mie mani toccano il cemento mentre un clacson suona ripetutamente. Non riesco ad alzare lo sguardo, sono pietrificata: 'Che sia arrivata la mia ora?'. Mai avrei pensato di morire in questo modo.

Una presa salda sul mio braccio mi tira indietro, poco prima che l'auto mi colpisca. Continuo a guardare a terra, mentre vado in iperventilazione. Tremo dalla paura e sento il respiro chiudersi in gola: ho bisogno del mio Ventolin, lo spray per l'asma. 'Buffo vero? Cerchi così tanto di morire ma poi giri con uno spray che ti permette di respirare quando i bronchi decidono di chiudersi' mi canzona la mia coscienza. Afferro lo zaino e subito cerco il prodotto nella cerniera frontale, lo prendo e faccio due spruzzi, inalando a polmoni aperti ogni gettata.

-Vuoi stare attenta?- sento urlare alle mie spalle. Riconosco subito quella voce: il cuore batte così veloce che minaccia di sfondare lo sterno per uscire dal petto. Porto gli occhi sulle sue dita che ancora stringono il mio braccio: sgrano gli occhi quando noto che può vedere perfettamente la forma del mio arto. Lo strattono via e riesco a liberarmi dalla sua presa, indietreggiando mentre mi trovo ancora a terra. Cerco di rannicchiarmi il più possibile, in modo da coprire le mie forme e non farmi scoprire da nessuno. Sebastian ora è senza casco ma posso riconoscere i vestiti visti prima che mi danno conferma del mio pensiero. I suoi occhi cupi non accennano a staccarsi da me: sembra arrabbiato. 

-Grazie- riesco a dire in un sibilo, alzando lo sguardo. Per la prima volta, riesco a guardare qualcuno negli occhi senza dover cedere, senza sentirmi mancare l'aria. Sento come elettricità, come se non potessi interrompere questo contatto, come se qualcuno avesse incollato col Bostik i nostri sguardi. Non riesco a non guardare quegli occhi così bui e... vuoti. Solo ora capisco il perché di quell'effetto nel vederlo: Sebastian è come me. Lui è oscuro, forse tormentato da qualcosa di così grande che ha fatto spegnere la luce di quelle pietre preziose. Perché, nonostante le iridi di un verde simile all'acqua, queste sono così spente. E solo chi vive lo stesso dolore lo può capire senza dire nemmeno una parola, solo chi soffre allo stesso modo può comprendere il perché di quell'oscurità in due occhi chiari.

-Tra dieci minuti dobbiamo essere a scuola, sali-. Il tono autoritario, mentre mi porge la mano per rialzarmi. Non accetto e mi tiro su da sola, raccogliendo le mie cose. 

-Grazie ma non posso accettare- rispondo con un nodo in gola. Non posso permettermi di arrivare a scuola insieme a Sebastian: gli sguardi ricadrebbero tutti su di me ed è l'ultima cosa che voglio. Mi piacerebbe vivere una giornata senza attacchi di panico. Oggi è la mia giornata e, come detto prima, niente e nessuno potrà rovinarmela, tantomeno uno sconosciuto. Scatta il verde e mi dirigo verso le strisce pedonali ma Sebastian mi supera e si impone davanti a me con la sua altezza. Non mi ha toccata o strattonata, deve averlo capito. Si è semplicemente messo davanti a me ma quello sguardo è peggio di qualsiasi tocco. Quello sguardo entra dentro di me, prepotente, e guarda tutto ciò che vuol vedere. Quello sguardo assorbe ogni mio piccolo segreto e questo non posso permetterglielo. Se qualcuno mi capisse, tutta la fatica fatta andrebbe in fumo. Ma, a quanto pare, questo è già successo. 'Chissà qual è il suo segreto. Chissà cosa l'ha reso così vuoto' mi domando.

-Non te lo stavo chiedendo- dice con tono imperativo. Lo guardo scioccata e scuoto la testa da destra a sinistra.

-Non farmi questo per favore- sussurro, muovendo a stento le labbra, mentre il solo pensiero che gli altri, soprattutto Eris, possano vederci insieme, mi fa accapponare la pelle.

-Ti lascerò dietro la scuola, so che non vuoi avere addosso le attenzioni degli altri-. Sussulto: allora Sebastian non è così stronzo come lo ha descritto Eris quando si sono lasciati o meglio, quando lui l'ha mollata. Si è sempre lamentata del fatto che lui non le desse attenzioni, che non fosse attento alle sue esigenze, che non gli interessasse conoscerla veramente. Eppure, sono abbastanza convinta che Sebastian non è un tipo che si lascia sfuggire qualcosa. Se non ci fa caso è perché non vuole farci caso. Ma niente può sfuggire dal suo sguardo attento; nemmeno io che faccio di tutto per nascondermi dal mondo nel modo più silenzioso possibile.

-Allora? Ti muovi?-. Trasalisco e torno in me. Guardo l'ora ed è davvero tardi: non ho altra scelta se non voglio sentire i miei genitori urlarmi contro quando tornerò a casa, per essere entrata in seconda ora. Posiziono lo zaino sulle spalle e arrivo davanti alla moto: 'Come cavolo ci salgo su questa cosa?' mi domando. Non voglio toccare Sebastian, quindi dovrò trovare un altro metodo. 

Guardo bene la moto ma niente sembra essermi di aiuto. Inizio ad innervosirmi non vedendo nessun tipo di appoggio oltre alla sua spalla. Guardo un'ultima volta e poi lo trovo: un pezzo di ferro esce dal sellino posteriore. Poso il piede sul pedale del passeggero e, aggrappandomi a quella sporgenza, salgo in sella. Non posso credere di essere stata salvata da morte certa, di aver parlato con qualcuno senza vomitare, averlo guardato negli occhi senza svenire e ora, sono addirittura sulla sua moto. Nemmeno in diciassette anni di vita sono riuscita a fare tutte queste cose. E non importa che Sebastian sia stato freddo e burbero: mi ha comunque aiutata, cosa che mai nessuno ha fatto oltre a Gino.

-Hai un casco?- domando incerta, deglutendo. Sebastian mi guarda dallo specchietto retrovisore e mi regala uno sguardo di qualcuno che vorrebbe fulminarmi ma al tempo stesso divertito. Accende la moto ma prima di partire fa un gesto che mi scombussola totalmente: le sue mani afferrano le mie cosce e mi tirano verso di lui. La sua presa salda mi manda in subbuglio lo stomaco che quasi esplode nel momento in cui, divaricando le gambe, finisco a contatto con il suo corpo. Mi scappa una smorfia di dolore a causa della pressione sulla ferita alla coscia e deve notarlo perché alza un sopracciglio. Mi sbrigo a fargli capire che non è niente, scuotendo il capo, ma lui non se la beve. Sposta lo sguardo sulla gamba e trova subito la medicazione: solo ora mi sono accorta che due bottoni laterali si sono sganciati.

 I suoi occhi si spalancano per un attimo, come in stato di shock, ma in pochi istanti tornano ad assumere di nuovo la loro natura morta. Distoglie lo sguardo e si prepara a partire: distende le grandi braccia definite, afferrando il manubrio. Il mio petto quasi aderisce contro la sua schiena: tutta questa vicinanza mi toglie il respiro mentre il suo tocco mi fa tremare: 'In che guaio mi sto mettendo?'. Sebastian è una di quelle persone che non riuscirei mai a sostenere, è così intenso. E forse, tutte queste sensazioni, neanche esisterebbero se qualcuno mi avesse notata prima. Probabilmente, tutto ciò, è dovuto solo al fatto che è l'unico ad essersi accorto di me. 'Però perché? Perché io? E perché questa vicinanza?' mi domando, intasando la testa di paranoie.

-Se stai così tanto distante rischio di sbandare con la pioggia-. Sembra avermi letto nel pensiero e questo mi spaventa. Annuisco amareggiata, come se cercassi una risposta differente da parte sua. 'Ma in fondo, quale altro motivo poteva avere per afferrare le mie gambe e avvicinarmi a lui?'. Sebastian accelera e parte, facendomi sobbalzare un po' per lo spavento. Non sono mai stata su una moto e questo mi crea ansia, come mi creano ansia tutte le cose nuove. Quindi praticamente tutto.

Mi tengo stretta a quella sporgenza dietro di me in modo da non toccare quel ragazzo: potrebbe infastidirsi del fatto che una come me possa anche solo pensare di sfiorarlo, figuriamoci farlo. Sebastian si muove agilmente tra le auto ferme, evitando così quasi tutto il traffico. Prende una scorciatoia passando per un vicolo, ma la ruota finisce dritta in una buca, facendomi balzare su dal sellino. Appena sento il mio sedere iniziare a lasciare la superficie, d'istinto stringo le gambe sui fianchi di quel ragazzo. Lui se ne accorge e subito, con una delle mani tatuate, mi afferra la gamba sana e mi stringe forte, in modo da non farmi scivolare via, mentre con l'altra tiene in equilibrio il mezzo. 

-Scusami- dico, dispiaciuta del fatto che abbia dovuto badare di nuovo a me. Odio essere un problema per qualcuno anche se, nella mia vita, non ero stata altro che questo. Sebastian non dice nulla: stringe ancor di più la presa e continua a guidare. Il suo tocco mi fa accelerare il battito: 'Lo sente, so che lo sente. Spero solo che faccia finta di nulla e che ignori le mie forme. E se non dovesse ignorarle? Se anche lui iniziasse a disprezzarmi?'. A causa di questi pensieri scosto la sua mano: trasalisce, sorpreso dal mio gesto ma non dice nulla. Posa la mano all'altro lato del manubrio e lo stringe con forza. 

Si accosta a pochi metri da scuola. -Scendi- dice e io eseguo il suo ordine. Non faccio in tempo a salutarlo e ringraziarlo che sfreccia via, verso l'entra. Sospiro esausta: 'Perché sono così stupida?' mi domando. L'unica persona che si sia mai accorta della mia presenza, l'unica persona che mi abbia mai offerto aiuto, l'ho trattata come se avesse la peste. Sconfitta, mi avvio verso l'entrata, cercando di capire come posso farmi perdonare da Sebastian.

                                                                                          Angolo autrice

Eccoci! Vi voglio ringraziare per tutto il supporto che mi state dando! Leggo i vostri commenti e rido sotto i baffi sapendo quello che accadrà e come potreste reagire allo svelare dei vari segreti ahah spero che questo capitolo vi sia piaciuto... ci vediamo al prossimo :) p.s. vi piacerebbe vedere un booktrailer?

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro