Inferno
-Questo non va bene, non per me- ammette, lasciandomi interdetta. Mi volto per guardarlo negli occhi: il suo sguardo è duro, colmo di rabbia e dissenso.
-Cosa vuoi dire?- domando con un tono flebile, appena udibile. Perché non dovrebbe andare bene? Cosa c'è di male a sentire la mancanza di qualcuno? Dovrebbe essere una delle cose più belle che la vita ti concede, anche se, in un certo senso, la mancanza crea dolore. Crea un vuoto nel petto, nel quale, a volte, ti senti risucchiato. Ma è bello proprio per questo: ti fa sentire vivo. E io, di vivo, da sei anni a questa parte, ho vissuto davvero quasi nulla.
-Perché i sentimenti ti rendono vulnerabile, debole, e io, Iris, non posso essere debole- dice, con un leggero tremolio nelle sue parole. Un tremolio di dolcezza e... paura? Gli sorrido, cercando di calmare la sua mente che, ora, sembra totalmente in tilt, piena di pensieri negativi.
-E non trovi bello tutto questo?-. Sebastian mi guarda confuso, inclinando la testa da un lato. Serra quegli occhi profondi, come a voler scrutare la mia anima, attraverso i miei.
Ma lui, la mia anima, ce l'ha già tra le mani e non se ne rende conto.
-Cosa c'è di bello nell'essere deboli e vulnerabili?- domanda duramente. Posso capire il suo punto di vista: l'uomo, di per se, vuole essere sempre invincibile. Eppure, chi come me conosce il vuoto, sa che ogni cosa è così bella che vale la pena viverla.
-Sentirsi pieni- sorrido. Mi guarda confuso, allora continuo:
-Sebastian, sai cosa vuol dire provare un vuoto dentro, che ti annulla completamente? Non sai neanche più chi sei, se sei realmente una persona o solo un manichino, al quale hanno attaccato un respiratore per farti confondere tra la gente. Sai cosa vuol dire importi di non provare nulla, perché l'unica cosa che la vita ti dona, è il dolore? E così diventi solo un involucro, giostrato dalla tua mente che ti martella ogni secondo della tua vita, facendoti impazzire. Quindi, tra questo e il sentirsi vulnerabili per qualcosa di bello, sceglierò sempre la seconda opzione-. Sento il cuore tremare: lui riesce a tirare fuori cose da me, che mai avrei immaginato di dire a alta voce.
La sua espressione è stupita: non lo biasimo. Gli sarò sembrata una pazza dopo questo discorso. Le sua mani afferrano il mio viso, in modo che non possa abbassare la testa, in modo che possa guardarlo dritto negli occhi:
-No, Iris, non so cosa voglia dire. Ma conosco bene il dolore, più di quanto una persona dovrebbe- dice. Fa una pausa, scendendo con lo sguardo sulle mie labbra: lo vedo fissarle con insistenza e, inconsciamente, mordo la parte inferiore delle mie. I suoi occhi si spalancano, il suo respiro si fa più corto e lo sento deglutire. Posa la sua fronte contro la mia, strusciando il naso sul mio. Chiude gli occhi, stringe leggermente la presa sul mio viso e inspira profondamente:
-Iris, non morderti il labbro, per favore- sussurra con voce roca, in affanno. Solo ora mi rendo conto che il mio corpo sta tremando: il carico di emozioni è così ampio che mi risulta difficile anche solo restare in piedi. Il calore del suo respiro sulle mie labbra non fa altro che amplificare il mio stato. Sebastian riapre gli occhi e li incastra nei miei, lasciandoli solo per qualche secondo, mentre torna a guardare le labbra. Una mano scivola dietro la nuca, le fronti si staccano, le labbra si sfiorano.
'Davvero sta per accadere? Sebastian mi sta per baciare?'. Ho il cuore che batte all'impazzata, mentre credo di non avere più nemmeno un briciolo di aria nei polmoni. Ho spesso immaginato il mio primo bacio, ma nella mia testa, mai è successo con un ragazzo come lui. Questo va oltre ogni aspettativa e immaginazione possibile. Siamo così vicini, che posso sentire il mio respiro mischiarsi al suo. Deglutisco e, nel mentre, cerco di non crollare a terra. Sento le sue dita muoversi nei miei capelli, afferrando saldamente l'incavo tra il collo e la testa. Lo stomaco è in subbuglio: sembra attraversato da una mandria di elefanti impazziti, come in Jumanji. Le sue labbra sfiorano la punta del mio naso, per poi tornare quasi sulle mie: siamo così vicini, così tanto che posso già sentire il suo sapore.
-Iris, non posso portarti nel mio inferno- dice e, velocemente, lascia la presa, staccandosi da me, di qualche passo. Si volta e si passa le mani sul viso rosso, evidentemente frustrato. Io resto lì, in piedi, delusa, mentre lo guardo. Gli elefanti si trasformano presto in nausea: 'Ho fatto qualcosa? Perché ha detto una cosa del genere? Quale inferno?'. Mi acciglio e sposto lo sguardo verso il suolo: le braccia ricadono lungo l'esile figura quale sono, mentre mi mordo un labbro per trattenere le lacrime, minacciose di riversarsi sul volto.
-Andiamo- dice categorico. Senza aspettare nemmeno una risposta, esce dalla grotta. Sono così delusa e arrabbiata che non riesco neanche a seguirlo fuori. Sembra come se le mie gambe avessero messo radici in questo suolo, come se qualcuno avesse cementato i miei piedi a terra. Il cuore è pesante come un macigno, che blocca la circolazione e fa raffreddare ogni parte del mio corpo: dentro me regna il gelo della delusione. Sento due mani afferrare il retro delle mie cosce, alzarmi e trascinarmi fuori: le braccia di Sebastian mi tengono su, mentre le mie gambe circondano per metà i suoi fianchi. Basta il suo profumo a calmare il mio cuore. Arrivati alla moto, sale, con me davanti a lui, faccia a faccia. Mi infila in casco, poi si infila il suo e dice:
-Devo guidare così?- domanda divertito. Scuoto il capo e mi appresto a scendere, prendendo il mio posto alle sue spalle. Parte. Sento il telefono vibrare nella tasca posteriore del jeans, ma non posso rispondere. Il buio è ormai fitto e dopo un tempo indefinito, vedo la via di casa davanti a noi. Un magone appesantisce il mio stomaco: non voglio tornare a casa. Arrivati davanti al cancello, scendo, controvoglia. Gli do il casco e, con un'espressione triste, lo saluto.
-Iris- mi richiama, mentre infilo la chiave nella serratura metallica. Mi volto, speranzosa, e lo guardo.
-Posso dormire qui?-. Un sorriso a trentadue denti si forma sul mio viso e annuisco. Ma, subito, il problema si presenta nella mia mente: 'Cosa dico ai miei?'. Voglio davvero dormire con Sebastian, ma non posso semplicemente farlo entrare. Teresa non sarebbe minimamente d'accordo, mentre mio padre, probabilmente, sarebbe indifferente. Perché a lui, in fondo, non interessa di quello che mi succede.
-Solo che... dobbiamo trovare una soluzione per farti entrare, senza che i miei lo scoprano- dico. Lui mi guarda, divertito, come se fosse un gioco.
-Facciamo così: vado a casa, prendo i vestiti e torno. Poi, un modo, lo troviamo. Va bene?-. Sussurro un 'sì' pieno di gioia e entro. Lo guardo andare via prima di avviarmi verso l'entrata. Una volta arrivata al portone, prendo il telefono dalla tasca: tre chiamate perse da parte di Gino e una da parte di mia madre. Mi si gela il sangue. So che una chiamata senza risposta da parte di Teresa, equivale a una decapitazione. Infilo la chiave e apro la porta: non faccio in tempo a mettere un piede dentro, che subito sento le sue urla:
-Dove sei stata? Ti sembra l'ora di rientrare senza avvisare?- domanda isterica, mentre si alza dal divano, venendo verso di me. Abbasso gli occhi, intimidita:
-Scusa, sono rimasta a studiare da un'amica e non ho visto l'ora-. Mento.
-Tu, un'amica? Da quando hai amici?- mi schernisce, incrociando le braccia mentre mi guarda con sufficienza. Non ha tutti i torti, non ne ho mai avuto uno, non prima di qualche settimana fa. Poi, mi ricordo di Eris: è venuta qui, spacciandosi per mia amica e, ora, posso usarla per scusarmi.
-Eris, l'hai anche conosciuta- incalzo, sperando che mi creda. Teresa mi scruta dalla testa ai piedi, come un segugio fiuta la preda prima di morderla al collo per ucciderla.
-Va bene, ma la prossima volta, avvisami- dice sbuffando, per poi dirigersi verso le scale e sparire nel buio di questa casa fredda, come lei. Appena la sua figura scompare, tiro un sospiro di sollievo, posando una mano sul cuore palpitante. Sblocco velocemente il telefono e mando un messaggio a Sebastian, dicendogli di entrare dal cancelletto posteriore, quello che da sul campo che gli feci vedere nei giorni in cui era stato qui. Infine, mando un messaggio a Gino e gli chiedo come mai mi abbia chiamato.
Afferro una bottiglia d'acqua dal grande frigorifero tecnologico, situato in cucina e mi appresto a dirigermi in camera mia. Mi spoglio velocemente e mi faccio una doccia, per allentare lo stress di quel giorno così intenso e carico di emozioni, sensazioni e... sentimenti. Sì, perché per Sebastian inizio a nutrire dei sentimenti profondi. E so che, probabilmente, sarà la mia rovina, ma non posso fare a meno di quel ragazzo enigmatico, freddo e duro all'apparenza, che si prende cura di me anche quando non c'è.
Sento squillare il telefono: esco immediatamente dalla doccia e afferro il cellulare. Gino mi sta chiamando; è strano visto che sono le dieci di sera. Decido di rispondere:
-Ehi Gino, che succede?- domando preoccupata.
-Signorina Iris, come sta? Sua madre mi ha chiamato, chiedendomi se sapessi dove fossi- dice, con un filo di terrore nella voce. Lui si preoccupa sempre più dei miei genitori, quando si parla di me. Sorrido:
-Sto bene, Gino. Finalmente, posso davvero dire di stare bene-. Mi mordo il labbro, perché so bene a chi, le mie parole, si riferiscono. Sento Gino deglutire, come se fosse nervoso.
-Signorina Iris, faccia attenzione- dice e mette giù. Le sue parole mi lasciano di stucco: so che Gino è sempre stato protettivo nei miei confronti, ma, in fondo, non sa nulla di Sebastian. E mi dispiace che non riesca a essere contento per me.
Mentre aspetto Sebastian, mi metto sul letto e ripasso per il compito di latino del giorno successivo. Sento il telefono di mia madre squillare. Sento la porta della camera dei miei aprirsi, lentamente, come se non volesse far rumore. Teresa risponde e sussurra un dolce 'ciao' alla persona dall'altra parte. Mia madre, dolce? Mi vengono i brividi al solo pensiero.
-Sì, dorme- la sento dire. Poso il libro sul letto e, facendo bene attenzione a non farmi sentire, mi avvicino alla porta chiusa della mia camera, e ci poggio sopra l'orecchio, per origliare. I passi di Teresa s'avvicinano alle scale, sentendola sedersi su di esse.
-Non preoccuparti- continua. 'Con chi starà parlando mia madre?'.
-Sì, lo so, è arrivato il momento di dirglielo- aggiunge. 'Dire cosa? E a chi? Cosa sta succedendo? Mia madre ha un altro?'. Sgrano gli occhi ma, onestamente, non mi stupirei. Lei è una donna facoltosa e molto bella, e mio padre non l'apprezza.
Ripenso a quella volta in cui, davanti ai suoi colleghi, mentre eravamo al mare, mio padre fece un commento dispregiativo nei suoi confronti, chiamandola balena. E questo, solo perché, a causa della cura di cortisone che stava facendo, si era gonfiata un po'. Lei si sentì così tanto mortificata che non tolse più il copri costume per tutto il resto della vacanza.
Ma, questo non è di certo il massimo della cattiveria che quell'uomo ha mostrato davanti i miei occhi: l'apice lo raggiunse quel giorno che, per un succo rovesciato sul pantalone, diede uno schiaffo a mia madre, facendola cadere a terra. Poi si tolse la cinta dei pantaloni e iniziò a usarla su di lei, sempre più forte, senza controllo, martoriando il suo corpo, sotto le grida e i pianti di Teresa. Mia madre portò quei segni lividi e pesti, sul corpo, per settimane, nascondendoli dietro a vestiti eleganti, antidolorifici e sorrisi falsi.
-Gino, manca un mese!- sento dire. 'Cosa? Gino? Lui e mia madre sono amanti?'. Un senso di vomito mi stringe la gola. 'Da quanto tempo va avanti questa storia?'. Il telefono vibra, distraendomi dal resto della conversazione: Sebastian. Mi alzo in piedi, ancora sotto shock, e mi dirigo alla finestra. Lui è lì, col borsone in mano, sotto al mio balcone.
-Mia madre è sveglia, non posso ancora farti entrare- dico, dispiaciuta. Sebastian si guarda attorno, e i suoi occhi puntano l'edera attorcigliata a un telaio di legno. Capisco subito cosa vuole fare:
-No, Sebastian, non siamo in un film! Puoi cadere- sussurro. Ma lui, ovviamente, mi ignora: si avvia verso il traliccio, mette in spalla il borsone e inizia a salire verso il mio balcone. Ho il cuore in gola, la paura che possa cadere per qualche motivo, è tanta, troppa. Afferra il legno, infilando la mano nel buco e, fa lo stesso, infilando un piede in un altro buco: scivola. Fortunatamente riesce a tenersi e ricomincia a scalare la struttura di legno.
Quando è quasi arrivato, gli porgo la mano, per aiutarlo a salire sul balconcino. Appena posa il piede sul bordo, lo tiro verso di me, e questo ci fa cadere entrambi a terra.
-Sei più pericolosa tu di quella salita- ridacchia, mentre si alza e mi porge la mano. L'afferro e mi rimetto in piedi, pulendo il sedere.
-Sei pazzo, come ti è venuto in mente di arrampicarti?- lo rimprovero, ridacchiando.
-Ho sempre desiderato farlo- mi segue nella risata. Scuoto il capo, divertita.
-Prima o poi ti farai male- dico e entro in camera, avvisandolo di non fare rumore. Annuisce e getta a terra il borsone, provocando un tonfo: sgrano gli occhi e mi giro verso di lui, fulminandolo con lo sguardo. Alza le mani in segno di scuse e ride. Roteo gli occhi al cielo, sorridendo. Sebastian inizia a spogliarsi, poggiando la giacca e il maglioncino sulla sedia vicino la finestra: il suo torso nudo è una tela perfetta, quelle da ammirare nei musei per ore. Slaccia la cinta dei pantaloni e in un attimo arrossisco. Mi volto per non guardare e mi appresto a chiudere a chiave la porta.
Aspetto un attimo, prima di voltarmi: quando sento le coperte muoversi, mi giro e trovo Sebastian al suo posto. Mi avvicino al letto e lui alza le coperte dalla mia parte, mostrando il suo corpo coperto solo da un paio di boxer. Mi copro gli occhi e mi stendo di fianco a lui, tirando subito le coperte su.
-Sei bella quando t'imbarazzi- dice lui. Tolgo le mani dagli occhi, posandoli sul suo volto leggermente illuminato dalla luce lunare. Gli sorrido e, sommessamente, lo ringrazio.
-Sebastian, posso farti una domanda?-. Annuisce, mentre la sua mano accarezza la mia testa. Chiudo per un attimo gli occhi, godendomi quel momento di dolcezza nel silenzio della notte.
-Come facevi a sapere il mio nome e il mio cognome, ancora prima dell'appello?-. Si ferma immediatamente, spalancando gli occhi. La sua mascella si serra e ritrae la mano, mettendo fino a quel piacevole tocco.
Angolo autrice
Amori come state? Spero tutto bene. Alloraaaaaaa cosa pensate della chiamata tra Teresa e Gino? Cosa ci sarà sotto? Lo scoprirete più avanti. A presto!
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