Distanze
Dopo quel giorno non sapevo più come comportarmi. Ho smesso di andare al nostro posto ogni mattina, ho smesso di essere spensierata e ho ricominciato ad essere maniacale: le mie giornate hanno ripreso lo stesso ritmo di sempre. Scuola, casa, allenamento, controllo del peso. Negli ultimi quattro giorni ho evitato Sebastian in tutti i modi: vedevo che cercava di parlarmi, provava a avere una qualsiasi tipo di conversazione ma, come ero stata solita fare per diciassette anni, mi limitavo a ignorarlo. Le sue parole, in un certo senso, mi avevano ferita: nel momento in cui gli avevo aperto il cuore, lui lo avevo stretto in una morsa, fino a farlo sanguinare. Lui, che era stato il mio cerotto per qualche giorno, ora, era diventato l'arma che mi trafiggeva con la sua semplice presenza. Eppure, sentivo di potermi fidare lui. Mai cosa fu più sbagliata. Come mai cosa fu più difficile di ignorarlo: quel ragazzo sapeva esercitare pressione, pur non parlando. Bastava la sua presenza a farmi tormentare, a non far riposare la testa neanche per un secondo. Come vorrei annullare quel potere che ha. Come vorrei non esserci rimasta male così tanto.
Non mi aspettavo che si innamorasse di me, non mi aspettavo di essere importante per lui, ma non mi aspettavo neanche di venire rifiutata in quel modo. È stato lui ad avvicinarsi, è stato lui a prendersi cura di me quando sono crollata qui a scuola, è stato lui a volermi portare in quello stupido posto dove mi sono divertita così tanto. 'E allora perché ci si avvicina alle persone se, poi, non le si vuole nella propria vita?'. Questo è un dilemma a cui non troverò mai risposta.
Come non troverò mai risposta sul perché, mio padre e mia madre, abbiano deciso di tenermi se, in fondo, non mi hanno mai voluta. Nessuno, più di loro, mi ha fatta sentire sbagliata. Le due persone che, di più al mondo, dovrebbero amarmi, non fanno altro che ricordarmi di quanto sia inutile, di quanto sia solo un peso. 'E allora perché non mi hanno data in adozione? Perché mia madre non ha abortito?'. Forse, ora, saremo tutti felici e contenti. Nessun pensiero, nessuna delusione, nessun dolore. Tutto questo mi soffoca e, per fortuna, il weekend mi ha dato un po' di respiro. Ma domani dovrò tornare a scuola e, onestamente, non so come riuscirò ad affrontare un'altra settimana al fianco di Sebastian.
Una volta pronta per l'allenamento mattutino, esco dalla camera e scendo la grande scalinata bianca. Inaspettatamente, trovo mia madre seduta sul divano che chiacchiera con qualcuno. Appena riconosco quella figura, il mio cuore accelera e gli occhi mi escono dalle orbite: Eris. 'Cosa ci fa qui?'.
-Iris, mia cara!- mente spudoratamente Teresa. 'Cara, eh?' sorrido amareggiata.
-La tua amica è venuta a trovarti- aggiunge, indicando Eris che, improvvisamente, si volta verso me. 'Mia amica?'. Se solo sapesse che è proprio lei la causa del mio male, che è proprio lei ad aver dato inizio a tutto, forse... O forse no. Probabilmente lo sa bene che, a causa di quella cascata di fili dorati, ho iniziato il mio processo di distruzione.
Se ci fosse anche Sebastian, potrei pensare di essere morta e di essere finita all'inferno, in un girone dei dannati, completamente dedicato a me.
-Ciao-. È l'unica cosa che riesco a dire, rivolta alla mia rovina. Noto i suoi occhi guizzare sul mio corpo: solo ora mi rendo conto che, indossando un t-shirt e un pantaloncino, Eris può vedere le mie reali forme. Sbarro gli occhi e, in un lampo, sono di nuovo davanti la mia camera.
-Iris!- sento urlare alle mie spalle ma, in questo momento, niente può fermarmi. Apro la porta di legno e mi getto dentro la stanza, richiudo il rettangolo dietro di me, e afferro velocemente il primo pantalone che trovo. Lo infilo e, nel mentre, sento aprire la porta. Mi volto e trovo Eris, intenta a guardarmi con... Comprensione. Per la prima volta, da quando la conosco, il suo sguardo non è di schifo, di odio o di sufficienza. I suoi occhi ricadono sulla cinta del pantalone e, anche lei, si accorge di quanto spazio ci sia tra esso e la mia pancia: questo indumento sarà di circa tre taglie di più.
-Iris, i tuoi genitori non lo sanno, vero?- domanda lei, mentre si guarda attorno. Quando nota Miss Billy vicini al letto, sul suo volto, appare una mezza luna colma d'amarezza, come a ricordarle qualcosa di spiacevole.
-Non so a cosa ti riferisci, Eris- cerco di sviare il discorso, abbassando lo sguardo a terra. Il mio incubo peggiore è li, che vaga nella mia stanza, nel mio privato. Ma, stavolta, sembra non volermi attaccare.
-Sai bene a cosa mi riferisco. Dov'è il tuo diario?-. Sussulto. Sebbene non mi stia attaccando, non posso fidarmi di lei. Non posso dimenticare anni di sofferenze a causa sua, per un attimo di gentilezza. Metto le braccia conserte e guardo altrove, evitando una risposta che, per ora, non arriverà mai. Lei mi guarda e sembra annuire. 'Che mi capisca davvero?'.
-Iris, sono venuta qui per un motivo. Volevo chiederti scusa: so che questo non basterà, perché ti ho rovinato la vita per anni. Ma sai, l'altro giorno in bagno... Beh, penso che sia il minimo. Vorrei essere anch'io buona come te- sorride sghemba. 'Cosa? Eris buona?'.
-Ma se lo fossi, verrei mangiata viva da questo mondo, e io, non posso permettermelo- aggiunge, prima di sparire dietro la porta, giù per le scale. Solo ora mi accorgo che il petto si alza e si abbassa velocemente, rischiando un'iperventilazione. Stanno succedendo così tante cose nella mia vita ultimamente, che non so come gestirle. Ho bisogno di scaricare tutte queste sensazioni: sfilo i pantaloni che avevo messo per coprirmi, afferro le cuffie, il telefono e scendo nuovamente. Stavolta il grande salone è deserto e, l'unico segno di un passaggio umano, lo fa intuire il grande camino acceso, incastonato nella parete bianca, sotto il televisore. Ricordo che da piccolina, questo, era il mio posto preferito: non vedevo l'ora che arrivasse il weekend, d'inverno, per mettermi sul divano, con una coperta sulle gambe, a guardare qualche cartone Disney, mentre il camino mi accarezzava la pelle col suo calore. Nonostante passassi quei momenti da sola, non mi dispiaceva.
Rivangato i bei momenti di un tempo in cui, sicuramente, non ero così triste, mi avvio verso il cortile per la mia solita corsa. Questa mattina la bilancia segnava quarantuno chili e duecento grammi. Avevo perso ancora del peso, ma non abbastanza. Sapevo benissimo che, più mi avvicinavo al mio obiettivo, più sarebbe stato lento il processo. Schiaccio play e inizio a correre: il freddo invernale non mi fa desistere dall'allenarmi in pantaloncini e t-shirt, nonostante il mio corpo voglia disperatamente un po' di calore. Corro: corro senza pensare, corro senza fermarmi, corro per sfogare, corro perché sento che è l'unica cosa che devo fare.
Arrivo davanti il cancello e guardo quel punto, che mi regala un sorriso malinconico. Sono passate quasi due settimane da quando Sebastian mi ha accompagnata a casa l'ultima volta, lasciandomi lì per poi regalarmi un sorriso. Due settimane in cui, a malapena ci siamo rivolti parola. 'Ma può una persona, entrare così tanto sotto la pelle, in così poco tempo?'
Afferro il telefono, apro la rubrica e digito quel numero: uno squillo, due, tre.
-Pronto?- domanda confuso. In fondo, oggi, è il suo giorno libero.
-Gino, scusa se ti disturbo ma, sei impegnato più tardi?-. Non vorrei disturbarlo nell'unico giorno che riposa, ma ho bisogno di vedere una faccia amica.
-A che ora vuole che venga, signorina Iris?- chiede con un tono pieno di dolcezza. Sorrido e gli comunico l'orario. Ho bisogno di uscire da qui, ho bisogno di respirare un po' di libertà.
Angolo autrice
Doppio aggiornamento! Non fateci troppo l'abitudine 🤣 allora che ne pensate? Sono ormai due settimane che Seb e Iris hanno preso le distanze e, dopo la confessione di lui, lei lo ignora completamente. Cosa succederà tra questi due? Se il capitolo vi è piaciuto, lasciate una ⭐
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