Confessioni
Iris Pov's
Se questo è un sogno, non svegliatemi. La notte precedente, avrei giurato che sarei morta: quel bacio senza fine, quel bacio proseguito fino alle luci dell'alba, faceva tremare il corpo, fegato, polmoni, il cuore. È stato tutto così perfetto, che non ho avuto nemmeno il tempo di andare in ansia, pensando cose del tipo: 'E ora cosa dovrei fare? E se non gli piace come bacio? E se non vorrà più farlo?'.
Tutte queste paranoie, lui le ha scacciate, eclissate, smontate. Nonostante tutte le volte in cui ho immaginato il mio primo bacio, mai sono riuscita a avvicinarmi a quello che è stato, con l'immaginazione.
Sebastian è riuscito a farmi sentire sicura, desiderata, voluta. Sono così contenta di non aver messo una barriera tra noi, sono così contenta di aver dato una possibilità a questo fantastico ragazzo.
-Buongiorno, Gino!- saluto, entrando in macchina pimpante, sotto lo sguardo sorpreso dell'autista e di Teresa. Ma, quella felicità, presto svanisce: ripenso alla telefonata del giorno prima e, al fatto, che mia madre e Gino mi nascondano qualcosa. Ma come faccio a scoprire cosa?
-Buongiorno signorina Iris, come sta?- domanda lui, sorridente come sempre, mentre mi guarda dallo specchietto retrovisore.
-Benissimo, e tu? Hai dormito bene?- domando, cercando di colpirlo. Voglio vedere se cede, voglio vedere se cade nel tranello. Ma no, i suoi nervi sono ben saldi e si limita a annuire.
Lo osservo per tutto il viaggio e, non posso fare a meno di notare che, di tanto in tanto, lancia un'occhiata a Teresa, intenta a inviare qualche e-mail dal suo portatile.
Oggi, stranamente, è particolarmente silenziosa: nessun chirurgo, nessun massaggiatore, nessuna cartomante con cui prendere appuntamento. La guardo meglio, cercando di capire qualcosa e, dopo un po', noto il suo nervosismo che riversa su una pellicina del pollice sinistro. La sta martoriando, cosa che lei non fa mai, per rimanere impeccabile.
Se prima avevo un minimo dubbio sul fatto che non fosse lui, il Gino con cui mia madre ha parlato al telefono, ora ne ho quasi la prova. Il mio istinto difficilmente si sbaglia, purtroppo.
Mi faccio lasciare da lui al solito posto, lo saluto velocemente, con un tono un po' infastidito, e mi precipito verso quella panchina, verso la felicità. Percorro quel tragitto a grandi falcate, impaziente di arrivare.
Non faccio nemmeno caso ai passanti, a chi mi circonda o se, nelle aiuole, ci sono fiori diversi. Il mio unico obiettivo, ora, è arrivare da Sebastian. Quando stamattina, all'alba, è andato via, ho percepito un senso estremo di dispiacere. E ora, non vedo già l'ora di abbracciarlo di nuovo. 'Come farò a sopravvivere quando, anche tu, capirai il fallimento che sono e te ne andrai?.
Scuoto la testa e scaccio via questo pensiero: non voglio che la mia mente mi sovrasti ancora, rovinandomi l'ennesima giornata. Arrivata alla panchina, guardo l'ora e sono in anticipo di dieci minuti. Mi siedo e inizio a guardarmi attorno, nella speranza di vederlo arrivare. Nel frattempo, prendo una sigaretta e me la poggio sulla bocca, mentre un'altra la tengo in mano, riponendo il pacchetto nello zaino.
Mentre ho gli occhi fissi sulla cerniera, sento quel rumore che tanto mi piace: il rombo della sua moto. Sebastian è qui. È arrivato prima del solito. 'Anche lui non vedeva l'ora di vedermi?'. Sorrido a questo pensiero e, subito, mi volto verso di lui. Lo vedo scendere e sfilarsi il casco, passando una mano tra la chioma fitta e corvina.
Mi alzo e mi avvicino, incerta su come comportarmi: sì, mi ha baciata, ma non so se è stato un momento di debolezza, oppure se ha voglia di farlo ancora. Arrivata davanti a lui, sono completamente in imbarazzo: non so che dire, non so che fare.
-Tieni- dice, dolcemente, mentre mi fa penzolare una bustina bianca davanti gli occhi. Inclino la testa, cercando di capirne in contenuto.
-Non morde- aggiunge Sebastian, facendomi ridere. Afferro quel rettangolo bianco, lo apro e vedo della frutta fresca, dentro un piccolo contenitore di plastica.
-E questa?- domando, confusa. Forse vuole che gliela tengo nello zaino? Lo guardo di nuovo, e vedo che afferra anche lui, una confezione simile alla mia, solo più grande.
-Da oggi, mi piacerebbe fare colazione con te- ammette, mi rivolge un sorriso e strappa la linguetta di plastica che tiene chiusa la confezione. Sbarro gli occhi per la sorpresa: so bene cosa vuole fare Sebastian, ma non ne capisco il motivo. Sono grassa e dovrebbe aiutarmi a perdere altro peso, non a prenderlo. 'Perché mi fa questo? Perché vuole vanificare tutti gli sforzi fatti?'.
-Iris- la sua mano su posa sulla mia.
-Per favore- aggiunge, guardandomi dolcemente, con un tono quasi di supplica.
-Sai quanto è difficile per me...- sussurro flebile, mentre abbasso lo sguardo sul suolo. Odio deluderlo, ma, ho paura di ingrassare ancora. E non voglio, non posso permettere più a nessuno di chiamarmi mucca, balena, cicciona. Non posso. La mia mente non lo reggerebbe, ancora. Sebastian si avvicina e, in un attimo, mi circonda con le grandi braccia, facendomi sentire al sicuro.
-Lo so, Iris, lo so. Ma fallo per me- dice, con un tono così amabile, che non posso rifiutare. Acconsento e ci sediamo sulla panchina, con in mano le nostre confezioni. La apro, sotto lo sguardo vigile di lui, pieno di speranza. Afferro un acino d'uva e lo guardo: 'Non mi farà del male, non mi succederà nulla se lo mangerò'. Lo porto alle labbra, chiudo gli occhi e, dopo un respiro profondo, lo mangio, mantenendo gli occhi chiusi.
Sento le labbra di Sebastian posarsi sulle tempie, e questo mi fa sorridere.
-Sei bravissima, ragazza arcobaleno-. La dolcezza di quelle parole e di quel gesto, mi danno coraggio. Quel coraggio che, per anni, mi è mancato. E mi sento così bene: assaporo la dolcezza di quel frutto, quasi guastandomelo. Lo stomaco non si ribella, non vuole espellerlo. Mando giù.
-Sei la mia salvezza, cerotto- ammetto, rendendomi conto di quanti passi avanti ho fatto, da quando lui è al mio fianco. Sgrana gli occhi, sorpreso. Mi abbraccia forte, come si stringe qualcosa che non si vuole far andare via.
-Sono contento di sentirlo-. Lo guardo negli occhi e è vero: essi brillano di una luce mai vista in quello sguardo duro e vuoto. E pensare che, la prima volta che lo vidi, dentro a quel verde spento, ci vedevo solo le tenebre. Oggi, invece, quel verde risulta acceso, acceso di speranza e felicità.
-Sebastian, posso chiederti perché, dal primo giorno, senza neanche conoscermi, ti sei preso cura di me? Posa la confezione di frutta e i suoi occhi tornano a oscurarsi: probabilmente è qualcosa di cui non vuole parlare. E io, proprio come ieri sera, non voglio che si senta obbligato a rispondermi. Ognuno ha i suoi tempi, per ogni cosa, e vanno rispettati.
-Se non vuoi...-. Mi interrompe.
-Ne parliamo dopo scuola, va bene?- mi rivolge un sorriso forzato. Posso vedere il dolore sul suo volto e, non posso far altro, che apprezzare lo sforzo. So che per lui è difficile aprirsi, so che per lui, essere vulnerabili, è qualcosa di negativo. Per questo, ogni gesto che fa, lo conservo nella mia mente, come una delle cose più preziose al mondo. Annuisco e continuiamo a mangiare, per poi fumarci una sigaretta.
La sveglia di Sebastian suona, indicando che è arrivato il momento di andare. Si alza e si dirige verso la moto, prendendo in mano il casco integrale.
-Andiamo?- mi domanda, cogliendomi di sorpresa. Lo guardo confusa e, in un attimo, tira fuori da sotto il sellino il mio casco e me lo porge. Lo guardo, incerta sul da farsi.
-Vuoi entrare con me a scuola?- domando, con voce tremante. Fa un cenno positivo col capo, aspettando una mia risposta. Guardo quell'oggetto e non posso far a meno di pensare che, se mi vedessero arrivare in moto con lui, tutti inizierebbero a notarmi e a parlare. Per non parlare poi di Eris: se mi vedesse con Sebastian, probabilmente, tornerebbe all'attacco. E, onestamente, ho davvero paura di ciò che potrebbe fare.
-Iris, non vuoi?- mi domanda, con un accento di delusione. Odio essere in questa situazione. Vorrei essere come lui: sbattermene degli altri, essere forte, invincibile. Ma io non sono forte: sono debole, come un ramoscello che viene spezzato da una raffica di vento. Come un bicchiere di cristallo, gettato a terra. Come lo zucchero che si scioglie nell'acqua. Sono una perdente. La sua mano afferra la mia, come a volermi infondere il suo coraggio.
-Non voglio obbligarti, ma sarei davvero contento e fiero di entrare con te a scuola-. Si ferma e mi attira a sé, contro il suo petto, prendendomi il viso tra le mani.
-Così tutti sapranno che sei mia-. E, in un attimo, le sue labbra si posano sulle mie, facendomi mancare il respiro. 'Sono sua?'. Sebastian sa sempre cosa dire e cosa fare, per farmi stare meglio.
Lo sento inspirare profondamente, come se, anche a lui, mancasse l'aria. I suoi denti afferrano il mio labbro inferiore, facendomi sussultare leggermente: i brividi lungo la schiena, sono come scariche elettriche continue. Vorrei congelare questi momenti di felicità, dove il mio sapore, si mischia col suo. Mi chiede l'accesso per approfondire il bacio e glielo concedo: potrei concedere ogni cosa a questo ragazzo.
-Sai, posso dire con certezza che, ora, sei il mio gusto preferito-. Ridacchio, con la fronte contro la sua.
-Anche tu- rispondo, mordendomi il labbro, leggermente imbarazzata. Inaspettatamente, vado verso la moto e prendo il mio casco, lo indosso e salgo il sella, sotto lo sguardo soddisfatto di quel ragazzo che non fa altro che migliorarmi la vita. Si avvicina, indossa la sua protezione, si posiziona sulla moto e chiede:
-Sei pronta?-. Si preoccupa sempre, e questo non fa altro che farmi perdere la testa e il cuore per lui. Acconsento e Sebastian parte: ho il cuore in gola, non sapendo ciò che mi aspetta. O almeno, potendolo solo immaginare. E tutto ciò che immagino, non porta nulla di buono. Posso già sentire i commenti della gente: 'Che ci fa Sebastian con quella sfigata? Come può una come lei, aver conquistato uno come lui? Lei non lo merita'. Ed eccola: l'ansia. Mi sento soffocare, come se qualcuno stesse premendo le mani attorno al mio collo, con forza e cattiveria.
Vedo il cancello della scuola e sento il corpo diventare freddo: vorrei scendere e scappare, via, lontano. Vorrei poter indossare il mantello dell'invisibilità, per nascondermi dagli occhi di tutti. 'Perché mi sono messa in questa situazione? Come ho potuto accettare una cosa simile?'.
Arriviamo e, in un attimo, i brusii, le grida e le risate nel cortile, cessano di esistere: gli occhi sono puntati su di noi. Stringo forte la giacca di Sebastian, in preda al panico. 'Io sono Iris, e ho sempre odiato queste situazioni. Come ci sono finita dentro, senza pensare alle conseguenze?'. Lui scende dalla moto, facendo staccare la mia mano dalla sua giacca. Mi guardo attorno: nessuno dice una parola, evidentemente sotto shock.
-Il primo che parla, muore- grida Sebastian, minaccioso, raccogliendo l'attenzione di tutti. Posso vedere il terrore nei loro occhi e, come da direttive, nessuno parla, nessuno commenta. Il suo voto prima teso, si ammorbidisce quando si volta verso di me. Con delicatezza, sgancia il mio casco e me lo toglie. Mi offre la sua mano per scendere e, magicamente, l'ansia sparisce. Afferro la sua mano e scendo dalla moto, guardandolo negli occhi, mentre gli regalo il sorriso più sincero del mondo. Mimo un 'grazie' e lui scuote la testa, come a dire 'di niente'.
-E tu che cazzo ci fai col maiale?- tuona lei. Quella voce la riconoscere in mezzo a mille: la voce dei miei incubi, la voce del mio male, l'unica che non avrei voluto udire in questo momento.
-Si chiama Iris- ringhia lui, mentre mi stringe la mano e si frappone tra me e Eris. La sua figura potente, s'impone su quella esile della bionda.
-Oh, Sebastian, non dirmi che te la scopi-. Imita un conato di vomito, guadagnando una risatina da parte di Clara. Gli altri presenti, si trattengono, ma non si perdono nemmeno un secondo di questo scontro tra titani. Sul volto di lui, appare un ghigno malefico:
-Non si chiama Eris, che accoglie il primo cazzo che le offrono-. L'espressione di lei passa da divertita a sconvolta. Si fa rossa in volto, carica di rabbia e frustrazione. Sconfitta, si volta e se ne va, sparendo dietro la porta d'ingresso della scuola.
Sebastian si volta verso di me, cercando di capire se va tutto bene. Annuisco per rassicurarlo. Con me è così calmo e dolce e, se non lo avessi visto con i miei occhi, mai avrei detto che potesse essere così maligno. Questo, un po', mi fa paura, ma so anche che non si comporterebbe mai in quel modo con me. Porta il suo braccio attorno le mie spalle, muove le dita, chiedendo le mie per incastrarle e posiziona lo zaino sulla spalla libera.
-Andiamo-. Mi regala un sorriso e mi bacia la fronte, mentre ci dirigiamo in classe. Pensavo andasse peggio. Ero convinta che, in qualche modo, mi sarebbe preso un attacco di panico. E invece, mi convinco sempre di più che, con lui al mio fianco, potrò affrontare qualsiasi cosa.
La giornata a scuola passa in fretta e, con Sebastian, decidiamo di andare al Parco degli Acquedotti. Arriviamo, parcheggiamo in strada e ci avviamo lungo il sentiero di ciottoli, immerso nel verde. Ridiamo e giochiamo durante il tragitto: lui prova a farmi il solletico e io scappo. Io provo a scompigliargli il ciuffo e lui mi tira su, come un sacco di patate, caricandomi in spalla, per qualche metro. Poi mi mette giù e mi abbraccia da dietro, continuando a camminare così, tra un bacio e l'altro. Non riesco a credere che tutto questo sia realtà.
Arrivati davanti le grandi mura degli acquedotti, fatte di mattoncini in cotto, adornate da grandi archi a volta, ci sediamo su una grande roccia bianca, con la superficie piatta e lucida, baciata dal sole. Di fianco, torreggia una grande fila di pini, altissimi, i quali seguono l'acquedotto per tutta la lunghezza, come a volerlo accompagnare fino alla fine del suo tragitto. Nonostante sia quasi dicembre, il sole riesce a scaldare i nostri corpi, non facendoci gelare. Guardiamo i passanti: chi fa jogging, chi si allena a corpo libero, chi fa yoga e chi, invece, percorre il sentiero sterrato in bicicletta.
-Iris, riguardo a oggi- dice Sebastian, stendendosi sulle mie gambe incrociate.
-Mi hai chiesto perché mi prendo cura di te dal primo giorno-. Fa una pausa e chiude gli occhi, serrando la mascella: capisco che per lui, rispondere a questa domanda, gli costi molto. Resto il silenzio, dandogli tutto il tempo che gli serve. Non voglio forzarlo, non voglio farlo sentire a disagio, ma solo libero di esprimere ciò che vuole e come vuole.
-Mi ricordi mia sorella. Sai, Iris, era davvero bella. I capelli lunghi dorati, facevano risaltare quegli occhi verdi brillanti- sorride malinconico. Gli accarezzo la testa, passando le dita tra i capelli morbidi: i stessi che prima, non voleva neanche farsi sfiorare.
-Ma non solo. Era anche intelligente e dannatamente coinvolgente: se eri triste, bastava un suo sorriso perché la malinconia sparisse. La sua gioia era contagiosa, come il morbillo. Lei era tutto per me-. Deglutisce. La sua voce è strozzata, come se stesse cercando di trattenere le lacrime: trovo conferma negli occhi rossi e lucidi. Non faccio domande, non voglio essere invadente o fuori luogo. Mi guarda e, semplicemente, mi limito a annuire.
-Sai, è vero quando si dice che un giorno può cambiare la tua vita. Lei, come ti ho detto, era l'allegria fatta persona. Era determinata e non si fermava davanti a nulla quando voleva qualcosa. E, proprio questo, l'ha uccisa-. Chiude gli occhi e prende un respiro profondo. Sebastian, quanto vorrei prendermi il tuo dolore per toglierlo dal tuo cuore.
-Stefano è il suo ex ragazzo. Io e lui, inizialmente, eravamo molto amici. Poi, quando ho visto mia sorella spegnersi, pian piano, a causa sua, ho iniziato a odiarlo. Lui le diceva di dover perdere qualche chilo, di evitare di mangiare a ogni pasto, di fare più sport. E lei, innamorata com'era, gli ha dato retta. Lei, pur di far felice lui, è scappata, Iris, distruggendosi completamente-. Si ferma, come chi non ha più la forza di continuare, chi non vuole rivivere il passato.
-Non immagini il dolore che ho provato, trovandola stesa in quel bagno di un fottuto Autogrill, ormai senza vita. Si era ridotta pelle e ossa, e tutto questo solo per piacere a una testa di cazzo che, oltretutto, l'ha abbandonata prima che morisse. Lui, se solo avesse voluto, l'avrebbe potuta salvare-. Il tono è colmo di rabbia, frustrazione, dolore, nausea. Non posso far a meno di stringerlo tra le braccia e piangere: lo sento, sento quanto male gli fa tutto questo. E ciò, provoca in me, uno squarcio nel petto, perché vorrei prendermi cura di lui, come lui fa con me. Affonda il volto nel mio collo, inspirando profondamente, mentre aggancia la mia vita con le braccia.
-Da subito ho capito che, anche tu, come Anita, non mangi. Mesi fa, quando ti ho notata andare nel retro della palestra, hai colpito subito la mia attenzione: vestiti troppo larghi per una ragazza così piccolina. E allora ti ho seguita e, quando hai alzato la manica della felpa, ho visto quanto piccolo fosse il tuo polso. Io, Iris, non noto mai ciò che è scontato. La mia attenzione l'attira sempre ciò che vuole nascondersi, ciò che è raro. E tu lo sei.-. Mi lascia senza parole: Sebastian sapeva già tutto, eppure, questo non l'ha fatto dirimere dall'avvicinarsi a me, dal conoscermi e vivere dei momenti insieme. Anzi, stando alle sue parole, è proprio questo che l'ha invogliato a avvicinarsi.
-Iris, non voglio piangere sulla tua bara. Promettimi che non accadrà- chiede, quasi supplichevole. Sgrano gli occhi: 'Come posso fargli questa promessa, quando il tarlo nella mia testa non se n'è ancora andato via?'. Scuoto il capo, in segno di dissenso:
-Non posso prometterti che sarà così, ma posso prometterti di provarci-. Non voglio dare false speranze a Sebastian, ma non voglio nemmeno creargli tensione. Con lui al mio fianco, so che il percorso di guarigione sarà possibile, so che, insieme a lui, potrò guarire.
-Va bene, è già un inizio, no?- mi sorride. Sento un telefono squillare ma non è il mio: Sebastian tira fuori il cellulare dalla tasca e, involontariamente, il mio sguardo finisce sullo schermo illuminato. Guardo il nome e inizio a sudare freddo.
Angolo autrice
Amoriiii quanto sono brava? Ho aggiornato anche oggi :D Allora... vi è piaciuta l'entrata a scuola? E come Sebastian abbia messo al suo posto Eris? Vi auguro un buon fine settimana e ci vediamo al prossimo capitolo!
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