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•Capitolo 52•

~•Sky•~

È pomeriggio ormai, e l'angoscia torna a tormentarmi come un vento gelido di cui non ti aspetti il suo arrivo.
Lo stomaco ora sta brulicando di nuovo, e non di fame e, neanche di voglia.
È solo l'ansia che fa da protagonista nelle mie viscere.
Specialmente quando vedo Jackson, rimettersi le scarpe e alzarsi con uno slancio dal divano, dove la pelle del tessuto presenta ancora un po' il calco del suo corpo.
È in procinto di andarsene, e lasciarmi allo sconforto totale.

Difatti il secondo dopo si gira verso di me, e i miei occhi prima spenti sulla Tv che proietta qualche programma a cui non bado attenzione, si spostano lenti su i suoi.
Un brillio triste li illumina, e la voglia di non andarsene si manifesta nei suoi gesti.
Le mani infossate nelle tasche dei jeans.
Le ginocchia che si piegano avanti e indietro come andare sull'altalena, e il respiro teso che rilascia dalle narici che si dilatano.

«Devo andare. Stasera ho l'ultima partita per essere ammesso finalmente alle nazionali.» Snocciola frettoloso e con un tono che traballa  sfrangiato, quello che so già.

Mi alzo anche io, con un movimento fiacco quanto il tono che sussegue la mia affermazione, cercando di stirare un sorriso, seppur sprimacciato.
«Già.» Sono così arresa, che anche le braccia sembrano abbandonarsi lungo i miei fianchi, stanche.

Il suo profumo si avvicina, ridonandomi vita alle sinapsi, così come il calore dei suoi palmi ruvidi, che si posano con reverenza sulle mie spalle.
Fatico a tenere il suo sguardo. Potrebbe leggere la voglia che ho di tenerlo qui e proteggermi.
Difendermi da tutto ciò che mi circonda.
Perché sono una donna che è tornata bambina, perché quando era piccola è dovuta diventare grande.

«Potresti venire con me.» Il suo tono è un toccasana che mi dona speranza. Il suo bosco brilla come se un raggio di sole volesse eliminare tutta l'ombra che lo circonda.

"Sarebbe fantastico" Lo vorrei urlare e abbandonare questa casa mano nella mano con lui.
Ma non posso e il mio sorriso si spegne come un'interruttore.

«Sa...sai che devo restare qui. Il ragazzino che ho in cura...» Non ho bisogno di aggiungere altro alla scusa che so solo io, poiché annuisce comprensivo.

«Augurami almeno, buona fortuna.» Mi alza il mento con l'indice, per riportarmi da lui. Dalla sua voce suadente, che mi carezza l'arco di cupido.
Le labbra fremono e si schiudono per parlare, ma non mi da tempo di dirgli quelle parole.
Le sue labbra catturano in un morso il mio inferiore, prima di strusciarci la lingua per lenire il dolore dei denti, e imbattersi furente con la mia lingua.

Mi preme contro il suo corpo tonico, e ogni suo muscolo vibra contro il mio corpo.
Avverto l'erezione che pigia sul mio monte di venere, desiderandolo ancora dentro di me.
Ma tutto ciò svanisce nel momento esatto che si stacca piano, lento, troppo, e lasciarmi orfana.

«Ci vediamo presto.» Non è una domanda. Ne un'affermazione. È una promessa quasi sussurrata, che mi lascia il cuore meno pesante e in mezzo al corridoio come una scultura, vedendolo chiudersi la porta oltre le spalle ampie.

Mentre mi preparavo mi sentivo vuota.
Vuota come questa casa, quando lui andava via.
Come la mia anima, quando non c'era.

Scomoda in questo abito a sirena, dallo spacco laterale.
L'unico elegante che mi aveva recapitato una settimana fa Dean.
Volevo ridurlo a brandelli. Bruciarlo tra le fiamme.
Ma sapevo che prima o poi sarebbe servito per i suoi giochetti.

Ora sono già qui. In questo inferno.
Odio la mano di Dean sul mio fondoschiena.
Ma devo impormi di restare pacata.
Non ho armi di difesa. Non posso ribellarmi.
Mi sospinge verso il salone, addobbato per la cena, già ricolma di vivande e i quattro commensali, che ci hanno richiesto.

Sono tutti uomini rispettabili al di fuori. Qui sono solo porci affamati.
La mascherina non cela purtroppo il disgusto che provo, data la piega delle mie labbra troppo appiccicose di rossetto.
Mi presento a tutti e quattro, tra cui tre sono già accompagnati dalle mie "colleghe".
Non saprei come altro definirle, e mi ripudio anche di dare tale definizione.
Il quarto ha i capelli biondi, e dalla maschera intravedo due occhi nocciola.
Labbra sottili e una lieve barba quasi inesistente.
Ad occhio e croce dovrebbe avere una quarantina d'anni, e il corpo é ancora in gran forma.
Ma il sorriso che spunta sul volto dove alcune rughe si intravedono dalle pieghe, sono quelle di un uomo affamato.

Accetto con riluttanza il posto accanto al suo, e subito la sua mano si poggia sulla mia, abbandonata sulle gambe che tentano di non tremare.
Se non fossi costretta a fare scena, afferrerei la forchetta per infilzargliela.

«Diamo inizio a questa cena e ad una serata, piacevole.» Dean inalza il bicchiere compiaciuto, e purtroppo anche io mi devo aggiungere a quel brindisi falso.

Il terrore mi annoda gli organi.
Ho paura di essere costretta a fare qualcosa contro il mio volere.
Spilucchio controvoglia il vitello tonnato.

«Mangia bellezza. Dopo dovrai essere in forze.» E il corpo si raggela. Neve che cade sulla mia pelle candida. Paura che serpeggia viva e nitida. Le iridi che si ghiacciano, alle parole del signore.
La sua mano che mi massaggia la coscia.
Cerco con lo sguardo Rowanda che capisce il mio stato. Ma neanche lei può aiutarmi.

Ed é solo quando la cena termina, che possiamo andare dietro le quinte, prima di iniziare lo spettacolo privato per i signori a cui siamo state assegnate.
Afferro il cellulare di nascosto, perché ho bisogno di sentirlo.
Ho bisogno di tutto il suo calore per imprimermi le sue parole, mentre farò qualcosa che mi farà sentire ancora più sporca.
Cadrò di nuovo in un baratro.

Ma noto un suo messaggio.
Il cuore scalpita nel petto.
Battiti che tornano a tuonarmi.
Un sorriso di gioia e di rammarico si dipinge sul mio volto.

Da Jackson.

-Vorrei tu fossi qui stasera. Tra occhi sconosciuti, saprei riconoscere i tuoi tra tutti.
Mi manchi, e non riesco a negare che tu sei parte di me, Sky.

Nessun nomignolo. La verità nitida. E non posso più restare qui.
Non posso e non voglio.
Avrò delle conseguenze. Lo so bene.
Ma io ho bisogno di lui, quanto lui ha bisogno di me.
Siamo due bisognosi e dobbiamo salvarci per vivere.
Mi rivesto in fretta, lontano da occhi indiscreti.
Spero di fuggire senza essere notata.

Invece sento Rowanda strattonare la manica in velo per trattenermi sul posto.
Mi giro con il cuore in gola, la voglia di evadere subito da lì, e trovo il suo sguardo torvo misto a preoccupazione.

«Dove vai?» Ha capito, ma vuole sentirselo dire. Non mi sta giudicando. É solo in apprensione, e so che non dirá nulla.

Mi mordo l'interno guancia con foga, e i miei occhi sono pozze di acqua, che fissano i suoi.
«Non posso restare.» Per quanto mi fidi di lei, certe cose non le dirò mai. Le basti sapere questo.

«Sai che tutto questo avrà delle conseguenze?» Mi sta mettendo in guardia su un fatto ovvio, che so già. Ma non posso, non posso restare qui a soffocare in un passato che non mi appartiene più.
La sua voce dolce vorrebbe far dirottare la mia decisione sconsiderata. Ma oggi non mi frenerò.

«Abbiamo sempre delle conseguenze. Qualsiasi decisione prendiamo.» Le metto l'evidenza di fronte, come il posto che ci circonda. Finché la sua presa non si fa debole e il suo sguardo si fa più scintillante, prima che volto le spalle e con occhi guardinghi mi defilo.

Sfreccio con il Maggiolino, come una pazza.
Buco tutti i limiti. I semafori.
E appena arrivo, freno con fin troppa enfasi e mi fiondo fuori per imbattermi nel magazzino dove avviene la battaglia.
Vedo il ring, e tutto il resto cessa, quando ascolto dagli altoparlanti chi si sta per battere.
Sono arrivata in tempo.

«Jackson.» Urlo strepitante e con il cuore in gola il suo nome al vento, per sperare di giungere alle sue orecchie, in una corsa a slalom tra gli spalti.
La tracolla ciondola dalla mia spalla, urtando alcune persone che stanno ancora sedute.
Invece io mi dibatto per vederlo girarsi lentamente, le sue spalle ampie dove i muscoli guizzano, e un attimo dopo si affaccia a vedermi.
Un sorriso genuino spunta dalle mie labbra che tremano di mille emozioni.
Paura, gioia. È tutto un rimescolio che mi percuote l'anima.

Noto le sue iridi illuminarsi e le pupille ingigantirsi per lo stupore.
Non si aspettava che venissi. Non mi aspettavo neanche io un gesto così sconsiderato.
È un millesimo di secondo che scendo trafelata gli ultimi tre scalini.
Si sfila irruente il passamontagna, e i suoi riccioli indomiti e scompigliati che amo, scendere a solleticargli la fronte.
Sento la folla emettere un boato, ma al mio udito arriva solo un sibilo impercettibile, poiché Jackson si avvicina verso di me, e quei pochi passi che ci dividono li uccido slanciandomi verso di lui.
Le mie braccia corrono a cingergli il collo taurino, mentre i suoi palmi si pressano con urgenza su i miei fianchi che tremano al contatto.

Il suo petto unto di olio, si appiccica alla mia maglietta, ma come se fosse normale, sono le nostre labbra ad attrarsi in un bacio famelico.
La platea scompare. tutto viene oscurato attorno a noi, dove le lingue si sfamano di bisogno.
Ed é solo quando ci stacchiamo piano, che le nostre fronti cozzano.
I respiri in affanno. Gli occhi socchiusi dal piacere misto a felicità.
Le sue labbra carnose innalzarsi in un sorrisetto sfrontato ed erotico.
I cuori implodere.
E la voce del vocalist riportarci alla realtà, insieme ai battiti di mani che esplodono sugli spalti.

Sollevo una palpebra, lasciando l'altra socchiusa per vedere le iridi di Jackson fissarmi divertite, e due risate gorgogliano dalle nostre labbra.
La sua sfacciata di chi sa che mi ha incendiata.
La mia di puro imbarazzo, che imporpora anche le mie guance e le efelidi che costellano il viso.
Le fronti sono ancora una contro l'altra. I respiri ancora mescolati. I profumi; selvatico e dannazione.

Viene richiamato per la quarta volta sul ring, e so davvero che adesso dobbiamo separarci per la sfida.
Lo sento sbuffare e spingere la sua fronte di più contro la mia, come se volesse già fuggire via mano nella mano.
Ma è la mia voce che gli da la carica.
Sono le mie iridi che adesso collidono con le sue magnetiche.

«Privagli il respiro, come lo privi a me.» Gli ripeto la stessa frase che gli scrissi quella volta per messaggio. Ora la sussurro proprio vicina alle sue labbra che si incurvano lateralmente e con lentezza studiata, rendendolo mortalmente sexy.

Vedo le sue labbra avvicinarsi ancor di più, e spero in un altro bacio. Invece sì poggiano sensuali sul mio lobo che freme e mi lascio avvolgere l'ultimo secondo dal suo tono rauco e seducente.
«Ci puoi giurare, Dea

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