•Capitolo 34•
/Jackson\
«Dov'è quello stronzo del tuo amico. Dimmelo.» Gesù! Ecco il cazzo di accoglimento che mi si palesa dinanzi, il lunedì mattina.
Noto Adam spalmato al muro dell'edificio di mattoni, mentre una Judith imbufalita, lo minaccia con lo stecco di plastica di un chupa-chups quasi consumato.
Potrei salvarlo subito, raggiungendolo in due falcate, ma è troppo esilarante gustarmi questa scena, e quindi rallento l'andatura.
Porto le mani nelle tasche della giacca nera e i
Ray-Ban che nascondono il sonno ma non il brillio divertito, che mi stende le labbra incurvate lateralmente.
«Ma cosa cazzo ne so, pazza.» Lo sento ribattere esasperato, mentre cerca di scansarsela di dosso, e ora vedo di striscio, gli occhi grandi di Judith ridursi in due fessure inceneritrici.
«Ha chi hai dato della pazza? Io lo so che lo sai. Lo so. Siete culo e camicia. Dove sta lo stronzo?» Ok! Credo che Adam abbia subito abbastanza il supplizio della voce starnazzante della gallina dalla fica d'oro.
O almeno è quello che crede mezzo campus, che invece di sentire la sua voce a papera, le fissano il culo rilegato in dei leggings, con una maglia corta sopra, per farsi ammirare le natiche.
Allungo nuovamente un po' il passo, e gli sono quasi vicino, mentre vedo Adam con la fronte corrugata, prendere un lungo respiro per ribattere.
Le sue labbra si schiudono di poco, ma per fortuna, o per disgrazia, arriva lo stronzo.
«Qualcuno mi cercava? Bambolina, sei uno splendore oggi.» Sono così sfacciato che mi permetto di regalarle un sorriso malizioso, e abbassare leggermente gli occhiali sulla punta del naso per squadrarla, mentre stringe le cosce e soffoca appena un risolino per il nomignolo.
Una gomitata di Adam, che mi osserva in tralice frastornato, mi fa intendere che non ha capito il mio gioco.
«Sì, ti cercavo. Mi domandavo perché mi hai lasciata sola alla nostra prima uscita. Credevo di non interessarti più.» Oh piccola Judith, usi la tecnica del broncio e battito di ciglia, per cui alcuni si inginocchierebbero a leccarti le tue Louboutin.
Il mio sorriso si allarga, dando una parvenza di un'iguana, e una risata calda gorgoglia fuori, mentre innalza il sopracciglio e Adam al mio fianco sembra ancor più stranito.
«Perché ridi? Ma che cazzo ti sei bevuto Bro'.» Mi apostrofa Adam, e vorrei dirgli: Il succo di tua sorella dalle dita. Ma cazzo! Non posso e non voglio pensarci rischiando un'erezione davanti a mezzo campus.
«Mi sorprendi, Judith. Sei molto intelligente.» Affermo sarcastico, osservandola corrucciare le labbra in una smorfia interrogativa.
«Non ti seguo.» Sembra appena approdata nel mondo reale, dopo aver visitato l'isola che non c'è.
Mi avvicino di qualche passo, allungando dolcemente una mano, per raccogliere una ciocca bionda e ondulata, sfogliandola tra l'indice e il pollice.
«Vedi...» Ci gioco ancora, mantenendo un tono volutamente basso ed erotico, sfiorandole il lobo con le mie labbra aperte in un sorriso da stronzo tronfio.
«Credevi bene.» La schiaccio moralmente di ogni sua convinzione e castelli fiabeschi, allontanandomi lentamente, per darle le spalle poiché è ancora inebetita e impalata con chiaro stucco.
«Stronzo.» Eccola, che mi grida dietro nuovamente, sgolando la sua voce da Guendalina del cartone Gli Aristogatti.
Mi aggiusto meglio la giacca, mentre avverto il passo frettoloso di Adam sulle mattonelle lucide, seguirmi all'interno dell'edificio.
«Non l'avevi chiamata per scusarti?» Domanda tra lo scioccato e la chiara predica che mi sta facendo, sulle buone maniere.
Gli rivolgo solo uno sguardo superfluo, con la coda dell'occhio, tirandomi su i Ray-Ban che tengono fermi i riccioli ribelli che solleticano la fronte.
«Era un'uscita, non l'ho mollata davanti all'altare.» Chiarisco lapidario, perché non ho bisogno di giustificarmi. Non me ne frega bellamente niente, ad essere sincero. Ho solo le immagini degli ultimi due giorni, più belli della mia vita da quando non c'è più Kyle, che mi rasserenano.
«Comunque, stasera Jordan da una festa...ci sei?» Cambia discorso, ponendomi gioioso la domanda, su una nuova festa a casa di qualche coglione. Conosco pochissimo i miei compagni di college, e sono all'ultimo anno quasi a fine. Il che lascia intendere che non ho mai avvicinato nessuno, se non qualche ragazza da fottere, e questo scapestrato a cui voglio troppo bene e odio mentire, ma devo.
«Ho gli allenamenti.» Mi scuso quasi con un'alzata di spalle, poiché ho promesso a Tyler che li avrei fatti stasera, supplicandomi di lasciarmi le chiavi della palestra.
«Non puoi saltarli?» Mi volto completamente verso di lui, poiché sa che certe domande non dovrebbe neanche sussurrarle, bisbigliarle, o lontanamente pensarle.
Sbatto pesantemente il pugno sull'armadietto, quasi a volerlo sfondare e sono convinto che i miei occhi siano due frammenti di vetro taglienti.
«Sai perfettamente che ambisco alle nazionali. Quindi la risposta è No. Non salterò mai nessun allenamento, per partecipare ad una festa di un mezzo coglione.» Sbotto iracondo, quasi divorando tra i denti le parole che mi escono piene di rabbia e dolore.
E mi sento stronzo nell'esatto momento che si passa una mano tra la folta capigliatura rossastra, per poi innalzare entrambi i palmi.
«Stai calmo J. Era una semplice domanda, cazzo.» Sento la sua voce stranita e alterata dal mio comportamento, come i tratti che gli distorcono appena il volto dai lineamenti dolci.
Sbuffo un sonoro respiro, che si perde nell'aria condizionata in circolo, e annuisco colpevole.
«Perdonami, Bro'. Ma...Samuel ci ha invitati nel fine settimana nella sua casa a Virginia Beach.» Esulto spavaldo, circondando il suo collo con il braccio, mentre le sue iridi nocciola si illuminano.
«Questo si, che mi piace, Bro'.» Ribatte euforico, mentre scoppio in una risata cristallina.
~•~•~•~•~•~•~•~•~•~•~•~•~•~
Oltrepasso la porta dello spogliatoio. La notte è il momento migliore che preferisco per allenarmi. Indisturbato. Mi piace essere così.
Nessuno intorno. Il mondo falso fuori.
Esisto solo io, le fasce, i guantoni e il sacco da boxe, in mezzo al Ring solitario come sono io.
Ho imparato ad ascoltare il silenzio.
Lui mi sa comprendere.
Lui non giudica.
Accetta le mie mille e più colpe, e me le riversa il giorno.
Quando il mondo falso è acceso.
Quando il sole mi acceca con i suoi raggi, come un riflettore puntato contro. Sotto torchio.
Mi passo le bende bianche, intorno al palmo e poi sul dorso, girandole intorno al pollice.
Guardo per un'ultima volta, un millesimo di secondo, il mio volto riflesso allo specchio.
I riccioli ribelli imprigionati dalla fascia nera che li tira indietro.
E mi rendo maledettamente conto, che prima il mio viso non presentava rughe. Avevo sempre la pelle distesa. Radiosa. Aperta in un sorriso vero.
Non è perché sono invecchiato di quasi tre dannati anni. È perché sono consumato dentro, e io vedo oltre. Ciò che lo specchio non mostra, io riesco a guardarlo.
Con una smorfia di disgusto, che mi arriccia le labbra, mi scanso dal riflesso e richiudo la porta dello spogliatoio, con un tonfo secco che fa vibrare le mura.
Ma sono solo. E nessuno sente la sofferenza.
Mi avvio a passi placidi, verso il salone buio. Con un gesto svogliato accendo l'interruttore, mentre chiudo gli occhi e ruoto il collo a destra e sinistra, per sgranchirmi i nervi accumulati sulla cervicale.
Sento i neon sfrigolare accendendosi piano, in un tremore che fa divenire la luce via via, sempre più forte.
Ma come riapro gli occhi, non mi aspetto. Non comprendo.
E mi stupisco con una pulsione che si scarica dal cervello a quello con cui penso ultimamente, sotto i pantaloncini corti, nel trovarla lì.
Fottuta come una Dea. Come la vorrei fottere.
Dannata. Bella. Sensuale. Lava.
Quei dannati capelli rossi come fuoco che mi brucia, sciolti e indomiti.
Scuote la testa all'indietro, per mostrarmi il collo invitante, che vorrei ricoprire di morsi, trasformandoli in lividi pallidi.
Vorrei sporcare quella pelle diafana, costellata da piccole efelidi, che bacerei una a una.
So che le mie pupille hanno risucchiato tutto il mio verde, nel trovarla lì e così.
Ma spero che da lontano non veda il rigonfiamento che mi fa tendere i pantaloncini, e la cappella che pulsa violentemente.
Non voglio che scopra che mi fa effetto.
Adoro vederla sotto il mio controllo, di una corazza con cui mi faccio scudo.
Non la puoi oltrepassare, Sky. Non te lo permetto.
Non lo accetto, e non lo consento.
Mi avvicino lento e pragmatico, studiato in ogni movimento dei muscoli delle gambe toniche, verso quella Dea focosa.
Ma non posso impedire al mio sguardo infuocato, di scivolare verso il suo corpo nudo.
Cristo!
Cazzo!
Dio!
Fanculo!
Ti diverti brutta stronza? Ti diverti Dea malata?
Ti piace vedermi duro?
Ti piace avermi in pugno? Io lo bramo il tuo pugno.
Non parla. Mi osserva e basta, con uno sguardo malizioso che mi dice silenzioso -Ora chi è K.O, Jackson? Ti ho messo al tappeto?-
Oh, piccola, stronza, Dea, Sky. Chi ti metterà al tappeto sarà il mio cazzo, dentro la tua fica fradicia.
Sento l'odore da qui.
Lo annuso come un malato. Un soggiogato mentale.
Perché le sue cosce snelle, sono aperte. I polpacci che stringono il sacco da boxe, dove le caviglie sono accavallate.
La fica spalmata su quel sacco nero e rosso, dove resterà permeato il suo fottuto odore dolce.
Il culo rotondo e sodo, appoggiato sulle corde bianche che delimitano il Ring.
I palmi pressati sul sacco, quasi ad abbracciarlo, e i seni sodi schiacciati sopra.
Ma posso già immaginare i suoi capezzoli appuntiti come sassolini, che perforano quel cuoio. E i suoi umori che sporcano esso.
Affosso appena il volto, verso il pavimento marrone, e con uno slancio con la schiena piegata, oltrepasso il Ring, facendo smuovere le corde. E di conseguenza il suo corpo oscilla, schiacciandosi maggiormente sul sacco da boxe.
«Ciao.» Mi saluta con scherno, piegando appena la testa di lato, con un tono caldo e seducente.
E vorrei fotterla seduta stante. Sentire i suoi ansimi e le sue preghiere, riecheggiare per tutta questa stanza, facendo di questo Ring, solo un luogo sacro in cui scopare senza pietà.
Perché io non ho pietà. No! Non più, Sky.
Ma tu aneli il pericolo, piccola Dea stronza.
Sorrido bastardo, incurvando le labbra lentamente, e mi passo il pollice sopra, strofinando quello inferiore.
«Sei venuta a prendere lezioni?» Rifaccio del sarcasmo, per non mostrarle la debolezza del mio corpo, nella vista del suo.
I suoi occhi da gatta, scivolano lungo il mio torace nudo, e la sento sospirare dolcemente.
Sospira. Respira. Perché dopo ti priverò di questo privilegio.
Soffocherai con il mio cazzo spinto dentro la tua bocca, da Dea stronza.
«In realtà...Sì. Mi affascinano gli allenamenti. Ero libera, e poi il portone era aperto, e stamattina mi hai detto che stasera ti saresti allenato.» Confessa con tono sensuale, muovendosi contro il sacco, come se fosse impalata sul mio uccello.
Quindi...Tu...Piccola stronza, credi di raggirarmi così?
Mossa sbagliata Dea infuocata.
Mi avvicino di più, misurando i miei passi, e alzo la mano, avvolgendo la catena di ferro fredda del sacco, che cigola appena.
«Sei una piccola stronza bugiarda. E sai come le zittisco le bugiarde?» Le pongo la domanda con tono basso e caldo, avvolgendo il suo corpo con il calore della mia voce.
La noto sussultare e reprimere un rantolo di piacere, con il collo che deglutisce in subitaneo.
«Io...»Ma le parole le si mozzano in gola, come il respiro, quando allontano con forza, il sacco da Boxe, facendolo cigolare pesantemente e rivelarmi del tutto quel corpo da fottere ogni singolo istante.
Ogni singolo respiro che avrò l'onore di donare al vento.
«Si che lo sai, Sky. E lo farai. Ora. Qui.» Rispondo assertivo, avvicinandomi a quel corpo infernale, che mi toglie la ragione. Che toglie a lei il pensiero.
E siamo solo sangue che pulsa. Carne che brucia. Voglia che esplode.
Abbandono i guanti, facendolo cadere sulla pavimentazione che riveste il Ring, con un tonfo, mentre si morde il labbro inferiore, poggiando le punte dei piedi a terra.
«Ti sei fatta tutti questi chilometri.» Sono caldo quando faccio la constatazione, e lei è focosa quando annuisce e si raccoglie con le mani in alto i capelli, rendendo quei seni ancor più sodi e succulenti.
«Primo passo per diventare un bravo lottatore: non farti distrarre da un corpo nudo.» Mi lascia notare, stappando con un rumore dolce le labbra da prima compresse tra loro.
Schiocco la lingua sul palato, allungando le braccia, per creare una barriera in mezzo al suo corpo che profuma di voglia, serrando forte le dita sulla corda, che si smuove appena, facendola aderire di più a me.
Dio! Che divinità sei, mia bella, Sky.
Accarezzo la punta del suo naso con il mio, mentre i nostri occhi si socchiudono dal piacere che proviamo.
Vorrei assaporare queste dannate labbra, che lasciano uscire sospiri che mi frantumano la ragione.
«Non mi faccio distrarre da dei corpi nudi...» Le soffio penetrante, colpendole le labbra con il mio respiro, per poi leccarle il profilo, facendole piegare la testa lateralmente.
«Almeno che non sia il tuo. Allora, sì. In quel caso sono distratto.» Ammetto rauco, baciandola sotto l'orecchio, e il suo sussulto di aggrado per le mie parole, mi fa tirare dolorosamente sotto.
I miei baci si fanno insistenti, su questa pelle di seta, pallida e fresca. Le sue mani corrono dietro alla mia nuca, e le mie invece scorrono sulle corde, fino a raggiungere le sue natiche, e sollevarla di peso con un suo gridolino di sorpresa felice.
Faccio leva, spalmandola completamente addosso a me. L'attrito del suo corpo nudo con il mio vestito, mi infastidisce. Vorrei sentirla come ieri mattina. Due corpi nudi, che vogliono incollarsi.
L'adagio dolcemente sulla pavimentazione, piegandomi lentamente, per distenderla e sovrastarla con il mio corpo.
Vedo la sua schiena inarcarsi per il contatto con il freddo, e i miei palmi scorrono sul suo corpo, per riscaldarla.
Li faccio scivolare placidamente, lungo i suoi fianchi, per salire verso il profilo dei suoi seni che mi invitano a cibarmi.
Il velo della lussuria copre il suo azzurro luminoso, rapendomi completamente, e come se lo sapesse le sue braccia si sollevano sopra la sua testa.
Silenziosa mi dice "Divorami." Ed é un invito troppo peccaminoso per rifiutare.
Il mio ruggito interiore, sgorga fuori intasato dall'eccitamento che mi tende sempre di più lì sotto, e il volto si abbassa per racchiudere tra le labbra un capezzolo. Lo gusto sulla lingua che lo lambisce, lo lava con la saliva. Lo frusta con un colpo di lingua. Lo indispettisce con un morso, facendola gemere tra il dolore e il piacere, mentre i miei polpastrelli della mano destra, si conficcano sul profilo della sua coscia, portandola a circondarmi il bacino.
Osservo dal basso la sua espressione.
Come si tortura il labbro tra i denti.
Le dico nel silenzio: -Non mi basta. Voglio la tua venuta, sulla mia lingua.-
E lei lo capisce, si muove incontrollata, sfregando l'intimità su i miei pantaloncini.
Sono affamato di questo corpo, che si offre, per lasciarmi banchettare.
Sarà la mia rovina, tra un cumulo di rovine che già mi porto appresso.
Seguo con la lingua il suo ventre che si contrae, lasciando scie di saliva, alternate a baci e morsi su i fianchi, ma é quando arrivo vicino alla fonte, che il mio olfatto rinasce.
Mi rigenero nel sentire quel profumo celestiale.
Il mio bacio più dolce, si deposita sul suo monte di venere, e le sue cosce si spalancano, abbandonandosi con un ansimo che le alza il mento in alto, tra le labbra serrate.
Mi muovo come un serpente, per strisciare più giù, e ora il mio naso é proprio tra il fulcro del suo piacere, che allargo senza gentilezza con le dita, sorridendo di soddisfazione.
Ammiro la sua voglia biancastra, depositata lì tra quel rossore in attesa di essere leccata, e sporcata nuovamente.
Un rivolo le cola sul clitoride, facendomi perdere il contatto con il mondo terreno.
Non posso non parlare. Non ci riesco.
«Sky, giuro che quando ti entrerò dentro, lo farò così piano, che dovrai soffrire, perché...cazzo! Hai una fica da onorare in ogni modo possibile, e questo é solo uno dei modi.» Affermo intenso e con le corde vocali smorzate dalla voglia.
Ma non le lascio il tempo di apprendere le mie parole, o di guardarmi più del dovuto, poiché come un'animale, le mie labbra le circondano il clitoride, succhiandolo con una goduria mai provata.
Potrei venire così, Dio!
Solo a succhiare il suo sapore divino. Il sapore di una Dea, che ansima senza ritegno, sul mio palcoscenico.
La frusto con la mia lingua avida, penetrandola a poco, con movimenti rotatori che le toccano tutta la parete vaginale. Le porto via il succo, per lasciarla pulita, quando me lo donerà in bocca.
Ho una voglia pazzesca di sentirla venire sulla mia lingua, che mi distrugge.
«mmmh.» I suoi gemiti delicati e a tratti violenti, scuotono il mio corpo messo a dura prova. Non so dove trovo la forza di non sbatterla come Dio comanda.
Ringrazio il mio autocontrollo, per non sfondarla con colpi violenti e bruschi, schizzandole il mio sperma ovunque.
Artiglio i suoi fianchi con possesso, tenendola più ancorata e ferma, con la fica spalancata maggiormente, che lecco e mordo, lasciandole pregare un Dio che non é qui.
Avarizia. Solo questa parola splende nel mio cervello. Dono tutta la passione in questo cunnilingus.
Sono lento. Divento più avido. Sfrego dolcemente le grandi labbra, mentre le sue ginocchia tremano.
E chiudo gli occhi, rapito da ciò che le faccio.
Le stimolo la vulva, per aggiungere le dita allargandola per andare più a fondo con la lingua che raccoglie quel piacere e lo fa suo.
«Oh Cristo!» Le parole diventano urla che si spezzano in gola ma riecheggiano tra queste mura, e so che non potrò più allenarmi, senza pensare a ciò che sto compiendo.
«Jack...Oh, sì. Dio, stupendo.» Sì. Sei stupenda. Hai fottutamente ragione Dea.
E non sono contento. Le mie dita si muovono come la mia lingua, il mio corpo trema per farla arrivare a me. Devo entrarle dentro e non uscire mai più.
Esco per darle dei baci morbidi. Le soffio il mio respiro. E i miei occhi si alzano lenti verso i suoi. La mia lingua passa tra quella bontà mentre mi guarda, e il mio pollice le stimola rotatorio il clitoride. Ed é lì che la vedo spalancare la bocca. Emettere un sussulto silenzioso, e nello stesso istante riversarsi sulla mia lingua che accoglie il succo di una Dea dannata, e riversarsi nei miei occhi accesi di passione fiammeggiante.
Lascio che si svuota e scuota, con il respiro in affanno che le solleva il petto.
Sento la lingua prosciugata e la mascella dolere appena, ma ne é valsa la pena.
E forse sembro stupido, ma é la prima donna a cui porto a termine il cunnilingus.
Io voglio solo il mio piacere, ma quando entra in gioco Sky, esiste il suo perché diventa il mio.
Ma comunque ho il cazzo gonfio, teso e bagnato.
Mi ergo in piedi, vedendola portarsi una mano sul cuore per placare i battiti, mentre sorrido da bastardo, strusciando un palmo sul mio rigonfiamento troppo evidente.
Sembra una tenda canadese, porca puttana!
«Per una cosa che dai, un'altra si riceve.» La canzono goliardico, dove i suoi occhi lucidi si sbarrano, riprendendosi a poco dalla trance.
Allungo una mano verso la mia Dea. Il suo posto é distesa se sono disteso. In piedi se sono in piedi. Mai sotto di me...eccetto il caso citato prima.
Allunga la sua mano affusolata, e a fatica si lascia trainare su, sbattendo sul mio petto il suo corpo, che racchiudo con un braccio attorno alla sua vita.
Lascia che le mie dita le tolgano ciocche dal viso, portandole dietro l'orecchio, mentre i nostri occhi non dicono nulla, ma si guardano.
Si osservano. Si scambiano anche loro effusioni che non farei con altre.
«Sono riuscito a farti rimanere zitta...oh almeno a non mentirmi, se non a supplicarmi.» Il mio tono beffardo le fa roteare gli occhi con divertimento che le stende le labbra polpose, per poi sbuffare.
«Te lo concedo.» Replica lasciva, prostrando i polpastrelli, per accarezzarmi la ricrescita con gesti delicati, soffermandosi sulla fossetta.
Ma non è quello che mi fa gemere, ma la sua mano nascosta da bastarda, che si intrufola con malizia oltre il pantaloncino, trovando subito il mio cazzo in tiro, senza la barriera dei boxer.
«Sei una stronza.» Mormoro a corto di fiato, nel bearmi delle sue dita che si stringono attorno al mio pene, e mi lascio cadere i pantaloncini, fino alle caviglia, per sentire la cappella strusciare sul suo basso ventre.
Un sorriso sfacciato le fa brillare il volto, mentre ora mi tasta i pettorali con le mani, guatandosi i miei quadranti attraverso la maglia, per inoltrarsi anche lì, toccando la mia pelle calda e tonica che la fa sospirare ancora.
«Ti rendo il favore.» Sussurra suadente sulle mie labbra, e non so se mi bacerà. Ma non lo fa, porta la fronte contro la mia, per osservare le mie iridi che si appannano mentre lo lascia scorrere con dolcezza, scappellandolo senza farmi male. Il pollice che spande il liquido sulla cappella, dedicandosi anche ai testicoli che sono il mio punto debole.
Gemo sul suo viso arrossato, che nasconde il colore reale delle efelidi, e non so più dove mettere la mano libera.
Voglio carezzarle la guancia. Inoltrarla tra i capelli, e lo faccio. Li raccolgo e li strattono lasciandola senza fiato, schiacciando le mie labbra sul suo lobo.
«inginocchiati.» Non ho tempo per farle leggere il mio silenzio. Non me ne frega un cazzo.
Ho voglia di venire, ma non verrò sulla sua mano. Oh, no. Voglio sporcarle quella bocca da Dea stronza che si ritrova.
Amo che non si lasci supplicare, ma scende giù, senza lasciare la presa. I suoi occhi mi osservano dal basso, e si, lo so. Sta decisamente meglio in basso, e io che la guardo trionfante dall'alto.
Le sue labbra si avvicinano ai miei testicoli, e so che sto per morire o pregare io adesso, mentre le succhia con maestria.
Cazzo! Superba.
Fa scorrere la lingua sull'asta rovente e dura come acciaio, e mi dispiace che non mi abbia fatto un Fellatio completo.
Ma può giurarci che la riporterò lì, così, cazzo!
Le sue labbra accolgono il glande, roteando dolcemente la lingua, per poi lasciarselo scivolare in bocca.
Sento dei brividi di freddo che mi percorrono la spina dorsale, divenendo scariche di eccitazione potenti, quando la spingo contro, per buttarglielo in gola, e ritrarla appena.
Sono io ora che detto il ritmo.
Mi prendo il piacere. Lo cavalco. Lo esigo tutto.
Mi ha portato allo stremo, e ora ne paga le conseguenze con aggressività.
Gemo di un piacere estremo, che mi colpisce con fitte violente.
La sento mugugnare, e i denti strusciare appena ma non mi fanno male.
So che ho una circonferenza notevole, ma so anche che sto per esplodere mentre si aiuta con la mano, e stimola con l'altra i testicoli.
Getto un'ultima occhiata alla sua bocca che mi circonda il cazzo, ed è troppo da sopportare vedere come lo lascia entrare e uscire, da quella caverna umida e calda.
I suoi occhi mi trovano, e le mie dita lasciano la presa forte dai suoi capelli, per carezzarla.
"Ti venero, mia Dea." Le faccio leggere, e il suo ultimo colpo di lingua che ruota attorno mentre lo lascia scorrere, mi fa contrarre le palle. L'asta diventa più tesa dentro la sua bocca, e con un gemito graffiato mi riverso con fiotti bollenti dentro la sua cavità, che da oggi diventerà la mia preferita, prima di avere quella a cui ambisco.
Il suo collo si distende ingoiando tutto, e come prima l'aiuto a rialzarsi mentre sorridiamo.
«Grande lezione.» Mi beffeggia sfacciata, mentre le strizzo una natica.
«Un allenamento faticoso, signorina Sky.» La mia battuta è preceduta dalla sua lingua che si lecca il labbro inferiore, e siamo consapevoli che anche dopo tutto ciò, non possiamo non provocarci. Siamo noi. E non lo cambierei mai.
La vedo oltrepassare il Ring, e correre per prendere i suoi vestiti, mentre mi aggiusto i pantaloncini e raccolgo i guantoni.
«Vestiti. Andiamo a mangiare qualcosa, e vieni a casa con me. Non ti lascio tornare da sola.» Le intimo assertivo, mentre si volta a metà volto, sbattendo le ciglia.
«Vado da Caroline, comunque.» Ribatte piccata, come se i miei ordini la infastidissero.
«Ti voglio io.» E forse questa la mette Knock-out, poiché spalanca le labbra, ma le richiude subito, lasciandola vestirsi per farmi una doccia.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro