•Capitolo 31•
/Jackson\
Corriamo quasi, picchiando con la suola delle scarpe l'asfalto.
Svanisce l'uscita con Judith.
Svanisce anche la promessa fatta ad Adam, che si disperde tra le nuvole grigiastre nel cielo.
Tre mesi senza Sky, sono stati laceranti. Mi sono ucciso di seghe, nel pensiero delle sue labbra polpose. Del suo profumo di dannazione sensuale. In ogni momento. Ogni dannato istante. Bastava figurare la sua chioma di fuoco, e neanche i luoghi meno consoni, tenevano a bada il bisogno impellente di toccarmi.
Anche tra i banchi del college. Mille ragazze a guardarmi, ma io vedevo i suoi occhi nella mia testa, e il resto non esisteva.
Proprio mentre prende posto sul tessuto del mio pick-up e inserisco la chiave in modo frenetico nel nottolino, so che stiamo commettendo un'errore madornale, in cui tutti pagheremo delle conseguenze.
Allora perché lo sto facendo? Non riesco a farne a meno. Questa é la reale dedizione.
Bramo Sky. Io l'anelo. E magari domani rifilerò una stronzata ad Adam, una in cui mi sentirò un vero stronzo, ma ora lei mi acceca impaziente con quelle iridi torbide di oscure voglie che voglio appagare, e parto.
La tensione sessuale dentro la vettura é palpabile. Nessuno di noi due accenna a parlare. Tengo salde le dita attorno al volante, che smaniose prudono per toccare la sua pelle di porcellana.
Dannata, aggrava il mio desiderio, e più grave é il mio cazzo che subisce un fremito, al che tra poco sarà nuda e distesa. Ansimerà sotto di me, per me, e allora accelero.
Supero ogni limite, proprio come sto facendo con la Dea che lascia uscire sospiri, che dentro la mia testa figuro in ansimi, e la patta tira di più.
Quando scorgo la fattoria, so che al prossimo incrocio ci sarà casa sua, e con una manovra brusca svolto.
La ghiaia stride sotto le ruote, che si immettono nel selciato, mentre il buio ora ci oscura, dove la luna ci dona conforto.
Siamo nel mondo vero. Sono dove voglio essere.
Giro la chiave nel nottolino, per spegnerla, e il motore sotto di noi si rilassa.
"Dì qualcosa" Impongo con l'affanno a me stesso.
Giro di poco il volto, nel notarla affondare i denti in quella morbidezza inferiore, tra agitazione e disagio, con le mani rilasciate in grembo.
É dannosamente, bella. E se non scendiamo da questi cazzo di sedili, ho paura che commetterò l'errore di scoparla subito e brutale.
Ma voglio andare per gradi. Ogni giorno scoprire cose nuove. Farla impazzire, al tal punto che nella sua piccola testolina, non brilli altro che il mio nome.
«Scendiamo?» Sono io che rigido, impartisco questo comando. So di sembrare rozzo, ma mi sento troppo su di giri, per curarmi del mio tono.
La sento sussultare impercettibilmente, e sembriamo tornati al giorno che la sorpresi a fissarmi inebetita a casa mia.
«Uh, sì.» Mormora in un sibilo, quasi un dolce fischietto che risuona nel vento, quando scendiamo e ci sbattiamo con un tonfo gli sportelli.
Avanzo a passi sicuri, verso il porticato di casa sua. Noto che l'ha ritinteggiato, ma non credo sia un inizio di conversazione.
Eravamo così sicuri in quell'angolo, che ora abbiamo perso tutta quella scioltezza, perché sì, le parole dicono tanto, ma quando stanno per accadere i fatti, il tuo corpo subisce un rimescolio.
Ma che fossi maledetto, se avrò dei ripensamenti, o miseri rimpianti.
I suoi tacchi affondano nel selciato, e la lascio salire i primi scalini, per aprire la porta, dato che in mano oscilla le chiavi, dove i ciondoli tintinnano.
Il cigolio viene accompagnato dal mio ultimo passo, e dal Clic, che emette l'interruttore, donandoci subito una luce neutra.
Si sfila la giacca in pelle, come me, e l'abbandoniamo ripiegate, sulla testata del divano incelofanato.
Mi guardo attorno, e annuso l'odore forte di pittura, come il secchio pieno di vernice, accatastato all'angolo.
«Vuoi qualcosa da....bere?» Mi volto verso la sua domanda esitante, ferma sull'arco a muro dove vi é il vano cucina, e lento la raggiungo, mentre scuoto la testa come diniego.
«Non é quello che voglio.» Sussurro penetrante, vicino al suo corpo, che si arrende, quando alzo la mano e con le nocche le carezzo il profilo del viso ovale.
«E cosa, vuoi?» Sta giocando, ma sa bene cosa voglio, e cosa vuole. Si é messa nei panni della verginella, per poi sfoderare la donna insaziabile che é in lei.
É così che vuoi fottermi, Sky?
Non sarà un gioco semplice, mia sensuale, arrapante, scopabile, Dea.
Abbasso appena il mento, per girare il volto e sfiorare con il naso il suo collo, dove assorbo l'odore. Un dolce ansito che le scaturisce, mi fa grugnire internamente, e mi mantengo saldo per non impararla su questo muro sporco di pittura fresca.
«Te. Nuda. In. Mio. Completo. Possesso.» Le rivelo caldo come il mio fiato che soffia sul pendio del suo collo esile, e non serve altro, se non le mie dita che trovano ancora arrendevoli le sue.
Non c'è bisogno che le dica dove andare.
Saliamo le scale con la voglia che ci colpisce ogni terminazione.
Giriamo a destra, giunti sul pianerottolo, e vedo quattro porte chiuse.
Mi ricordo che per la mia permanenza andai nell'ultima infondo, ma invece lei mi sospinge verso la terz'ultima, davanti alla porta del bagno spalancata.
Mi lascia per un secondo le dita, e sento tra le mie incanalature del sudaticcio.
Le sue dita tremano su quella maniglia, e non mi spiego il motivo.
Un sospiro teso, abbandona le sue labbra.
Vedo il tremolio che le smuove le gambe, e il suono che emette per ingoiare le bile, prima di farsi forza e aprirla.
Un fascio di bagliore lunare, spacca nettamente l'oscurità fittizia della camera, mettendo in luce solo il grande letto matrimoniale.
Vedo nella semioscurità il suo indice allungarsi, per accendere l'interruttore, ma prontamente serro le mie dita attorno al suo polso fine, facendola sussultare.
Ho la sua schiena a pochi millimetri dal mio petto, e i capelli raccolti lasciano la sua nuca esposta al mio fiato bollente.
«Non accenderla.» La voce che mi graffia le corde vocali, é quasi un'ordine.
Quello che accoglie e annuisce.
Fa un passo lento per avanzare dentro, e l'aria viziata s'infiltra come filo spinato nelle mie narici.
Si ferma solo ai piedi del letto, mentre io mi sposto lungo la parete, per stare nel punto buio.
La sua pelle viene baciata da quello spicchio che filtra dalla finestra senza tende, ed é eterea.
Non avrei altre parole per descrivere, la sua bellezza sconfinata.
«Spogliati.» Le intimo secco, e il suo volto scatta dalla mia parte, notando i suoi occhi sgranarsi.
Cristo! Sarò sembrato un vero stronzo.
Quindi ci riprovo.
«Voglio osservare mentre ti spogli. Fallo...lentamente. Fammi gustare ogni squarcio, prima di rivelarmi ciò che ho mille volte sognato.» Mi fermo con un respiro che mi mozza l'aria nei polmoni, ma riprendo con l'ultima frase.
«Il tuo corpo nudo e sinuoso, davanti a me.» Stringo i pugni come quando sono al centro del Ring, per impedirmi di andare davanti a lei, e ridurre a brandelli ogni pezzo di stoffa che cela quel velluto che si trova come pelle.
Un dolce verso intriso di voglia, sboccia da quelle labbra che si schiudono, e le iridi si fanno intense come l'oceano di notte.
Le sue spalle si raddrizzano di più, e un sorrisetto malizioso, incornicia il suo viso.
Le mani corrono subito al pantaloncino di pelle, e la mia schiena si poggia al muro, come sostegno.
Resta difficile non parlare, ma rientra tra le regole, e forse ora amerò ancor di più il silenzio.
Il bottoncino esce dall'asola. La cerniera scorre con una lentezza che mi disarma, e con estrema flemma lo agguanta, tirandolo dolcemente giù, incurvandosi appena.
Ed é lì che già mi sento bruciare le viscere.
Poiché si erge di nuovo, e quelle calze da cui si intravede il perizoma nero, mi mandano il cervello sul lastrico.
I tacchi scalciano lontano il pantaloncino, e ora la vedo accarezzarsi i fianchi sinuosi, puntando lo sguardo dentro il mio torbido come foresta pluviale.
Ogni animale che si trova lì, sono sicuramente io in questo momento.
Sono un serpente. Un'iguana. Un giaguaro. Leopardo.
Le dita affusolate, stringono i lembi del top, e sempre con calma, senza fretta alcuna, lo incomincia a sollevare.
Il ventre piatto, che la luna bacia.
Il piccolo ombelico, proprio nel centro.
L'addome. Il costato.
Sale più su e sono talmente concentrato, da non notare che la già tirata via, lasciando schizzare fuori i seni senza alcun reggiseno a proteggere quei capezzoli piccoli, rosei e perfettamente rotondi che si ergono fieri puntando verso di me.
Il languore che mi formicola il palato, dove la saliva si azzera, e il cazzo tira. Tira così tanto che sfonderà la cerniera nel vedere quelle rotondità sode e perfette.
«Cristo.» Lo biascico a corto di fiato, me lei mi sente e come se fosse divenuta una pantera, si porta l'indice sulle labbra, mentre le mani sono in procinto di tirare giù quelle calze, che ora strapperei.
«Shhh.» Dio, sì. Sei proprio il più bel sogno erotico, che potessi desiderare, Sky.
Tu sei il mio desiderio.
Tu sei mia.
La Dea che mi fotterà, e che fotterò a suon di colpi netti e rudi.
Mi da le spalle, scoprendo metà di quelle natiche sode e lisce, dove affonderò i polpastrelli che prudono disumanamente, per poi mettersi a sedere e allungare una prima gamba snella.
Si sfila un tacco, per srotolare con audacia e lentezza, la calza da una parte, e poi dall'altra, e come vedo che si rinfila i tacchi la blocco.
«Non infilarteli. Una Dea non ha bisogno dei tacchi, per stare in alto.» Ogni parola mi scava la voce rauca, e non so ancora quanto resisterò.
Vedo il suo perizoma striminzito e nient'altro.
Ogni pensiero sul suo corpo, non potrebbe essere perfetto come la realtà che mi si é palesata davanti a queste iridi che sprigionano fuoco e delirio.
Mi da nuovamente le spalle, e quel filo che le spacca le natiche, é troppo perché io stia qui, immobile e succube di lei.
Mi avvicino lento. Silenzioso.
E con uno strattone che non credo possibile, appena arrivo a pochi passi da lei, si strappa il perizoma, che cade a terra floscio.
Oh cazzo!
Vorrei schizzare fiotti bollenti su questo culo a mandolino, e spargerlo come crema, per farglielo restare permeato sulla pelle il mio sapore.
L'esatto momento che si porta una mano dietro, a sciogliersi i capelli, vedo la cascata di fuoco spargersi sulla sue scapole, e l'odore di ciliegia e gelsomino, mi fanno cadere in ginocchio.
Le dita si stringono attorno alle sue caviglie, e un sobbalzo la prende alla sprovvista, girando metà volto.
Alzo le iridi pregne di desiderio, verso le sue velate, che mi guardano dall'alto come la Dea che é.
Un sorriso sfacciato, arriccia l'angolo delle mie labbra, che si chinano subito per poggiarsi sulla sua caviglia.
Ne bacio una, poi l'altra.
Salgono come i miei polpastrelli che la venerano, lasciando impronte infuocate, che la fanno ansimare, mentre lecco entrambi i polpacci.
Il suo sapore dolce, mi inebria i sensi.
Voglio assaporarla tutta.
Cibarmi di lei e non chiedere altro cibo.
Bere il suo nettare, e nessun altro liquido.
La libidine mi cattura, e salgo più su, dove le mani si aprono e salgono con vita propria.
Si poggiano con grinta sulle sue natiche, e i polpastrelli le stringono voraci, allargandole.
«Jack...» Il mio nome viene sospeso dalle sue labbra, con un mio grugnito esasperato, e la lingua implacable, corre su quella piccola fessura, che un giorno verrà riempita dal mio cazzo.
Ma non oggi. Oggi é la mia lingua che si appiattisce, e segue la linea della spaccatura con maestria, facendomi assaporare un po' di liquido che le sta colando dalle grandi labbra.
Celestiale.
Fottutamente buono.
Salgo fino alle fossette di venere che lambisco, per poi discendere, e soffermare la punta della lingua, sul suo buchino.
«Allarga le gambe.» Ordini su ordini.
Non sono gentile. Sono voglioso.
Sbatterò questo corpo fino allo stremo, in ogni modo che conosco.
Lei esegue, e geme di piacere, reclinando la testa all'indietro, nel sentire la mia lingua che penetra e le viola quel punto.
La ruoto dentro, appropriandomi del suo sapore, mentre le dita corrono a sfiorarle il monte di venere.
«Oh...sì...» Le sfugge sensuale, allargando ancor di più le cosce snelle, mentre le do un'ultima lappata, e mi ergo sopra di lei.
«Girati, Sky, e spogliami.» Voglio sentire le sue mani scorrere fameliche sul mio corpo.
L'erezione che non controllo più, che resta schiacciata dentro la patta.
Le sue iridi lucide, mi guardano con ardore, e vedo il suo labbro inferiore gonfio.
Se l'è morso con foga, e il mio pollice si allunga, per carezzarlo.
Osservo ammaliato, i suoi occhi socchiudersi e le labbra aprirsi appena, catturandomi con la lingua il pollice, dove ruota la lingua.
«Dio, non fare così, Sky.» La supplico roco, perché voglio procedere per gradi. Portarla ad un livello in cui mi supplicherà per sfondare la sua fica glabra. Posso sentire l'odore da qui, ed é così intenso che vorrei di nuovo inginocchiarmi e succhiarle il clitoride che gocciola.
Riapre gli occhi, con sguardo birichino e seducente, rilasciando con un risucchio, che immagino sulla mia cappella che si sporca di liquido, il pollice.
Quello che mi porto sul mio labbro inferiore, spargendo la sua saliva.
Lo stesso che succhio io, e riporto a spalmare il mio sapore sul suo.
«Assaporami.» Le sussurro intenso, vicino al suo volto arrossato, e la vedo leccarsi il suo labbro, come me, assaporandoci senza baciarci.
E non so cosa innesca in lei, ma le sue dita si serrano forte su i lembi della mia camicia, e con uno strattone da ambedue i lati, mi strappa i bottoni che cadono come grandine a terra, picchiettando e rotolando sulle mattonelle.
Le mie iridi si mischiano alle sue, e leggo solo passione accecante.
I polpastrelli sfiorano le clavicole, spingendosi oltre per sfilarmi la camicia che cede al suolo, lasciando le sue dita, formicolare sul mio petto.
Vorrei chiudere gli occhi sotto il suo tocco magico e delicato, ma non riesco a distogliere lo sguardo dal suo volto sfigurato dalla voglia che ci possiede.
Tastano i pettorali, i quadranti tesi, che gusta millimetro per millimetro.
Noto che osserva i tatuaggi, ma ringrazio che non chieda.
Ecco il bello della regola. Non parlare.
Scivolano su gli addominali obliqui, solcano la V e si soffermano a giocare con il bottone dei jeans.
Aspetta un mio cenno, e la mia mano corre sulla sua, per fermarla.
«Sdraiati.» Mi esce talmente caldo e ricco di intensità travolgente, che il suo sospiro che mi dona, lascia me ammutolito.
Gira le spalle e felina, si mette a carponi sul letto, facendo sì che le mie mani aprono subito questo dannato jeans, dove il cazzo teso scoppia nel vedere il culo rotondo muoversi e ancheggiare a quattro zampe.
Dio, come vorrei fotterla così ora.
Forse neanche se ne rende conto di quanto sia, maledettamente sensuale, mentre si volta e si stende nel momento che anche i miei boxer cadono giù, rivelando il mio cazzo duro che punta verso di lei.
Le sue pupille si dilatano oltre misura, cadendo sul mio membro, e sento quasi come se lo accarezzasse, accrescendo ancor di più la fame di lei.
Un ansimo carico di lussuria, si ciba delle sue labbra, serrando un secondo le palpebre, per non sopperire a chiamarmi a se.
Le mie dita, si chiudono attorno alla base per darmi sollievo, e un gemito mi schiude e tuona nel silenzio, quando lo strattono in basso, per mostrarle il liquido che cola dalla piccola fessura, sul glande rosso e gonfio.
É così assorta, che potrei farmi una sega ai piedi del letto.
Ma muoio quando le sue cosce da prima serrate, si aprono dolcemente, mostrandomi il frutto proibito della dannazione. Rosa scuro. Gonfio. Liscio.
«Sky.» Ruggisco il suo nome, mentre le sue braccia si stendono in alto, oltre la sua testa, chiudendo le dita attorno alle sbarre ondulate della testata in ferro battuto beige.
Al contrario le mie si aprono una ad una, e salgo sul letto, piazzandomi con una gamba tonica in mezzo alle sue cosce snelle, e una di lato.
I nostri visi sono allineati, e lo sguardo é lo stesso, di chi aspetta questo istante da troppo tempo.
«Dimmi la tua intenzione.» Ora é lei che cacciatrice e abile, mi intima di rivelare ciò che voglio farle.
Incurvo un angolo delle labbra, innalzandolo con fare bastardo e arrogante.
«Non credo che lo farò, mia dolce, bellissima Dea.» Ribatto vibrante, quasi sfiorando le sue labbra che si inumidisce con fare sensuale e persuasivo, mentre dei riccioli mi cadono a solleticarmi la tempia, quando abbasso la fronte.
Le mie labbra si protendono sul suo collo, che rabbrividisce e si mostra di più, per facilitarmi l'accesso.
Le lascio piccoli baci roventi. Dolci leccate. Avidi morsi, che la fanno gemere e scuotere quella distesa di fuoco, ch si adagia sul cuscino bianco e immacolato.
Il sapore salino mi manda nei pazzi, mentre la lingua procede giù, dove i capezzoli turgidi aspettano che le mie labbra di schiudano su di essi, e li lambisco succhiandoli dolcemente.
«Mmmh...» Il suo verso di goduria a labbra serrate, é il suono più sensuale che abbia mai sentito in tutti questi anni.
Ruoto la lingua su quelle piccole perle rosee, facendoli indurire ancor di più.
Un mio palmo resta aperto sul materasso, mentre l'altra mano, le sfiora il ventre che si tira indentro.
Sento quanto sia calda. Si veste di brividi che le procuro, e la mia erezione le pigia sul fianco, facendoci seccare la salivazione.
Mi muovo docile più giù, creando cerchi sul suo monte di venere, dove si morde il labbro con foga, e respira dalle narici che si dilatano, ad ogni sfioramento.
Sfrego il mio cazzo su di lei, tormentandoci in questo delizioso gioco, appena iniziato.
«Ti desidero.»Lo sussurro così piano, così sincero, così vero che neanche mi rendo conto che i miei pensieri sono usciti dalle mie labbra.
Ma lei é troppo presa, e forse non lo sente, ma sono sicuro che avverte molto bene, il mio indice che passa per tutta la lunghezza delle sue labbra, facendole sfuggire un ansimo rotto.
«Ah...sì, toccami.» Dannazione. Dannazione. Dannazione.
E lo faccio cazzo!
Spingo l'indice tra quelle labbra schifosamente umide, e appena penetro nella sua grotta, sento il liquido che ricopre il mio dito, facendomi portare le labbra a morderle il capezzolo per soffocare il gemito gutturale che emetto.
Voglio sentire solo i suoi.
E li sento uno dietro l'altro, come una sinfonia sporca e perversa, quando aggiungo il medio e la invado fino alle nocche.
Ed é stretta. Adorabilmente stretta, ma non esageratamente. Come piace a me. Così arrendevole. Si schiude di più. Mi stritola a tratti, e io affondo, ruoto le dita. Con il pollice le titillo il clitoride gonfio, e il suo bacino si muove incontrollato venendomi incontro, scappellandomi il cazzo ad ogni movimento.
«Merda!» Grugnisco fuori controllo, con un suono baritonale, mentre le dita dei suoi piedi si arricciano, e la sua schiena si inarca per offrirmi ancor di più quel seno magnifico che brilla della mia saliva.
La luna ci abbaglia. La notte ci consola.
Mi sporco un terzo dito con il suo nettare, che succhierò via, accanito.
Mi adagio in ginocchio, togliendo la mano dal materasso, per portarla davanti alle sue labbra schiuse dal piacere.
«Leccami il palmo.» Sono grezzo, mi ha tolto ogni facoltà di pensiero. Il suo odore di fica mi sta facendo raggiungere livelli impensabili.
Non sono mai stato tanto eccitato per nessuna.
Vederla persa nel godimento che le danno le mie dita insaziabili, mentre la sua lingua disperata mi lecca il palmo, sono meglio di qualsiasi sesso con ogni altra ragazza avuta prima di lei.
E non mi sto pentendo. Non mi pentirò neanche domani, di questa nostra folle attrazione.
Voglio cadere. Io voglio cadere, Sky. Forse sono già caduto da tanto tempo.
Forse ci rimarrò.
Ma adesso non me ne frega un emerito cazzo.
Sento la sua saliva sporcarmi il palmo, e appena tolgo la mano i suoi ansimi ritornano a deliziarmi i timpani.
Non resisto più.
Serro la mano sporca della sua saliva, attorno al mio cazzo che duole.
Lo sento caldo e duro, vibrare attorno al mio pugno, mentre lo sbatto con forza.
Voglio raggiungere il culmine con lei.
Ruoto di nuovo le dita, le affondo dentro fino a dove mi é possibile, mentre sento il suo liquido gocciolare ovunque.
«Oh...oh Dio, Jackson...io....ah...» E quando ansima bassa e vogliosa il mio nome, sono arrivato al punto di non ritorno.
Il verso che risale dal petto, mi fa tendere le corde vocali, e me le graffia come tagli netti, é il finale di un godimento, prima di sentirla stringersi attorno alle mie dita.
Sento la sua fica contorcersi. Le mie palle si appesantiscono. L'asta che pompo diviene roccia, e i nostri ansimi accompagnano il mio schizzo sul suo sterno, mentre lei si lascia andare sulle mie dita, con le iridi che trovano le mie, aprendosi totalmente a me.
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