Capitolo 1:
Brillavano i lumi della città, lontani dalla perpetua tediosità del ghermirsi del nulla; le spighe scolorivano e già si profilava la notte in campagna.
Le nubi scappavano, i prominenti fabbricati di cemento e solitudine solleticavano le stelle. Il silenzio mi stava stringendo la trachea.
Faceva freddo. Troppo. Tremavo, perché il nulla sorrideva nei meandri bui di quella spelonca chiamata testa. Nessuno mi era accanto. Non avevo bisogno di salvarmi da altri, ma da me stesso. Forse volevo solo una consolazione, una persona che mi dicesse che tutto andava bene. Forse ero solo un egocentrico del cazzo. Forse solamente un miserabile fallito. Nessuno mi era accanto. Fanculo. Mi prendeva a frustate l'angoscia. Ammutolivo e mi rinchiudevo in me. "Non farlo" mi suggeriva mia madre. O almeno l'avrebbe fatto. "Non serve a niente nascondersi in sé stessi".
Zitta! Urlavo, più forte del vento. Ascoltami! Si voltava e mi ignorava.
Aprii gli occhi. Come cazzo mi ero ridotto?
Mamma, perché non me l'hai detto quando avresti potuto? Rispondimi! Rispondimi, cazzo! Non mi accontento dell'epigrafe che sorride, né dei ricordi da bambino, né dei profumi nostri della casa, né dell'abbattermi perché il vittimismo sia la mia autocommiserazione.
Dovevo calmarmi, ma non ci riuscivo. L'ira ormai annegava il senno, come io annegavo nella confusione. Afferrai un coltello e cominciai ad urlare mentre piangevo. Urlare mi faceva sentire libero, faceva correre il mio struggere fino a lambire la pace interiore, ma senza mai giungerci veramente.
Parlami! Ma lei non mi dava retta. La stanza era fredda, vuota, nera. Tremavo con l'argentea lama in mano. Il mio respiro irregolare mi cullava verso un'ansia inoppugnabile. Intorno a me sparivano i contorni, foschi. Gli odori si affievolivano come docili petali alla prima tempesta. 3 secondi. Udii il tinnio della lama contro le piastrelle. Poi, con quello, anch'io caddi.
Perché non me l'hai detto prima? "Perché ci saresti rimasto troppo male". Mi risvegliai ed erano circa le 2 di mattina. Mi aveva risposto, finalmente. Le sue chele rosee mi avevano svelato l'arcano. L'avevo vista. La sua immagine pittoresca mi aveva guardato negli occhi. Piangevo. I suoi enormi occhi verdi non avrebbero mai più posato sui miei.
Mamma...
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