VIII. Alter Ego: Cerberus
Come aveva previsto, era successo.
Quando Chuuya si era ripreso dalla sbornia erano stati convocati al di sotto del quadrante semovente dell'orologio da Marinetti in persona. Dazai, nell'attesa, aveva comunque dispensato un paio di schiaffi a Chuuya per precauzione, per verificare che fosse sveglio e con i riflessi pronti, ma chiaramente solo per il gusto di farlo approfittando della scusa. Marinetti era giunto appena in tempo per impedire che tra i due scoppiasse una rissa.
Non era venuto da solo.
"Dazai, Chuuya, lasciate che vi presenti una persona"
Al fianco di Marinetti si fece avanti un uomo dall'aria compunta. Chuuya lo riconobbe subito: era quell'individuo misterioso in divisa che aveva scorto durante il brindisi; solo in quel momento gli fu effettivamente presentato come un agente di polizia, il che non gli piacque affatto.
"Lui è il mio fidato collaboratore, Luciano Folgore. Sarà il vostro interprete: l'ho incaricato di seguirvi personalmente."
Dazai stirò un sorriso comprensivo: poteva solo immaginare quanto sfacciatamente fosse stato letterale Marinetti, ma glielo doveva. Non l'avrebbe trovato degno di considerazione se fosse stato tanto imprudente da non farli monitorare da qualcuno.
"E' un uomo a cui affiderei la mia stessa vita ed è dotato di un'abilità straordinaria, per cui vorrei che lo consideraste il vostro punto di riferimento. Chiedetegli qualsiasi cosa e vi sarà data. Folgore inoltre sarà felicissimo di mostrarvi le installazioni e scortarvi personalmente nella struttura. Casomai vi perdiate nella fortezza..."
Proprio come pensava. Ritornare alla sala dei motori sarebbe stato più complicato, ma bastò volgere un'occhiata a Chuuya per capire che anche il suo collega lo considerava solo un ostacolo di stimolo al raggiungimento del loro obiettivo.
"Aaah... sono sollevato. Qualcuno con cui poter parlare, finalmente. Non ne potevo più di avere questo qui," e indicò Dazai, "come unico interlocutore."
"E' un piacere anche per me. Anche se avrei preferito una dolce fanciulla con cui convolare in doppio suicidi-..."
"Temo non sarà possibile" lo interruppe serenamente Marinetti, divertito "Gli ho raccomandato di sventare una sciagura simile. Se precipitassi dalla Fortezza sarebbe uno spiacevole incidente."
Il demoniaco prodigio emise un sospiro, ma si tirò immediatamente su con un sorriso di noncuranza. Ebbe la sensazione che, se l'avesse sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro, non sarebbe stato facile liberarsi di Folgore.
"Scusa, come hai detto? E' dotato di un'abilità straordinaria?"
Chuuya era più preoccupato da questo dettaglio pratico: aveva sentito dal capo che tra i Futuristi c'erano degli uomini dotati di abilità proprio come loro, ma fino a quel momento non gli era ancora capitato di vederne all'opera uno. Sapere che uno degli uomini straordinari era diventato loro sentinella non era affatto rassicurante: non ci credeva nemmeno un po' che fosse per la loro sicurezza.
"Sì, ho detto così"
"Di che abilità si tratta?" lo incalzò, prudentemente. Abbassò lievemente il mento, riconoscendo nel sorriso sfacciato di Marinetti nessuna voglia di essere veramente informativo: un cenno del capo in assenso da parte di Folgore però venne in suo aiuto.
"Naturalmente spero non sia necessario che la vediate!" enunciò lui, divertito, "La sua abilità si chiama Alter Ego: Cerberus e finora nessuno dei nostri nemici è tornato indietro vivo per raccontarlo, per cui... non avete niente da temere finché lui è al vostro fianco."
Nemici?
Quella menzione fece inarcare un sopracciglio a Dazai: finalmente aveva trovato una scintilla d'interesse nell'enorme sala d'esposizione. Nemici, quell'uomo sapeva di avere dei nemici a bordo.
Finalmente si era un po' scoperto.
Da quel momento in poi Folgore non li abbandonò nemmeno un istante.
Nessuno dei due lo aveva invitato a unirsi alle loro conversazioni, che ora si svolgevano sottovoce in sua presenza: Folgore li osservava da circa tre metri di distanza, discreto e silenzioso. Per tutta la durata della crociera aerea non era quasi mai visibile, ma lasciava sempre percepire la sua presenza come un'inquietante ombra che si estendeva su di loro. Era molto bravo negli appostamenti, come ci si sarebbe aspettati da una guardia del corpo.
"Quanto tempo passerà prima che agiscano?"
"Quanto tempo? Quell'uomo è un agente di polizia, Dazai! Ha già capito tutto, ne sono certo. E anche Marinetti... scommetto che si sta divertendo un mondo!"
"Eppure c'è qualcosa che non mi convince..."
Dazai aveva fatto delle ricerche sul suo conto e non aveva trovato nulla di utile o interessante.
In confronto ai vizi del loro capo, le stranezze di questo Marinetti non dovevano essere poi granché. Inventare nuovi piatti culinari, per quanto terribili, gli sembrava un'occupazione piuttosto innocua; dilettarsi nel vedere ballerine danzare su melodie in continua tensione al pianoforte anche; poi però lo aveva visto di persona e con un solo sguardo aveva capito che qualcosa non andava in lui.
L'affascinante mecenate degli artisti aveva una strana luce negli occhi: una luce che, nella sua esperienza negli ambienti peggiori di Yokohama, aveva visto molto di rado.
Il cappotto strappato, i capelli neri selvaggi che gli ricadevano in parte sull'occhio destro, la magrezza pallida, quell'aria da continuo so sorry erano uno specchio per le allodole. Benn lo aveva detto: c'era una sottile linea tra il genio e la pazzia, ora bisognava stabilire in quale delle due demarcazioni si trovasse Marinetti.
"Fermare Marinetti è davvero la mossa giusta da fare?"
"Vuole bruciare tutte le biblioteche, ti pare poco?"
Per Chuuya la questione era semplice: Marinetti era un pazzo scatenato, punto.
Dazai, invece, non rispose: aveva ancora la sensazione che gli mancasse un elemento importante per comprendere il quadro generale, in più -e questo dovette ammetterlo con un sospiro- non aveva ancora afferrato quale fosse il punto debole di quell'uomo.
"Ma hai visto quanto è influente sulle menti plagiabili. Dietro quest'insana voglia di fare a pezzi il passato di un intero paese dev'esserci dell'altro..."
"E se non ci fosse niente? Dazai, questa sarà l'ennesima perdita di tempo."
"Io la chiamo prudenza, non perdita di tempo," fece quindi, ruotando ritmicamente il polso in modo che il cordino del sacchetto assicurato all'indice volteggiasse per diletto, allargando un sorriso strafottente sulle labbra "Intanto godiamoci la vacanza. Sai, ho visto un ponte magnifico mentre eravamo in volo! Secondo te quanto sarà elevato il ponte Milvio? Non ho potuto fare a meno di chiedermi se un corpo che cade da quell'altezza-..."
Chuuya decise che aveva sentito abbastanza stronzate.
Così gli sbattè la porta in faccia senza troppi complimenti e andò a prendere il treno da solo, piantandolo lì dov'era: seduto sul letto. Dazai restò interdetto per qualche istante in cui non potè far altro che sgranare gli occhi come colto da un'illuminazione ma poi, riavutosi di colpo, si alzò di corsa e...
"Chuuya!"
Lo afferrò saldamente per il polso, prevenendo l'attivarsi della sua abilità. Non dovevano dare nell'occhio, soprattutto ora che Folgore li sorvegliava così da vicino.
"Dove stai andando?"
"Alla sala macchine. Lasciami!"
"C'è un solo modo per entrare in quella stanza. Dobbiamo andarci con Marinetti"
"Scordatelo," lo liquidò Chuuya seccato, credendo si trattasse di uno scherzo: lui non aveva alcuna intenzione di perdere tempo. "Non ci scorterà mai personalmente, è ridicolo."
"Non se ad aprire la porta è lui."
"E cosa pensi di fare? Drogare il Carneplastico e rubargli le chiavi?"
"Non sono così stupido! Sarebbe terribilmente banale da parte mia. No, Chuuya: ho un piano, e so bene cosa devo fare. Il punto è... cosa sei disposto a fare per portare a termine questa missione?"
Qualsiasi cosa stesse pensando il suo collega in quel momento, Chuuya intuì che era sinonimo di guai per lui.
Nella Port Mafia Dazai aveva la reputazione di un genio, un giovane intelligente, cauto e in grado di calcolare a mente fredda le mosse migliori: per quanto non amasse ammetterlo se c'era qualcuno tra loro che fosse in grado di sorprendere Marinetti e prenderlo in contropiede, quello era Dazai. Lui avrebbe risolto tutto in modo più classico: minacce, ostaggi, distruzione totale.
Non poteva fare a chiedersi in quei momenti se il loro boss sapesse cosa stava facendo: davvero riteneva la loro collaborazione necessaria alla riuscita dell'operazione o piuttosto aveva scelto due agenti giovani e sacrificabili per una missione suicida?
"Rifletti... ci troviamo in un ambiente a noi sconosciuto, circondati da nemici. La più sfavorevole possibile delle condizioni. La cosa più naturale da fare, se non siamo in grado di battere il nemico, è..."
Chuuya sgranò gli occhi.
Le parole che gli sussurrò all'orecchio gli procurarono un brivido di terrore.
Si distaccò violentemente da lui, sottolineando il suo distacco con uno spintone violento: Dazai indietreggiò di tre passi ma riuscì a non perdere nè l'equilibrio nè il consueto sorriso divertito.
"E' troppo rischioso, io non ci sto."
Chissà se aveva calcolato anche questo, o se il suo rifiuto era uno spiacevole impreviso sul suo percorso: lo vedeva ciondolare come se niente fosse, come se non avesse detto nulla, e non gli piaceva.
Dazai si strinse nelle spalle, facendo una battuta in proposito al fatto che non avesse compreso la genialità del suo piano -e che purtroppo non era colpa sua che non tutti avessero i mezzi giusti. Chuuya in risposta si tirò su una spalla il cappotto che gli era scivolato nella colluttazione e estese l'altro braccio verso di lui, puntandogli il dito in segno di sfida.
"Farò a modo mio. Mettiamola così... vediamo chi tra noi arriverà prima. Chi tra di noi ha l'idea migliore."
"Oh, magnifico! Allora ti lascerò un po' di vantaggio, così che la sfida sia pari."
"Non ne ho bisogno, grazie! Piuttosto, sei sicuro di farcela da solo?"
"Diciamo che ho fiducia nelle tue capacità" spiegò Dazai, enigmatico, con una risatina apparentemente fuori luogo. "Fammi vedere cosa sai fare allora."
Chuuya gli voltò le spalle, senza trattenergli dal mostrargli un dito medio mentre si allontanava.
"Non devo dimostrarti niente! E comunque puoi scommetterci: arriverò alla sala da macchine prima di te."
"Buona fortuna, Chuuya!"
Ridacchiò Dazai, standosene a braccia conserte. Com'era prevedibile Chuuya.
Davvero non aveva capito che anche provocarlo in quel modo faceva parte del suo piano?
+++
Angolo dell'Autrice!
Ciao a tutte!
Sono davvero contenta che lo scorso capitolo vi abbia incuriosite!
Come potete immaginare però l'indagine su quella stanza non poteva essere così facile, i nostri Double Black hanno un paio di ostacoli da eliminare prima!
Ero indecisa in realtà se tenere segreto ancora un po' il nome del potere di Folgore, ma... ho pensato di rivelarlo alla fine, in fondo non conoscete ancora quelli degli altri! Il suo è un po' particolare, come quello di Doppo Kunikida nella serie: non viene da un'opera ma da un altro pseudonimo, ossia Cerbero.
Come per i personaggi giapponesi ho scelto di tradurre in inglese anche i nomi delle abilità degli OC italiani, ma vi lascio i nomi originali sotto in caso vogliate curiosare!
Come sempre, grazie per i commenti e i voti alla storia >\\\\\< spero che continui a intrattenervi in modo piacevole!
A presto!
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro