CAPITOLO 13-Stacca lo stoppino!
(Claudia)
È come se fossi tornata a casa.
Fa un certo effetto tornare qui, dopo averci vissuto per sei anni. Alla fine mi ero abituata a restarci, anche se ogni giorno tentavo di uscire.
La Datospiana è esattamente uguale a prima.
Quando rivedo quegli sprazzi di viola, simili a fuochi d'artificio, mi sorge un sorriso sulle labbra. -Ciao, tesori.
Dopo di che mi ricompongo e chiedo immediatamente istruzioni. -Cosa devo fare?
-Niente, cara - mi risponde la voce di Stefano, direttamente nella mia mente grazie agli auricolari. -Soltanto aspettare che ti trasferisca nella piana col palazzone. Se vuoi vai a giocare coi mammut, magari ti sbattono a terra gratis.
E sento pure una grassa risata dall'altra parte.
-Magari ti avessero ammazzato, scemo - è l'unica risposta che sono in grado di concepire. Soltanto al ricordo di quegli animalacci mi sale la rabbia; e dopo che ti hanno frustato con quella proboscide cancerogena, la farebbero salire a chiunque.
-Ti voglio bene - ricevo in tono soave, ma io resto ferma e immobile.
Passo circa un minuto a girarmi i pollici. Letteralmente, perché altro non posso fare se non osservare il cielo cambiare colore seguendo sempre lo stesso schema. Non mi conviene muovermi, perché sarebbe una pessima mossa farsi trovare impreparata davanti ad un mammut.
Dovrei essere protetta da un codice che mi rende invisibile, ma è sempre meglio essere prudenti.
-La Società Dittali le augura un piacevole teletrasporto!
Non posso fare a meno di sorridere e sussurrare "cretino".
-Ti sento - sento, poco prima che una luce bianca mi accechi e tutto svanisca.
Un attimo dopo sono in una piana deserta. All'orizzonte si vede solo qualche nuvoletta rossastra su un fondo giallo. Più qualche puntino nero, chiaramente un castello.
Ma soprattutto, a qualcosa come un chilometro da me, c'è il palazzone bianco, che evidentemente è stato mantenuto. Ancora lo usano come base virtuale.
-Probabilmente, vista la nostra fuga, hanno rinforzato le misure di sicurezza - ragiona Stefano.
-Okay, ma io cosa dovrei fare? - rispondo, un po' già scocciata. Voglio dire, sono stata mandata qui in missione!
Stefano fa un attimo di silenzio e io vorrei gridargli ancora di sbrigarsi. Che peccato non poterlo schiaffeggiare da qui dentro.
-Non vedo punti deboli - sentenzia alla fine. -Magalie?
Sento soltanto uno sfrigolio. Dev'esserci un problema di connessione. -Non ti sento - dico per avvertirli.
-Scusa - risponde Stefano per lei. -Mi sa che si è rotto, ora lo sostituiamo. - Infatti sento qualche altra voce lontana e confusa, probabilmente lei che ne chiede un altro.
-Va be' - mi riconcentro. -Cosa devo fare?
Mentre sollevo la mano per grattarmi la testa, replica: -Te l'ho detto, non vediamo niente di attaccabile. Al massimo continuo ad esplorare. Cerca un qualche accesso.
Io francamente ho abbastanza fretta: -Scusa, sei un programmatore? Hai distrutto le guardie l'altra volta? Dammi qualche aggeggio per smontare quelle pareti e basta!
Ricevo un secondo di silenzio. -Okay. Magalie, idee?
-Sì, distruggere un muro dovrebbe essere facile.
-Ne sono contenta - commento.
-Non posso farlo - dice.
Eh? -Come non puoi?
-Questa finestra non si può modificare - risponde.
-Stefano, non puoi buttare giù quella difesa come al solito?
Dopo un breve "umhh" risponde: -No. È un ordine generale.
-Sarebbe a dire?
-Sarebbe a dire - spiega Magalie - che tutto quel codice è congelato. Nessuno lo può modificare nessuno. - La voce si allontana leggermente. -Stefano, hai isolato la stringa?
-Sì, e non solo: se introducessimo un oggetto in un altro modo, è programmato per distruggersi. Penso sparirebbe dopo quattro minuti.
-A guardare il codice direi esattamente 136 secondi. Bastano due calcoletti sulla rapidità dei virus guardiani.
-Grazie, Magalie - dice Stefano, spazientito.
-Quindi mi state dicendo che non posso entrare? - entro io, grattandomi di nuovo la testa.
-No, Claudia - risponde Magalie.
-Esatto - continua Quassus. -Dobbiamo solo pensare ad una soluz...
Be'? Ti pare il momento di interromperti?
-Magalie, quei virus aggrediscono ogni cosa estranea?
-S... - la sento pronunciare con tono basso. -Oh, Dio.
-Cosa sta succedendo? - chiedo, un po' preoccupata, tornandomi a grattare la testa.
No, non ho più braccia per grattarmi la testa.
Il resto si spiega da solo.
-Claudia, devi subito uscire da lì! - grida Stefano. Poi sento qualcosa sbattere, come se avesse tolto le cuffie. Dev'essersi alzato.
-Resisti - entra Magalie. -Non può modificare il codice, quindi ti sta staccando la spina. Non c'è altro rimedio, scusa se sarà un po' brusco.
Guardandomi, posso dire solo una cosa: -E chi si muove? Già mi stanno scomparendo le gambe! - Già, sembrano mangiucchiate, e questa cosa mi fa orrore.
Ma per un momento l'orrore svanisce, come le gambe. È tutto buio.
Dopo un secondo, sono di nuovo sul lettino.
-Sei ancora qui?
Guardo. Quassus è davanti. -Stai bene? - dice. Uno scricchiolio acuto.
-Livello? Siamo... - dico. -Dove?
-Dove? - mi richiedono.
-Cos'hai? - chiedono anche. Allungo una mano. Resta lì. -Datospiana... continuare...
-Datospiana, no - urlano. Chiudo le orecchie. -Chiamate qualcuno!
-Porteranno te... - dicono anche. Non loro. Altri. Chi?
-...siete? - chiedo.
-Ma è schizofrenica? - chiede. Qualcun altro. -Tu! - urlano ancora.
Chiudo le orecchie.
E gli occhi.
Buio. Arriva, e chiude tutto.
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