Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

CAPITOLO 11-Svariati ingranaggi

(Claudia)

Il suono dell'ultimo giro di chiave mi ferma il cuore.

Come in un film, stringo con le mani le sbarre, fissando il muro bianco della caserma. Immobile, implacabile. Risponde ai miei occhi supplichevoli solo con un silenzio letale.

L'ultimo suono che sento sono i passi che si allontanano verso il mondo reale.

Mentre io sono chiusa in questa cella.

-E così siamo in due, ora. - È una voce dietro di me a parlare. Una mia compagna di stanza, una donna sulla ventina, che avevo già visto prima ma che non mi ha neanche salutato. Non che me lo aspettassi, in realtà.

-Già. - Dicendolo flebilmente, mi volto verso di lei. Vedo la sua sagoma inclinata in avanti, la testa rotonda e rosata appoggiata sulle nocche, i gomiti ossuti sostenuti dalle ginocchia, le cosce stese sul letto. Mi concedo una breve occhiata ai capelli oscuri, per poi tornare agli occhi. Sembrano piuttosto spenti.

Lei tieni gli occhi fissi verso il pavimento. Così faccio il primo passo, ed allungo una mano. -Claudia.

Alza gli occhi. Mi guarda in cagnesco, quasi con sospetto. La sua faccia ancora non mostra emozioni. Alla fine me la stringe, senza però troppa forza od entusiasmo. -Cassandra.

Non ricevendo nessun altro gesto immediato, mi siedo sul letto accanto a lei. Non risponde, anche se a giudicare dal suo silenzio credo che vorrebbe stare da sola. Ma a me pare dovere farci almeno conoscenza.

Nulla da dire, però, mi viene in mente.

-Cos'hai fatto? - mi chiede, con tono neutro. Non capisco subito a cosa si riferisce, ma poi rispondo. -Il mio conto in banca si è impallato mentre pagavo. Quel venditore ha pensato volessi fregarlo. Ed eccomi qui.

-Mh-mh. - È la sua sola risposta.

Per non smettere ora che ha rotto il ghiaccio, chiedo: -Tu...?

-M'hanno beccata che sniffavo l'eroina - risponde, ancora senza nessuna emozione. Ha una cadenza pesante come quella del fruttivendolo, se non di più.

Resto un attimo a bocca aperta. Dopo non rispondo.

-Ma non preoccuparti. Tra tipo due ore saremo già fuori.

La guardo un attimo, incredula. -Non credo proprio. Io devo restare qui tutta la notte per gli accertamenti.

-Non hai capito - dice con leggero disprezzo. Stende un dito e squadra, come guardando in un telescopio, un anello che tiene al dito. -Ci diamo. Tu vieni pure con noi.

Normalmente non seguirei una persona che sniffa eroina. Ma se questo è il prezzo da pagare per uscire e scampare a quegli odiosi transistor arroventati, lo pago volentieri.

Così punto subito al nocciolo. -Come?

-Tranquilla, ci pensa Marco.

Il nome mi crea subito due pensieri: non ho idea di chi sia; si chiamava Marco anche quello stupido gigantoide del sesto livello della Datospiana, che diceva solo di essere bravo, bello e buono. Il tutto mi fa aprire la bocca in un'espressione sgomenta ed interrogativa.

-Il mio ragazzo - spiega seccamente, vedendola. -Dove stai?

Vorrei dire "ah", ma sentendo l'ultima frase esclamo: -Qui accanto a te...!

Lei mi scocca uno sguardo sorpreso, mentre parla un'altra voce, strana, offuscata, come trasmessa. -Arrivo. Ho quasi sfasciato il muro.

-Ok - dice Cassandra, poi riporta la mano al ginocchio. -È lui. Possiamo parlare con quest'anello, è tipo un walkie-talkie - mi spiega poi.

-E che starebbe facendo? - chiedo io.

-Ora deve uscire dalla sua cella - risponde, aggiungendo poi rapidamente prima che lo chieda: -Sì, stavamo sniffando assieme.

Cerco di non far trapelare l'effetto che mi dà la parola "sniffare", e continuo ad ascoltare.

-Ha un martelletto pneumatico per questi casi. La userà per uscire libero all'esterno - batte un pugno contro i mattoni del muro - poi verrà qui e distruggerà anche questo.

-Parlavate di me?

Colpita dalla voce, mi volto. Alla finestrella si affaccia un uomo sulla ventina: noto subito i capelli piuttosto lunghi. Sono castani ed arricciati, cadono oltre le sbarre che però ombreggiano il volto dai lineamenti lineari.

Non perdo tempo a capire che quello dev'essere Marco.

Quando lo realizzo, però, lui è già sparito.

Nel contempo, odo un flebile e basso ronzio dall'altra parte della parete.

-Alzati - mi dice Cassandra, facendo lo stesso. Non esito a seguirla.

Voltandomi di nuovo, vedo che nel muro si è disegnata una linea. Un'asticella di ferro sta scavando nei mattoni, tracciando un quadrato. Dev'essere il martelletto pneumatico, una cosa di cui in realtà mai avevo sentito parlare.

Soltanto che gli ci vuole un minutino buono per fare tre lati.

-E se arrivano? - chiedo indicando il corridoio, per assicurarmi che nessuno accorra insospettendosi.

Mi guarda per qualche secondo. -Scappa. - È poi l'unica parola con cui ribatte.

Ed a questo punto il quadrato nel muro è stato tagliato. Cassandra, seguendo i miei occhi, lo nota e mi ordina: -Spostati un attimo.

Faccio un passo indietro, ed improvvisamente solleva una gamba e sferra un potente calcio ai mattoni tagliati. Causa un forte tonfo, mentre il quadrato cade dall'altra parte lasciandoci un passaggio.

-Su, vieni. Sbrigati - mi esorta, chinando la testa ed entrando nel buco. La osservo assumere una posizione orizzontale e ficcare la testa al di là della parete, verso la libertà.

-Fermi dove siete. - Pronuncia una voce dietro di me. Girandomi di scatto, vedo che è la stessa guardia che ha chiuso la cella. E mi fissa con uno sguardo da arpia.

Non penso neanche.

Una scarica d'adrenalina, e salto nel foro per fuggire da lei. Odo gli scatti secchi e rapidi della chiave nella serratura. Ma quando poggio le mani su un terreno soffice e lancio i piedi in avanti, capisco di essere completamente fuori.

Guardo il prato su cui mi poggio. Alzo la testa, vedendo che siamo in un vicoletto dietro la caserma. Un po' buio, un po' brutto, ma siamo liberi.

Quando però mi giro accade tutto simultaneamente: la poliziotta affiora con la sua testa dell'apertura, Marco mette la mano in un taschino della giacca nera e ne estrae un cilindretto d'acciaio, aziona qualcosa che lo trasforma in uno spadone dalla lama strettissima ma tagliente, e la decapita senza esitare.

Ho un brivido ed un conato di vomito simultanei, mentre guardo il fiotto di sangue scorrere. Non oso puntare i miei occhi sulla guardia stessa, e provo quasi un senso di colpa.

Ma capisco che non c'è tempo, quando Cassandra e Marco prendono a correre verso l'uscita dal viottolo, incitandomi con un: -Vieni.

Comincio a correre anch'io, e raggiungiamo il marciapiede. Dopo di che rallentano bruscamente, così io faccio lo stesso.

-Non dare nell'occhio - mi sussurra da davanti Cassandra. Io allora mi comporto normalmente, fingendomi una passante qualunque.

Passo parecchio tempo a seguirli. Svoltiamo per svariate strade, più o meno affollate, di questa zona di periferia. Tante case, noto ora, sono spoglie e povere ma poco consumate dal tempo, segno che è un quartiere molto nuovo. Probabilmente quando ne è iniziata la costruzione mentre ero nella Datospiana. Ogni tanto mi volto per vedere se ci segua qualcuno, ma niente. Tutto è tranquillo, incredibilmente.

-Qui - dice Cassandra ad un certo punto fermandosi. Quasi le cado addosso, ma riesco a trattenermi in tempo.

Siamo davanti ad una piccola casa di legno, simile ad una baita. Cerco di ignorare la somiglianza con la Datospiana.

Senza che dicano altro,  si avvicinano alla porta (stavolta attaccata al marciapiede e non rialzata) e la spalancano. È già aperta, stranamente. Probabilmente, dato che sono stai portati alla caserma, nessuno si è preso la briga di chiuderla bene. Io li seguo a ruota, senza farmi troppe domande.

La casa è parecchio spartana. 

Come dall'esterno preannunciavano le piccole dimensioni, dentro c'è solo un salone con una cucinetta arredato di un tavolino ed un divano; da un lato, una camera con un largo letto e dall'altro una porta chiusa, probabilmente il bagno. In mezzo a tutta quest'austerità, il mio occhio viene subito dalle telecamere bianche agli angoli del soffitto, che spiccano sul legno. 

-Ma quelle telecamere? - chiedo mentre loro si sistemano sul divano, stravaccandosi. 

-Sta' tranquilla - mi risponde Cassandra - corrompiamo il tizio che controlla i filmati. Non verrà nessuno, almeno non adesso.

Faccio un sorriso forzato e mi accomodo accanto a lei, vicino al bracciolo. Sollevo però un'ultima obiezione: -Ed ha funzionato sempre?

-Tranquilla, cocca, funziona - mi rassicura Marco. -Se veniamo arrestati, quello non arraffa più un soldo e si scorda di poter pagare un altro affitto.

-E visto che per noi evadere è tipo uscire di casa - continua Cassandra -si beccherebbe la lama di Marco su quel suo bel collo.

-Okay - chiudo la discussione, anche se Marco la riapre subito. -Allora, qual è la prossima mossa?

-Andarsene via prima che agli sbirri venga l'idea di cercarci qui - ribatte rapidamente Cassandra.

-Bene- continua Marco. -Io allora direi di andare via.

-Dove? - chiedo io.

-Via - prende la parola Cassandra. -Basta allontanarsi da Roma, fuori dalle loro grinfie. Poi vedremo sul da farsi.

Non mi piace molto questo approccio. Io, d'altra parte, dovrei tornare dall'Associazione. Forse, visto che mi han liberata, è il caso che offra un posto anche a loro. Anche se non a primo impatto non ispirerebbero la massima fiducia. -Se invece vi ospito da me?

-Guarda che cercheranno anche a casa tua, sciocchina - risponde Cassandra, e mi accorgo di aver formulato male la frase.

-Scusate, ma non intendevo casa mia. Faccio parte di un'associazione, dove non verranno mai a cercarci. È nascosta, molti neanche sanno che esiste.

Marco pare incredulo. -E che sarebbe questa associazione di spie supersegreta, miss 007?

Alzo un sopracciglio a quel soprannome, ma rispondo: -Combattiamo contro il governo dei computer. - Quasi sputo la frase.

Cassandra fa degli occhi da gufo, ed assume un tono minaccioso. -Non sarà quella stronzata della Datospiana?!

Mi ritraggo subito sulla difensiva, spaventata. -No, no. È un'altra. Anzi, io sono fuggita dalla Datospiana.

Anche Marco torna a guardarmi con occhi investigativi. 

-Dobbiamo lasciare questa casa, ogni posto è buono. Ma ricorda che se cercherai di fregarci - dice raspando con la mano dietro ad un cuscino - tengo sempre con me una bomba a mano.

Mi volto verso Cassandra. -Potete fidarmi di me.

-Sarà meglio per te - dicono insieme. Poi Cassandra continua: -Ma se ti dimostrerai degna, potremmo farti vedere qualche trucchetto contro i computer che usiamo da anni. E, se non li useremo contro di voi... anche qualche piano segreto. - Fa un occhiolino. Io lo guardo, senza far niente.

-Andiamo - ci incita Marco, alzandosi per primo e tornando verso la porta.

Anche io e Cassandra ci alziamo, seguendolo in fila.

Prendo per un attimo in faccia la luce del sole, ma mi abituo subito. Non posso, però, fare un passo di più. E non perché Cassandra e Marco sono davanti a me.

Davanti, sulla strada, c'è una voltante della polizia, con gli sportelli aperti. Tre agenti tengono le pistole puntate contro di noi.

-Arrendetevi ed alzate le mani - dice una di loro, con occhi implacabili ed una presa sull'arma saldissima.

Alla mia destra, Cassandra non batte ciglio. Si limita ad estrarre un cilindretto d'acciaio dalla tasca, simile a quello della spada di Marco.

Gli agenti continuano a guardarla senza dire una parola. Anche loro vogliono sapere cosa stia per fare.

Attiva qualcosa, e delle sbarre balzano fuori dal cilindretto. 

Stavolta, però, non formano una spada. È un arco.

Cassandra, rapida come il baleno, ne afferra la corda. Una sagoma gialla, fatta di elettricità, si forma. È una freccia, già poggiata sulla corda e che percorre dritta il centro dell'arco.

Con ancora più rapidità, apre le dita. E la luce scorre in avanti, colpendo l'agente che ci ha minacciati dritta in fronte. Sotto i miei occhi.

ANGOLO DELL'AUTORE: Scusate per il ritardone... non linciatemi, grazie!

A parte questo, domanda: è da un po' di tempo che mi sembra di scrivere troppo poco. Credete sia troppo sintetico, forse? Dovrei allungare? Descrivere di più, diluire le cose? A volte sono troppo preso dal far sì che le cose sembrino accadere in tempo reale (almeno ci provo, poi... :')) ditemi pure, e ricordate che ovviamente accolgo qualsiasi suggerimento!

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro