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29 - Recall

In vista degli ultimi test scritti prima delle vacanze di Natale, passo tutta la domenica mattina a studiare, fortunatamente provvista di appunti ben scritti, colorati ed organizzati. 

Dopo un borioso pranzo in compagnia di mio padre, che è di poche parole, gli fornisco la solita scusa del progetto scolastico da fare a casa di Janice e mi preparo per andare da Michael.

Verso le tre sono da te, gli scrivo. Visualizzato.

Ok Haiz risponde.

Sbuffo.

Agguanto un felpone grigio con la scritta Sweet rosa chiaro e un paio di comodi leggings neri, perché sono sicura che il fondoschiena sia ben coperto. Infilo un paio di anfibi neri ai piedi e mi avvolgo nel parka, nelle cui tasche faccio scivolare chiavi di casa e telefono, dopodiché metto due quaderni a caso nello zaino di scuola, che mi porto dietro per non far insospettire mio padre, ed esco.

Girando per la città, si notano innumerevoli cartelloni pubblicitari decorati a tema natalizio e tantissime lucine avvolte intorno ai lampioni e le insegne dei negozi. Da bambina impazzivo per i giocattoli raffigurati nei cataloghi e posti nelle vetrine, soprattutto per Barbie Magia delle Feste.

Arrivata a casa di Michael, suono il campanello e c'è suo padre ad aprirmi la porta.

- Ciao, Hailee. Michael è in camera sua. - mi informa, cordiale come sempre.

- Ciao. Lo raggiungo. - ricambio, leggermente impacciata.

Supero l'ingresso dopo aver appeso il parka e riposto le scarpe sul piano inferiore del mobiletto, poi vado dritta verso camera sua. Busso.

- Chi è? - domanda lui.

- Sono Hailee.

Silenzio.

- Posso entrare? 

Ancora silenzio.

Prendo coraggio ed entro nella stanza, azzurra come la ricordavo, ma dall'aria triste.

Michael è disteso sul letto e sta leggendo. È uno dei pochi ragazzi che conosco che leggono per diletto.

- Eccomi qua. - mi avvicino.

Non distoglie gli occhi dalla pagina del libro.

- Ciao, sono Hailee, un essere umano in carne ed ossa che reclama attenzioni. Mi... mi sto un po' offendendo perché preferisci ascoltare quello che ha da dire quel libro, ma non mi do per vinta. 

Il mio tentativo di essere simpatica non rende il risultato sperato, quindi insisto.

- Insomma, quel libro è stato scritto da una persona che non conosci e che non la prenderà a male se prima ascolti me. Visto che continui ad ignorarmi, quindi, proverò a dirti ugualmente quello che devi sapere e, se davvero non ti interessa, me ne andrò. Un po' a malincuore, lo ammetto, ma rompo le scatole fino ad un certo punto.

Michael continua a tenere la testa china, ma so che non sta più leggendo perché in tutto questo tempo avrebbe dovuto girare pagina se non mi avesse ascoltato, invece non si muove di un millimetro.

Il ragionamento mi ispira rinnovato coraggio.

- Quindi... Harry è in città da qualche mese appena, ma è riuscito a raccogliere qualche informazione sporadica su ciò che la gente dice su di me, su Luke, su mio fratello... E ieri mi ha raccontato di questa Mary Anne, a quanto pare una ragazza che ha frequentato la nostra scuola e che si è tolta la vita... un anno e mezzo fa. Mi stavo chiedendo...

- Mary Anne? Che cazzo c'entra quella squilibrata? - scatta Michael.

Sobbalzo, stupita dalla sua improvvisa reazione.

- Tu la conoscevi? - domando.

- Certo, ha rovinato la vita di Calum. Perché pensi che sia in Francia adesso? - sbotta nuovamente il mio migliore amico.

Il mio sguardo vaga per la stanza.

- Non... non mi ha mai voluto spiegare perché se n'è andato. E non mi ha mai parlato di Mary Anne. Io... io ero ancora in Italia quando si è suicidata. - gli ricordo.

Michael si addolcisce d'un tratto.

Mi fa spazio sul suo letto e poi mi fa cenno di sedermi al suo fianco.

- Non toccherebbe a me raccontarti questa storia, ma vedo che nessuno l'ha fatto e forse è il caso che tu ne sia a conoscenza. Se non altro, per evitare di credere alle prime voci che senti in giro. - premette.

Annuisco, pronta ad ascoltare.

- Tanto per cominciare, l'anno in cui tu sei andata via è stato lo stesso in cui Luke ha iniziato a frequentare molte ragazze, per divertimento. Io gli dicevo che era sbagliato fare lo stronzo in quel modo, trattarle come oggetti "usa e getta", ma lui era ebbro del successo che riscuoteva e non voleva darmi ascolto. Insieme a lui, spesso c'era tuo fratello, che seguiva la sua filosofia di vita senza mettersi così tanto in mostra.

- Calum? Sì, be', non è esattamente il prototipo del ragazzo gentile, ma non riesco a credere che abbia fatto lo stronzo come Luke. - commento.

Michael non obietta, ma la sua espressione sembra suggerire che, probabilmente, lo è stato anche più di Luke, proprio perché non si è messo in mostra.

- Ad ogni modo, è filato tutto liscio finché le ragazze che ognuno dei due sceglieva erano diverse. Mary Anne, invece, ha dato del filo da torcere a Luke, per poi passare a Calum.

- No, aspetta, frena: cosa vuol dire? Spiega meglio questo punto. - lo interrompo.

- Vuol dire che ha opposto resistenza con Luke fino ad un certo punto, poi si è buttata tra le braccia di Cal e, a quanto diceva, se n'è innamorata. Un problema era che Cal non ricambiava affatto, un altro problema era che Luke l'ha presa male. Considerava Mary Anne una delle sue e non accettava che Calum stesse con lei. - chiarisce Michael.

D'accordo, fin qui ha senso.

Incrocio le gambe sul letto e frappongo il cuscino di Michael tra il muro e la mia schiena.

- Si è uccisa perché mio fratello non ricambiava i suoi sentimenti? - domando.

- Questo lo sa solo Mary Anne. Te l'ho detto che era una squilibrata, vero? È stata assistita da uno psicologo dopo l'altro fin da bambina, poi si è ribellata ai genitori e si è rifiutata di seguire un percorso che l'aiutasse. Secondo me, potrebbe aver avuto uno scatto di follia ed essersi uccisa senza volerlo veramente. Era ancora troppo convinta di conquistare Calum per mollare tutto. 

Il tono di voce di Michael è perfettamente tranquillo e nelle sue parole leggo il desiderio di essere oggettivo ed imparziale, di non incolpare inutilmente nessuno. Da una parte lo capisco, perché se una persona ha dei problemi mentali non si può passar la vita a colpevolizzarsi; dall'altra mi metto nei panni di chi si è trovato direttamente coinvolto e penso che sia difficile sbarazzarsi di sensi di colpa che hanno anche solo una fragile base su cui poggiarsi.

- Secondo te, Calum si sente ancora in colpa per la morte di Mary Anne?

- Non lo so, non lo vedo da molti mesi. Il tempo e la distanza aiutano ad assopire le emozioni, questo è certo. - sentenzia Michael.

Per qualche istante, resto in silenzio.

- E, sempre secondo te, tutta questa storia cosa potrebbe avere a che fare con me? - chiedo ancora.

Michael si acciglia.

- Con te? Niente, cosa dovrebbe avere a che fare? Non eri nemmeno qui quando questo è successo.

Eppure, Harry non avrebbe motivo di mentirmi. Qui gatta ci cova.

__________

Drama is coming.

Love you 🎀

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