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25 - Apologize

Conoscere la donna che ha elevato l'umore di mio padre sopra le nuvole è così importante che mio fratello Calum farà ritorno dalla lontana Francia per l'occasione. Resterà qui per una settimana e mezza, poi farà ritorno in Europa per festeggiare l'anno nuovo insieme ai suoi amici francesi. Nali, invece, quella che ormai ho soprannominato Wonderwoman thailandese, rimarrà con mio padre a capodanno. 

Per giorni ho cercato di capire perché ad ogni eccesso di gioia di mio padre corrispondesse uno scatto d'ira da parte mia, finché non sono arrivata alla conclusione che lo invidio. Lui ha trovato l'amore, io faccio a pugni con me stessa perché non rispondo ad Harry, che mi ha scritto pregandomi di vederci, né permetto a Luke di avvicinarsi.

Sorprendentemente, quello che si è mostrato più affettuoso nei miei confronti è stato Ashton. Battute idiote a parte, è stato l'unico a sedersi vicino a me senza stare a chiedermi il permesso, a non farmi domande scomode e a non farmi sentire sola.

Michael è rimasto un po' distante. Ovviamente è colpa mia, ma ci soffro ugualmente.

Dopo pranzo, mi reco al mio armadietto per scambiare il libro di chimica con quello di letteratura.

- Non ti serve il libro oggi. Guardiamo il film di Romeo e Giulietta. - irrompe una voce bassa e graffiata dietro di me.

Sperare di evitarlo per sempre era troppo, giusto?

Mi volto verso di lui.

- Buono a sapersi. - commento soltanto, poi ripongo il libro nuovamente nell'armadietto.

Chiudo e faccio per andarmene senza aggiungere altro, ma Luke si para davanti a me e sono costretta a bloccarmi per non andargli addosso.

Dannazione!

- Pensi di andare avanti così? Io che faccio quello che mi pare e tu che fai finta che ti vada bene? - dice a bassa voce.

Alzo gli occhi al cielo.

- Non me ne frega un cazzo di quello che fai, Luke. Io e te abbiamo chiuso un po' di tempo fa. - chiarisco.

- Chiuso cosa, esattamente? - mi provoca.

Vorrei tanto dargli uno schiaffo. Così, per sfogarmi un po'.

- Qualunque cosa fossimo. - espiro.

Luke sembra in vena di insistere.

Inclina il capo verso il mio orecchio destro e parla a distanza irrisoria.

- A me piaceva, darling.

- Anche a me. Finché non hai deciso di fare lo stronzo. - lo freddo.

Accusa il colpo. In silenzio.

Lo scanso e mi si para davanti di nuovo.

- Vedi? La tua lingua biforcuta non mi è andata giù, ma hai qualcosa che le altre non hanno. E tu sai di avere molti termini di paragone. - prosegue, placido.

- Secondo me non sono abbastanza. Vai avanti ancora un po', Luke.

Posa una mano sul mio fianco.

- Non è divertente... Con te sono sempre sul filo del rasoio. Mi eccita, capisci? - ammette.

Mi lascio sfuggire una mezza risata.

- Ora sei tu quello patetico. Ciao, Luke, stammi bene. - lo snobbo, poi mi scanso e me ne vado.

Se le mie parole l'hanno ferito la metà di quanto le sue avevano ferito me, posso definirmi soddisfatta.

Deve capire che non può giocare con me.

Gli studenti fluiscono lentamente nelle rispettive aule e io arrivo fra i primi in quella di letteratura, guadagnandomi uno strategico posto nell'area centrale.

Forse dovrei dirmi stupita di vedere Luke sedersi vicino a me, ma agli occhi degli altri è diventata la normalità, quindi mi sembra inutile fare scenate. Gli ho spiegato che quello ridicolo ora è lui, non mi resta che assistere alla lezione come mio solito e non dire altro.

Peccato che lui non sia dell'idea.

Sfila la mia matita dall'astuccio e inizia a scarabocchiare sul bordo del mio libro, per metà annoiato e per l'altra metà in attesa di una mia reazione.

- Infantile, oltre che patetico. - commento sottovoce.

I suoi scarabocchi assumono la conformazione della parola da me appena pronunciata.

Alzo gli occhi al cielo. Senza speranze.

- Leggi, cretina. - richiama la mia attenzione il biondo.

Poso gli occhi su una nuova scritta.

Scusa

Semplice, in stampatello, talmente leggera che basterebbe quasi un soffio per cancellarla. Eppure è lì, la parola che non mi sarei mai aspettata di veder scritta da Luke.

Lo guardo.

- Devi dirlo perché acquisti valore. - sussurro.

Luke sospira, conscio di quanto gli costi pronunciare effettivamente le due sillabe di una delle parole più potenti e significative che esistano.

- Scusa.

Trattengo il fiato, emozionata.

Lancio un'occhiata all'insegnante per accertarmi che non ci guardi, poi mi rivolgo al biondo al mio fianco.

- Come hai detto? - domando, con gli occhi che brillano.

- Ho chiesto scusa. - si rassegna lui.

Mi mordo il labbro per contenere la gioia.

- Oh mio Dio. Luke Hemmings ha chiesto scusa. Non ci credo!

Qualcuno si volta verso di noi.

- Fa' piano, cretina. E goditi questo momento perché potrebbe essere l'unico. - mi ricorda Luke.

- Scuse accettate. - sorrido.

Scuote la testa, esasperato, poi si declina nel silenzio.

Io ascolto e prendo appunti, organizzo la nuova legenda dei colori per il prossimo argomento e segno le pagine importanti sul libro. Luke si limita a sonnecchiare oppure giocare con le ciocche più lunghe dei miei capelli.

È soltanto verso la fine dell'ora che mi rendo conto di essere stata un po' eccessiva. Non avrei dovuto perdonarlo solamente perché ha avuto il coraggio di chiedere scusa.

In quel momento, però, ho agito d'istinto e mi è sembrata la cosa giusta da fare. Credo di aver dato retta al cuore e non al cervello.

È più giusto perdonare e sentirsi bene, ma chiedersi perché il cervello continua a macchinare, oppure seguire la ragione e fare i conti con sentimenti avversi?

Nessuno dei due si esprime, ma quando suona la campanella ci avviamo insieme verso l'auto di Luke e mi riaccompagna a casa da tacito accordo.

- Sei sola in casa? - si informa Luke.

Faccio cenno di no.

- Mio padre resterà qui per un po'. - spiego, senza aggiungere nulla.

Non c'è motivo perché sappia degli sviluppi della mia vita familiare. Ci siamo solo riappacificati, non abbiamo raggiunto un nuovo livello di confidenza.

Luke annuisce, poi fa il giro dell'auto e riparte, sgommando rumorosamente.

- Ma chi era quello? - domanda mio padre, aprendo la porta di casa alle mie spalle.

Scruto l'orizzonte.

Se Luke ha intenzione di passare a prendermi e riportarmi a casa spesso come prima, dovrò presentarlo a mio padre.

Non è necessario, tuttavia, che io mi ponga il problema proprio in questo momento.

- Non so, un passante a caso magari. - butto lì.

La questione perde rilevanza e ci mettiamo a tavola. Per la prima volta da quasi una settimana, l'aria sembra un po' più leggera anche a me.

__________

Credete che abbia fatto bene Hailee ad accettare le scuse di Luke?

Love you 🎀

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