22 - Words
Il corridoio è deserto, il linoleum lucido nonostante la sporcizia e il respiro regolare di Michael è l'unico rumore che avverto.
Il mio migliore amico si posiziona davanti a me con fare belligerante, incrociando le braccia al petto. I suoi occhi verdi mi guardano con estrema serietà.
- Si può sapere cosa ti prende, ultimamente? - domanda, con la sua tipica gentilezza.
- Mi sono stufata di Janice. Improvvisamente si ricorda di tornare mia amica perché non sono più seduta vicina a lei a lezione di matematica e rischia di prendere l'insufficienza al test. Non ti dà sui nervi questo sfacciato opportunismo da parte sua? - sbraito.
Il silenzio assoluto che regna qui permette a Michael di ascoltarmi con chiarezza. Forse troppa, perché capisce che non è Janice il mio vero problema.
- Eri incazzata prima ancora che Janice si sedesse con noi oggi. - osserva, difatti.
L'adrenalina inizia a scorrere nelle mie vene a causa della difficoltà con cui dovrò trovare delle menzogne plausibili da rifilare al mio migliore amico. Ironico che sia la persona a cui, fino a poco tempo fa, avrei detto tutto.
- Perché non mi dici qual è il tuo problema? Voglio solo aiutarti. - continua Michael, sconfortato dalla mia scarsa collaborazione.
Luke è il mio problema. Lui e il suo succhiotto maledetto.
Ashton è un altro problema. Lui e l'opinione dozzinale che ha di me.
Harry è un altro problema ancora. Lui e la sua riluttanza nel farmi provare emozioni.
Improvvisamente, Michael non mi sembra la persona più adatta a cui confidarmi.
Vorrei un'amica. Un'amica vera. O una madre. Mia madre. No, lei non c'è più.
- Non lo so nemmeno io qual è il mio problema. - biascico, poi torno in mensa.
Ora che ho litigato con la persona che mi tratta meglio di tutti, posso benissimo prendermi a schiaffi.
Davvero, che problemi ho?
A lezione di spagnolo rischio i conati di vomito per l'intesa bollente che c'è tra Luke e Miss Rodriguez. Non capisco perché lei non si trovi un uomo vero, invece di fare una figuraccia e ammiccare ad un liceale.
Verso la fine, colgo finalmente un'occhiata calibrata, fissa sul collo di Luke, e ne comprendo il significato preciso.
- Lucas... Vieni a scrivere il verbo reproducir. - istruisce la donna.
Mi trattengo dallo spalancare la bocca per l'incredulità.
Luke cammina sicuro di sé fino alla lavagna, ma non conosce tutta la coniugazione del verbo, che è irregolare, perciò ha bisogno dell'aiuto di Miss Sensualità.
Prima che decidano di sfogare gli istinti repressi sulla cattedra, suona la campanella e io infilo una cuffietta all'orecchio, poi passo davanti all'insegnante.
- Ridicola. - la schernisco.
- Cosa? - scatta lei, alzando gli occhi dalla borsa.
Indico il telefono che Luke mi ha "gentilmente" restituito.
- La canzone, la canzone. Assolutamente ridicola. - continuo.
Lo sguardo che mi lancia, interdetta, svela che ha colto benissimo la frecciatina.
Sarà meglio per lei che stia lontana da Luke.
Il biondo in questione esce dall'aula dopo di me, non senza scambiare un altro sguardo di fuoco con Miss Rodriguez. Si blocca sorpreso davanti a me.
- Cos'era quello? - domando, arrabbiata.
Luke finge di non capire.
- Cosa?
- Tutti quegli sguardi da "ti spoglio subito" con Miss Reproducir, l'intesa... Il succhiotto! Oh, come dimenticare questo bel segno viola qui! - lo accuso, andando a puntare il dito sul suo collo.
Lui sogghigna.
- E levati quel sorrisetto dalla faccia. Sei snervante. - lo rimprovero.
- E tu sei gelosa. - mi fa notare Luke.
Alzo le sopracciglia.
- Non è vero!
Luke ride.
- Vaffanculo, okay?
Ride più forte.
Il mio sguardo assume serietà e cattiveria.
- Molto bene, contenta di farti ridere così tanto.
La risata si affievolisce.
- Mi raccomando, non dimenticare il tempo che abbiamo trascorso insieme. Non ne passeremo ancora. - concludo, lapidaria.
Giro i tacchi.
Luke scatta in avanti e mi blocca.
- Ehi, frena, piccola. - mi richiama.
- Piccola. Sempre e solo la solita piccola Hailee. Vaffanculo, sul serio. - replico, dura.
Il biondo è sgomento.
- La stai prendendo sul serio? Hailee, io e te non siamo una coppia, cazzo. Pensavo ti fosse chiaro. - protesta.
- Ah già, noi scopiamo e basta. - lo imito, mimando le virgolette per citarlo.
- Esatto! Non sei nessuno per dirmi che non posso farmi anche la prof di spagnolo. Nessuno.
Più io fatico a celare il mio dolore nel sentire le sue parole, più lui sembra essere soddisfatto.
- Parliamoci chiaro: sei un sadico?
- Sadico? No. Voglio solo divertirmi, darling. - spiega, allusivo.
Faccio un passo indietro.
- Divertiti senza di me, allora. Fatti bastare Miss Reproducir. - taglio corto.
- Non essere ridicola. - scherza Luke.
Da quando si è avvicinato a me sono cambiata, ne sono consapevole, ma sentirmi dire proprio da lui, ad alta voce, che sono ridicola, mi ferisce in una maniera che non avrei mai creduto possibile.
Quella manciata di sillabe fucila la mia fragile autostima senza pietà e la riduce in polvere di vetro. Le schegge si spargono e si conficcano nel mio petto, nella mia gola. Tagliano.
Incapace di parlare, sistemo lo zaino sulla spalla e me ne vado a passo veloce.
- Hailee! - mi sento richiamare.
Affretto il passo e arrivo praticamente a correre fuori dalla scuola.
Un'automobile rossa sfreccia davanti alla scuola e mi chiedo cosa sarebbe successo se avessi continuato a correre, magari accelerando.
I problemi non si affrontano così, mi convinco.
Passerà.
È un momento difficile, delicato, ma passerà.
In lontananza, Janice sta salendo sull'auto di Ashton. I due partono e io sono ancora qui, ferma sul marciapiede, sull'orlo delle lacrime.
Il mio dito trova da solo il numero di Michael fra i contatti del telefono.
- Hailee? - domanda, un po' costernato, il mio migliore amico.
La sua voce mi piega.
- Vienimi a prendere, Michael... ti prego. - sussurro, terribilmente triste e lagnosa.
- Stai bene? Cos'è successo? Dove sei? - parte a raffica.
Un tuffo al cuore.
È pur sempre lui, il mio migliore amico, pronto ad aiutarmi nonostante tutto e tutti.
- Davanti alla scuola.
- Non muoverti. Arrivo. - impartisce.
Metto giù e aspetto. L'aria fredda mi sferza in viso, ma non duole: la pelle scalfita è una carezza in confronto ai tagli profondi che bruciano dentro. Giocherello con i sassolini sul marciapiede finché non arriva Michael.
Per inciso, l'auto si ferma e lui scende per abbracciarmi con foga inaudita.
- Dio, Hailee, ero così preoccupato! - mi informa, posando ripetuti baci sui miei capelli.
Non dico nulla.
Salgo sull'auto e mi faccio piccola piccola sul sedile.
- Grazie. - mormoro, dopo un po'.
Michael mi guarda con apprensione e scuote la testa.
La sua tenerezza mi solleva di morale, ma vorrei che fosse abbastanza per farmi stare bene. Perché in questo momento non è affatto così.
__________
Questa è la vita reale: sorgono dei problemi che non riesci a risolvere e, visto che non fai che crearne altri dal nulla, finisci per disperarti perché ne hai più di prima.
Poor Hailee.
Love you 🎀
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