Quarto
-Non respiro. Mi manca l'aria. Perché sono qui? Dove sono? Cos'è questo luogo? Non sento niente. Neanche il minimo rumore. Non percepisco nulla. Non mi arrivano informazioni. Perché non riesco ad aprire gli occhi? Quanto tempo è passato? Voglio uscire da qui, voglio tornare a respirare, voglio tastare altro al di fuori di questa sorta di cupola. Non capisco dove sono. Vi prego tiratemi fuori di qui.-
Tastai la superficie liscia di fronte a me. Sembrava essere plastica ma non ne potevo essere sicura. Respiravo a fatica ed iniziavo ad avere freddo. Sembravo essere in una camera di ibernazione, ma perché? Non riuscivo ad aprire gli occhi per vedere dove fossi o dove potessi essere. Ero sola in un luogo che sembrava restringersi sempre di più. Inizia a respirare affannosamente per aggrapparmi a quel poco di aria che potevo trovare. Poi, finalmente, aprì gli occhi. Mandai segnali al mio cervello dicendo, quasi pregando, di far muovere qualche centimetro del mio corpo. Ad un tratto una luce irradiò il piccolo luogo in cui mi trovavo e riuscì ad uscirne, cadendo sul pavimento, annaspando come se avessi fatto un'immersione. Con gli occhi sbarrati per lo sforzo afferrai i miei occhiali che erano caduti e me li misi. Avevo ancora la vista annebbiata ma riconobbi, da lontano, il piano terra della Dark Woods. Mi alzai e mi guardai intorno.
-Camere di ibernazione. Avevo ragione.- dissi osservando il lungo corridoio pieno di quelle stesse cupole. Erano un centinaio o forse meno. Mi toccai il braccio e notai di avere addosso la mia divisa scolastica; sul davanti era abbottonata la spilla della scuola. Mi presi i capelli tra le mani per poter avvertire qualcosa di mio e di familiare. Non potei fare a meno di notare che solo due ciuffi erano liberi; avevo uno chignon tenuto da due bacchette con una mezzaluna al di sopra. Mossi un passo verso la porta per arrivare in biblioteca e per uscire da quel corridoio che mi tratteneva oltre ogni limite. Mi sembrava di essere lontana chilometri dall'uscita. Iniziai a correre, quasi per istinto anche sapendo che non ne avevo motivo. Mi aggrappai alla porta che dava sulla biblioteca e presi fiato.
-Perché sono stata lì?- mi chiesi.
-Signorina Krueger. Ben svegliata.- alzai lo sguardo verso la voce femminile e notai una donna che stava sulla scala di sinistra. Aveva un'aria regale, il portamento perfetto. I capelli mogano erano acconciati in modo ottocentesco, il tubino nero con dei dettagli in oro le donava ancora di più; gli occhi cerulei mi fissavano con uno strano bagliore.
-Preside Bishop?- chiesi alla donna.
-Esatto signorina. La prego di raggiungermi nel mio ufficio. Salendo questa scala è l'ultima stanza sulla sinistra del primo piano. Le spiegherò ogni cosa.- disse lei prima di allontanarsi sempre con quel portamento maestoso.
Allungai una mano verso il corrimano. Inizia a salire le scale e arrivai sul primo piano notando una serie di porte. Erano dieci differenti porte che si potevano raggiungere con le due scale dal piano terra. Una porta diversa dall'altra denominate da una lettera. Camminai lungo di esse tastando il legno di ognuna e il pomello; alla fine del corridoio di porte l'ufficio della preside spiccava fra tutte. Aprì la porta ed entrai vedendo le maestose librerie che contenevano vari volumi. Mi avvicinai alla scrivania e presi posto sun una poltrona di velluto rosso.
-Prenda questa tazza di tè, mia cara. La farà rilassare. La vedo agitata ma è comprensibile. Tutti i nostri studenti passano questa prima fase.- disse. Presi la tazza ed iniziai a bere. Assaporai la calendula che riconobbi subito, con sollievo. La mia gola era prosciugata.
-Prima fase?- chiesi alla preside.
-Fase di depurazione. La cupola, in cui lei è stata introdotta era una camera di depurazione.-
Inizia ad innervosirmi ma cercai di mantenere la calma.
-Perché sono stata lì e per quanto tempo?-
-Vede le nostre camere di depurazione servono per eliminare ogni traccia di energia negativa dal mondo esterno alla nostra scuola. Ogni studente passa cinque giorni dentro di esse, appena messo piede al piano terra. Mi scuso per la presa brusca ma rimaneva solo lei.- spiegò lei.
Posai la tazza sulla scrivania.
-Sono stata rinchiusa per cinque giorni in una cella frigorifera praticamente? Preside, perdoni il mio tono, ma non mi sembra normale fare una cosa del genere.- dissi esasperata con un gesto della mano. A quel gesto tutti i libri degli scaffali alla mia sinistra caddero per terra.
-Lei ha un ottimo potere, signorina Krueger. Vada pure nella sua classe, l'aula G. La professoressa Redheart l'aspetta.- disse la preside facendo tornare i libri al proprio posto, facendo un leggero sorriso.
Mi alzai dalla poltrona e mi diressi alla porta; uscì dall'ufficio della preside e mi diressi verso la mia classe controllano ogni porta. Ognuna di esse era contrassegnata da una lettera dell'alfabeto, in particolare le prime dieci. Trovata la porta esatta mi fermai a fissarla. Semplice legno con qualche dettaglio inciso.
Entrai decisa trovando altri ragazzi e ragazze a parlare. Una di loro alzò lo sguardo verso di me. I capelli biondi e ricci erano ornati da delle spille nere a forma di luna, gli occhi passavano da un celeste cielo al blu notte, al collo un fiocco bianco e nero e la divisa, che cadeva morbida, rosa pastello ornata qua e là con dei dettagli rossi scuri o color fiamma.
Mi venne incontro e mi strinse la mano.
-Ciao, io sono Kristina Nox.- disse lei con un sorriso. Ricambiai il sorriso in modo sincero.
-Giulia Krueger.- dissi infine. Chiusi la porta alle mie spalle e guardai il resto del gruppo.
Cinque ragazzi con altre tre ragazze.
-Numero preciso. Dieci di cui cinque maschi e cinque femmine.- pensai aggiustandomi i ciuffi dietro l'orecchio.
Mossi qualche passo insieme a Kristina verso il resto del gruppo. Provavo una sensazione familiare di armonia anche senza conoscere nessuno, poi notai una porta dietro tutti i banchi.
-Cosa c'è lì?- chiesi.
-La nostra stanza.- rispose una voce maschile alle mie spalle. Mi girai e notai un ragazzo seduto su un banco.
Kristina mi guardò.
-Condividiamo tutti insieme la stanza, in quanto dobbiamo passare insieme cinque anni qui. E li dobbiamo passare in armonia e serenità.- disse con voce dolce. Il gruppo sorrise e sorrisi anche io.
-Comunque ragazzi dobbiamo presentarci.- continuò Kristina.
Il ragazzo, che mi parlò prima, mi guardò. I capelli rossicci e mossi li davano un'aria da nerd, insieme alla montatura spessa che portava. Aveva una divisa che variava dal blu scuro al nero, molto casual.
-Io sono Dannis Storm-
-Detto anche pel di carota dal sottoscritto vero pel di carota?- lo prese in giro un altro ragazzo, scompigliandoli i capelli.
-Basta Trevor. Lo sai che mi dà fastidio.-
Ad un tratto mi prese la mano.
-Trevor Star, al vostro servizio.- disse inchinandosi. Scoppiai a ridere. Trevor sembrava essere il classico ragazzo scemo e intelligente al tempo stesso. In poco tempo mi ambientai nel gruppo.
Le ragazze presenti, oltre me e Kristina, erano: Rosaline Ann, Lise Lee e Abigail Collins.
Rosaline era vestita di celeste candido, quasi sembrava un nuvola; i capelli biondi le adornavano il viso coronato dai suoi occhi verdi. Lise aveva i capelli corti neri, la divisa faceva molto punk anni '70 e gli occhi erano neri anch'essi. Infine, Abigail era uscita da un viaggio nella storia Vittoriana; la sua divisa era un vestito ottocentesco viola e lilla, i guanti neri in pizzo, i capelli mossi castani le coprivano il viso lasciando intravedere solo gli occhi color nocciola.
Trevor era il classico maschio da serie TV americana: capelli corti castani, vestito sportivamente con colori che vanno dal bianco al rosso, occhi marroni; nulla di speciale o particolare, a parte la simpatia.
Oltre lui e Dannis, Noah Scott, Evan Pull e Dylan Gray completavano la classe.
Noah sembrava essere uscito da una barca. La divisa sembrava quella di un marinaio, gli occhi color oceano spiccavano insieme ai capelli blu scuro; Evan faceva la figura per essere un classico bad boy dai capelli neri, gli occhi scuri e con la divisa nera adornata da borchie; Dylan era completamente diverso da tutti, era un ragazzo semplice con una divisa beige adornata da una cravatta rossa, i capelli castani, se non fosse per i suoi occhi viola. Magnetici direi.
Mentre parlavamo la porta dell'aula si aprì.
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