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Chapter Fourteen.

(LUI)

Camminiamo fianco a fianco verso le scale, per raggiungere il piano terra, dove si trova la Presidenza. Arriviamo e busso alla porta con la targhetta "PRESIDENZA---Signor White."
La signorina Perla, la segretaria del preside, ci apre la porta. «Prego, di cosa avete bisogno?» sto per rispondere, quando Diana lo fa al posto mio «Punizione da parte della professoressa di matematica, livello avanzato.» La signora di mezz'età abbassa i piccoli occhiali tondi e ci guarda. Prima fissa me e poi lei. Fa un suono simile ad un "mhmm" e poi ci fa accomodare sulle sedie fuori dall'ufficio. E ce ne sono solo due. Ottimisti, vedo.
Mi siedo accanto a Diana, ma non so come prendere parola. Lei mi guarda «Mi dici perché? Che ti ho fatto?»
Sprofondo nei suoi grandi occhi nocciola. «Scusami.» distoglie lo sguardo e la sento piangere. Cerca di non farmi sentire in colpa, ma così mi sento peggio. Le metto una mano sulla spalla «Hey, hey...» si gira ed ha il trucco un po' colato. La abbraccio e lei si nasconde volentieri fra la mia spalla e la testa. Si stacca da me e si alza in piedi. Si sistema la maglia «Torno subito.» e si dirige verso il bagno. Resto seduto nel corridoio, con le gambe allargate e i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Le mani mi tengono su la testa, che preannuncia uno scoppio.
La signorina Perla esce dall'ufficio e guarda la sedia vuota accanto alla mia. «E la signorina?» sto per dirle che é andata in bagno, quando arriva. «Scusi, dovevo andare al bagno.»
La segretaria ci fa entrare, chiudendo la porta dietro di noi e restando fuori. Il signor White é concentrato sullo schermo del computer. Probabilmente sta scrivendo una mail. «Sedetevi pure.» dice, senza staccare gli occhi dal computer. Facciamo come ha detto e aspettiamo un discorso con telefonata ai genitori. Siamo entrambi nervosi, ma cerchiamo di non darlo a vedere. Si toglie gli occhiali, li appoggia di fianco alla lampada, poi ci guarda negli occhi. «Ragazzi, questo sarà più o meno il terzo richiamo nell'ultimo mese...ammetto che in questa scuola ci sono studenti peggiori, ma così non va bene!» alza un po' la voce e m'intimorisce. Abbassa lo sguardo e legge dei fogli in un fascicoletto. Lo chiude e poi dice «Non so cosa farvi fare...secondo le regole guida, dovreste fare pulizie ma trovo che sia una punizione senza fine educativo.» Aggrotta le ciglia e si massaggia le tempie. Sospira. «Risolviamola qui, adesso. Allora...cosa stavate facendo durante la lezione?» mi guarda e fa cenno di parlare «Ascoltavo la musica.»
«Perché?»
«E perché no?»
Il preside mi guarda e scrive su un taccuino. Poi guarda Diana.
«Signorina Rogers, lei che ha fatto?»
«Stavo chiamando una persona...»
«E solo per questo si é trovata qui?»
«No, anche perché ho risposto male ad una compagna.»
La guarda, poi mi guarda e scuote la testa, contrariato. Spero solo che non mi sospenda o mi bocci. Quest'anno devo passarlo...già ne ho perso uno! Continua a scrivere, lasciandoci sulle spine.
«Ragazzi, la vostra insegnante é molto suscettibile, quindi evitate di parlare e ascoltare la musica durante la sua lezione, ok? Per questa volta, passate, ma alla prossima chiamo a casa...»
Annuiamo e ringraziamo. Mi alzo dalla sedia e Diana mi sta seguendo, ma il preside la ferma e mi fa andare in classe. Saluto ed esco. Fuori dalla porta, la Signorina Perla mi saluta e mi riaccompagna in classe. Quando arriviamo, spiega alla professoressa che il preside non mi ha dato nessuna punizione (deve aver sentito tutto) e che Diana resta ancora un po' in Presidenza.
Però, ora che ci penso, é più grave ascoltare la musica in classe che PROVARE a chiacchierare, no? E poi, con chi voleva parlare? Mi siedo al mio posto, ma fortunatamente suona la campanella e dobbiamo andare a ginnastica. Raccolgo il mio zaino semi-vuoto ed esco dall'aula, insieme a tutti i compagni.

(LEI)

La mensa, come al solito, é piena di ragazzi e ragazze eccitati all'idea di una festa. In particolare, della mia festa. Tra i 329 ragazzi invitati ci sono quelli più popolari, ma anche qualcuno di normale e simpatico, come le amiche che avevo al primo anno, quando ancora ero normale. Tutti, quando passano vicino al mio tavolo, mi sorrido o mi ringraziano e io liquido tutti con un "mhmmm".
Metto via il vassoio ed esco in giardino. Vado giù, seguendo la discesa della collina, poi mi addentro nel boschetto e vado da Mark. «Ora devi dirmi perché non possiamo stare insieme.» sospira e mi guarda. Si alza. «Non possiamo e basta. Senti, forse dovremmo aspettare ancora un po'. Nel senso che ora non posso.»
«Ma sei stato tu a dire che dovevo aspettare solo un po'. Più tempo chiedi e meno capisco!»
Mi abbraccia e mi stringe forte a se. Questo mi tranquillizza e mi agita allo stesso tempo.
«Mi concedi qualche giorno? »
Annuisco e faccio un mezzo sorriso.
Ci stacchiamo e lui si risiede dov'era prima. Gli siedo accanto e noto che ha del materiale per il disegno. Prende un enorme foglio A3, dove ha già iniziato a disegnare qualcosa con un leggero tratto in matita. Sono due occhi con il trucco colato di un nocciola intenso, come i miei.
«Sono i miei?»
Fissa il disegno e poi i miei occhi
«Mi é venuto fuori inconsciamente...ma si, sono i tuoi. In realtà l'avevo già fatto questo disegno, ma più piccolo. E poi, se questa versione mi viene bene, te la regalo.»
Gli sorrido e appoggio la testa sulla sua spalla. Mi stringo un po' nella felpa per il freddo: questa mattina ha piovuto molto e sono seduta sull'erba bagnata. Mark naturalmente se ne accorge e mi stringe a se con il braccio sinistro, che é quello più vicino a me e quello che non usa per scrivere.
«La festa é tra un mese, giusto?»
Annuisco
«Vieni?»
«Certo...ma da bravo asociale mi nasconderò in un angolino.»
Alzo la testa per guardarlo e rido.
«Saremo in due...»
Dopo un po' di silenzio, dice una cosa che già sapevo ma che non ho mai preso seriamente.
«E quindi, starò insieme ad una ragazza di due anni più piccola di me, eh?»
«...c'è qualche problema?» chiedo seria
«No, naturalmente...»
«Bene...ma ho una domanda da farti.»
«Dica pure...»
«Come avete fatto a perdere un anno insieme, tu e tuo fratello?»
«In prima media siamo dovuti andare spesso  in Inghilterra da nostro padre perché nostra madre stava male e non poteva tenerci, ma si sa che dopo un tot di giorni di assenza, la scuola ti mette un voto basso in condotta che si trasforma in una bocciatura assicurata...»
Faccio spallucce
«Comunque l'età non conta troppo, per me...»
Mette via tutto nella cartellina e mi da un bacio sulla guancia.
«Con una come te, a nessuno interesserebbe dell'età...»

E dopo una frase del genere, il mio cuore batte a mille e il mio cervello mi ripete:
Riuscirai mai ad aspettare un mese?

No, credo di no.

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