Chapter Five.
(LUI)
É domenica mattina e non so cosa fare. Bello, eh? Apro il blocco per disegni e torno sull'ultimo: una ragazza vista di profilo, con lunghi capelli scuri e una pelle bianchissima. Stupenda, con uno sguardo un po' triste ma stupenda. Mi ricorda tanto Diana. Lo fisso per un lasso di tempo che mi sembra breve, ma che in realtà é talmente lungo che mia madre mi sta chiamando per il pranzo. Chiudo il blocco e lo metto nel cassetto, poi esco dalla mia camera. Mio padre sta parlando al telefono, nel salottino che si trova nella stanza affianco alla mia e molto probabilmente si tratta di lavoro. Mia madre sta apparecchiando, mentre mio fratello porta il cibo in tavola. Qualche istante e siamo tutti seduti attorno al tavolo e stiamo facendo la preghiera. Il pranzo di una famiglia normale consiste nel mangiare e chiacchierare, ma nella mia famiglia, succede tutt'altro:
Mio padre lavora (o almeno, fa telefonate per lavoro) ; mio fratello chatta o ascolta la musica; mia madre cerca di tenerci uniti, cosa che non siamo mai stati. Quando io e mio fratello eravamo piccoli, forse eravamo una bella famiglia, ma ora...i miei genitori li vedo a malapena durante due pasti alla settimana e non siamo esattamente una famiglia tranquilla. Io sono dislessico e prima di scoprirlo ho dovuto cambiare un sacco di scuole facendo spendere un sacco ai miei genitori. Poi l'anno scorso, in Inghilterra...diciamo che ho avuto un brutto periodo. C'è solo una persona al mondo che mi fa sentire normale e neppure lei lo é. La definisco "ragazza dark" per il suo modo affascinante di fare e probabilmente anche lei si auto definisce così. Però dovrei smetterla di pensare a lei, perché non ricambia. Insomma, é l'ex di mio fratello e penso (tutti lo pensano) che torneranno insieme a breve. Finisco il mio pranzo e preso da un attacco di rabbia nei confronti dei miei pensieri masochisti, mi alzo e corro in camera mia. Sbatto la porta dietro di me e mi butto sul letto. Le lacrime mi scendono copiose e mi sembra tutto così strano. Non perché ho pianto così solo per la morte del mio migliore amico, ma per il fatto che non é una cosa da me. O forse sono cambiato? Mi asciugo il viso con le maniche e mi giro con la pancia in su. Incrocio le dita delle mani e le gambe, mentre navigo nel soffitto e nei ricordi.
Io e lui. Siamo in Inghilterra e siamo maggiorenni. Possiamo fare quello che ci pare. Forse drogarci é un po' troppo, ma al momento lo troviamo giusto. Ingoiamo pasticche, mandiamo giù bicchieri di alcool vari. Riesco a fermarmi prima di farmi troppo male. Lui, invece, ha perso la testa...
Mi risveglio con il cuscino completamente bagnato di lacrime e un masso che mi blocca il respiro. La colpa. Mi alzo e noto che ormai fa abbastanza buio...saranno le 17:00. Vado in bagno e mi sciacquo il viso. Entro in camera ma mi sento crollare il mondo addosso e vado in crisi. Le lacrime continuano a scendere e io non riesco a farle smettere. Sento mio fratello, in salotto, che parla al telefono. Mi concentro sulla sua telefonata per distrarmi dal mio peso.
«Delle rose?» dice «No, giuro che non sono stato io!»
silenzio
«No, non in quel senso! Certo che avrei voluto confortarti, ma non conosco nemmeno un fioraio decente!»
ancora silenzio
«Diana, ascolta..»
Allora é lei! Lei crede che sia stato mio fratello a mandargliele! Una nuova emozione prende il posto dell'angoscia: la gelosia. Perché non ha pensato a me? Sto per alzarmi e sfogarmi contro mio fratello, quando lo sento dire una cosa che mi spiazza «Ti amo anch'io.»
"Anch'io" ? Vuol dire che condivide il sentimento...Diana lo ama ancora? Stupido me che ho pensato di poterla conquistare con quelle stupide rose! Vado alla scrivania, tiro fuori il blocco e strappo il disegno. Quel disegno che la rappresenta in tutta la sua bellezza. Ora ho minimo 100 pezzi di lei su tutto il pavimento. Li raccolgo tutti e li chiudo in un cassetto, senza lasciarne indietro nessuno. Mi devo distrarre ancora, quindi cerco qualcosa che non amplifichi le mie emozioni come farebbe la musica. La mia fidata amica. Lo sguardo cade su alcuni libri di scuola, ma la mia dislessia mi fa odiare i libri di testo. Tutti tranne quello di matematica. Lo prendo e lo apro all'ultimo capitolo, poi inizio a fare delle equazioni...può non sembrare un passatempo rilassante, ma per un ragazzo come me, lo é.
Faccio la cartella e quando finalmente la finisco, qualcuno bussa alla porta. Non rispondo perché tanto in casa mia non esiste la privacy. Mia madre entra, con un sorriso amplio che si spegne non appena nota i miei occhi lucidi. Mi abbraccia e mi fa tornare indietro nel tempo.
Vedo dei paramedici portarlo via, su una barella. Un telo bianco copre il suo corpo ormai spento. I suoi genitori lo guardano attoniti e io non riesco a scusarmi, non riesco nemmeno a sostenere il loro sguardo. Mia madre mi abbraccia, ma vorrei ci fosse lui qui con me. Il mio migliore amico. Thomas.
Nascondo il viso tra la spalla e la testa di mia madre, che più o meno é alta quanto me. Lei mi stringe amorevolmente, poi mi prende per le spalle e mi allontana da sé col suo solito modo dolce. «Un'altra crisi, mh?» annuisco perché al momento non riesco a fare altro. Lei mi rincuora e mi offre di stare a casa da scuola domani. Accetto e poi la seguo fuori dalla camera per il motivo per il quale era venuta da me: la cena.
Mio padre non c'è e mio fratello sembra distante chilometri. Mia madre mi tiene una mano sul tavolo e mangia. Tra noi due c'è un rapporto normale, ma più profondo di quello che ho con chiunque altro. É stata l'unica a restarmi vicina durante la scoperta della dislessia, i problemi a scuola e la depressione.
Mentre sto sparecchiando la tavola con mio fratello, il campanello suona e (manco fosse un richiamo) lui corre ad aprire. Sono curioso della sua allegria e lo seguo. Me ne pento subito quando la vedo. Sembra stare bene, ma non benissimo. I suoi occhi nocciola sprofondano nei miei e lei sue labbra carnose mimano una parola:
«MARK»
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