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Chapter Eight.

(LUI)

Sta per scatenarsi un brutto temporale e Diana non é ancora arrivata. La mia bicicletta mi ricorda che posso tornare a casa e che dovrei farlo prima del ritorno di Sean e di mamma. Ma prima devo aspettare la fine del pranzo, perché ci siamo dati appuntamento a quell'ora. Anche se, ammetto, c'è una vaga probabilità (più che altro, speranza) che lei arrivi durante le lezioni pomeridiane. Prendo scotch e inizio a giocarci un po', giusto per far passare il tempo. Di tanto in tanto alzo lo sguardo e cerco di scrutare il cielo oltre le cime degli alberi. E c'è sempre un brutto cielo. Dei grandi nuvoloni si stanno concentrando in questa zona e non voglio sporcarmi i pantaloni di fango...sopratutto perché dopo non saprei come spiegarlo alla mamma. Per mia fortuna, le enormi finestre della mensa si affacciano sul giardino e da qui si vede TUTTO il giardino e anche la mensa, se si aguzza la vista. Quindi, riuscirò a vedere Diana quando starà mangiando. Però sono le 12:30, quindi non dovrebbe mancare molto. Prendo in mano il disegno ri-aggiustato e lo guardo. Lo scotch si vede tanto e mi sento in colpa per averlo rovinato, ma qui con me non ho il materiale adatto per riprodurlo. Io glielo voglio regalare, per farle vedere quanto ci tengo a lei e per dirle che può scegliere chi vuole, non per forza mio fratello. Mi duole il cuore dirlo, ma potrebbe anche non scegliere me. Ci sono così tanti ragazzi al mondo, eppure sono pochi quella che la capiscono o che la meritano. In realtà, sono pari a zero. Io compreso, onestamente. Vado vicino al fiume e mi guardo nel riflesso: sembro un ragazzo così normale e ordinario...se solo il fiume conoscesse la mia storia....

Il suo funerale é uno strazio per me. Non riesco a crederci. Thomas ora non c'è più e niente cambierà ormai. La colpa é solo mia e lo sanno tutti, ma nessuno osa dirlo ad alta voce. Il prete lo definisce "un giovane divorato da Satana". Vorrei urlare e dire che Satana non c'entra nulla perché é tutta colpa mia. Completamente. Cerco di restare calmo durante tutta la cerimonia, ma dopo scappo e mi rifugio nella macchina di papà. Mi nascondo nelle mani e piango.

Il disegno. Quel bellissimo disegno tutto rovinato. Voglio darglielo a tutti i costi. Voglio parlarle. Voglio...no, é un'idea troppo azzardata. Però si, voglio che sia mia. Per sempre. Perché noi ci apparteniamo, siamo collegati da quel lunghissimo (ed invisibile a occhio nudo) filo rosso che ci ha sempre legati. Non so quand'ho capito di amarla, ma probabilmente é stato amore a prima vista. Ma, d'altro canto, lei sta con mio fratello e non posso ferirlo. Voglio bene ad entrambi. Nella mia mente vagano possibilità, pensieri, emozioni...tutte quelle cose normali per un adolescente e sopratutto per uno che scopre l'amore per la prima volta. Prendo il disegno e lo metto nella borsa, insieme a tutte le cartacce perché fra poco inizierà a piovere e non vorrei che si bagnasse tutto. M'infilo la borsa a tracolla e monto in bici, diretto verso casa. Oggi non potrò vederla.

(LEI)

Finalmente é suonata la campanella e posso andare al boschetto per vedere Mark. Piena di gioia, sorpasso un mucchio di gente per raggiungere la mensa. Naturalmente da li poi andrei in giardino, passando dalla porta laterale. Sto per raggiungere la mensa, quando una mano mi blocca il polso. La mano laccata svela l'identità della mia "rapitrice": é una delle oche. «Dove stai andando?» chiede con un sorriso beffardo «In mensa, no?» stringe ancora di più la stretta «Non vorrai ferire Sean, il ragazzo più bello della scuola...» e quel ghigno non se ne va. Tiro il braccio e mi libero dalla presa. «Mica lo tradisco col pollo, eh...puoi stare tranquilla.» mi guarda incredula «Credi veramente che io sia scema?»
Si, si lo credo. Perché lo sei.
Ma non lo dico, resto zitta.
«Beh» continua lei «Mark è uno sfighino...magari lo tradisci con lui.»
Io non le devo dire niente...ma cos'è uno "sfighino"? Coglie il mio sguardo e spiega «Uno sfighino é uno sfigato carino, no?» si sistema i capelli «E comunque io e le altre non te lo lasceremo fare.» faccio dietrofront ed entro in mensa, costretta a restare un'ora intera con queste oche e Sean, che nel frattempo ci ha raggiunte. Mi bacia sulla guancia e mi stringe a lui. Contraccambio. Ma mentre siamo così, il mio sguardo cade fuori dalla mensa, in giardino, dove un ragazzo incappucciato sfida la tempesta che si sta svolgendo in questo momento. Che folle...poi penso a Mark, che dev'essere la fuori sotto la pioggia. Ma probabilmente si é messo al riparo ad aspettarmi, tipo nel retro della scuola. Prendo un vassoio con un po' di pasta e una fetta di carne, poi mi siedo al solito tavolo. Le ragazze chiacchierano fra di loro e Sean fa i compiti per le ore pomeridiane. Osservo i maccheroni e me ne mangio un paio, solo un paio perché ho mal di stomaco e mi viene solo quando sono preoccupata. Mi guardo attorno e sono tutti intenti a chiacchierare fra loro, quindi potrei anche alzarmi e sgattaiolare fuori dalla porta. Sto attuando il piano, quando una di loro mi chiede «Dove vai?» la guardo allarmata «In bagno...» mento. Ma nonostante la mia bravura nel mentire, capisce che é una bugia. «Ti accompagno.» dice. Sean mi guarda e sorride «Non fare tardi.» sorrido a mia volta e vado diretta in corridoio. Nonostante la loro cattiveria, le ragazze farebbero di tutto per un favore da parte mia. Quindi, nel bel mezzo del corridoio, fingo un calo di zuccheri. Con la faccia da malata, chiedo urgentemente una caramella del distributore, che si trova al piano di sopra. E, beh come sperato, lei corre a prenderla. Mi sto complimentando con me stessa per la recita, quando torna. E non ha un paio di caramelle in mano, ma bensì l'infermiera scolastica accanto a se. Fingo di nuovo, sperando che l'infermiera mi mandi a casa, ma forse fingo troppo bene, perché mi corre incontro e mi sostiene. «Tutto bene, cara?» mi chiede gentilmente Miss. Katie. Annuisco e le sorrido. E in un batter d'occhio siamo in infermeria. Mi fa accomodare mentre cerca qualcosa di dolce e un macchinario per la pressione.
E dentro di me spero soltanto di riuscire ad andare da Mark.

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