3. Fuoco
Roxie
Siamo in questa sporca cella da non so nemmeno più quante ore. Iniziano a farmi male i polsi, perché sono legati troppo stretti, e sono stanca di vedere Elizabeth terrorizzata.
Non so cosa abbia fatto suo padre, non so se siamo finite qui, in qualche modo, per causa sua. Non mi sorprenderebbe, George è un uomo senza scrupoli!
L'unica cosa di cui ho certezza è che Elizabeth non ha fatto nulla di male e non merita di essere in questa schifosa cella, al freddo, spaventata e triste.
Eli è una persona splendida, unica, e farò tutto ciò che è in mio potere per farla uscire da qui.
«Eli, ehi. Cerca di calmarti un po', ok?» le dico dolcemente, mentre lei si agita provando a liberarsi, ma facendo solo peggio. Si ritroverà con dei segni terribili e dolorosi se non la smette.
«Devo uscire da qui!» ringhia arrabbiata.
«Eli non è facendo così che riuscirai a scappare. Ti farai solo del male, smettila di agitarti. Non riuscirai a liberarti!» le urlo e finalmente lei si ferma.
«E quindi che facciamo, eh? Rimaniamo con le mani in mano in attesa che Shawn o uno di quei due ci faccia del male?» chiede.
So che ha ragione, dobbiamo fare qualcosa, ma non così. Dobbiamo essere furbe, scaltre.
Dobbiamo cogliere al volo la prima occasione che ci si presenterà davanti.
Perché sono sicura che accadrà. Uno di quei tre farà un passo falso e allora noi proveremo a cercare una via di fuga!
«Hai ragione, ma...»
Non finisco di parlare che la porta si apre. L'uomo più mingherlino entra e viene verso di me.
Lo guardo avanzare e per un attimo poso gli occhi su Eli.
Quando l'uomo mi è vicino, tira fuori una pistola e fa per liberarmi.
«Che succede?» chiede Elizabeth, prima che possa farlo io.
«Vi dividiamo» tuona lui, guardandola in cagnesco.
«No! Che cosa? Voi non potete farlo, voi...»
«Sta zitta, bionda!» ringhia quello, impedendole di continuare a parlare.
Io rimango in silenzio, non profferisco nemmeno mezza parola. Questa sarà la mia occasione per svignarmela, chiamare aiuto e riprendermi Eli.
Quando mi libera, staccandomi dal palo a cui ero legata, mi riammanetta i polsi e mi costringe a seguirlo.
Lo faccio, mentre lui mi spintona fuori, continuando a tenere la pistola puntata dietro la mia schiena.
Elizabeth piange, ma prima che possa richiudersi la porta, le sibilo:
«Andrà tutto bene.»
Il malvivente dà un calcio alla porta per serrarla e poi continua a camminare, pigiando, imperterrito, la pistola dietro il mio corpo.
«Come ti chiami?» gli chiedo, fingendo di voler fare conversazione.
«Non sono cazzi tuoi» ringhia lui, continuando a farmi camminare.
«Io sono Roxie. Scusa per averti morso» dico con voce da gattina, girandomi col viso per guardarlo. Gli faccio gli occhioni dolci e spero che si distragga al punto di potermi dare possibilità di provare a scappare.
«Sì, certo! Sei una vera combattente. Questo devo riconoscertelo» mi risponde, ridacchiando.
Sorrido anch'io, continuando a camminare.
«Lo sono! Ma quell'aggressività che hai visto non la uso solo per difendermi. Ci sono molti modi di mordere. Alcuni più stuzzicanti di altri» lo provoco e lui mi sbatte al muro.
«Non provocarmi, tesoro, perché non ci metto niente ad abbassarti i pantaloni, fare lo stesso coi miei e scoparti senza pietà!» ringhia sulla mia faccia e mi morde un labbro.
Lo fa apposta, morde forte per vendicarsi di quello che ho fatto io alla sua mano.
Quando lo lascia andare, sento il sangue colarmi da lì e l'unica cosa che vorrei davvero fare è morderlo più forte di quanto ho fatto fuori a quel locale, così forte da staccargli una falange.
Sorrido, passandomi la lingua sulle labbra per levare via il sangue.
«Violento! Mi piace» lo stuzzico, e lui, per tutta risposta, mi punta la pistola al ventre.
«Non giocare con me, tesoro, perché non attacca! Se e quando scoperemo lo deciderò io! E di sicuro non avrò bisogno del tuo permesso!»
«Chi dice che io voglia qualcuno che mi scopi col mio permesso?» chiedo e lui ride di gusto.
«Sei fantastica, lo sai. Se fossi un altro potrei anche cascarci. Ma siccome conosco il mondo e le donne come te meglio delle mie tasche, io...»
«Jack, hai portato la ragazza in cella?»
La voce del suo amico lo fa distrarre, allontanandolo quanto basta da me.
La pistola non mi sfiora più, è il momento di agire.
Gli assesto un calcio nelle palle che lo fa crollare a terra e scappo.
Corro più che posso, cercando una qualsiasi via d'uscita.
Lo sento urlare e imprecare, mentre il suo amico parte all'inseguimento.
Non so dove arriverò, ma continuo a correre senza fermarmi.
Sento l'altro malfattore che mi chiama, intimandomi di arrestare la mia corsa, ma non lo faccio.
Continuo a darmela a gambe levate, più veloce che se stessi a una maratona.
Mi giro un secondo per guardare dov'è il tizio, continuando a correre, quando sbatto contro qualcosa, o meglio... qualcuno!
Mi trovo davanti la faccia incazzata di Shawn, e quando provo a dargli un calcio, vengo fermata dalla sua mano possente che mi dà un pugno sul ginocchio e mi fa cadere per terra.
Non mi arrendo, ho sopportato dolore peggiore di questo!
Provo a rialzarmi, ma lui me lo impedisce, vedo il suo amico che ci raggiunge e sento Shawn urlare:
«Vattene! Ci penso io!»
«Ma, capo...»
«Va' via» grida di nuovo e cominciamo una lotta senza fine.
Io riesco a finire sopra di lui e gli do un pugno nello stomaco, con le mani ancora legate tra loro dalle manette. Shawn sembra soffrire, ma solo per un attimo, perché quando provo a svignarmela, mi prende e mi fa ricadere per terra.
Finisce sopra di me e mi assesta uno schiaffo.
Ritrovo la sua mano e la mordo forte, ma lui con la mano libera mi infila il pollice nell'occhio.
Grido, e lui mi alza i polsi legati, portandomeli sulla testa. Siede cavalcioni su di me e vedo il suo petto andare su e giù, stremato dalla lotta.
Il mio battito sembra riassumere un ritmo più regolare e per quanto sia impossibilitata a muovermi, e mi sia un po' calmata, covo ancora una profonda rabbia dentro per quest'uomo e per quello che ci sta facendo.
«Tregua, piccola. È meglio per te se ti calmi, o ti farai male» dice e io lo guardo in cagnesco.
«Sarai tu a farti male se non mi lasci andare» ribatto con rabbia.
Shawn ride e poi ritorna serio. Si china su di me, fermandosi a pochi centimetri dal mio viso.
«Sto tremando di paura» esala e si avvicina di più alla mia bocca.
«Dovresti averne» ringhio sulla sua e lui sorride ancora, un sorriso sghembo ma soddisfatto.
Non so perché, o per quale assurdo motivo, ma improvvisamente sento un fuoco dentro. Come se mi avessero fatto bere d'un sorso un bicchiere di vodka, o come se avessi ingerito benzina, tanta... benzina.
La sua vicinanza è pericolosa, dovrei avere paura di lui, ma... ma non ho paura. Non del fatto che possa farmi del male.
La mia paura è diversa, una paura strana e malsana.
Sono fisicamente attratta da quest'uomo. È questa l'unica, assurda cosa a cui riesco a pensare guardandolo.
«Finisce qui» dice Shawn, interrompendo i miei assurdi pensieri. Si rimette a sedere e mi costringe ad alzarmi.
Mi spinge, tenendomi stretta, troppo stretta.
Le sue mani sono grandi e i suoi muscoli possenti.
Gli guardo le braccia che mi cingono forte e penso che devo essere davvero matta se l'unica cosa che riesco a pensare in questo momento è come sarebbero quelle braccia avvinghiate a me, in maniera dolce, protettiva.
Quest'uomo è un criminale, non c'è nulla di dolce o protettivo in lui.
Davvero? E allora perché ti ha chiesto scusa quando ti ha schiaffeggiato, in cella con Elizabeth? chiede una voce nella mia testa.
Non le rispondo, non mi rispondo. Conosco già la soluzione di questo quesito, è quello che ho detto a Eli quando me l'ha fatto notare!
Arriviamo nella mia cella e lui mi lascia, spingendomi per terra.
Cado, buttando le mani avanti e scorticandomele.
«Puoi togliermi queste manette?» chiedo, mettendomi a sedere in maniera decente.
«Dopo quello che hai fatto? Perché dovrei?» chiede lui avvicinandosi a me.
«Non scapperò più» mento, provando a fargli pena. È ovvio che proverò a scappare, proverò a scappare ad ogni buona occasione.
«Non te le tolgo le manette.»
«Per favore» chiedo, con finta aria da cane bastonato.
«Non mi incanti, occhi belli. Sai, dovrei punirti in maniera esemplare per ciò che hai fatto!» dice avanzando verso di me.
«Come?» chiedo, deglutendo forte, e penso ai milioni di bei modi in cui potrebbe punirmi.
Cazzo, bella, riprenditi! Stai davvero facendo pensieri sconci sul tuo rapitore? Ma che problema hai?
«Non mi piace essere violento con le donne» dice e si accascia davanti a me.
Mi controlla la guancia, la stessa dove mi aveva dato il primo schiaffo.
«Si è arrossata» dice serio.
«Beh, a quanto pare ce l'hai con lei. Sii un po' più equo. La prossima volta che devi darmi uno schiaffo, ricordati che ho anche la guancia destra» ironizzo e mi scappa un sorriso involontario. Piccolo, quasi impercettibile, ma c'è.
Che cazzo mi sta succedendo?
Shawn è serio, non ride, anzi, continua a fissarmi come se fosse preoccupato.
«Ti porterò del ghiaccio» dice freddo e si rialza.
Ecco, l'ha rifatto di nuovo, è in pensiero per te!
«Ti preoccupi un po' troppo per essere un rapitore» dico, alzando lo sguardo per osservarlo.
«Te l'ho detto: non mi piace alzare le mani sulle donne.»
«Buffo per uno che ha rapito proprio due donne.»
«Il fatto che non mi piaccia, non significa che non lo farò, se mi vedo costretto ad agire in questo modo. Sei tu che ti stai tirando gli schiaffi, Roxie. Stattene buona e smettila di sfidarmi.
Se tutto va bene, l'incubo finirà prima per te.»
«Non me ne andrò senza Elizabeth.»
«Decido io quando e se te ne andrai! Buona permanenza» ringhia e se ne va, lasciandomi lì.
Urlo, scaricando via tutta la rabbia accumulata.
L'unica cosa che resta, quando smetto, è l'eco della mia collera, il riverbero di tutto il veleno che ho dentro.
E resta la solitudine, alla quale, purtroppo o per fortuna, sono abituata.
***
Shawn
Torno da Angus e Jack, che mi guardano come se si aspettassero che io dica qualcosa.
Non lo faccio e li congedo con un gesto della mano.
«Andiamo da Mindy, capo. Una bella scopata ci sta tutta, vero, Jack?» dice Angus ridacchiando, provando ad allentare la tensione.
«Direi di sì» risponde Jack, guardandomi intimorito.
«Ecco, bravi, sparite» ringhio e Jack mi chiede:
«Non vieni con noi?»
«No. Se vedete Beth scusatemi con lei. Ora andatevene» concludo freddo e loro se ne vanno senza ribattere.
Beth è una prostituta che lavora da Mindy, un locale di squillo.
Il più delle volte, quando ho bisogno di sfogare i miei istinti, è lì che vado.
Se scelgo lei, è perché so che non c'è nessuna ragione triste per cui lei fa questo lavoro.
Nessun padre manesco, o ex ragazzo aggressivo. Nessuna violenza sessuale alla quale l'hanno costretta da bambina.
No, Beth è semplicemente ninfomane, come lei stessa si definisce.
Mi accendo l'ennesima sigaretta e penso a Roxie, al fuoco che è divampato quando ero sopra di lei, a pochi millimetri dalla sua bocca.
Cristo, mi ha fatto uscire fuori di senno! Odio essere violento ma lei sta facendo di tutto per portarmi ad esserlo.
Non voglio farle del male, né a lei né a Elizabeth, ma non è colpa mia se quel bastardo del padre mi ha tolto tutto. Tutto ciò che avevo: la dignità, il futuro, l'unica persona che avessi al mondo.
Finisco la sigaretta e immagino di nuovo i suoi occhi azzurri che mi scrutano, così sicuri eppure... eppure sono certo che tanta sfrontatezza, tanta impavidità, nasconde una fragilità che non ti aspetti. Una fragilità di cui non saprei prendermi cura.
Sbuffo, fermandomi a riflettere, a pensare. Provando a ricordare quand'è stato il giorno in cui sono cambiato, in cui sono diventato così: l'uomo spregevole e senza scrupoli che sono oggi!
Penso ancora a lei e mi chiedo perché. Cosa c'è in questa ragazza che mi attrae tanto?
Sì, d'accordo, è bella da far paura e chiunque sarebbe attratto da lei, però... però c'è qualcosa che non riesco a decifrare.
Sento di nuovo quel fuoco, al solo pensiero di lei. Lo sento dentro, che mi rode il fegato e mi divora l'anima.
Sento che se non lo placo, questo fuoco accenderà dentro e fuori di me una miccia pericolosissima. Una miccia che, se non sto attento, potrei non riuscire più a controllare.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro