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III ~ JAMES



Svegliarsi alla mattina.
Se fosse sempre così sarebbe dannatamente bello.
I suoi capelli biondi sono perfetti sul cuscino nonostante la notte tormentata. Il viso è segnato dalle lacrime ma nonostante la sua fragilità riesce a rimanere perfetto, guardarla mi fa sentire inferiore, qualcosa che non sono.
Sta ignorando la mia attuale presenza, altrimenti mi avrebbe già insultato in russo, oppure avrebbe avuto un crollo emotivo, difficile a dirsi.

Non me la immaginavo così. Così innocente, ingenua e pura, eppure è lei, Clarisse Petrovich, la figlia prediletta del più grande collezionista russo e, segretamente, il mafioso discendente dalla famiglia più potente e temuta nel mondo occidentale. Una figlia, di cui il padre ha gelosamente tenuto la vita avvolta nel mistero, lontana da occhi indiscreti, conosciuta solo per la sua bellezza.
Le voci non sbagliavano e non avevano affatto ingrandito la cosa. È davvero splendida, ora questa principessa è mia.
Dio quanto vorrei scoparmela.


Ho dormito meglio del solito.
Questo, però, non vale per lei. Mi sono "trasferito" nella sua camera perché continuavo a fare avanti e indietro. Mi stavo rompendo un po' i coglioni.

Mi alzo con noncurance e lei continua a riposare, meglio così, si riprenderà più velocemente. Almeno spero.

La copro con il piumone ed esco lasciando la porta aperta. Passo davanti al termostato: 26°C; mentre scendo le scale continuo a pensare a lei. Ha il corpo letteralmente tempestato di lividi. Come ha osato quel bastardo toccarla! Ha avuto anche la faccia tosta di non toccarle il viso, convinto che non l'avrei scoperto. Quello è un uomo morto.

L'idea di provocarle del dolore fisico mi fa soffrire e la rabbia scorre nelle mie vene con l'adrenalina a mille.

Ero convinto fosse una ragazza più facile. Ma mi sbagliavo e tanto.
Stava male e nonostante ciò, dalla sua voce, traspariva grande competitività e potere.
È chiaramente figlia di suo padre.
Non voglio che abbia paura di me, dannazione. L'ho portata fuori da quel buco.
Forse avrei dovuto agire in altri modi ma non sono una persona onesta. Voglio guadagnare qualcosa da ciò che faccio, qualsiasi cosa sia. Voglio lei ma non solo così, voglio essere l'unico per lei.


Dove cazzo ho lasciato il cellulare?
Lo cerco in tutta la casa e ho una gran voglia di tirare un pugno a qualcuno. Devo scaricarmi in qualche modo. Eccolo.
Salto il divano e con il cellulare in mano mi dirigo verso la cucina.
Voglio chiamare Luke, devo fargli sapere della mia novità russa e in più mi deve sostituire mentre vado a recuperare qualcuno che confezioni e procuri degli abiti a Petrovich.

Non ho intenzione di vestirla da puttana con gli stracci di quel manicomio. Li ho fatti buttare appena ne ho saputo l'esistenza.
Ho chiesto a Santon di prendersi cura di lei e di prepararla, non di scaricare la sua mediocre tempesta ormonale sul suo corpo. Appena mi dirà cosa le ha fatto, lo uccido.


« Hey bro, sono leggermente occupato al momento. È importante? » risponde, la sua voce sembra lontana.

«Che stai combinando? Sono tornato ieri.»

« Sul serio? La Petrovich? »

Riconosco un centinaio di grida all'altro capo della chiamata. Quell'idiota sogghigna.

«Ehm Luke?»

« Ho riempito la piscina di un college femminile di insetti. » mi avvisa, questa volta ridendo.

«Tipico.»

« Allora a che ora devo essere da te? »

«Sbrigati e basta.»

« James, non fare il guastafeste. Qui- »

«Ho in programma qualcosa di interessante.»

« Eh va bene, però parto dopo essermi goduto lo spettacolo qui. »

Luke interrompe la chiamata; sbuffo sonoramente ma allo stesso tempo sorrido pensando a quell'idiota del mio migliore amico.


Mi siedo a tavola e comincio a bermi il caffè e mi mangio un paio di biscotti. Ljuba, la domestica, li aveva sfornati quella mattina, sono ancora tiepidi.
Passano una decina minuti e ho già terminato di mangiare, la mia protetta non si è ancora fatta sentire. Mi alzo pensieroso, decidendo di andare a controllare, ieri non riusciva a tenersi in piedi.

Arrivo alla sua camera, la porta è chiusa. Si è svegliata. Cazzo. Cosa facciamo ora? Anzi, riformulo, cosa faccio? Il gentile? Ci ho già provato e mi ha dato del mostro. Vaffanculo.
Busso.
Nessuna risposta. Perfetto. Per una volta che busso nella mia vita.
Abbasso la maniglia ed entro, contemporaneamente quella del bagno si abbassa.
La porta si apre, c'è un leggero strato di vapore, da cui ne esce una ragazza con un asciugamano nero, che la copre a malapena dal seno fino a metà coscia, e un turbante grigio che racchiude la folta capigliatura.
Sorrido appoggiandomi allo stipite della porta per godermi lo spettacolo.
Appena realizza che la sto guardando, si nasconde dietro la porta del bagno col corpo. Ha le guance leggermente colorate dall'imbarazzo. Non capisco la ragione della sua reazione, ha il seno, le intimità e quel culo sodo coperti. Gli occhi sono così scuri e profondi, cazzo, forse dovrei uscire.

«È-è tutto a posto. Ora esco.» ho balbettato?

«Aspetta.»

Mi fermo. Mi volto verso di lei e sento qualcosa ribollirmi dentro. Non è rabbia.

«Non so il tuo nome...» mi ricorda.

«James Hemmings.» le rispondo, le do le spalle e faccio per uscire, mi fa sentire a disagio. No, sono solo stanco. Solo stanco.

«Perché non ti conosco? Puoi anche voltarti.» la sua voce è forte, non traspare minimamente la ragazza di ieri. Tutto ciò mi fa sentire meglio.

«Diciamo che sono soltanto ricco. — i capelli ora sono sciolti e liscissimi sulle sue spalle — Ti senti meglio?»

Per un attimo rimane in silenzio a guardarsi le mani.

«Ho visto la mia casa e la mia famiglia bruciare. Mi sono risvegliata in una cella buia. Poco fa due uomini fedeli a mio padre sono stati uccisi davanti a me. Ho scoperto di esser stata venduta. Mi sento meglio?»

Era sarcasmo?

«Posso proteggerti Clarisse. Non avevo idea di cosa ti facessero.»

«Non è vero, nessuno di voi può. Hemmings sarò la tua condanna. Sono una maledizione.» abbassa gli occhi e si avvicina al guardaroba.

La raggiungo e penso a come spiegarle che con me sarà davvero al sicuro. Ma appena i nostri occhi si incontrano le mie labbra si muovono da sole.

«La maledizione finisce oggi.»

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