6
Wendy Darling
"Mamma, signor Parsefall!"
Colin sfrecciò per tutta la lunghezza del corridoio con un foglietto colorato in mano. Io avevo trovato nella vecchia buca delle lettere appesa alla vecchia staccionata del piccolo giardino quadrato, dove i ragazzi del circo erano soliti allenarsi. Ora: Colin non sapeva ancora leggere, quindi lì per lì rimase solo incuriosito dalla presenza del pezzo di carta; ma prendendolo tra le mani e rigirandolo più volte, non poté rimanere affascinato dai colori che presentò. Quello che aveva in mano, aveva tutta l'aria di essere il volantino di una fiera.
Dentro la loro casa, però, non trovò né sua madre né Idaho nei paraggi; scorse invece la presenza di Charlotte intenta ad asciugare la sua tazza appena lavata.
"Charlotte, Charlotte!" pigolò a quel punto, troppo felice per preoccuparsi di cercare tutti gli altri.
Le consegnò in mano il foglietto con una faccia fiera, come se avesse appena mostrato un tesoro inestimabile di cui nessuno aveva mai scoperto il nascondiglio. La ragazza, a differenza sua, era in grado di capire le parole scritte sopra, e sperò che leggendole avrebbe potuto non solo informare tutti, ma anche convincerli ad andare.
Normalmente non erano entusiasti di visitare le cosiddette concorrenze, specie se si rivelarono straccione o irrispettose come il circo di Grave, o come il mercatino delle pulci da cui avevano conosciuto Belle. Fino a quel momento anche Logan e Idaho erano stati convinti di non poter trovare gente peggiore di quel mercatino, ma era evidente che nel mondo la cattiveria non aveva ancora deciso di sradicare le proprie radici.
Il giorno in cui avevano trovato Belle, pioveva come se stesse per avvenire il secondo diluvio universale. Idaho e Logan avevano viaggiato con la loro auto vecchia ma ancora potente da un sobborgo tedesco fino a raggiungere il confine francese. Nelle vicinanze non era visibile alcun ostello o pensione dove poter passare almeno la notte o anche solo sistemarsi un attimo. Erano però incappati in un cancello chiuso, con sopra scritto 'Il mercatino delle pulci di Philippe Loren'. Non trovando altre destinazioni vicine, i due decisero di chiedere ospitalità, e il signor Loren si mostrò molto ospitale e cordiale, invitandoli quasi con gesti plateali come se avesse visto dei nobili. Ma a dispetto dell'atteggiamento iniziale, quello che trovarono fu deplorevole: il Mercatino delle pulci altro non era che un piccolo parco divertimenti, con degli stand pieni di pupazzi e premi; chioschi per popcorn e zucchero filato; mini barbecue dove poter tirare su dei picnic. Vi era un piccolo stabilimento che fungeva da osteria negli orari freddi o notturni, e non avendo alternative in quel momento, il signor Loren invitò i due ad accomodarsi. L'ambiente era anche accogliente, ben tenuto e con un discreto gruppo di clienti ancora intenti a consumare il pasto. Ma quello che attirò davvero la loro attenzione fu proprio la ragazza francese: piccoletta e mingherlina che cercava disperatamente di mantenere in equilibrio un vassoio anche troppo importante per le sue braccia. Il padrone addirittura non sembrava assolutamente curarsi delle sue difficoltà, passandole davanti ad una distanza troppo ravvicinata.
Colin aspettò quindi una manciata di minuti, osservando gli occhi di Charlotte sorvolare le parole scritte con colori sgargianti e aspettando il verdetto.
"È una fiera di paese, allestiranno giostre e spettacoli" dichiarò lei guardando il bambino con un sorriso.
Colin iniziò a saltare come un grillo, preso da un impeto d'eccitazione; una cosa che, come bambino comandava, adorava più di tutti erano le giostre dove poter divertirsi e gli spettacoli di marionette e fantoccini che alcuni artisti allestivano in spazi vuoti per intrattenere i bambini più piccoli o timidi. Aveva sempre desiderato imparare a fare il burattinaio, ma anche provando a comprare qualche marionetta e vedere le movenze, il desiderio era diventato più arduo e con la mamma aveva deciso che avrebbe imparato più avanti.
"Ci vuoi andare Colin?"
"Sarà divertente! Ci sono i giochi a premi, le marionette e il carosello! Tu non vuoi andarci?"
"Non sembra una cattiva idea. Ma il capo cosa dice?" chiese con uno sguardo furbo. Lei non sapeva del loro giudizio su certi eventi, ma a guardare la locandina quella sembrava in tutto e per tutto una fiera normale e innocua.
"Se mi aiuti a convincerlo possiamo andare! A te non dice di no".
Come se li avessero chiamati a gran voce, Idaho e il resto del gruppo apparvero dalla porta del corridoio salutando allegri. Il bambino corse subito tra le braccia della madre, e approfittò della riunione improvvisa per affiancare Charlotte nella richiesta della fiera. Idaho prese il foglio dalla mano della giovane e lesse a sua volta il titolo, il programma e scrutò le immagini che erano state scelte per la locandina, uno sguardo assorto che fece per un attimo abbassare il livello di eccitazione al bambino; anche gli altri si sposerò per verificare e capire di cosa si stesse trattando.
Poi Jake alzò la mano: "Per me va bene!"
"Ti va bene cosa?"
"Andare alla fiera del paese, Logan ci sei? Dai sarà carina e poi ci meritiamo un giorno di solo divertimento".
"Quattordici anni e avere la stessa voglia di chi ha la metà degli anni, non ci credo..." mormorò il grande scozzese passando una mano sulla fronte e spostando una consistente ciocca di capelli rossi. I due gemelli, davanti a quell'affermazione, si misero a ridere ignorando sia il tono sia il fine di quella frase. Personalmente a loro non interessava quanti anni avessero e se i loro gusti fossero adeguati.
"Sarà una bella esperienza, oui! Sono d'accordo. Potremo anche prendere qualche spunto per nuovi numeri" saltellò Belle battendo piano le mani, dando un punto in più alla decisione pro-fiera. Guardò Idaho aspettando la sua parola, pur sapendo che in minoranza non avrebbe mai negato a nessuno il divertimento; come sosteneva Lisette poi: Idaho Parsefall si faceva tanto maturo una dentro aveva ancora la voglia e lo spirito di un bambino sognatore. Idaho infatti alzò la testa poco dopo osservando gli sguardi dei presenti che chiedevano speranzosi un giorno di svago; un sorriso si allargò sul suo volto facendo esultare tutti quanti: "Va bene, per un giorno possiamo fare gli spettatori".
Colin echeggiò un urlo di vittoria talmente acuto che gli acrobati furono costretti a tapparsi le orecchie, poi corse incontro a Charlotte e la trascinò nella sua stanza prendendola per mano. La voleva presente per cambiarsi dato che lo aveva aiutato a ricevere il convento per andare alle giostre, e per tutto il tempo non fece altro che parlare veloce e buttare sul letto vestiti su vestiti, in modo da sembrare un bambino presentabile. La ragazza in un primo momento non seppe se essere perplessa o divertita dal modo di fare del piccolo, ma quando capì l'intento, un velo di tristezza le attraversò il volto: a dispetto del divertimento e della bellezza che la vita del loro circo afferma, era chiaro che Colin spesso soffrisse per essere visto diversamente dagli altri bambini.
Lisette apparve in soccorso della giovane scuotendo la testa ed emettendo una leggera risata tra il divertito e il rassegnato, suo figlio era capace di attirare chiunque nella sua tela e l'ingenuità di Charlotte aveva giocato a suo favore. Disse alla ragazza che non era costretta a sorvegliare il bambino e a sorbirsi la parlantina, ma lei affermò che non c'era nessun tipo di problema, che non le dava fastidio e che era solo un piacere, un modo più per essere inclusa nel gruppo.
La verità era che aveva capito i sentimenti del piccolo, di cui lei aveva sempre sofferto e che, con degli artigli piccoli ma affilatissimi, sentiva ancora dentro per quanto ora il suo aspetto fosse ben diverso. Non era semplice cambiare vita come se niente fosse, non quando il mondo e il destino ti hanno sempre posto dei limiti che nel tempo si sono fatti invalicabili. Ora lei poteva godere di dormire in un letto ero, mangiare tutti i giorni e non essere chiamata Mostro, ma Colin non avrebbe mai potuto spacciarsi per uno di quei bambini ricchi e nobili sempre ben vestiti, purtroppo quel privilegio non gli era concesso.
Una domanda, a quel punto, si fece strada nella sua mente: Colin lo aveva quasi mostrato apertamente il suo disagio che spesso veniva nascosto dal divertimento dell'essere parte di una compagnia circense; che anche tutti gli altri avessero la stessa sofferenza in corpo? Alla fine un bambino vive, va avanti più facilmente, ma un ragazzo adolescente o un adulto può avere la stessa leggerezza? Non seppe se chiederlo a Lisette lì presente, le parve una domanda scomoda per il momento che stavano vivendo, ma avvertì dentro di sé per la prima volta qualcosa di diverso nel gruppo.
Le auto vennero riempite del necessario per passare la giornata, Jessie ebbe l'idea di portare il pranzo al sacco e sistemarsi in un posto ino non troppo invasivo per fare un picnic. Jared fu il problema maggiore da carica ma alla fine, per la gioia di Logan, il cavallo venne sistemato sul pick-up dove normalmente erano sistemati i bagagli più grossi. I gemelli non avrebbero mai permesso che il loro prezioso destriero potesse perdersi una giornata come quella. Colin si sedette sul sedile posteriore, sfoggiando soddisfatto il suo abbigliamento composto da una camicetta bianca con le maniche corte e una salopette beige ben stirata, forse l'unico pantalone che non presentava toppe.
"Vorrai fare un giro sui cavalli del carosello con me Charlotte? Posso salire anche gli adulti sai?"
"Colin! Guarda che Charlotte è ancora una ragazza, non sta bene darle dell'adulta. Come me con il Signore" Idaho si girò dal sedile del passeggero e strizzò l'occhio alla ragazza dopo aver finito la frase, e lei sentì le guance arrossarsi.
"Quindi Sali anche tu sul carosello? O sei troppo adulto?"
"Ma sentì questo furbetto!" commentò il ragazzo dai ricci dorati, "Vedrai come mi diverto, facciamo a gara a quale cavallo dondola di più!"
"Idaho, ma c'hai... non importa" mormorò Logan sospirando, osservando lo sguardo sbarazzino del ragazzo seduto accanto a lui.
"Ti piace come sono vestito Charlotte? Sembro un bambino normale di città?"
"Sì, e ti sta molto bene" confermò la ragazza mostrando un sorriso incoraggiante e ottenendo un Colin saltellante per l'eccitazione.
Una volta partiti, ci furono alcuni minuti di urla ed esultazioni improvvise: i gemelli e Belle si erano sporti dall'altra auto urlando a squarciagola la loro destinazione, quasi stessero lanciando una sfida e ricevendo sguardi perplessi dai passando che incrociavano. Probabilmente, in quel momento qualcuno aveva iniziato a sperare che quegli elementi se ne andassero al più presto. Avevano bisogno di calma e serenità.
La fiera del paese si presentò con un tripudio di colori, festoni e urla allegre e divertite dei bambini: al centro del posto era stato issato un alto e spesso palo di legno dove erano appesi diversi fili con delle piccole bandierine variopinte, che lasciava intendere una specie di luogo di ritrovamento per avvisi o comunicazioni di diverse nature, tipo sfide e premi; dal cancello dove si entrava, guardando a destra erano presenti il carosello, alto e imponente, e alcuni piccoli stand con pupazzetti e giochi appesi; a destra i chioschi di cibo, con zucchero filato, popcorn e dolciumi di tutte le forme e gusti; poi a sprazzi, qualche piccolo stabilimento composto da marionette e fotografie, un pittore che disegnava ritratti a delle coppiette e un clown che lanciava delle clave come un giocoliere. Il tutto era completato dal passaggio veloce di bambini e ragazzi che reggevano tra le braccia qualsiasi tipo di oggetto, dal cane di peluche alla bambola appena vinta, o da armi finte decoranti i costumi da cowboy e indiani. Charlotte rimase affascinata alla cura con cui quel posto era stato tirato su, anche se nella sua mente si fece strada il pensiero che non potesse competere contro il Circo delle Speranze di Idaho Parsefall.
Colin si diresse con la mamma senza esitazione nel lato dei giochi e delle giostre, e percorrendo qualche passo si scoprì che dietro al carosello erano state allestite altre piccole giostre di diverse forme e funzioni; i gemelli osservarono il pittore intento a terminare un ritratto, e Jake di tanto in tanto buttava l'occhio allo stand dietro di loro, dove la locandina di una donna con un serpente avvolto intorno svolazzava invitante: "Razza di maiale..." lo rimproverò la sorella, ottenendo il suo sguardo scandalizzato come se lo avesse pesantemente accusato; Logan si rassegnò a badare al cavallo, facendogli fare due passi e lasciando che brucasse dell'erba fresca, in fondo gli voleva bene e non gli erano mai dispiaciuti gli animali, ma non lo avrebbe mai ammesso ad alta voce.
Idaho si avvicinò a Charlotte e le rivolse un sorriso affettuoso porgendo il braccio: "Cosa te ne pare? Un ambiente di tuo gradimento Usignolo?"
"Se posso esprimere una preferenza, niente batte il tuo circo".
"Mi fa piacere" Idaho sorrise di più, sinceramente grati da complimento della ragazza.
Passeggiando per la fiera, tra bambini sorridenti; indian i urlatori e cercatori d'oro con gelati stretti un mano, i due si fermarono davanti al piccolo teatro delle marionette dove il burattinaio stava raccontando una fiaba alle bambine e ai piccoli che non avevano molta voglia di buttarsi nella mischia. Le marionette si muovevano disinvolte, come se non avessero nemmeno dei fili a sorreggere; muovevano i loro piccoli piedini in modo perfetto e le mani del padrone non erano minimamente visibili. La storia in questione, di potere leggere in un piccolo striscione, era Peter Pan: un giovane che voleva rimanere per sempre bambino e che viveva in un' isola con altri bambini come lui.
Charlotte l'aveva già sentita quella fiaba: la giovane Wendy Darling era solita raccontare storie ai suoi fratelli prima di dormire, e la sua mente fantasiosa aveva attirato anche un ragazzino in grado di volare. La famiglia della ragazzina, però, voleva che lei diventasse una giovane donna, così Peter Pan, sgattaiolando dentro la camera per recuperare la sua ombra, aveva deciso di portare Wendy e i suoi fratelli all'Isola Che Non C'è, e lì i tre avevano potuto vivere delle grandi avventure.
Accanto alla marionetta che o interpretava il ragazzino volante, la piccola Wendy si muoveva leggiadra, aggraziata come se non fosse composta da legno e ceramica, ma fosse viva: una piccola ballerina disinvolta. Idaho osservò lo spettacolo di burattini con uno sguardo diverso da tutti gli altri: non stava ascoltando la voce del burattinaio, ma stava fissando e studiando il movimento delle marionette, l'impostazione delle scene, gli elementi essenziali. Sembravano due ballerini, due attori. Interpreti che si calavano in una parte particolare e si fondessero col personaggio. Si ricordò del consiglio di Belle: effettivamente venire a quella fiera non era stata una cattiva idea, avrebbero potuto prendere spunto per numeri nuovi, e restava il fatto che Charlotte non aveva un ruolo e lui fremeva per darglielo.
In effetti al suo circo mancava una parte musicale, uno spettacolo un po' diverso dal solito. Avevano sempre mostrato i numeri equestri, le acrobazie in aria e l'ironia allegra di un piccolo pagliaccio; ma uno spettacolo danzante con della musica... non era affatto una cattiva idea. Guardò la ragazza con la coda dell'occhio, lei che con il suo sorriso ammirava la fiaba. Forse aveva trovato il ruolo perfetto per lei.
Quando lo spettacolo finì e la folla si disgregò piano, percorrendo una stradina che si era formata col passaggio di tutti, Idaho si avvicinò piano a Charlotte, la fece girare: "Credo di aver trovato il tuo ruolo nel circo" disse, e inchinandosi mostrando i suoi movimenti di invito, come per ballare: "Charlotte: vuoi essere la mia Wendy Darling?"
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