24
Un regalo per Charlotte
“Dovrebbero creare degli spettacoli apposta per invitare noi, nessuno ci ha mai guardati con quegli occhi sognanti!”
Charlotte nascose il viso rosso dietro al bicchiere, era la prima volta che riceveva degli elogi tali da renderla la regina della sera solo per una performance e nemmeno troppo elaborata.
Mesi fa non avrebbe creduto di potersi trovare in mezzo a tutti gli altri nello stesso tavolo, ricevendo personalmente dei complimenti invece che sentirli e basta. Non che avesse mai sognato di essere la protagonista indiscussa per darsi delle arie, ma a pensarci le sarebbe piaciuto avere anche solo dieci minuti di gloria. Adesso poter godere della stessa allegria degli altri invece che percepirli in modo passivo tra l'acqua del rubinetto e il sapone per i piatti.
“Ma li avete visti tutti quei ragazzi? Non le staccavano gli occhi di dosso!”
“Avrebbero venduto la pelle pur di stare al posto di Idaho”.
Charlotte sentì il suo compagno di performance ridere di gusto, ma lei in quel momento voleva solo scomparire dall'imbarazzo: sentire tutti quei discorsi incentrati su di lei, con tanto di occhi che la fissavano quasi volessero scavarle dentro. Ma allo stesso tempo… era davvero appagante avere quell'attenzione.
“Nessuno potrà mai prendere il mio posto. Io sono inimitabile” mormorò divertito il ragazzo dai ricci dorati, dando un buffetto alla sua partner in segno di affetto.
“Più unico che raro…” si lasciò scappare lei, abbassando del tutto lo sguardo per paura che potessero scrutare i suoi pensieri attraverso gli occhi. Non era sicura che gli altri avessero visto il loro bacio, e per certi versi sperava proprio di no: non voleva che quel momento venisse condiviso abusivamente da tutto il mondo, per la prima vota sentiva di avere qualcosa di davvero suo, dopo aver perso l'unica cosa che le aveva sempre permesso di superare ogni giornata. Era incredibile: era riuscita a non pensarci per molto tempo, ma ogni tanto, di notte, quel brutto peso tornava a farsi sentire. Il suo libro… il piccolo scoglio su cui la sua scialuppa si era sempre tenuta salda, quell'uomo crudele di nome Grave glielo aveva portato via con la forza.
Idaho la guardò con un sorriso dolce, sentendo quel complimento totalmente suo e sapendo che non lo aveva mai detto a nessuno, non avrebbe mai potuto e di certo non lo avrebbe riservato a nessun altro. Per lei, il ragazzo dai ricci dorati era l'unico angelo custode presente sulla faccia della terra, l'unica persona che l'avesse mai vista come una creatura degna di dignità.
“Non sono l'unico ad essere più unico che raro… Usignolo”.
“Mi sembra di capire che su quell'asse non abbiamo solo avuto uno spettacolo fiabesco, eh voi due?” intervenne Logan guardandoli con uno sguardo tra il sospettoso e il malizioso, costringendo i due ragazzi a guardarsi e scoppiare a ridere. Avrebbero dovuto dirlo? Dovevano tenerselo per loro? Forse no, in fondo erano in famiglia, e avevano il diritto di sapere.
“Diciamo che Logan ha ragione” mormorò Idaho mettendo una mano su quella della giovane, “Oltre allo spettacolo… è successo qualcos'altro”.
“Uh… e non volevate dirci nulla?” incalzò Jessie posando il bicchiere e sporgendosi verso i diretti interessati.
“No! Voglio dire: ve lo avremmo detto, ma in un'occasione più adatta…”
“E quale sarebbe la più adatta, secondo te?” intervenne Belle guardando i due alternando lo sguardo, prima sul ragazzo e poi sulla ragazza. Non ci credeva che nessuno dei due avesse avuto l'intenzione di tacere, quale mentecatto era in grado di nascondere una cosa tanto bella? Si scambiò uno sguardo d'intesa con la gemella trapezista, ridacchiando come delle ragazzine intente a sbirciare una rivista proibita. Jake invece osservò tuti con una strana perplessità: e cosa sarebbe dovuto succedere a parer loro? Avevano eseguito il loro numero esattamente come era stato stabilito. Che gli altri avessero visto qualcosa che lui aveva ignorato?
“Allora… alla fine ce l'hai fatta, piccolo lupo viaggiatore” commentò Logan addentando l'ultimo boccone della sua cena. Charlotte intuì subito il senso della frase, divenendo ancora più paonazza. Allora non era un mistero che Idaho avesse un debole per lei, solo non lo aveva mai capito fino in fondo, stupidamente. Per un momento, il suo pensiero andò al fatto che, per tutta la sua permanenza con il Circo delle Speranze, fosse stata una vera sprovveduta: pensava sempre di non contare nulla, di non avere posto in squadra, addirittura di non meritare gli stessi privilegi. Invece si erano sempre tutti mossi per lei, molto più che per sé stessi, e le avevano sempre detto che per loro lei era esattamente allo stesso livello di tutti quanti: parte integrante di quella famiglia improvvisata.
“Scusate…” Jake finalmente alzò la mano per ottenere attenzioni, “Ma esattamente di cosa stiamo parlando?”
“No… è uno scherzo spero” commentò la sorella guardandolo con gli occhi spalancati.
“Certo che no, non siamo tutti veloci e spigliati come te, sai?”
Belle rise di gusto a quel piccolo litigio, essendo sempre molto interessata agli stupidi momenti di discussione tra i due gemelli. La cosa che la divertiva di più era che quelle discussioni esplodevano sempre per cose di poco conto, senza importanza, come in quel momento.
Lisette si pulì la bocca con il tovagliolo e lo posò sul tavolo: “Vedi Jake, quello che tutti noi stiamo alludendo è un'unione speciale tra Idaho e Charlotte. Credo si siano messi insieme durante l'ultima performance”.
“Oh…” il trapezista abbassò piano le spalle, mostrandosi per nulla contento della notizia rispetto a tutti gli altri. Non ne capiva il motivo nonostante tutto, del perché si sentisse sconsolato: aveva sempre saputo di non avere speranze, aveva sempre visto chiaramente Idaho cercare attenzioni, essendo più accreditato per età ed interessi. Jake alla fine era solo un ragazzino con un casno di ormoni in corpo, eppure… per qualche ragione, dentro di sé ci aveva sperato, che potesse esistere anche solo una minuscola possibilità di poter conquistare il suo cuore. Appunto però: una possibilità alquanto inesistente.
Ma anche se aveva sempre mantenuto un profilo basso, in qualche modo aveva sperato di averla vinta.
“Non mi sembri contento della cosa” Colin lo osservò con i suoi occhioni curiosi.
“Mmh? Ma sì, certo che lo sono… ovvio” lo disse più per non mandare avanti la discussione, doveva ancora metabolizzarlo del tutto e provare ad accettarlo, ma in fondo Jake era consapevole del fatto che di opporsi aveva ben poco. Charlotte aveva sempre accettato le avance di Idaho, a volte con una punta di riluttanza ma lo aveva fatto. Con lui si era sempre comportata da amica, per lo più come una sorella maggiore, ma niente di davvero serio. Ed era lecito: avevano due età differenti. Di questo ne avrebbe parlato con la sorella più tardi.
“Va bene, basta mettere in imbarazzo questi poveri ragazzi” li richiamò gentilmente Lisette, alzandosi e cominciando a raccogliere i piatti per sparecchiare. La seguirono anche i ragazzi, impilando i bicchieri e raccogliendo le posate prendendole in mano come se fossero state un bouquet di fiori. La piccola torre di bicchieri venne poi posata sul piano della cucina accanto al lavandino, facendo tuffare ad uno ad uno i vetri per poterli lavare. Poi Idaho fece un segno a Charlotte di seguirlo lungo il corridoio dove erano situate le stanze, entrando in quella del ragazzo dai ricci dorati.
Ormai Natale era alle porte: le bancarelle accoglievano sempre più clienti, la merce finiva prima e il profumo delle cioccolate calde aleggiava per tutta la grande città. Molti negozi poi avevano abbassato i prezzi dei loro prodotti, ma non su tutti; alcune cose bisognava accaparrarsele in fretta per non restare a bocca asciutta e con un pugno di mosche, sapendo che al suono della frase prezzi bassi, offerte straordinarie, i cittadini si inventavano di tutto pur di pendere le cose migliori. Idaho era entrato in una libreria qualche giorno prima dello spettacolo, con un'idea ben precisa in testa. Aveva avuto l'intenzione di fare un regalo alla sua Wendy, ma un regalo vero e serio. Charlotte non ne aveva mai ricevuto uno che potesse definire tale, nemmeno lontanamente in quel circo che di bello non portava neppure il nome. Quando aveva adocchiato il regalo perfetto, aveva fatto in modo che nessuno potesse portarglielo via. La commessa era stata anche molto gentile: lo aveva confezionato in modo che non si vedesse nessun riferimento, per non rovinare la sorpresa.
“Hai sentito come ti accanimento? Sei stata magica, Charlotte. In un'altra vita saresti stata una prefetta ballerina. Non che adesso tu sia pessima…”
“Non penso di aver fatto qualcosa di così tanto spettacolare” commentò la giovane, con la sua voce così incerta che se ne avesse avuto il potere, avrebbe sciolto il giovane nella tenerezza più assoluta. Come poteva pensare di non aver fatto nulla di straordinario? La sua performance aveva lasciato tutti incantati, LEI aveva lasciato tutti incantati.
“Hai veramente uno strano modo di accettare i complimenti. Dovresti mettere da parte un po' di quella modestia che rischia solo di sminuirti” disse Idaho, passandosi una mano tra i capelli ondulati e lunghi.
“Mi hai portato qui solo per dirmi questo?” la voce tradiva curiosità, e al ragazzo si illuminarono gli occhi: adorava sentirla decisa a voler capire fino in fondo cosa le stesse succedendo intorno, ma senza paura o diffidenza. Di giorno in giorno la vedeva più spigliata, ed era inutile dire che ogni volta sentiva il bisogno irrefrenabile di baciarla fino a toglierle il respiro.
“No, quello era solo un modo per sciogliere la conversazione” commentò Idaho togliendosi la giacca rossa. Si voltò verso il comodino e aprì il primo cassetto in alto, sentendo lo sguardo perplesso della giovane dietro. Raccolse con cura il pacchetto marrone, assicurandosi prima che non avesse strappi o pieghe che potesse rovinare il momento, e quando fu sicuro che fosse tutto a posto si voltò di nuovo verso Charlotte con un sorriso da un orecchio all'altro.
“Tra poche settimane sarà Natale. Tu hai mai festeggiato il venticinque Dicembre?” chiese in modo retorico, giusto per dare un po' di attesa che potesse sorprenderla di più. Il movimento della testa della ragazza gli diede ancora più gioia, sapere che quello sarebbe stato il suo primo vero Natale, e che lo avrebbe passato insieme a lui, lo fece sentire ancora più appagato.
“Bene, cioè… non molto ma bene per questo! Ti ho fatto un regalo”.
“Mi hai fatto cosa?”
“Un regalo. So che non ne hai mai avuto uno vero e proprio, anzi forse… è già tanto se qualcuno ci ha pensato. Sono certo che ti piacerà”.
Charlotte prese piano il pacchetto, non riuscendo a realizzare del tutto il fatto che avesse per la prima volta ricevuto qualcosa di concreto. A parer suo, le avevano anche offerto troppo per il tipo di persona che sentiva di essere, ma avere un pacchetto tutto per sé… per la prima volta sentiva una piccola scintilla di gioia farsi strada impaziente di sapere che cosa le avesse preso. Dalle dimensioni e dalla forma, era una scatola o qualcosa di simile.
“Ma non dovrei aspettare Natale?” chiese un po' incerta, conscia del fatto che non sarebbe stato corretto.
“Di solito sì. Ma questo vorrei che lo aprissi adesso”.
Appena le mani della ragazza tolsero con cura la carta marrone, Charlotte dovette trattenere un urlo di sorpresa: il suo libro! Il libro che David Grave le aveva bruciato davanti a tutti. Non poteva credere di averlo davanti ai suoi occhi, curato e pulito nei minimi dettagli e con il titolo dorato grande che brillava davanti al suo viso. Le sembrava un sogno, uno scherzo del destino, un miraggio. Ma più lo osservava e lo rigirava sulle mani e più quella realtà si stava materializzando per davvero. Non stava sognando.
Idaho le aveva restituito quella parte di felicità che pensava di aver perso per sempre, l'unica cosa che poteva dire di avere come ricordo d'infanzia e che poteva definire bello.
“Ma…” faticò quasi a parlare, “Dove lo hai trovato?”
“Una libreria vicino alle bancarelle lo aveva nella vetrina. Ho pensato che avessi bisogno di riaverlo”.
Charlotte faticò a trattenere le lacrime.
“Sai Charlotte? Io penso che questo libro appartenga più a te che a chiunque altro. E ho pensato che fosse giusto ridarti un pezzo di vita che ti è stato tolto”.
Lei gli si lanciò tra le braccia, premendo con passione e forza le sue labbra su quelle del suo angelo custode, dicendogli grazie senza l'uso della voce.
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