20
Danza sotto le stelle
Il tendone era pieno zeppo di spettatori, uomini e donne di ogni classe sociale era seduta attendendo pacificamente l'inizio dello spettacolo.
Belle scostò appena le tende del retroscena, prima di tirarle in fretta sentendo il cuore a mille e il fiato farsi più corto. Non era mai stata nervosa di esibirsi, l'ansia non sapeva nemmeno cosa fosse, eppure quel giorno pareva che tutta la sua forza interiore si fosse annullata completamente.
Non era l'unica però: anche i gemelli erano particolarmente agitati, consci che avrebbero dovuto provare un numero nuovo con cui non avevano affatto dimestichezza. Si erano allenati molto, era vero, ma restava il fatto che prima di allora si erano sempre affidati al solito e vecchio numero che conoscevano. Quella quindi sarebbe stata una serata diversa, una serata di cambiamenti volti a dimostrare al mondo di cosa fosse capace il Circo delle Speranze.
"Un sacco di gente..." bisbigliò Jake, senza riuscire a tenere una frase fluida a causa del balbettio che l'ansia aveva acceso, "Non ne ho mai vista così tanta..."
"Suvvia, Jake. Ne hai vista molta di più" obiettò Idaho spolverando il cilindro nero con una mano. La sua frase comunque era più volta a cercare di tranquillizzarlo che a dire la verità, visto che non era il numero di spettatori a spaventare gli acrobati, ma ben sì chi fossero. Persone aristocratiche, di un certo rango, critiche e piene di aspettative forse troppo alte per il tendone sotto cui erano seduti. Si vedeva dai loro sguardi: osservavano quelle strisce bianche e rosse come se stessero guardando uno stupido gioco per bambini, una gigante palla sgonfia e bucata al centro; il loro atteggiamento era irritante, le smorfie che assumevano e le occhiate che lanciavano in giro, criticando con la vista altri spettatori, dava una grande idea di chi si credessero di essere.
Lisette si affacciò dopo Belle, spostò lo sguardo in modo sistematico cercando una persona in particolare. Ed eccolo lì: Come era seduto sulle panchine davanti, aspettando di vedere i numeri uno dopo l'altro come tutti gli altri. La sua presenza era disturbante, sembrava volesse osservarla in ogni momento e ogni situazione come un corvo o un avvoltoio che osserva in silenzio la parola prima di avventarcisi addosso. Un'ombra che non avrebbe mai voluto avere come compagna.
"Non ci posso credere, ma perché non ti lascia in pace?" Charlotte si avvicinò alla donna, facendola sussultare leggermente e voltare verso di sé. Lisette le abbozzò un sorriso comprensivo, la ragazza per ora non poteva capire quello che spingeva Cole ad apparire in continuazione e quando non era mai il momento. Era una questione che non l'avrebbe toccata fino al momento effettivo in cui si fosse presentata, ammesso che potesse davvero succedere.
"C'è qualcosa che... qualcuno che lo spinge a non interrompere la nuova strada che ci ha incrociati" disse la donna voltandosi verso il figlio, che tentava di mantenere in equilibrio la palla sul pastone che avrebbe dovuto usare per il suo pezzo.
La ragazza non avrebbe potuto capire, ma una cosa poteva comprenderla appieno: era troppo comodo apparire quando quello che evidentemente era tuo figlio ormai si mostrava indipendente e capace di intendere di volere, e quando non aveva più un bisogno indispensabile dell'attenzione genitoriale. Era un discorso che pungeva in particolar modo: non poteva permettersi di abbandonare compagna e figlio solo perché li riteneva un peso e poi riapparire come se non fosse successo niente. Un abbandono non si può cancellare, così come il dolore che ha provocato innumerevoli ferite interne e che faticheranno sempre a rimarginarsi. Charlotte non sapeva se avesse ancora dei genitori o meno, ma capiva il senso di solitudine e la tristezza nell'apprendere che agli occhi degli adulti tu eri solo uno scarto che andava eliminato.
"So a cosa pensi, tesoro. Ma il fatto è che non è così semplice come credi. Vedi... spesso anche da adulti si sbaglia, si prendono strade diverse e poi si decide di tornare sui propri passi. Io non so se Cole abbia deciso di farlo. Ma adesso ha scoperto di avere un bambino nel mondo, credo voglia conoscerlo..."
"Non lo trovo lo stesso giusto. Non può comportarsi in questo modo".
Lisette le diede una carezza sul volto, il fatto che la difendesse e che condannasse l'uomo per certi versi le faceva piacere, si sentiva apprezzata da quella giovane che ancora stava imparando a conoscere, nonostante gli ormai innumerevoli giorni che avevano passato insieme. Non sapeva che tipo di mentalità possedesse Charlotte, ma sentirla così risoluta davanti a un problema che non le competeva era appagante e curioso.
"Avrebbe potuto farlo quando ne aveva l'occasione già diverse volte" intervenne Logan avvicinandosi con soli due passi alle due donne, "Charlotte ha ragione, non si può permettere di comportarsi come se gli fosse tutto dovuto!"
"Insomma ragazzi, basta adesso!" il ragazzo dai ricci dorati richiamò l'attenzione, ormai visibilmente infastidito, "Avrete tutto il tempo per discutere dopo. Adesso pensiamo allo spettacolo e a trattare gli spettatori in modo equo. TUTTI" decise però di non fermarsi lì; se doveva fare un discorso serio, era meglio prendere da parte chi aveva più bisogno di ricomporsi. Prese Logan per un braccio e con fatica lo trascinò in un angolo del retroscena. Era deciso a voler risolvere questa cosa una volta per tutte, senza dover per forza sopportare le sue lamentele insensate, e il grande uomo avrebbe dovuto subirsi una ramanzina senza provare a fiatare.
"Non mi serve il tuo discorso di spirito, Idaho..." bofonchiò l'uomo senza instaurare il contatto visivo, un chiaro segno del suo carattere forte in quel momento instabile e fragile.
"Ti serve eccome, sono stanco di vederti sulla difensiva per una cosa del genere. Devi lasciare che se la vedano da soli per una volta, senza metterti in mezzo in modo pericoloso" Idaho adottò un tono che non ammetteva repliche di nessun genere. Ammirava la prontezza di Logan nel volersi assicurare che a Lisette e Colin non succedesse nulla di male, ma doveva anche capire che lei era una donna adulta e che doveva imparare a risolvere certe questioni in autonomia. Se poi la cosa fosse degenerata, ma SOLO IN QUEL CASO, allora Logan sarebbe potuto intervenire.
"Io tengo molto a Lisette. E sapere che quel mostro la cerca e le faccia passare delle notti insonni solo presentandosi mi manda in bestia! E poi... per Colin..."
"Non è compito tuo questo. E Cole ha diritto a conoscere il bambino, resta comunque una creatura che ha concepito, anche se poi non se n'è curato. Questo non glielo puoi impedire. Al massimo lo può fare lei".
Poteva sembrare ingiusto, da un lato lo era, sapere di non avere voce in capitolo su una cosa che era palese fosse pericolosa e sbagliata non faceva altro che innescare dentro l'uomo una sensazione di rabbia; ma come avrebbe potuto, alla fine, impedire certe cose? Lisette stessa aveva deciso che quelle cose non dovevano toccare il resto della compagnia, che avrebbero dovute restare nel passato e non tornare mai più. E mentre Logan si arrovellava su quei pensieri, in lotta tra la ragione di Idaho e il suo senso protettivo, lo spettacolo iniziò ufficialmente. Belle sarebbe stata la prima ad esibirsi, in un fascio di nervi lungo quanto i veli appesi al soffitto del tendone. Per la prima volta quei veli le parvero lunghissimi, più del solito, eppure era perfettamente conscia di averli sempre adoperati. Doveva essere colpa del ceto sociale che dominava il pubblico, un occhio critico che aveva visto tante volte nell'attività di suo zio, quando i clienti divenivano troppo ubriachi per essere pazienti. E se fosse caduta? Se avesse sbagliato un passo rendendo tutto il numero una pessima visione? Non era pronta a ricevere critiche negative, soprattutto davanti a un pubblico tanto difficile.
"Dai Belle, puoi farcela" Charlotte le andò incontro, massaggiandole le spalle, mentre Idaho usciva a presentare i vari acrobati e numeri, "Sei la danzatrice aerea migliore che abbia mai visto, so che puoi lasciare tutti quei damerini a bocca aperta!"
"Mmh... tu as trop confiance en mes capacités, ma ti ringrazio. Pensi... che riuscirò nel mio intento?"
"Belle, mi hai insegnato tu ad avere più fiducia nelle proprie capacità. Adesso ti tocca dimostrare di non avremi detto una frase solo per non farmi piagnucolare".
Una battuta di spirito non le si era mai ritorta contro come in quel momento, ma Charlotte aveva ragione, lei non doveva lasciarsi coinvolgere dall'ansia e dalla paura. Forse non sarebbe stata capace di sorprendere un pubblico tanto difficile come le altre volte, ma avrebbe comunque fatto del suo meglio. E appena Idaho finì di parlare, lei fece la sua apparizione da dietro le tendine del retroscena, inchinandosi al sentire il suo nome una volta posizionatasi al centro della zona che avrebbe fatto da palco scenico. I due veli che l'avrebbero sorretta erano a pochi centimetri dalle sue mani, che svolazzavano leggermente accarezzate dalla lieve brezza serale che entrava dal foro aperto del soffitto. Fece un lungo sospiro, cercando di raccogliere tutta la calma che poteva contenere. Doveva pensare di avere dietro i suoi amici, la sua famiglia improvvisata che l'avrebbe sostenuta fino alla fine.
Ed ecco la frase di Idaho che annunciò l'inizio del suo numero. Come se fosse un gesto meccanico, un comando preimpostato nella mente, Belle prese i velie si issò staccando i piedi dal terreno, lasciando che tutti la vedessero sollevarsi con la sola forza delle minute braccia. Le stoffe rosse si arrotolarono e si aggrovigliarono lungo gli avambracci, oltre il gomito, le sue gambe afferrarono il pezzo rimasto a penzoloni, sorreggendosi come se avesse un'imbragatura di sicurezza. Liberò quindi le maniche del suo abito, lasciando che tutti vedessero quelle ali di farfalla darle volume e lucentezza in più; quei volti che la fissarono, ad un tratto non le fecero più così tanta paura: vedeva meraviglia nei loro occhi, le bocche spalancate come se fossero prive di tendini capaci di tenerle chiuse. Era il momento di una cena di suspense: Belle si lasciò cadere in avanti, srotolandosi pian piano dai veli che mostrarono diversi scossoni per lasciare il corpo in caduta libera. Avvertì dei gemiti di stupore, d'ansia e paura improvvisa, e un sorriso furbo e soddisfatto si accese nel suo volto. A testa in giù, incrociò lo sguardo ammirato di Charlotte, lanciandole un'espressione riconoscente per averla spronata ad arrivare fino a lì.
"Quello sì che era un numero pazzesco!" mormorò Jake guardando la ragazza risalire da un velo solo, "Non le era mai venuto tanto bene".
"Sembra proprio decisa a zittire tutti quei simpaticoni che non fanno altro che guardare il loro bell'orologio da taschino e dire: è tardi, è tardi per l'amor del cielo!" scherzò Jessie accendendo un sorriso beffardo, osservando tutti quegli uomini somiglianti dei pinguini mettere a poso i loro orologi dorati.
A questo punto, Belle eseguì un passo un po' pericoloso: voleva riprodurre il volo di una farfalla da un fiore all'altro, e i veli fungevano da questi ultimi. Dovette liberarsi dal primo nastro rosso ancora in alta quota, un bel po' distante dal terreno, e cadere avrebbe significato un grave infortunio. Lasciò il velo accarezzarla dolcemente mentre prendeva la mira, si prese un momento per sentirsi davvero pronta considerando che quel pezzo non ammetteva seconde possibilità. Durante gli allenamenti aveva pensato a diverse metodologie per poter cambiare postazione in modo che non risultasse un errore di passaggio, ma qualsiasi cosa le fosse venuta in mente, non era mai riuscita ad annullare il problema della distanza; da dove si trovava, senza una superficie solida, non sarebbe mai stata in grado di saltare così lontano. Ma come un fulmine a ciel sereno, le venne un'illuminazione: la leggera brezza serale stava muovendo le estremità dei veli, facendoli ondeggiare in modo aggraziato. Ecco cosa avrebbe potuto fare! Era un po' drastico, ma avrebbe potuto funzionare.
Si tenne stretta al nastro che le aveva permesso di salire alla quota attuale, per poi cominciare a dondolarsi come se si fosse trovata su un'altalena. Decise di aiutarsi improvvisando una seduta con il velo, tenendo ben salde le estremità che la stavano sorreggendo. La fatica fu evidente, non era semplice sottoporre il proprio corpo a ben tre sforzi differenti che interessavano diverse parti e in tre modi differenti: le gambe dondolavano per dare forza, le mani trattenevano tutto il peso e il busto di sforzava di restare rigido.
"Ma è matta? Cosa sta facendo?" intervenne Logan guardando il processo con una visibile nota di preoccupazione. Dal suo punto di vista, la francesina sembrava aver avuto un'improvvisa voglia di farsi del male.
"rischia di cadere se sbaglia anche un solo centimetro..." mormorò Idaho, tentando di parlare tra sé e sé ma non pensando che gli altri potessero sentire.
"Dobbiamo... mettere qualcosa sotto in modo che...?"
"No. Se ha deciso di farlo, sa che può riuscirci".
Belle si lasciò andare, coprendo una distanza abbastanza lunga da sorprendere e preoccupare nello stesso momento. Il gemito di terrore risuonò per tutto il tendone. Afferrò il secondo velo ottenendo un forte scossone che la fece dondolare per diversi secondi, facendole anche emettere un gemito di dolore piuttosto nitido. Ma non cadde: poco dopo riuscì a issarsi saldamente al secondo velo, lasciandosi cadere di nuovo e fermandosi a pochi centimetri dal suolo a testa in giù.
"Grande Belle!" echeggiarono all'unisono i gemelli, saltando dalla gioia per la riuscita del suo numero. Non furono gli unici ad essere piacevolmente esterrefatti: il pubblico esplose in un fragoroso applauso, fichi e grida di ammirazione, alzandosi dal loro posto per acclamare quella ragazza che aveva sfidato la forza di gravità per regalare un momento di magia. Di sicuro non era mai capitato a nessuno di vedere un circo che non prevedesse fenomeni da baraccone e le cosiddette meraviglie umane che altro non erano che scherzi della natura a cui persino il Signore aveva deciso di arrecare danno, per tutti i presenti quello era un circo del tutto diverso dal solito, dove le cicatrici diventavano solo parte del successo. E la francesina quella sera aveva non solo superato la critica del pubblico, ma anche una grande paura che sentiva crescere dentro di lei ogni giorno, quella paura di non essere abbastanza ai fini dello spettacolo.
"Bene!" esultò Idaho picchiettandosi il cilindro sulla testa colma di ricci biondi, "Avanti il prossimo allora! Adesso chi ci ferma più?"
Belle intanto fece la sua apparizione dietro le tendine del retroscena, lasciando il passaggio libero al suo conduttore per poter presentare il prossimo numero. Venne acclamata da tutti, che la avvolsero in un caldo e felice abbraccio pieno di sollievo, sia per come era finito il suo pezzo e sia per il fatto che, cosa più importante, non si era fatta male. Ma la ragazza francese rivolse uno sguardo più profondo a Charlotte, con la quale ormai sentiva di aver instaurato una profonda e solida amicizia. Lei, come le era stato fatto inizialmente, aveva tirato fuori tutta la grinta che Belle possedeva dentro rassicurandola e incoraggiandola; mesi prima non avrebbe mai creduto di averne bisogno, ma allo stesso tempo non avrebbe creduto di entrare a far parte di un circo che l'accettava per quello che era in grado di fare.
"Ti avevo detto che ci saresti riuscita. Come dici sempre: allenamento!"
"Penso che dopo questa sera, superare tutto il resto delle tournée sarà una passeggiata. Ma ti ringrazio davvero tanto Charlotte, senza le tue parole forse nemmeno mi sarei sognata di salire fin lassù" poté percepire subito un'ondata intensa di calore da parte della nuova arrivata, la quale di sicuro non si era mai sentita dire delle parole tanto belle per una sola volta che aveva tentato di rendersi utile. Iniziava a capire meglio cosa fosse l'affetto umano e cosa significasse essere alla pari, circondata da persone che, differentemente da David Grave, la consideravano esattamente al loro pari come giusto che fosse.
"Guarda, Belle" ridacchiò Jessie sporgendosi dalla tendina, "I ragazzi del parco ti stanno ancora sbavando dietro".
"Che continuino fino a disidratarsi, non potrei godere meglio!"
"Si meritano uno smacco del genere dopo il modo deplorevole con cui ti hanno trattata nei giorni scorsi" mormorò Charlotte stringendo l'amica con un braccio. Si rivolsero a vicenda uno sguardo furbo d'intesa, consce del fatto che in quel momento stavano dando un chiaro esempio di arroganza nei confronti di tutti quegli occhi pieni di desiderio. Ma si presero il giusto tempo, se lo meritavano, dopo essere state sottovalutate tanto non potevano certo darla vinta tanto facilmente.
"Ora che i numeri di apertura sono stati fatti, sarà una passeggiata mostrare a tutti di cosa siamo capaci, noi del Circo delle Speranze" disse Jake lisciandosi il completo da trapezista, pronto come non mai a dare una chiara prova a tutte le pollastrelle sedute di chi avessero davanti, anche senza muscoli scolpiti. Ma avrebbe dovuto aspettare per il suo momento di splendore, Logan aveva deciso all'ultimo di partecipare per primo, e con l'aiuto improvviso del piccolo Colin: "Ho in mente qualcosa... di diverso dal solito".
"Aspetta..." Lisette drizzò le antenne in modo preoccupato, "Cosa vorresti fare? Logan potreste farvi male".
"Lo so, e ti prometto che non accadrà nulla. Non voglio dimostrare nulla in particolare, se è questo quello che vi state chiedendo. Lo ha proposto Colin".
Tutti si girarono vero il bambino, ancora intento a manovrare il suo bastone per domare come si deve la sua palla. Era incredibile come la sua determinazione gli avesse fatto accendere una lampadina del genere: eseguire un numero con un soggetto grande tre volte lui era piuttosto rischioso, più per il fatto che coordinarsi sarebbe stata un'impresa.
"Che ci devi fare con quelle pedane, Logan?" chiese Belle osservando perplessa il materiale che il grande uomo muscoloso stava raccogliendo e radunando.
"Io mi atterrò alla mia mansione principale. Colin vuole guidare il resto del numero. Ha detto che gli servono..."
Idaho rientrò lasciando il passaggio libero, ma appena i due acrobati oltrepassarono la soglia, Lisette cerò di fermarli andando loro dietro, venendo fermata dal biondo con uno sguardo confuso.
"Ti prego Idaho... fermali o faranno una pazzia..."
"Cosa vorresti dire?" il conduttore del circo si voltò verso i due compagni, che parevano del tutto sicuri e per niente confusi.
"Colin ha convinto Logan ad esibirsi insieme a lui, e Lisette teme qualche follia" intervenne Charlotte avvicinandosi.
"Ah..." in effetti, a guardare meglio come erano messi, Logan avrebbe dovuto prestare una maggiore attenzione al piccolo piuttosto che alle sue pedane. Voleva dare loro fiducia, nonostante tutto, anche se...
"Se dovesse succedere qualcosa, sarò il primo ad intervenire".
"Accidenti a mio figlio... lui e la sua determinazione..."
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