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Capitolo 37

Cole's pov

Era scappata via un'altra volta. Entrambe scappavano sempre via da me.

Le conversazioni che avevo con loro andavano sempre a finire in quel modo, con me che mi incazzavo e loro che lo facevano ancora di più... al punto di voltarmi le spalle ed andarsene.

Era estenuante...

Non ne volevo più sapere, basta!

Mi stavano mandando al manicomio, avrei dovuto venderle entrambe... ma allo stesso tempo non volevo. Le avrei volute tutte per me entrambe, forse anche un po' egoisticamente ma del resto lo sono sempre stato. La cosa non mi sorprende.

Osservo quel corridoio con occhi spenti e sospiro per poi incamminarmi verso l'esterno. Avevo bisogno di aria fresca. Mi sentivo soffocare.

Credevo che almeno questo sarebbe stato un momento perfetto ma... ovviamente le cose non vanno mai secondo i miei piani.

Perché? Perché devono essere entrambe così... imprevedibili, costantemente irrispettose, irrimediabilmente acide e suscettibili?

Voglio scoparmi Sharon e Dalila? Io posso farlo, sono il loro padrone. Devo farla finita di mettere i miei sentimenti davanti a tutto il resto!

Mi sposerò, come ha sempre voluto mio padre, con una delle sue amate nobili e concepiremo 4 figli. Poi basta, non la guarderò nemmeno più e mi concentrerò sul mio harem.

Anche se tutto questo non mi renderà felice, forse è davvero la cosa migliore infondo.

Dalila è così gelosa, pensa di non essere abbastanza per me quando in realtà è attorno a lei che gira tutto il mio mondo... almeno finché non entra in scena la sorella...

Diana è così testarda, cocciuta come poche demoni sanno esserlo. Ha un carattere forte ma al contempo fragile, è come me... e forse è proprio questo ad attrarmi tanto di lei. Al tempo stesso però so che non lotterebbe mai per noi, non se è anche Dalila a soffrire.

Odio tutta questa situazione, come faccio a scegliere tra due metà esattamente uguali del mio cuore?

Sharon invece è una piccola parte di me ma una parte perfetta, la schiava perfetta.

Sottomessa e servizievole... forse dovrei scoparmi le mie 4 schiave e da tutte e 4 farmi fare un figlio.

Del resto credo sarebbe la cosa più logica, da loro dovrei pretendere solamente quello... nient'altro.

E poi forse lasciarli con loro sarebbe la cosa più giusta, non pretendere di crescerli insieme... cosa mai potrei dargli io?

Una vita piena di ricchezza e allo stesso tempo di infelicità, una vita vuota.

Perché io sono vuoto. Sono solo un guscio di pietra duro e inossidabile, vuoto all'interno.

Me ne vado in silenzio fuori in giardino, passeggio per gli ampi viali e lascio che il dolce frusciare del vento e i rumori della natura attorno a me cullino questi miei infelici pensieri... ed è proprio lì che la vedo.

Seduta ai piedi di quell'enorme fontana che si trova al centro del giardino, contempla il proprio riflesso su quella superficie d'acqua cristallina. Non si è accorta di me, i lunghi capelli scuri le ricadono in morbidi boccoli davanti al viso.

Diana non so proprio come dovrei prenderla...

Forse sbaglierei anche solo avvicinandomi a lei ma voglio sistemare tutto a tutti i costi, quindi decido di avvicinarmi per poi dirle serio -Ti aspetto in salone.-

La vedo alzare di scatto il capo e girarlo così velocemente che penso sia una miracolo non le si sia staccato dal collo -Cole?- chiede con sorpresa nella voce. Si alza da terra e si mette in piedi per fronteggiarmi, ha gli occhi lucidi.

-Hai capito ciò che ho detto?- le chiedo serio e impassibile.

Si mordicchia le labbra prima di sospirare ed annuire -Si...- dice e un solo filo di voce esce dalle sue labbra.

-Allora non tardare!- dico serio, vai la strada è lunga... ti farò penare prima di perdonarti!

-Va bene... - si sposta una ciocca di capelli castani dietro l'orecchio ma continua a guardarmi, poi si morde le labbra e sospira cominciando ad avviarsi verso l'interno. Il suo passo lento ed incerto mi danno tutto il tempo di scrutarla e ammirarla e anche di costringermi a pensare.

Voglio davvero prendere questa decisione? Voglio davvero privarmi di tutto questo?

In questo modo posso averle entrambe, posso avere tutte le mie schiave quando e come voglio però... c'è anche da dire che ormai voglio solo loro... e Sharon,ma in minima parte.






Diana's pov

Dopo quelle sue rivelazioni ero corsa fuori in giardino e mi ero accasciata ai piedi dell'enorme fontana nel suo mezzo, sapevo già che a mio padre non era mai importato nulla di me, non mi avrebbe venduta come un oggetto di poco valore in caso contrario, ma sentirsi dire da altri che lo aveva fatto solo per ripagare i debiti che aveva era stato... devastante ed umiliante.

Mio padre mi aveva venduta... a Cole, a Cole che mi odiava... che teneva a me. Voleva che fossi la madre dei suoi figli ma... perché? Infondo glielo leggevo negli occhi ogni volta che li posava su mia sorella tutto l'amore che nutriva per lei...

Era perché mi aveva comprata direttamente da mio padre e poi anche dallo strozzino per avermi? Oppure c'era qualcos'altro...? Non lo sapevo e non ero nemmeno sicura di volerlo sapere.

Faceva già abbastanza male in quel modo.

Poi lui era venuto in giardino, mi aveva guardata in quel suo modo impassibile e aveva detto solamente -Ti aspetto in salone.-

Mi rendevo conto che avevo sbagliato a scappare in quel modo, che infondo non era colpa sua se mio padre mi aveva venduta al miglior acquirente per saldare i suoi debiti... ma non avevo potuto fare a meno di andarmene, di fuggire ai suoi occhi profondi, perché così come faceva lui anche io preferivo affrontare il mio dolore da sola. Forse avrei impiegato più tempo di lui nel riedificare quel muro impenetrabile attorno a me ma lo avrei fatto, dovevo farlo o il dolore e la rabbia mi avrebbero dominata.

Dopo un leggero stordimento iniziale ed un'ultima occhiata a Cole decisi di fare come mi aveva detto ed entrare a palazzo, andando successivamente verso il salone.

Speravo in parte dissolvesse i miei dubbi.

Quando arrivai lì e spinsi le porte per vacare la soglia della stanza ben decorata nulla era come avevo immaginato: Sharon, Leila e Dalila erano tutte e tre all'interno della stanza.

Dalila era seduta su di un divanetto, in disparte, con aria pensierosa. Indossava una veste diversa da quelle che portava di solito: era rosso scuro con dei laccetti di velluto verdi, aveva alcuni smeraldi incastonati sul decoltè, due ampi spacchi ai lati che lasciavano intravedere la pelle chiarissima leggermente arrossata da graffi. Era una veste davvero molto raffinata.

Sharon invece era seduta a terra sul tappeto centrale, aveva lo sguardo assente e la veste, di solito perfetta, era sgualcita e in disordine. Davvero una cosa insolita per una che amava essere sempre perfetta. Non aveva nessuna collana, cavigliera o orecchini che le impreziosissero quel corpo da favola.

Leila aveva gli occhi arrossati e restava in silenzio guardando dritto davanti a sè, era appoggiata al tavolo con le mani all'indietro per sostenersi.

Le guardai tutte, confusa al massimo e mordicchiandomi le labbra. Cosa diamine ci facevano lì? Cole non doveva parlarmi?

-Ragazze... cosa succede?- chiesi avanzando piano di qualche passo, dando voce ai miei pensieri.

In quell'istante Cole fece capolino dalla porta e si avviò verso il centro del salone, guardando tutte freddamente. Non sembrava essere il Cole che conoscevo, solo una copia mal riuscita dell'uomo che vedevo e ascoltavo tutti i giorni.

-Che sta succedendo?- ripetei perciò, avevo una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Ansia, paura, preoccupazione... era difficile identificarle bene ma incombevano tutte minacciose su di me.

-Succede che vi devo parlare.- disse semplicemente per poi sedersi su una poltroncina di velluto e guardarci una per una, passò lo sguardo da Dalila a me e si bloccò, come se avesse finito le parole. Dai suoi occhi si riusciva a capire che ciò che doveva dire gli sarebbe costato molto e che non era contento dell'argomento in questione, qualunque esso fosse. L'unica cosa che rimaneva era scoprire effettivamente cosa voleva dirci.

-Okay, di cosa...?- gli chiesi quasi con timore, mordendomi le labbra mentre tenevo gli occhi puntati su di lui.

-Mi sposerò.- disse più serio che mai con gli occhi vuoti e silenziosi come mai lo erano stati, non erano mai stati così poco espressivi.

Un colpo al cuore, ecco cos'era stato quel rumore sordo! Fu come se qualcosa si fosse rotto dentro di me.

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