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Capitolo 35

Diana's pov


Quando mi ero svegliata Dalila non c'era, tutto taceva e la stanza era immersa nell'oscurità.

Mi stropicciai gli occhi con le dita e poi decisi di alzarmi, immaginavo dove fosse mia sorella e, bé, non volevo vederla tornare in compagnia perciò mi affrettai ad andare in bagno. Mi sciacquai il volto per riprendermi da tutte quelle ore passate nella preoccupazione più totale e uscii silenziosamente dalla stanza.

Imboccai con passo deciso il corridoio che, dall'ala verde, mi avrebbe permesso di raggiungere l'ala in cui si trovava la mia camera cercando di limitare al minimo le paranoie, cosa che risultò parecchio difficoltosa perché la mia mente viaggiava come un treno ad alta velocità facendomi giungere ad immaginare tutto ciò che non avrei voluto. Loro due insieme, loro due felici, loro due che si costruivano una vita perfetta mentre io... annegavo nel dolore e non riuscivo a riemergere.

Rabbrividii, più a causa di quei pensieri che per gli spifferi che raggiungevano la mia pelle, e affrettai il passo. Avevo bisogno di non pensare per qualche ora ma cosa avrei potuto fare? Come avrei potuto farlo?

Arrivata a pochi metri dalla porta della mia stanza mi fermai, trovandomi a torturare le mie labbra. Ero stata talmente presa dalla mia ritrovata sorella e dal mio tormento interiore per Cole da dimenticare quasi tutto il resto: non vedevo più la piccola Luna da troppo tempo e poi c'era Leila... Come stava? Era tornata con Refedy? Era felice anche senza di me?

Ormai non sapevo più nulla di loro, ero stata inghiottita anch'io dal pericoloso vortice oscuro che ruotava attorno a quel demone egoista ma a tratti così premuroso. Non riuscivo ad uscirne, a rimanere a galla in quell'oceano di sensazioni senza lasciarmi trascinare a fondo; se Cole avesse deciso di farmi affondare ci sarebbe riuscito senza incontrare problemi e se avesse deciso di affondare lui stesso... io lo avrei seguito.

Ero completamente ed irrimediabilmente stregata da lui.

Entrai nella mia stanza e mi diressi con passo lento verso il letto. A causa di tutto quel trambusto che aveva seguito la visita di suo padre quasi avevo rimosso ciò che era accaduto alla festa; non ci avevo più pensato e tutta la rabbia che provavo nei confronti di Cole era evaporata, o meglio, l'avevo accantonata in un angolino della mia mente ma era ancora presente.

In un modo o nell'altro, che fosse colpa mia, di Cole o del destino accadeva sempre qualcosa che faceva in modo di dividerci ed io ero tremendamente stanca di tutto ciò...

Desideravo avere la pace ma, paradossalmente, quest'ultima mi raggiungeva solo quando ero accanto alla persona che sconvolgeva la mia esistenza.

-Ciao...- la vocina flebile della piccola Luna, che mi rivolse solamente un rapido sguardo, mi strappò da quei pensieri.

La guardai, era sbucata dalla porta chiusa del bagno che avevo in camera, e le rivolsi un debole sorriso -Hey, tesoro...-

-Come mai sei qui?- sembrò come se la mia presenza le apparisse insolita, tutto sommato però la capivo; ultimamente erano rare le notti che passavo nella mia stanza.

-Bè, è la mia stanza no?- mantenni sul volto quel debole sorriso, una facciata che speravo potesse mascherare tutti i miei tormenti agli occhi degli altri.

-Non ci sei mai... Pensavo ti fossi dimenticata che è anche tua.-

La guardai, chiedendomi se anche lei si stava mettendo contro di me. Non mi aveva mai parlato in quel modo -Non l'ho dimenticato...- borbottai un po' indispettita.

-Quindi torni a dormire con me...?- mi chiese guardandomi con i suoi occhioni da cucciola.

Sospirai ed annuii -Si, Luna... Credo che da oggi in poi dormirò di nuovo qui.- mormorai, non riuscendo a restare più di tanto arrabbiata con lei.

Mi resi conto che tutto ciò che era uscito poco prima dalle sue labbra non lo aveva detto con cattiveria, ma con estrema tristezza.

-Vieni qua...- aggiunsi poi sedendomi sul letto e aprendo le braccia per accoglierla.

Lei si buttò subito tra le mie braccia, accoccolandosi, ed io la strinsi a me -Mi sei mancata tanto!-

-Anche tu, piccola...- mormorai lasciandole un dolce bacio tra i capelli -Mi dispiace di non esserci stata.- avevo trascurato tutti per lui, mi aveva assorbita completamente nel suo mondo intricato e pieno di inganni.

-Sto leggendo ancora il libro che mi leggevi tu... Oggi continui a leggermelo?- disse lei per poi mostrarmi un libro di fiabe dalla copertina blu, dove vi erano disegnate con minuzia di particolari delle stelle.

Le sorrisi -Ma certo, tesoro. Dove eravamo arrivate l'ultima volta?-

-A pagina 38!-

-Va bene.- dissi prendendo poi ad accarezzarle distrattamente i capelli color del rame.

Lei sembrava essere tornata serena, sorrideva e mi guardava felice mentre io, con l'animo tormentato, aprivo il libro e cominciavo a leggere da dove mi ero interrotta.

Lessi, la mia voce che si perdeva tra le mura di quella stanza, finché non cadde nel sonno mentre ancora stringeva un lembo della mia veste con la mano, un bellissimo e dolce sorriso sulle labbra.

Chiusi il libro di fiabe e lo posai sul comodino per poi prendere ad accarezzare con le dita i capelli della piccola, così morbidi e lisci da sembrare fatti di seta.

Mi domandai come fosse possibile che una creatura come lei, piena di così tanta dolcezza e amore, potesse essere ancora lì al mio fianco. Avevo iniziato a convincermi che non ci fosse più niente di ciò per me e che nemmeno lo meritassi.

Mi era rimasta solo lei. Dalila era come un'estranea, in tutti questi anni era cambiata al punto che quando aveva certi atteggiamenti faticavo a riconoscerla.

Ero giunta a considerare Luna come una sorella, lei invece era diventata un'estranea per me e ciò mi faceva soffrire ma anche riflettere: io e Dalila eravamo state lontane troppo a lungo, il legame che avevamo stava lentamente svanendo come cenere nel vento.

Non sempre era necessario un legame di sangue per essere sorelle, per essere una famiglia...

Luna ora era la mia famiglia e sperai con tutto il cuore di non commettere errori con lei, di non allontanarla da me.

Cole's pov

Sono sdraiato su un fianco, lo sguardo fisso su Dalila che è accanto a me.

Non sono riuscito a chiudere occhio, il pensiero di ciò che le ha fatto passare mio padre continua imperterrito a logorarmi.

Sento bussare alla porta e in pochi attimi mi avvicino per aprire e controllare chi fosse -Si?-

-Posso entrare padrone?- la voce di Sharon ed i suoi occhi caldi mi giungono ai sensi.

-Esco io, tranquilla.- dico per poi uscire dalla stanza e richiudermi la porta alle spalle.

Lei mi guarda accigliata ma poi mi rivolge un sorriso -Mi siete mancato, padrone!- confessa, lasciandomi stupito.

Le accarezzo il viso per poi sorridere quando la vedo chiudere gli occhi al mio tocco -Ah si? La mia piccola sottomessa...-

-Si...- sussurra.

-Come stai?-

-Bene, ma mi mancavate tanto voi...-

Accarezzo le sue spalle e sospiro -Andiamo in salotto, stai congelando.-

-Mi scaldate voi padrone?- subito dopo corre tra le mie braccia, sperando che la stringa.

Sospiro e annuisco stringendola -Come vuoi, però andiamo nello studio.-

Sharon mi guarda con i suoi occhioni da cerbiatta -Non volete? Lo capisco se non volete...-

-Cammina e non mi contraddire!-

La sento sospirare e poi staccarsi da me -Va bene, padrone.- mormora per poi iniziare ad incamminarsi in direzione del mio studio.

Una volta giunta davanti alla porta, apre quest'ultima per poi entrare camminando in modo sinuoso e sensuale fin dentro la stanza. La guardo sorridendo per poi richiudere la porta alle mie spalle -Siediti sulla poltrona Sharon.- dico con un tono di voce pacato, avvicinandomi al tavolo con i liquori.

Lei si siede e mi guarda, osservando ogni mio più piccolo movimento in modo quasi maniacale.

-Dimmi pure.-

-Cosa?- farfuglia lei.

-Prima mi hai detto che ti sono mancato...-

-Si ed è così...- mi sorride.

-E perché ti mancavo? Cosa di me ti mancava?-

-Ci deve essere per forza un motivo?-

-Penso che qualcosa in particolare ti abbia spinto a ciò.-

-Non c'è nulla in particolare, mi mancavate e basta!- ribadisce guardandomi.

-Siediti qui, dai...- dico accennando un sorrisetto, portando lo sguardo da lei alle mie gambe.

Sharon subito si avvicina e si viene a sedere sulle mie gambe per poi posare la testa sul mio petto.

-Hai ancora freddo?-

-Sto bene ora.-

Insinuo la mia mano tra le sue cosce per poi accarezzarle e chiudo appena gli occhi, godendomi il momento.

Trovo tutto ciò estremamente insolito ma gratificante.

Bacio il suo collo e sorrido, adoro il profumo della sua pelle. Adoro questo suo essere così devota al punto da venirmi a cercare lei.

Si abbandona a me, con la testa ancora posata sul mio petto, lasciando che le faccia ciò che voglio.

La tengo stretta stuzzicandola e giocando con ogni parte di lei.

Mi sfogo con il suo corpo e lei me lo lascia fare, mi dona ogni più piccola parte di lei anche se non dovrebbe farlo.

Ora, quando la guardo, mi faccio schifo. Rivedo mio padre in quello che ho fatto.

Le stringo il ginocchio leggermente e la guardo serio -Tu vorresti la libertà?-

-C-cosa?- farfuglia sorpresa.

-Tu sogni la libertà?- ripeto.

-Io... bè, non sarebbe male...- ammette dopo un po' guardandomi -Però mi manchereste...-

-Ti mancherebbe colui che te l'ha tolta? Scusa ma non capisco.-

-Mi manchereste perché vi amo...- sussurra lei.

-Tu mi ami?-

-Si...-

-E il tuo amore supera la tua voglia di libertà? Non capisco...-

Lei a quel punto mi rivolge un sorrisetto amaro -Lo capirete quando vi renderete conto di tenere di più al bene di una persona, alla sua compagnia, alla sua felicità padrone.-

-Non comprendere male la mia affermazione, Sharon.-

-E come dovrei comprenderla?-

-Era solo per sapere il tuo punto di vista.-

-È questo ciò che penso, padrone!-

-Mmh, okay...-

-Non mi credete?- i suoi occhioni erano fissi su di me, preoccupati.

-Si si, ti credo, è che ancora fatico a comprendere...-

-Capisco....- mormora lei per poi abbassare lo sguardo al pavimento e tenerlo fisso lì, quasi come se stesse riflettendo.

Le accarezzo la schiena e inizio a coccolarla un po' di più -Non sei incinta, vero?-

Lei scuote la testa e, a quel punto, torna a guardarmi -No, non ancora padrone.-

-Dimmi, seriamente, ma tu lo vuoi questo figlio? Non me la prenderò se dovessi dire di no.-

-Lo voglio se servirà a restare con voi per sempre.- questa è la sua risposta ed io me ne compiaccio ma al tempo stesso mi turba.

Troppe donne mi vogliono e questo mi manda su di giri.

Nel mio letto ho una donna che mi aspetta, una donna fantastica, poi il mio angioletto e qua, sulle mie gambe, la mia felina passione, elegante e sinuosa come una pantera e persuasiva come uno sconcio pensiero di mezzanotte.

Non so cosa dirle, vorrei saperlo ma invece non ne ho la più pallida idea.

Cole... In che cosa ti sei cacciato?

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