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Capitolo 34

Diana's pov

Mentre Dalila mi trascinava nella stanza verde, la sua stanza, io ero completamente in trance...

Quell'uomo dall'aria così perfida era davvero il padre di Cole?
Perché Dalila era stata tanto sorpresa quando lo aveva visto?
Cosa ci faceva qui?

Non lo avevo mai incontrato prima, del resto nemmeno una volta era venuto a far visita a suo figlio e, quel giorno, mi ritrovai a ringraziare Lucifero che non lo avesse mai fatto.

La sua figura sprigionava autorità e potenza ma al tempo stesso un'estrema freddezza, perfettamente riconoscibile sia attraverso il suo sguardo perennemente impassibile che attraverso le parole taglienti rivolte al suo stesso figlio.

Tempo addietro avevo intuito a ragione che io e Cole eravamo più simili di quanto fossi disposta ad ammettere: avevamo entrambi un passato orribile, che tentavamo in tutti i modi di sopprimere ma che puntualmente tornava a tormentarci la vita.

Me ne stavo rannicchiata sul letto dalle lenzuola color verde prato mentre Dalila mi accarezzava dolcemente nel tentativo di tranquillizzarmi e tranquillizzarsi a sua volta. Erano passate due lunghe, interminabili, ore da quando Cole ci aveva ordinato di lasciarlo solo con suo padre. La preoccupazione e l'ansia ci stavano pian piano divorando dall'interno.

Cosa vuole quell'uomo da te, amore mio..?

Pensai angosciata per poi seppellire la faccia nel cuscino. Non sopportavo più quella situazione!

Ad un certo punto sentii un urlo, carico di angoscia ed esasperazione, risuonare tra i corridoi del palazzo. Avrei potuto riconoscere quella voce tra mille altre.

Era stato Cole ad urlare...

All'istante scattai a sedere, pronta ad alzarmi, ma Dalila mi posò una mano sul braccio, fermandomi.

Mi dimenai per tentare di liberarmi dalla sua presa e correre da lui ma mia sorella rafforzò la presa, continuando a trattenermi - Lasciami andare!- gridai al limite della preoccupazione.

-No, non devi assolutamente andare! Ora devi lasciarlo solo Diana, non vuole compagnia se fosse stato altrimenti sarebbe venuto lui stesso!-

-Non mi importa se vuole compagnia o meno! Devo andare...- replicai riuscendo finalmente a liberarmi.

Lei piantò i suoi occhi verdi fissi nei miei, rimproverandomi con lo sguardo - No, ti ho detto che non devi!-

-Voglio sapere se sta bene Dalila,non me lo puoi impedire...- la mia voce era diventata improvvisamente calma ma seppi per certo che i miei occhi mi stavano tradendo, mostrando tutta la mia angoscia.

-Diana non lo fare, te lo chiedo per favore... - mi prese le mani e le strinse nelle sue - Tu non sai com'è quando si arrabbia davvero... Ti farebbe del male e se ne pentirebbe per il resto della sua vita...-

Mi morsi il labbro e sospirai, sapevo che sarebbe andata in quel modo ma la preoccupazione mi stava uccidendo.

-E cosa dovrei fare quindi?!- le chiesi con un tono di voce esasperato - Starmene qui e aspettare?! Aspettare cosa poi!-

-Aspettare che si calmi e che sia lui a cercarci...- mormorò lei.

-Ma...- sospirai, non ero molto convinta - Dici che verrà sul serio?-

-Sì Diana, lui verrà. Non sono in grado di dirti se sarà un bene o un male questo, ma verrà.-

Sospirai di nuovo ed annuii tornando a sedermi sul letto, il suo pensiero fisso che mi tormentava come uno spettro malvagio.

Sapevo alla perfezione come si sentiva in quel momento, riuscivo addirittura ad immaginare cosa poteva star facendo. Era come se fossi lì al suo fianco... ma non c'ero...

Sapevo alla perfezione che stava distruggendo qualcosa o qualcuno e che, nel medesimo istante, stava distruggendo anche se stesso.

Cole's pov

Non appena mio padre esce dalla stanza serro le mano in due pugni, stringendoli cosi forte che le vene sulle mani pulsano veloci e il sangue mi esce dai palmi che mi ferisco con le unghie.

È sempre stato assente, non gliene è mai fregato un cazzo di me, ed ora viene qui a dettar legge?! Addirittura imponendomi con chi condividere il resto della mia vita!

Viene qui per dirmi che sono il disonore della famiglia quando lui per primo si è scopato una puttana per concepirmi?

Bè, io una puttana la renderò mia moglie!

Inizio a dare forti pugni al muro, la rabbia mi ribolle nel sangue mentre le sue parole rimbombano crudeli nella mente, tormentandomi e accendendomi di un fuoco pericoloso e distruttivo. Devo farlo sparire questo fuoco o brucerà sia me che quelli che mi sono accanto, quando mi trovo in queste situazioni so bene cosa accade: la rabbia mi acceca, non sono più in me e ho voglia di uccidere.

Vorrei prendere e far soffrire il primo essere che abbia la sfortuna di capitarmi davanti, vorrei prenderlo e sbattere il suo piccolo cranio perfetto contro la parete per poi iniziare la mia crudele danza di pugni.

All'improvviso nella mia testa sorge spontaneo un dubbio che non fa altro che aumentare quel fuoco distruttivo che mi sento dentro: Dalila... perché non appena ha messo piede nella mia stanza hanno reagito entrambi in quel modo, come se avessero visto un fantasma?

Cosa nascondono?

Mi fermo per riflettere e cercare la pace ma non ci riesco così metto la prima maglia pulita che trovo ed esco dalla stanza andando verso l'ala verde.

Mi ha mentito un'altra volta, ne sono certo.

Se è sul serio così non la perdonerò tanto facilmente, non ora almeno.

Busso alla porta con insistenza senza appoggiare per troppi secondi la mano, ho la consapevolezza di essere letteralmente in ebollizione, il mio corpo rovente brucerebbe il pregiato legno della porta quindi aspetto.

Aspetto con ansia e timore di sapere che tutti i miei sospetti siano fondati.

Poco dopo la porta si apre lasciandomi vedere la figura di Dalila, che subito mi osserva con preoccupazione - Cole...-

-Devo parlarti!- dico serio ma so che la mia voce sicura viene tradita dai miei occhi e da quel blu macabro.

Brutto ricordo di nascita.

Lei mi osserva e annuisce per poi voltarsi e guardare Diana che giace sul letto addormentata.

Un piccolo angelo accoccolato tra quelle coperte.

Poi torna a guardare me e si avvicina chiudendo piano la porta dietro di sé. - Di cosa vuoi parlarmi?-

-Vieni con me nella stanza rossa.- dico freddo e inespressivo.

-O-okay...- mormora lei mordendosi il labbro. La sto facendo preoccupare, glielo leggo negli occhi.

Cammino con passo pesante verso la stanza per poi arrivare alla porta e spingerla leggermente - Entra!-

Dalila entra nella stanza e poi si volta a guardarmi, le braccia strette al petto.

Chiudo la porta alle mie spalle e cammino verso il letto inespressivo - Parla, Dalila!-

-Cosa... cosa dovrei dire...?-

-Appena hai visto mio padre sei sbiancata, nascondi qualcosa! Quindi cosa nascondi?-

La vedo mordersi il labbro per poi abbassare lo sguardo,tacendo - È... stato lui...- sussurra dopo un po'.

-No!- la guardo fuori di me - Non me lo dire Dalila, ti prego...-

-Mi hai chiesto di farlo prima...- mormora lei - Ha dato l'ordine di rapirmi... e... sempre lui mi ha venduta ad Elias...- continua stringendosi di più le braccia attorno al corpo, come a volersi proteggere.

-Dimmi che non ti ha toccato... ti prego... - quasi la supplico con lo sguardo ed è proprio in quel momento che scoppia a piangere silenziosamente facendomi sentire un verme, uno stupido, il solito bambino usato e manipolato da quella bestia!

Ringhio.

Ho voglia di spaccare tutto, a partire da quella sua faccia da cazzo!

Come ha osato?! Come?!

La rabbia mi invade come un onda, cresce e si propaga in tutto il mio essere, finché l'ennesimo singhiozzo da parte di Dalila non mi costringe a cercare di mettere da parte la mia rabbia... ovviamente per il momento. Me la pagherà, oh si che lo farà!

Le sorrido appena cercando di essere il più rassicurante possibile - Vieni qui, bambina mia.- le dico dolce cercando la calma, la trovo nei suoi occhioni verdi che ora sento diventare anche i miei.

È sorprendente come riesca a calmarmi con un solo sguardo...

Dalila non se lo fa ripetere due volte, si viene subito a stringere a me cercando conforto tra le mie braccia.

La stringo e le accarezzo la schiena, i lunghi e ricci capelli scuri, per poi riempirle il viso di dolci baci. Mi sembra così tanto fragile in questo momento da potersi spezzare con un soffio di vento, mi ero ripromesso di proteggerla da tutto... ed avevo fallito.

Fallivo sempre.

Forse ero davvero un fallimento come quell'uomo mi ripeteva dal giorno della mia nascita e forse era per questo che non mi era mai stato concesso di essere felice come volevo.

-Cole...- la sua voce appena udibile mi riporta alla realtà.

-Dimmi.-

-So cosa stai pensando... non è così...- mi stringe appena la maglia.

-No, non lo sai, e sai che è così!-

-Non prenderti colpe che non hai...- mormora per poi accarezzarmi una guancia, coperta da uno strato sottile di barba e baciarmi, stringendomi il volto con le sue mani sottili.

È un bacio carico di diverse emozioni tutte insieme, un bacio che sa di lei... di casa.

Non smetterò mai di dirlo probabilmente ma davvero mi è mancata terribilmente, il tempo senza di lei era stato una straziante agonia.

Certo, aveva ovviamente dei comportamenti che non mi piacevano ma anche molti altri che adoravo... così come Diana...

Il tempo quando ero con lei non aveva più valore; avrebbe potuto anche fermarsi, il mondo sarebbe potuto finire, non me ne sarei accorto.

Esisteva solo lei.

-Ti amo...- mi sussurra poi ad un certo punto sulle labbra.

Che cosa dovrei fare? Rispondere?

La schiaccio più forte contro il mio petto -Lo so.-

Lo so... gran bella risposta Cole!
Mi rimprovero mentalmente, sentendomi in colpa nei suoi confronti.

Ma cos'altro avrei potuto dirle del resto? Io la amo si... ma ormai nel mio cuore non c'è più solo lei..

Noto il suo viso affranto e sussurro - Ma anche io ti amo, ti amo tanto a dire la verità!-

Subito un piccolo sorriso si forma sulle sue labbra ed io la stringo di nuovo a me, sentendomi male per tutto questo schifo in cui l'ho coinvolta.

Se non le avessi chiesto di sposarmi nulla di tutto ciò sarebbe mai successo, è colpa mia, solo colpa mia dannazione!

Potrei andare avanti così per ore intere ma per fortuna Dalila mi distrae baciandomi ed io mi aggrappo a quella sua dimostrazione di amore per non lasciarmi cadere di nuovo nel vortice dei sensi di colpa.

Mi porta con lei nel letto e questa volta mi lascio guidare da lei, mi lascio travolgere dalle sensazioni e dai sentimenti.

Le dono l'ennesima parte di me senza la minima esitazione.

A lei donerei tutto, ma non credo che ormai mi sia rimasto molto. Le ho già donato mente, corpo e metà cuore... si, metà perché l'altra metà è stata sua sorella a rubarmela.

La guardo mentre sta appoggiata con la testa sul mio petto, gli occhi chiusi e il volto rilassato, e le faccio una promessa silenziosa:

Ucciderò quel bastardo piccola mia e troverò il modo di ricongiungere il mio cuore diviso in due parti esattamente uguali, te lo giuro...

Lei sembra quasi averla sentita dato che fa un piccolo sorriso e mi sembra che nulla sia cambiato; noi nudi, a farlo dove capita fregandocene di tutto il resto.

A riempire questo enorme posto con tutto l'amore di cui eravamo capaci, di noi...

Vorrei tornare indietro nel tempo, a quando eravamo solo io e lei... nessun altro a complicarci la vita.

Ma poi penso a Diana e a quanto sia bello quando mi complica la vita, ai suoi occhi cristallini che incontrano i miei rossi come il fuoco... e tutto si ferma mentre me la immagino prender forma davanti a me, il suo sorriso dolce ma a volte così sfacciato come quando mi tiene testa.

Sfacciata quando dorme nel mio letto e sfacciata anche per le sue insulse pretese, quando di me pretende tutto e quando mi circonda con i suoi morbidi capelli scuri. Profumano di limone e, personalmente, è un profumo che trovo inebriante.

Perché devono essere entrambe così belle e perfette? Perché? Perché mai per una volta una cosa nella mia vita non può essere giusta? Perché non è mai facile scegliere?

Ancora non ho trovato una risposta, so solo che così è...

È che le guardo e mi innamoro di entrambe ogni secondo di più e che quando penso di aver trovato quella perfetta per me in realtà non è lei, mi fanno subito cambiare idea.

Non riesco ad uscirne fuori. Sono come due uragani, forti e indomabili, capaci di trascinarmi inesorabilmente tra le loro spire e poi dritto verso la follia.

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