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Capitolo 28

Diana's pov

Rimasi lì, seduta su quel pavimento ricoperto di tappeti a guardare la porta chiusa del bagno dopo che Cole vi era entrato.

Mi aveva portato la colazione a letto, ancora faticavo a credere che lo avesse fatto davvero ma ne avevo la prova: era tutta sul pavimento in quell'istante.

Sospirai piano e abbassai lo sguardo fino ad andarlo a posare sui resti di ciò che avrebbe dovuto essere una cosa piacevole per entrambi, notando tra il cibo e i cocci delle porcellane rotte un'orchidea blu. La presi delicatamente ed iniziai ad accarezzarne piano i petali mentre una morsa dolorosa mi stava andando a stringere lo stomaco.

Lo avevo perso di nuovo e stavolta era colpa mia.

Io rovinavo sempre tutto, ogni cosa bella se passava per le mie mani cessava di esistere. Era come se avessi avuto una sorta di maledizione addosso che mi impediva di essere felice, di essere amata, di avere anche solo una minima parte di tutte le cose belle che la vita era capace di offrire, se voleva.

Amavo Cole e non potevo averlo, lui non mi voleva, o meglio non mi amava.

Però a volte era così vicino... vicino da far male...

Mi umiliava, si arrabbiava molto con me ma mai mi aveva toccato per farmi male, nemmeno con un dito.

Mai una volta mi aveva presa con la forza o costretta seriamente a fare qualcosa che non volevo.

Quella notte poi era stato tutto perfetto, lui su di me che con estrema delicatezza si preoccupava di spostare i capelli sudati dal mio viso che poi aveva sciolto e districato con le dita.

Si era messo lì, dietro di me, sul letto e aveva iniziato a districarmi i capelli con lentezza mentre piano mi  slacciava la veste e baciava le spalle, la spina dorsale.

Mi carezzai le braccia e mi sembrò di risentire le sue braccia forti e calde strette attorno al mio corpo che mi tenevano ancorata al suo petto, come se avesse avuto paura di vedermi fuggire via da un momento all'altro.

Io non sarei mai andata via, mai... come avrei potuto farlo se ogni volta che ciò accadeva ne desideravo sempre di più? Non mi bastava mai...

Tutte le cose belle però avevano una fine, ed io avevo messo fine a quella dolce magia che ci aveva avvolti la scorsa notte, inconsapevolmente.

Ero sempre io a rovinare le cose... con lui, con Leila... con tutti!

Tirai leggermente su con il naso e mi strofinai gli occhi, asciugando lacrime inesistenti e facendomi forza, dopodiché mi alzai ed iniziai a pulire il pavimento da tutti quei cocci e residui di cibo.

Desiderai di poter tornare indietro nel tempo e di non essermene mai andata, di non aver mai pensato che lui mi avesse lasciata sola lì; magari saremmo stati ancora lì in quel letto... insieme.

Misi l'orchidea blu in un vaso con dell'acqua e sospirai, stufa di tutta quella situazione, stufa di Cole, di Leila... ma soprattutto stufa di me stessa.

Poi mi venne in mente che di fiori qui intorno ne avevo visti davvero molto pochi e soprattutto non avevo visto mai orchidee... da dove l'aveva tirata fuori dunque quella che avevo davanti?

Mi morsi il labbro e feci correre lo sguardo di nuovo fino alla porta chiusa del bagno, volevo fargli capire che lo amavo, dimostrarglielo... ma come?

Mi avvicinai alla porta e vi posai una mano sopra, poi vi accostai l'orecchio e chiusi gli occhi.

In quel momento lo sentivo così lontano...

Non percepivo nulla, il silenzio era l'unica cosa a tenermi compagnia.  Pensai subito che si fosse addormentato nella vasca come spesso accadeva quando era stanco, troppo stanco.

Era colpa mia quella volta?
Si sarebbe stancato di me?
Già si era stancato di me?

Quelle domande si insinuarono crudeli nella mia testa e non la abbandonarono nemmeno per i successivi minuti, mi stavano logorando dall'interno, minuto dopo minuto.

Feci un profondo respiro e, per metterle a tacere, decisi di aprire la porta ed entrare in quel bagno.

Se fosse stato sveglio si sarebbe completamente adirato per il fatto che fossi entrata senza il suo permesso.

Se stava dormendo invece non avrei potuto ricevere le risposte alle domande che mi tormentavano e nemmeno provare a rimediare ai miei errori, almeno in minima parte.

Entrai nella stanza e subito lo vidi: era nella vasca, gli occhi chiusi e l'espressione rilassata.

Dunque stava dormendo...?

In un attimo riaprì gli occhi e mi guardò, gelandomi con quei suoi occhi incandescenti come lava colata. «Dimmi.»

Quegli occhi rossi come braci ardenti e il calore, quel tepore piacevole che aleggiava nella stanza, mi investivano il viso. Gli specchi erano appannati e accuratamente coperti da stracci e asciugamani come se avesse voluto evitare di vedersi riflesso in essi, di venire a contatto con se stesso.

Mi morsi il labbro ed avanzai fino a giungere vicinissima a lui. «Mi dispiace...» dissi in un mormorio sommesso, appena udibile.

Le sue pupille si dilatarono visibilmente, era sorpreso... piacevolmente sorpreso? Non lo sapevo ma mi sembrava contento.

«Spogliati, forza...»

«Cosa?» farfugliai, anche io sorpresa.

«Non obiettare e fallo, dai...»

Lo guardai per qualche altro secondo e poi sospirai leggermente «E va bene...» iniziai a spogliarmi della veste sotto al suo sguardo attento ed inevitabilmente mi imbarazzai.

Lui mi strinse la mano e poi mi tirò verso la vasca «Entra, forza.»

Sorrisi ed annuii per poi entrare nella vasca, lui mi fece sedere tra le sue gambe ed io posai la schiena contro il suo petto possente, rassicurata almeno in parte.

Tenne le mani lungo i fianchi della vasca attento a non toccarmi mai troppo.

Mi guardava e l'acqua bollente ci riscaldava dolcemente nonostante tutto ciò che era successo.

Mi aveva perdonato?

Perché non diceva nulla? L'ansia mi stava uccidendo...

Cole's pov

La guardo mentre sta appoggiata al mio petto in silenzio, decido di circondarla con le mie braccia e sorrido inconsciamente a causa della somiglianza di questa scena con una che ho vissuto con sua sorella.

Diana non è Dalila, ho sbagliato tutto sin dall'inizio. Sono completamente diverse...

Come faccio ad amarle entrambe allora?

Come fa il mio cuore ad essere così diviso in due?

Come fa Diana a provare qualcosa per me? Io che sono innamorato di sua sorella e che ora non so più nulla da quando lei è comparsa nella mia vita...?

La stringo forte e la sento sciogliersi nel mio abbraccio per poi sorridere, appoggio la testa nell'incavo del suo collo e le sussurro «Troppo caldo?»

«No...» mormora e posa una mano sul mio braccio, lasciandovi sopra delle dolci carezze.

«Ti fidi di me?»

«Mi fido...» dice confusa, guardandomi.

«Allora dammi una dimostrazione della tua fedeltà, no?»

La vedo corrugare la fronte, mi guarda senza capire, confusa «E come dovrei farlo?» inarca un sopracciglio.

«Vieni con me nella mia stanza dei giochi.»

«Cosa...?»

«Hai capito perfettamente.»

«Non mi piacciono quei giochi... te l'ho già detto...»

«E chi ti ha detto che io voglia usarli e non solo stare li perché mi piace come stanza?»

Lei mi guarda ed inarca un sopracciglio «E' così?»

«Originariamente no, ma se proprio non ti fidi si.»

«Non è che non mi fido, non mi piacciono quei giochi...»

«Li hai mai provati?»

«Non mi alletta l'idea.»

«Ma non ci hai mai provato.»

«Non voglio provarci!»

«Quindi non ti fidi...»

«Non ho detto questo!» sospira e gioca con una ciocca dei suoi lunghi capelli «Non mi piace quel genere di giochi...»

«Pensi ti potrei fare del male?»

Lei a quel punto prende una mia mano e la stringe nella sua, cosa che mi sorprende, e poi mi risponde «Mi fido di te... ma me ne hanno già fatto.» sussurra.

«Ma io non sono come tutti e continua a ferirmi il tuo paragonarmi agli altri!» dico prima di darle un bacio tra i capelli e alzarmi uscendo dalla vasca, prendo un asciugamano tra le mani e glielo porgo dopo essermene messo uno in vita «Esci ,dai.»

Diana si alza ed esce dalla vasca prendendo l'asciugamano per poi avvolgerselo intorno al corpo, mi guarda e si morde il labbro «Io lo so che non mi faresti mai del male ma...»

«Sh!» dico mettendole un dito sulle labbra «Non continuare la frase, non rovinare il momento.» dico per poi prenderla per mano.

L'ho perdonata del tutto? Assolutamente no, voglio che implori di essere di nuovo mia.

Mi guarda con quei suoi occhioni, ora confusi «Ho paura...» confessa infine.

«Non devi e te lo dimostrerò...» le sussurro per poi prendere una mia camicia e porgerla «Metti questa, ti dona...»

Le avevo appena fatto un complimento? Lei sembrava confusa quanto me dall'affermazione ma la afferra e subito la mette lasciando slacciati i primi due bottoni.

Intravedo i seni ancora leggermente umidi che creano macchie d'umidità sulla camicia, si cospargono di moltissimi puntini.

Le afferro la mano per poi iniziare a camminare verso la stanza perfettamente riordinata, lei si lascia condurre stringendo a sua volta la mia mano.

«Dove hai preso quell'orchidea?» mi chiede poi, sorprendendomi.

«Dalla mia serra, perché?»

«Non ne avevo mai vista una così... tutto qua.»

«Ho tanti fiori... ma quelle e le ortensie verdi mi piacciono particolarmente.» non a caso tutto il corridoio verde era ricoperto di ortensie.

Il suo fiore preferito...

«Va bene...» accenna un sorriso «Quali altri fiori hai?» mi chiede poi curiosa.

«Se fai la brava dopo ti ci porto, okay?»

«Se faccio la brava? Non sono una bambina!» dice divertita.

«E perché no? Perché non potrei ritenerti una bambina? Sei più piccola rispetto a me.»

«Non sono così piccola...»

«Era un nomignolo, ma se ti da così fastidio non lo uso più.»

«Non mi dà fastidio il nomignolo ma solo che mi dici di fare la brava come se fossi davvero piccola!»

«Pensala come vuoi.» dico per poi guardare il vuoto e camminare spedito verso la stanza.

La sento sospirare mentre mi segue e da lì più nulla, i nostri passi sono l'unico rumore che si sente, annegati nel silenzio.

Apro la porta e la osservo «Vuoi entrare?»

Lei mi osserva a sua volta ed entra nella stanza per poi fermarsi ad aspettarmi «Ti prego, niente giochi...»

Mi metto dietro di lei baciandola per poi chiudere la porta della stanza e tornare a guardarla, testardamente bellissima...

«E ora...?»

La stringo in un abbraccio imponendomi il silenzio ed aspetto, guardandola.

Voglio vedere cosa fa.

Lei mi guarda sorpresa ma poi sorride e si abbandona sul mio petto, rilassandosi.

Vago sotto la sua camicia accarezzando la pelle per poi stringerla e arrossarla leggermente per farle capire che è mia. Solo mia.

La sento mugolare e la vedo mordersi il labbro «M-mh...»

«Che c'è?» chiedo per poi posarle la mano su un gluteo e stringerlo, tirandola a me e facendola scontrare contro il mio petto.

Diana si morde forte il labbro e mi stringe un braccio mentre mi guarda «Mi piaci...» sussurra.

«Lo so...» dico per poi abbassarmi e baciarle il collo «Pure tu.»

Mugola leggermente e passa le dita tra i miei ricci scuri «Tanto...»

«Molto...» sussurro per poi trascinarla vicino al tavolo «Ti fidi di me?»

Annuisce e successivamente allaccia le sue braccia attorno al mio collo, stringendomi a sé mentre con quegli occhi azzurri come il cielo si impossessa dei miei. «Si..» sussurra.

La bacio per poi condurla fino al letto e adagiarcela sopra «Completamente?»

«Si...» continua a guardarmi e mi fa impazzire.

Il modo in cui stringe le cosce e si morde il labbro, mi vuole e lo sento.

La voglio anch'io...

Le prendo i polsi, immobilizzandogli le braccia ai lati della testa, e la bacio con bramosia, passione, desiderio.

Glieli stringo senza farle troppo male ma, le voglio far sentire quanto la voglio.

Ansimo staccandomi dalle sue labbra e mi accorgo solo in quel momento che i suoi occhi si sono tinti di sfumature viola che mi accendono dentro.

«Che vuoi fare...?» mi sussurra lei leggermente a corto di fiato, le belle labbra dischiuse e rosse, gonfie.

Mi alzo e le bacio il collo «Fai un gioco con me... fidati di me... non ti farei mai del male.»

Vedo che prende un respiro profondo mentre i suoi occhi si fanno distanti anni luce, non è più qui con me. Lo percepisco.

Adesso lei è caduta ancora una volta vittima dei ricordi, delle paure... ma io non le farei mai del male e non so come farglielo capire.

La tiro a me sorridendo e sospirando «Vuoi vedere una cosa bella?»

«Cosa?» sussulta per poi guardarmi ed accennare un piccolo sorriso.

La prendo in braccio e cammino verso le porte per poi aprire quella dagli intarsi argentei e mostrarle il bagno enorme e ben rifinito sui toni del grigio perla.

«Wow...» sento sussurrare e riporto lo sguardo su di lei, notando che sta guardando tutto con curiosità e stupore proprio come farebbe una bambina.

La faccio poggiare con i piedi per terra e le sorrido «Ti piace almeno questo?»

«Si, mi piace.» mormora per poi girarsi verso di me e rivolgermi un bellissimo sorriso.

Uno dei suoi bellissimi sorrisi, quelli che ti incanti a guardare.

Quelli che noti e poi sospiri pensando che non potrebbe mai rivolgerli a te ma poi lo fa e sorridendo ferma il mondo, il tuo mondo.

Tutto sembra fermarsi nel preciso istante in cui sorride, nulla ha più senso.

Vedendo che non dico nulla il suo sorriso pian piano si affievolisce «Tutto bene?» mi chiede preoccupandosi.

«Si, stavo solo... pensando. Tranquilla.»

«Okay.» si avvicina a me per poi posare il capo sul mio petto.

La stringo e mi sembra uno scricciolino fatto solo di ossa, la cosa più fragile che abbia mai avuto tra le braccia.

A volte ho paura che possa rompersi da un momento all'altro, sento come se dovessi proteggerla da tutto e tutti.

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