Capitolo 24
Diana's pov
Mi svegliai che era l'alba, accanto a me, stretta al mio corpo, dormiva serena Leila.
La guardai e fui subito inondata da un calore inaspettato, improvviso e rigenerante, che fece palpitare a mille il mio cuore.
Sorrisi e la baciai piano sulle belle labbra carnose, attenta a non svegliarla, e poi, sempre pianissimo, sgattaiolai fuori dalle sue braccia e successivamente dal letto.
Non riuscivo più a dormire quindi era del tutto inutile rimanere sdraiata, avevo una gran confusione in testa e un amara delusione nel cuore; nonostante Leila mi rendesse felice come nessun altro avevo bisogno di solitudine in quel momento.
Mentre camminavo per quegli interminabili corridoi mi resi ben presto conto che l'unico luogo in cui avrei potuto trovarla e tenerla per me però era anche l'unico in quel palazzo a cui non potevo avere libero accesso.
Quell'ala tutta dipinta di verde in cui non andava nessuno, fatta eccezione per Cole e le cameriere che avevano il compito di mantenere tutto pulito e in ordine.
Girovagando in quella parte di palazzo proibita a tutti mi sembrò di star invadendo una qualche sorta di...luogo intimo, acque inesplorate che forse mi avrebbero portata a capire meglio Cole o ad affogare nella sua ira.
La cosa che mi sorprese di più fu il fatto che avevo ancora voglia di provare a comprenderlo, di scoprire cosa si celasse dietro quella maschera che prontamente si costruiva ed indossava costantemente tutti i giorni. Avrei dovuto essere arrabbiata, mi aveva preso in giro del resto, ma non lo ero...
In quel momento ne fui davvero certa, ne presi a pieno consapevolezza: come una stupida mi ero già lasciata da tempo bruciare dal suo fuoco, già da tempo... lo amavo.
Lo amavo ma... come potevo amarlo?
Sospirai non trovando una risposta, l'unica cosa che sapevo era che si trattava di un qualcosa che mi avrebbe legata a lui indissolubilmente, qualunque cosa avesse deciso di fare o dire i miei sentimenti non se ne sarebbero andati, mi avrebbero trascinata a fondo nel baratro fino a quando non avrei più avuto la forza di uscirne.
Avevo paura, una paura matta di sbagliare a fidarmi di lui. Aveva già dimostrato del resto che per lui non ero altro che un giocattolo sessuale, uno sfogo, un qualcosa che sarebbe stato a prescindere di sua proprietà.
La vita di una schiava non valeva nulla in quel mondo, la mia vita non valeva nulla, io per lui non valevo nulla...
Ad un certo punto arrestai il mio avanzare e mi fermai nei pressi di quella porta verde smeraldo intarsiata d'argento davanti alla quale avevo visto già Cole disperarsi, quella porta mi attraeva come un magnete, era come se una forza invisibile sospingesse tutto il mio corpo verso di essa ed una voce nella mia testa urlasse:"Aprila, avanti! Lì dentro potrai trovare la risposta a tutte le tue domande!"
Quella voce era davvero molto persuasiva, stavo giusto per avanzare verso la porta quando vidi proprio Cole girare l'angolo e camminare a passo svelto sui morbidi tappeti che ricoprivano il pavimento.
Sbarrai gli occhi e mi paralizzai sul posto, ero fregata...
Cole avanzava lungo il corridoio, mi apparve come la morte dalla lucente falce.
Il suo sguardo era perso e cupo, teneva gli occhi bassi puntati sulle sue scarpe mentre camminava in silenzio verso la stanza. Non una sola parola abbandonò le sue labbra sottili.
In quel momento non mi sembrò nemmeno lui, solo uno stupido alter ego scialbo e sciupato; la sua faccia era la stessa ma la sua anima era assente.
Camminava con le braccia morte lungo i fianchi, sembrava non avesse nemmeno un briciolo di forza ed energia per stringerle in due pugni.
Senza che me ne accorgessi era già giunto rapidamente vicino a me.
Io ero lì, ferma e immobile, che non riuscivo a comprendere un'altra delle mille altre sfaccettature di Cole.
Era il nulla.
Annientato, prosciugato, vuoto.
Mi si avvicinò e credetti di morire quella volta, quella mattina mi avrebbe davvero uccisa, pensai, ma sorprendentemente non fece nulla di tutto ciò.
Appoggiò la sua mano sulla mia spalla, accarezzando una ciocca di capelli e parlò piano, la voce priva di qualsiasi espressione o sfumatura.
Era bassa e profonda, non aveva colore.
Dovevo essere sollevata? Non sembrava arrabbiato infondo quindi magari non mi avrebbe uccisa.
«È mattina presto e non dovresti stare qui, per favore vattene Diana.» mi disse tutto d'un fiato, in un unico sospiro.
Me lo aveva chiesto seriamente per favore?
Rimasi per un'istante a fissarlo incredula poi mi riscossi «Lo so ma... volevo stare sola e questo è l'unico luogo in cui non viene mai nessuno.» risposi lasciando che mi accarezzasse, anche se probabilmente avrei dovuto respingerlo «Mi dispiace...» sussurrai.
Mi dispiace...
Lo avevo detto seriamente?
Vederlo così doveva avermi scioccato parecchio...
«È il mio posto Diana, gradirei che tu te ne andassi... lasciami solo.»
Cos'altro avrei potuto fare se non ascoltarlo? Chi ero io per pretendere di avere il diritto di restargli accanto? Di aiutarlo?
Nessuno, non ero nessuno per lui, eccola la verità. Sempre lì a ricordarmi che in quel mondo non ero considerata altro se non una puttana.
Lo guardai e portai una mano sulla sua guancia, accarezzandola piano, delicatamente «Okay...» sussurrai abbassando lo sguardo verso terra per poi abbassare lentamente la mano.
Lui però trattenne la mia mano nella sua per poi baciarla ed accarezzarne il dorso. «Dopo passerai da me.»
Mi morsi il labbro trattenendo un piccolo sorriso che mi stava nascendo spontaneo dalle labbra «Era una richiesta o un ordine?» mormorai piano.
«Non so, forse tutte e due... sai, a volte mi viene difficile scegliere.»mi sussurrò all'orecchio, sembrava aver ripreso vita.
«Mmh... va bene, verrò.» sussurrai a mia volta, da quando ero diventata così accondiscente con lui?
Era proprio vero che l'amore aveva il potere di cambiarti, in meglio o in peggio che fosse.
Senza aggiungere altro mi diede le spalle ed aprì la porta della stanza sospirando per poi entrarvi, come se avesse voluto lasciare tutto ciò che lo tormentava fuori da quella stanza.
Potei notare che la stanza era sui toni del verde ed arredata in modo molto raffinato, il letto sembrava essere morbido e soffice.
In un angolo c'era uno di quei bauli che avevamo tutte noi schiave.
Quella era quindi la stanza di una schiava?
Era decorata da bellissimi smeraldi e sul davanti vi era qualcosa di inciso. Sul comodino c'era una foto, non si vedeva molto a causa della penombra della stanza e poi bisognava aggiungere anche che io mi trovavo a parecchi metri di distanza, nonostante questo però non riuscii a non notare la perfezione di un paio d'occhi verdi perforanti e di un altro paio marroni e verdi, come la calda unione perfetta del bronzo con degli smeraldi.
Non feci in tempo a scorgere altro perché la porta si richiuse una volta che Cole ne ebbe varcata la soglia.
Di chi era quella stanza misteriosa? A chi appartenevano quegli occhi tanto belli? Perché Cole era sempre giù di morale ogni volta che lo incrociavo in questi corridoi?
Non avrei mai avuto delle risposte, per lo meno non dal diretto interessato. Avrei potuto chiedere a Leila... ma quante probabilità aveva di saperlo?
Era vietato avvicinarsi a quell'ala del palazzo figuriamoci se ci fosse concesso anche solamente di parlarne.
Feci qualche passo indietro per poi voltarmi e camminare velocemente verso le nostre stanze, volevo delle risposte.
Una volta arrivata nuovamente di fronte alla porta della mia stanza la aprii per poi richiudermela immediatamente alle spalle con un sospiro pesante. Gettai uno sguardo alla figura di Leila che ancora dormiva beatamente nel mio letto e le mie labbra si curvarono istintivamente in un piccolo sorriso, mi avvicinai a lei e mi sedetti sul letto al suo fianco per poi incominciare a lasciare dolci e delicate carezze tra i suoi morbidi capelli scuri.
Avrei aspettato fino a che non si fosse svegliata e poi le avrei porto tutte le domande che mi assillavano, avevo bisogno di risposte, di sapere...
Passarono quasi due ore, durante le quali non avevo fatto altro che non fosse osservare il corpo della ragazza dormiente, meravigliandomi di quanto ella potesse essere bella e di come io non me ne fossi mai accorta.
Lei mi sorrise per poi stiracchiarsi.
Quel sorriso che rivolgeva a me era capace di farmi rigonfiare il cuore di gioia, non so se la amavo ma so che l'unico mio desiderio era vederla felice e questo forse è più dell'amore.
Lei mi guardò mugolando «Buongiorno...»
«Buongiorno!» le risposi. «Dormito bene?»
«Sì... e tu?»
«Si!» dissi per poi baciarla dolcemente a stampo sulle labbra.
Lei rimase un po' scossa ma ricambiò subito sorridendo, era come se quella cosa che era nata tra noi le piacesse e anche tanto.
Si leccò le labbra appena concludemmo il bacio e ciò mi fece puntare ancora di più gli occhi su di lei, era sensuale e perfetta.
Prima che però lo dimenticassi decisi di chiederle «LeiLei... tu sai per caso a chi apparteneva la stanza nell'ala verde?»
«Oh.. bè, so che era la schiava preferita di Cole, quando c'era lei lui non toccava nessuna, erano tutte dame da compagnia e non schiave, lui giaceva solo con lei e le aveva riservato un'ala del palazzo. Non so molto altro, Refedy è qui da prima di me e penso che lei abbia anche conosciuto quella schiava...»
Non riuscivo a credere a ciò che avevo appena sentito...
Dunque era per lei che stava così male? Lei ora dov'era?
Nuove domande presero a sorgere nella mia mente rendendomi, se possibile, ancora più curiosa di prima.
«Non credo Refedy me lo direbbe.»
Leila sorrise appena «Perché almeno non provi a chiederglielo? Lei non è cattiva.»
«Lo so ma mi odia, so che prova qualcosa per te Leila...» ammisi. «Sono l'ultima persona a cui rivelerebbe ciò che sa, se lo sapesse.»
«Cosa sai di preciso?» chiese e vidi un guizzo negli occhi della bruna, che si sentì scoperta.
Ricordavo alla perfezione tutti i singhiozzi dell'altro giorno, potevo immaginare cosa fosse successo ma volevo fosse lei a dirmelo. «So che ti ama... il resto dimmelo tu.» le dissi guardandola negli occhi.
«Io...?» chiese e iniziando a sbiancare a causa della paura «Io e lei ci siamo viste poco tempo fa...»
«E...?» la incitai.
«E nulla!» sbottò, sembrava spazientita e spaventata allo stesso tempo «Lei... Ha pianto... Mi ha chiesto di tornare insieme ma io... Io amo te!»
La guardai a lungo per decidere se credere o meno alle sue parole e alla fine annuii, anche se non ero molto convinta della cosa. «Sei sicura?» le chiesi avvicinandomi.
«P-Poi mi ha... ha baciata...» confessò sussurrando «Ma io non lo volevo assolutamente!»
«Solo questo?»
«E cosa se no?»
«Volevo essere sicura.» sussurrai.
«Sicura di cosa? DIANA! Tu hai origliato dalla porta vero?»
«Non ho origliato!» ribattei impiccata.
«Oh si invece... ammettilo!»
«Non ho origliato! Sono solo passata davanti alla dannata porta della tua stanza!»
«Potevi proseguire dritto invece che fermarti ad ascoltare!»
«Hai qualcosa da nascondere quindi?»
«No ma me lo potevi chiedere direttamente, non l'ho portata a letto se è questo che vuoi sapere, Refedy ha provato a flirtare ma non ci riesco, io non voglio lei!»
Mi morsi il labbro per poi annuire piano e sospirare «Okay, mi dispiace...» mi sentii in colpa perché invece io con Cole ci ero stata insieme e non le avevo ancora detto niente.
«Tranquilla... scusa.»
La baciai dolcemente, un bacio casto e delicato «Secondo te... Refedy mi dirà qualcosa?»
«Si.»
«Io ho qualche dubbio ma... okay.» sospirai.
«Io... Io la conosco bene e so che ti aiuterà... infondo è nei suoi interessi.»
«Che vuoi dire con: "Infondo è nei suoi interessi?"» le chiesi perplessa.
«Lei è convinta che tu sia innamorata di Cole e che ci sia andata a letto e vuole usare questa sua stramba idea per dividerci, ma io so che tu non lo faresti.» rispose lei tranquilla alzando le spalle.
Oh Leila... mi dispiace tanto per tutto ciò che ti sto facendo...
«No.... non lo farei...» mormorai piena di sensi di colpa, Leila non lo meritava per niente.
Presi la sua mano e le sorrisi leggermente, mi sentivo malissimo perché stavo fingendo che tra me e Cole non esistesse nulla e che io e lei fossimo una coppia felice, senza ripensamenti da parte mia.
Lei mi accarezzò i capelli e poi il viso «Vuoi che ti accompagni?»
Mi morsi il labbro, da una parte desideravo che venisse con me ma dall'altra sapevo che quella era una ricerca che dovevo condurre da sola. «No ti ringrazio, proverò a parlare da sola.»
«Va bene, ma fai la brava.» mi raccomandò sinceramente preoccupata.
Ridacchiai e le diedi un altro piccolo bacio sulle labbra. «Sarò un angioletto, promesso!» le dissi divertita per poi aprire la porta ed uscire dalla stanza.
Iniziai a camminare a passo spedito verso la stanza in cui dormiva Refedy, la curiosità che, con le mille domande che mi vorticavano nella testa, mi accendeva come un fiammifero.
Dovevo sapere...
Una volta giunta di fronte alla sua porta diedi al legno due colpi secchi con le nocche ed impaziente aspettai una sua risposta.
Non molto più tardi la porta si spalancò rivelando la figura della ragazza che, dopo un momento di leggero stupore, assunse un'espressione accigliata e confusa «Cosa vuoi?»
«Dobbiamo parlare.» le dissi sbrigativa. «E non accetto un no come risposta, me lo devi!» aggiunsi con un tono di voce più brusco e la spintonai entrando nella stanza, sicura che lei avesse colto il senso della mia frase.
Aveva baciato Leila e ci aveva provato con lei, avrei dovuto prenderla e ucciderla seduta stante ma non avevo il diritto di farlo dopo ciò che io stessa avevo fatto a Leila perciò almeno alle mie domande avrebbe risposto.
«Io te lo devo?» chiese in modo sarcastico «Non mi sembra molto diverso da ciò che fai tu!»
Sbuffai sonoramente, era arrivata a colpire quel tasto dolente. «Senti Refedy, per quanto mi riguarda... vorrei che Leila amasse te, so che potresti renderla mille volte più felice di quanto non faccia io ma ama me e non posso farci nulla!» sbottai alzando poi gli occhi al cielo. «Ma ora non sono qui per discutere di ciò che è successo in quella stanza!» conclusi freddamente.
«E allora cosa vuoi da me?»
«La stanza verde... sai a chi apparteneva?»
«Certo che si.»
«Potresti dirmelo?» le chiesi trepidante mentre mi mordevo il labbro.
«Mmh e cosa mi daresti in cambio?» mi chiese di rimando furbamente, sapevo che non sarebbe stata molto disponibile a rivelarmelo ma non pensavo fosse anche così stronza.
Sbuffai ed incrociai le braccia al petto guardandola «Perchè non mi dici cosa vuoi e la facciamo finita?»
«La verità Diana.»
«Quale verità?» inarcai un sopracciglio senza capire ma esattamente nel momento in cui le avevo porto la domanda capii, voleva quella verità che avrebbe per sempre allontanato Leila da me.
«Te e il padrone.» disse semplicemente lei.
«Non ho nulla da dirti su di me e lui... lo odio!»
«Eppure girano voci che la raccontano diversamente...»
«Ah si? E cosa racconterebbero?» chiesi rimanendo ferma nella mia posizione, non lo avrei ammesso mai.
«I tuoi gemiti che si sentivano da fuori la stanza del padrone.»
«I miei cosa?» chiesi scioccata, ma scioccata più che altro che si fosse sentito «E come avete fatto a capire che erano i miei scusate?» sbottai tesa.
«Eri l'unica che mancava in stanza.» rispose semplicemente e con un sorrisetto sulle labbra, con quelle parole mi aveva inchiodato e lo sapeva bene.
«Quindi cosa vuoi che ti dica?» sospirai.
«La verità.»
«Credo che tu ci sia arrivata da sola alla verità...»
«Ma voglio sentirtela dire...» disse sorridendo «Poi ti dirò tutto ciò che vuoi sapere.»
Ero davvero pronta ad umiliarmi in quel modo per avere una semplice informazione? No, non lo ero...
«Tieniti ciò che sai Refedy!» risposi e mi voltai per poi uscire dalla stanza.
«Aspetta!» urlò appena prima che fossi uscita del tutto «Ti dirò ciò che so a una condizione...»
Mi voltai a guardarla con un sopracciglio inarcato «Quale?»
«Mi prometti che la farai felice e che non verrà fuori il mio nome col padrone?»
Ero sinceramente sorpresa, doveva amarla veramente molto... ed io mi sentivo così tremendamente in colpa.
Annuii quasi subito alle sue parole, dopo un primo momento di stupore «Te lo prometto.»
«Va bene, entra...»
Mi morsi il labbro e la raggiunsi nuovamente per poi superarla ed entrare nella stanza, incrociai le braccia al petto e la guardai in trepidante attesa.
Lei mi indicò il letto e un foglio su cui poi scrisse: "Fammi le domande scrivendo perché qua anche le pareti parlano, e il padrone odia che si parli di questo."
Annuii e scrissi anche io sul foglio: "Di chi era quella stanza?"
"Dell'ex grande amore del padrone."
«Oh...» mormorai e scrissi la mia seconda domanda: "Cosa le è successo?"
"È scappata... per quanto ne so, alcuni dicono che lui stesso l'abbia uccisa ma non credo, la amava troppo, dovevano sposarsi."
Mandai giù un amaro groppo in gola mentre mi rendevo conto che Cole non avrebbe mai potuto amare me quando aveva avuto e poi perso un amore così.
"Sai il nome della ragazza...?"
"Il suo nome è stato bandito da queste mura, persino il pensiero di ciò comporta punizioni."
Mi morsi il labbro ed annuii «Va bene, grazie Refedy.» dissi guardandola.
«Mi dispiace comunque... l'ultima domanda non la sapevo ma delle mie compagne alla torre mi hanno raccontato questa storia prima che il padrone mi prendesse con se.»
«Va bene così, davvero.» mi alzai e le rivolsi un sorriso tirato mentre mille pensieri si accalcavano nelle mia testa.
Mi guardò intensamente e mi passò il foglio su cui avevamo scritto indicandomi poi il camino e facendomi segno di fare silenzio con l'indice premuto sulle labbra.
Buttai il foglio nel camino e quello prese fuoco, ardendo fino a divenire cenere nelle fiamme, poi la guardai un'ultima volta ed uscii da quella stanza.
Cole aveva amato così tanto quella ragazza da volerla sposare?
Mi sembrava una cosa surreale, lui che provava amore... ma soprattutto stava a significare che io per lui non sarei mai stata nulla. Nulla in confronto al suo grande amore...
E perché mi feriva essere venuta a conoscenza del suo amore per quella ragazza? Avrei dovuto esserne felice probabilmente... e invece...
Sospirai e ritornai in stanza, dove Leila era ancora seduta sul letto ad aspettarmi, e fu lì che realizzai: Cole mi piaceva, tanto, ed ero gelosa perché a me non avrebbe mai concesso un amore del genere.
Ed ero un po' stupida a sperarci ma sapevo che quella scintilla che avevo visto esisteva davvero e nel suo cuore speravo ci fosse spazio anche per me.
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