Capitolo 22
Cole's pov
Ero lì come in trance che accarezzavo quella cicatrice, avrei dovuto mostrarmi a lei ma ne valeva davvero la pena?
La guardo per poi avvicinarmi a lei in modo sensuale «Chiudi gli occhi...»
Diana mi guarda perplessa «Perché?» la sua voce tradisce un leggero tremolio, non sapeva cosa aspettarsi probabilmente.
Mi aveva mostrato una delle sue debolezze ed ora aveva paura; si ha sempre paura di mostrarsi deboli, soprattutto a persone che a stento conosci e che potrebbero pugnalarti alle spalle in qualsiasi momento, ferendoti in modo irreparabile e lasciandoti poi cadere in balia di un vortice oscuro dal quale è quasi impossibile riemergere.
«Perché preferisco che chiudi gli occhi per un attimo, goditi il momento.» le sussurro con un tono di voce tremendamente basso e sensuale.
Lei rabbrividisce e si morde il labbro abbandonandosi ad un leggero sospiro. «Io... va bene..» mormora per poi serrare le palpebre, nascondendo così alla vista i suoi occhi spettacolari.
I miei iniziano a mutare e accarezzo con la mano la cicatrice mentre essa scompare poco a poco, fino a sparire del tutto dalla sua pelle delicata.
I miei odiati poteri ora fanno comodo.
Gli occhi screziati di azzurro mi bruciano e io li nascondo nel suo collo che bacio con passione e con voglia.
La voglio.
Una volta finita la mia piccola magia stringo forte gli occhi tenendoli chiusi, odio che si sappia del loro mutamento di colore e dei miei poteri. Mi scosto da lei per poi andare a sedermi su una poltrona coprendomi gli occhi mentre la mia voce risuona cupa, dai toni bassi e profondi, nella stanza «Guardati allo specchio.»
Per tutto il tempo aveva trattenuto il respiro mentre la toccavo, lo rilascia adesso tutto in una volta mentre riapre gli occhi quasi con timore. «Cosa dovrei guardare?» mi chiede ma si era già alzata andando a posizionarsi di fronte allo specchio.
Vede la sua figura riflessa su quella superficie cristallina e, notando i suoi occhi sgranarsi increduli, un grande moto di soddisfazione si va man mano impadronendo di me.
Lasciarla così, stupita e senza parole, mi riempie di così tanta soddisfazione e orgoglio ma poi il tutto svanisce non appena inizio a pormi delle domande.
Che genere di sortilegio mi stava lanciando quella maledetta demone?
«Come... è possibile?» sussurra non appena sembra ritrovare la facoltà di esprimersi a parole.
Io alzo le spalle semplicemente tenendo gli occhi bassi, cosa avrei dovuto spiegarle... Avrei dovuto dirle che ero un angelo molto potente e che discendevo da degli altri angeli ancora più potenti ma avevo mollato tutto per seguire Lucifero? Motivo per il quale lui mi ha premiato, o meglio dannato, lasciandomi i miei stupidi poteri curativi e anche questo stupido difetto agli occhi.
No, non glielo avrei mai detto...
Diana mi guarda, i suoi occhi di vetro sono lucidi ma di gioia credo, mi si avvicina e mi abbraccia forte lasciando scivolare fuori dai suoi occhi qualche lacrima traditrice.
Tutto questo è al contempo cosi nuovo e così triste per me, le somiglia davvero in maniera impressionante... la fisionomia, il carattere da dura ma al tempo stesso così fragile, a tratti solare ed energico.
Ogni fibra del suo corpo me la ricorda e a causa di ciò soffro.
Le accarezzo la schiena con una mano constatando che la sua pelle fosse morbida e calda, eccitante.
Ho voglia di possederla, dal suo arrivo a palazzo non ci sono ancora riuscito... è come se il fatto che me la ricorda mi blocchi.
Mi alzo in piedi senza guardarla «Non mi guardare negli occhi!» dico con voce glaciale, era imbarazzante come il mio legarmi a qualcuno facesse mutare i miei occhi come se fossi uno stupido angelo sentimentale.
«Mi piacciono i tuoi occhi...» sussurra lei, la voce davvero molto bassa.
Come potevano piacerle i miei occhi?
Erano gli occhi di un mostro, un assassino, crudeli.
«Non voglio che li guardi, io li odio!» affermo deciso per poi sospirare, non volevo che sapesse.
«Va bene...» mi prende il volto tra le mani e, tenendo gli occhi chiusi per rispettare la mia volontà, mi bacia.
La cosa mi fa quasi ridere ma devo ammettere che mi ha un po' spiazzato.
La prendo in braccio accarezzandole la pelle per poi metterla sul letto con la testa tra i cuscini e, mettendomi su di lei, inizio a baciarle il collo.
Lei si prende il labbro inferiore tra i denti, mordendolo mentre socchiude gli occhi al contatto delle mie labbra sulla sua pelle. Una sua mano si va ad incastrare tra i miei scuri capelli ricci, me li carezza con tocco leggero.
Poso una mano sul suo fianco e ne osservo la reazione mentre sento gli occhi riprendere ad ardere; il rosso sta tornando, lo sento.
Trema sotto al mio tocco, trema tantissimo, ma si aggrappa a me stringendomi con forza mentre cerca di riprendere il controllo di sé.
Stavolta so per certo che mi desidera ma la paura la frena.
«Apri gli occhi e guarda come ti voglio!» le sussurro per poi accarezzarle il sedere.
La sento sussultare e trattenere il respiro per qualche secondo mentre man mano il suo tremolio si arresta «Ti prego... niente giochini perversi...» sussurra contro la mia spalla, sta provando a lasciarsi andare, a fidarsi.
Quasi non la riconosco.
«Solo piacere!» le sussurro per poi iniziare a baciare ogni centimetro del suo corpo fino ad arrivare al centro di esso, leccarle l'ombelico e andare più giù sentendola fremere.
Non credo che qualcuno si sia mai preso così tanta premura nel prenderla e toccarla.
Sento il suo respiro farsi più pesante, inizia a percepire anche lei l'intensa elettricità che aleggia nell'aria ed arrossisce sulle gote.
Non mi faccio scrupoli nell'iniziare a baciare con dolcezza quel fiore umido e invitante sentendola urlare di piacere, come appena entrata in un mondo sconosciuto.
La vedo provare a trattenersi ma fatica davvero molto perciò mi alza il viso pretendendo da me un bacio che subito si fa focoso e passionale, che sa di noi e del nostro desiderio.
E giusto in quel momento la stringo a me regalandole un orgasmo forte e intenso, che risuona nella stanza mentre io, compiaciuto, la osservo accasciarsi sul letto stanca.
«Ti ho fatto male?» le chiedo sussurrando al suo orecchio.
Il sorriso che mi regala, nonostante fosse un sorriso stanco, è capace di illuminare tutto. Uno spettacolo che spero ardentemente di rivedere. «No...» mi risponde accarezzandomi il volto, così delicatamente che sembra avere paura di romperlo.
La tiro a me facendole poggiare il capo sul mio petto.
«Sei stanca?»
«Un po'.» alza il viso per poter incontrare i miei occhi e resta così, guardandomi. «...ho paura...» mi sussurra dopo un po'.
«Paura di...?»
«Di restare davvero... bruciata da tutto ciò...» sussurra.
«Hai mai pensato di pensare meno e agire di più? Fa ciò che ti fa stare bene, non ciò che ti dice la testa!»
«È difficile farlo per me...»
«E perché?»
Mi guarda con i suoi occhi penetranti «Da quando mi hanno portato via.... non mi sono più fidata completamente di nessuno, a parte Leila.»
E solo ora prendo nuovamente coscenza di ciò che ho fatto, di ciò che le ho promesso e di ciò che lei mi ha fatto.
Oh piccola Diana, mi dispiace ma nulla è come sembra...
Le accarezzo il viso «Allora ti starà cercando e shh...» appoggio un dito sulle sue labbra «Non dire a nessuno ciò che è successo qui.»
Lei mi guarda con gli occhi che le si fanno lucidi, si alza dal mio petto e si riveste frettolosamente «E'... stato... un errore!» dice prima di correre via.
«Non per me...» le dico mentre la vedo andarsene.
Vorrei crederle davvero, vorrei credere che fosse stato davvero tutto un errore ma la verità è che io lo volevo per davvero.
Diana's pov
Corsi via da quella stanza, addentrandomi per i corridoi labirintici di quel palazzo fino a giungere in prossimità della mia stanza.
Mi aveva usata, mi ero fatta usare... di nuovo... ma questa volta c'era andato di mezzo anche il mio cuore, non solo il corpo.
Sentii la disperazione attanagliarmi le viscere, volevo solo piangere ma mi imposi con determinazione di non farlo.
Stavo per aprire la porta della mia stanza ma delle voci mi fermarono, le conoscevo quelle voci: appartenevano a Leila e Refedy.
Il tono della voce di Refedy era basso e altalenante, ad un certo punto mi sembrò di udire anche dei singhiozzi.
«Io non so stare senza di te!»
«Mi dispiace Refedy, ma io...» Leila sospirò.
«Non posso vivere senza te Leila...»
«Non dire cosi... pensi che per me sia facile? Io... cavolo ti ho amata cosi tanto ma ora, ora ho bisogno di ricominciare.»
«Io voglio ricominciare con te Leila!»
Si sentirono nuovamente forti singhiozzi provenire dall'interno della stanza di Leila, qualcuno stava piangendo... Refedy stava piangendo, immaginavo le calde lacrime accarezzare i suoi zigomi alti.
«Non posso, io... mi sono innamorata di un'altra.» disse timidamente Leila, quasi come se avesse paura della reazione dell'altra ragazza.
«Un'altra?» urlò furiosa «Io vivo per te e tu sbavi dietro ad un altra? Io ti amavo Leila! Ti amo tutt'ora!»
«Anch'io ti amavo! Sono stata nel dolore per mesi Refedy, mesi! Tu mi hai abbandonata mentre dormivo senza nemmeno salutarmi...» disse con voce ferita.
«FUI COSTRETTA AD ANDARMENE! Cole mi aveva comprata e tu... Tu eri felice, io ti ho ritrovato come avevo promesso!»
«Ma nel frattempo è arrivato qualcun altro Ref, non l'ho deciso io sai? Io ero persa completamente per te...»
«Io sono rimasta solo per te, non ho mai voluto nessun altro... neanche il padrone!»
«Io non so più cosa fare!» la voce di Leila divenne disperata. «Io amo Diana ma non voglio che tu mi odi per questo... io... sono dannatamente divisa in due,o meglio il mio cuore lo è!»
«Il tuo cuore... tu ami Diana e non più me?»
«Si...» sussurrò con voce affranta, appena udibile.
Sgranai gli occhi e un senso di agitazione mi prese così, alla sprovvista. Era innamorata di me... stava mandando al diavolo ciò che aveva con Refedy per me ed io, io ero divisa tra lei e Cole...
Io mi ero appena concessa a Cole...
Dopo quell'affermazione non sentii più nulla ma potei immaginare che si stessero scambiando un lungo bacio d'addio.
Non volevo vederle, non volevo vedere Leila, per ciò mi affrettai ad entrare nella mia stanza e a chiudermi la porta alle spalle.
Mi sentii schiacciata, oppressa da tutta quella situazione. Volevo solo essere libera di fare ciò che volevo ma evidentemente chiedevo troppo...
Io chiedevo sempre troppo a quanto sembrava...
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