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Capitolo 19

Cole's pov

Dopo essere tornato dalla mia caccia settimanale porto la selvaggina in cucina e raccomando ai cuochi di servire tutto per cena.

Adoro la mia fedele cagnolina Alya.

Alya è un cane infernale di razza pura che ho acquistato circa 5 anni fa, ormai non è più cucciola e con l'addestramento necessario è diventata un fantastico cane da caccia.

A lei devo la selvaggina di oggi, lei la cerca, rincorre e io accoltello.

Il bottino di oggi è stato abbastanza profiquo: una lepre, un capriolo, due anatre.

Sicuramente non un bottino importante come quando andiamo a caccia di cinghiali o di cervi ma sicuramente anche oggi ci sfameremo.

La mia Alya ha un posto d'onore nel mio cuore, mi è sempre stata vicina e di sicuro le donne di poca fede non meritano di essere chiamate "Cagne" perché il cane è il compagno più fedele di ogni essere, invece una donna? È solo un'arpia.

Che sia una demone, un angelo o un'umana.

Sono usurpatrici e acide.

O almeno la maggior parte di quelle che ho incontrato.

Mi viene da pensare a come possa essere Diana sotto a quella scorza di acidità e coraggio che mostra ogni giorno, spero di poterlo scoprire e al tempo stesso di non farlo; alla fine tutti crollano, anche quelle come lei, ma non sono sicuro di volerla vedere crollare e sempre più vicina a me.

Inizio a spogliarmi lasciando i vestiti sparsi per casa ritrovandomi in boxer mentre l'odore di sudore e di selva che ho addosso mi ricopre.

Vado in camera per poi aprire la porta e vedere Sharon davanti a me che mi aspettava a gambe incrociate sulla poltrona.

Che cazzo ci fa qui?

Mi guarda con i suoi occhioni scuri e mi sorride ma più che un sorriso mi sembra una smorfia. «Bentornato, padrone!»

«Che cosa ci fai qua?» dico prima di chiudere la porta alle mie spalle e osservarla serio.

«Aspettavo che tornaste padrone.»

«E perché? Te ne ho dato il permesso forse?»

La vedo che ci resta male e sul suo volto si dipinge una smorfia «Oh, avete ragione, solo lei può entrare senza permesso!» dice sprezzante per poi alzarsi.

Ora capisco cosa c'è che la turba, lei, come al solito sempre e solo lei.

La spingo di nuovo verso la poltrona e la guardo serio «Sharon...»

«Si, padrone?» mi guarda, è gelosa, tanto gelosa.

La adoro gelosa.

«Sei gelosa?»

«Gelosa? No, no no!» adesso nega l'evidenza ma il leggero rossore che ha sulle guance la tradisce.

«Allora saresti disponibile a un nuovo giochino a 3 che comprende me, te e Diana? Condividere il tuo padrone con un'altra?»

«No!»

«Allora Sharon te lo ripeterò un ultima volta e voglio che tu mi dica la verità, sei gelosa?»

«Cosa cambierebbe se lo fossi?» mi chiede abbassando il viso e quella per me è una conferma.

«Ti sgriderei per la tua gelosia infondata, poi ti sbatterei a quella parete» indico quella dietro la poltrona su cui è seduta «E ti strapperei la veste per dimostrarti che sei tu la mia preferita.» dico sospirando mentre lei serra meglio le cosce e mi guarda schiudendo appena le labbra come se immaginasse la scena e la desiderasse «Poi sempre con forza ti porterei a letto con me e non sarebbe tempo sprecato perché so che tu ora mi vuoi» dico facendo spallucce restando composto, mi diverto a giocare con lei «Ma visto che non mi hai detto definitivamente di si e io potrei averlo inteso come un no penso che andrò da Diana, sai a tuo parere lei mi piace di più di te no? Sbaglio forse, Sharon?»

«Fate come volete..» mi sussurra abbassando il capo «Se preferite lei andate da lei!»

«Ma il discorso che ho fatto lo hai capito?»

«Non sono la vostra preferita! Non mi dite così se poi non è vero!» mi dice con gli occhi lucidi. «L'ho vista stamattina...»

«L'hai vista... mmmh e sentiamo cosa hai visto?»

«Ha dormito con voi vero?» mormora.

«Esattamente, mentre ho dovuto drogare Luna perché non finiva di piangere!»

La vedo arricciare le labbra in una smorfia e non dice altro, le ha dato fastidio questo forse?

«Sharon, non vorrai dirmi che sei gelosa perchè lei ha dormito nel mio letto?»

Si alza in piedi e mi posa leggere le mani sul petto sospirando «In parte, lo sono di più perché nei vostri occhi anche solo quando dite il suo nome... qualcosa cambia, non saprei dire cosa padrone.»

Le stacco le mani dal mio petto per poi stringerle «Non noti come sono pazzo di te?» dico sorridendo appena istericamente mentre poi le accarezzo il ventre «Vorrei fossi tu, e solo tu tra tutte le schiave che ho, ho avuto e avrò a portare in grembo il mio erede.»

Lei schiude le labbra sorpresa ma al tempo stesso perplessa, sorride in modo finto ma non mi contraddice. Resta in quel modo, in silenzio.

Ciò mi innervosisce, io le ho detto che è la mia preferita, ho cercato di non arrabbiarmi e lei ora? Finge.

Non lo accetto.

Interrompo violentemente quel contatto mentre i miei occhi rosso fuoco bruciano ardenti e nelle mie vene ribolle la rabbia.

Davvero ho potuto credere che questa "donna" potesse comprendere ed essere degna del mio seme?

«Sparisci!» dico con tono duro.

Di gelosia nasci, di gelosia muori.

«Non ci credete nemmeno voi a ciò che avete detto padrone...» mi dice prima di fare ciò che le ho detto ed uscire velocemente dalla stanza.

Stupida sgualdrina.

Vado in bagno per rilassarmi e cercare la calma ma non ci riesco.

Mi alzo distrattamente, ancora umido, mettendo i primi abiti che mi capitano per poi camminare tra le mille stanze del palazzo fino al giardino dove mi sdraio sull'erba sotto ad un albero e cerco di chiudere gli occhi, passi goffi e leggeri però risvegliano i miei sensi.

Una ragazzina dai capelli ramati e mossi cammina per il giardino, guarda tutto con stupore e meraviglia, in maniera così genuina, ma sembra cercare qualcosa.

La osservo meglio prima di mettermi seduto e guardarla con più attenzione, che ci fa Luna qui? Saranno circa le 24:00 e lei dovrebbe essere nelle sue stanze come le altre.

Continua a camminare e a cercare con lo sguardo, le braccia esili strette attorno al corpo per il freddo.

Mi vede e sul suo volto spruzzato di efelidi si apre un piccolo dolce sorriso mentre si avvicina a me ma con passo incerto.

La scruto ancora con attenzione per poi sorriderle appena per rassicurarla.

Arriva di fronte a me e lì si ferma «Io... volevo ringraziarvi per quello che avete fatto per me e... anche scusarmi per ieri notte.» mi dice timidamente ma con ancora quel dolce sorriso sulle labbra.

«Siediti pure Luna, qua c'è molto posto.» dico tornando serio come sempre ma non freddo, diciamo più autoritario.

«Si!» mi dice e subito si siede, non molto vicino a me ma neppure troppo lontano.

«Hai ancora paura?» le chiedo.

«Un po' di meno ma penso che un po' di paura la avrò sempre, perdonatemi.» mi guarda mordendosi il labbro.

«Se quel poco di paura ti porterà a rispettarmi ed ascoltarmi sono contento che tu sia spaventata.» dico per poi ridacchiare pensando ad una piccola Diana disciplinata.

Perché ora sto pensando a lei?

Luna sorride appena e continua a guardarmi «Non ho mai dato motivo a nessuno di punirmi, forse solo la mia sbadataggine...» sospira e rabbrividisce al ricordo della scorsa notte.

La guardo per poi avanzare una mano verso i suoi capelli mossi e scuri, ribelli «Li hai appena sciolti o non li avevi intrecciati?» dico cambiando discorso.

«Li ho sciolti perché sembrano ancora di più un cespuglio se li lego.» risponde lei amareggiata.

Scuoto la testa per poi allargare le gambe e guardarla «Siediti qui, ti faccio una treccia fatta bene.»

Esita per qualche istante ma poi decide di fare come le ho detto e gattona fino a dove sono io per poi sistemarsi tra le mie gambe, dandomi le spalle.

Pettino lentamente le ciocche di capelli con le mie dita senza farle troppo male per poi iniziare a dividerle ed intrecciarle in un ordinata treccia.

«Perché sei ancora sveglia?»

«Non riuscivo a prendere sonno così ne ho approfittato per vedere un po' il palazzo e anche per cercare voi.»

«E perché mi cercavi piccoletta?» Le chiedo per poi accarezzare i capelli e metterle la treccia sulla spalla.

Lei sorride guardando la treccia che le ho fatto e poi si gira verso di me «Per ringraziarvi e chiedervi scusa!»

Le accarezzo una guancia «Sei molto dolce, ma tranquilla: ora mi hai ringraziato e ti sei scusata.» dico accarezzando le sue efelidi «Hai sonno?»

«Si, ma come vi ho detto non riesco a dormire.» dice sorridendo mentre si accoccola al mio petto schiacciando il viso da bambina tra il mio collo e la mia spalla.

«E perché non riesci a dormire?»

«Non lo so...»

«Dimmi, ti senti sola per caso?»

«No... forse... ripenso a tutto ciò che è successo e non riesco a prender sonno.»

«Sappi che tutto ciò non capiterà una seconda volta.» le dico prima di iniziare a cullarla come si fa con i bambini «O almeno non finché sarai qui.»

Lei sorride tra le mie braccia e sento che si rilassa mentre piano chiude gli occhi.

La accarezzo con calma sussurrando e parlando sempre più a bassa voce cercando di farla addormentare.

Alla fine ci riesco, lei si addormenta serena tra le mie braccia, accoccolata a me.

Mi alzo tenendola in braccio per poi incamminarmi per i corridoi fino ad arrivare alla stanza di Diana e bussare, purtroppo con la ragazzina in braccio non riesco ad aprire la porta.

«Arrivo!» la sento dire da dentro la stanza, sento qualche rumore e pochi istanti dopo la porta si spalanca di fronte a me rivelandomi la sua figura.

Ha i capelli color cioccolato tutti scompigliati, gli occhi azzurri stanchi e cerchiati da leggere occhiaie.

Non appena mi vede resta sorpresa.

«Pensi di farmi entrare?»

Il suo sguardo saetta da me alla piccola addormentata tra le mie braccia, poi vicervesa «O-oh.. si!» dice subito per poi farsi da parte.

Diana's pov

Guardai Cole mentre entrava con passo elegante nella mia stanza ed il suo portamento composto, impeccabile, nonostante avesse la piccola Luna tra le braccia; la depositò delicatamente sul mio letto, dormiva beatamente lei e ne fui felice.

Lui premurosamente le rimboccò le coperte e mi guardò con un mezzo sorriso dipinto in volto.

Ero confusa ma gli sorrisi a mia volta, era così dolce e premuroso con lei, così tanto che stentavo a riconoscerlo.

Io non avrei mai creduto possibile che avesse davvero un lato cosi gentile ed infatti, neanche avevo avuto il tempo di pensarlo che già mi stava guardando più duramente.

«Girava per il palazzo sola e dimmi tu dove eri?»

«Ero qui, dormivo e lei era accanto a me. Non l'ho sentita svegliarsi... »mormorai.

«Devi starle dietro Diana!»

«Lo sto facendo! Mentre dormo come faccio però?» tentai di spiegarglielo senza farlo arrabbiare ma l'impresa era davvero ardua.

Lo vedevo nervoso nonostante io non avessi fatto nulla, a pensarci bene però quella sera Sharon era tornata in lacrime nella sua stanza mentre lui era da poco tornato dalla caccia.

Lui mi guardò e notai che stava davvero cercando di mantenere la calma, ci riusciva a stento, e non sapevo se essere felice o preoccupata per questa cosa.

Insomma aveva litigato con Sharon, quello era sicuro.

«Devi starci comunque attenta!»

«Si certo, ci sto attenta ma quando dormo non posso sapere cosa fa.» dissi accarezzando i capelli della piccola.

«Hai provato a pensare alle conseguenze accidenti? Se invece di me avesse trovato un altro? Magari un demone smanioso di sfogare le sue voglie che avrebbe fatto, eh? Ti ricordo che lei non è tutelata come tutte voi dal collare con le mie iniziali!»

Lo guardai e sospirai «Lo so Cole, ma non sono di ferro. Non me lo sarei mai perdonata se le fosse accaduto qualcosa comunque. »

«Cole?» ripetè lui mentre il timbro della sua voce si abbassava ed inarcava un sopracciglio.

«Come osi chiamarmi per nome?»

Mi ero fatta scappare Luna mentre lui era nervoso e poi lo avevo anche chiamato per nome mentre mi rimproverava.

Quando era sereno con me non ci badava molto ma ora che era arrabbiato...

Brava Diana ti meriti il mongolino d'oro del mese...

Sospirai «Scusami...»

«Finisci la frase.»

Sospirai nuovamente, era arrabbiato con me e voleva che lo chiamassi in quel modo.

Stronzo ricattatore..

Lo guardai e mi morsi il labbro «Ho afferrato il concetto, va bene? Non ti chiamerò mai più per nome ma nemmeno nell'altro modo!»

«Diana!» Aveva pronunciato il mio nome spazientito come se davvero fosse al limite di sopportazione.

Lo guardai sospirando, cosa avevo da perdere nel chiamarlo "padrone" vi starete chiedendo...

Nulla ma non volevo abbassarmi ulteriormente, la mia dignità era stata già abbastanza danneggiata.

«Okay!» esclamai anch'io esasperata.«Padrone...» lo dissi in un borbottio giusto per accontentarlo.

Lui si prese la sua piccola vincita e mi guardò per poi uscire dalla spessa porta sussurrando un "Buonanotte".

«Si buonanotte un corno!» sbottai io una volta che fu uscito per poi guardare la piccola Luna dormire.

Cole mi aveva fatta sentire un verme ma cosa ci potevo fare se ero crollata?

Accarezzai la sua testa e mi stesi accanto a lei, mi addormentai dopo pochi minuti spesi a coccolarla.

Dormii in un sonno agitato quella notte, popolato dagli incubi che maligni erano tornati a tormentarmi; la notte in cui fui portata via da casa, l'indifferenza di mio padre, le notti nella torre infernale e per ultimo quello che mi condizionava costantemente e che mi aveva fatto precipitare sempre più rovinosamente.

Mi svegliai con un grido soffocato, la fronte imperlata dal sudore e il respiro spezzato.

Erano solo incubi...

Mi passai una mano sul volto e poi tra i capelli, decisi di alzarmi ed uscire fuori dalla stanza.

Allacciandomi meglio la veste aprii la porta ed uscii fuori in corridoio, era pieno di spifferi e sentivo freddo ma non avevo la minima voglia di tornare a dormire e magari rischiare di avere altri incubi del genere.

Camminai per i corridoi senza meta, con il solo intento di rilassarmi e svuotare la mente da tutti i suoi pensieri aggrovigliati, vaganti e confusi.

Leila, Cole, Sharon, la piccola Luna...

Poco dopo mi ritrovai a calpestare il morbido tappeto verde smeraldo dell'ala verde, non sapevo di preciso perché andavo lì così assiduamente, sapevo solo che lì c'era un qualcosa che mi permetteva di rilassarmi.

Lui era lì, in fondo al corridoio, le spalle posate contro quella porta la quale non voleva che nessun altro varcasse o che solamente si avvicinasse ad essa.

Era lì che si abbracciava le ginocchia con gli occhi rossi sfumati di verde fissi sulla parete di fronte a lui, guardava nel vuoto, non la vedeva davvero.

Io nascosta dietro una colonna mi ritrovai a desiderare di poter alleviare le sue sofferenze anche se sapevo che lui, testardo come un mulo, non me lo avrebbe mai lasciato fare.

Quella stanza doveva rappresentare qualcosa di importante per lui, qualcosa a cui era irrimediabilmente legato, di quei legami da far male.

Cole aveva avuto qualcuno che aveva amato nella sua vita... ma chi?

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