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Capitolo 18

Diana's pov

Cole mi stava abbracciando, mi stava abbracciando ed era stato come se il tempo rallentasse!

I suoi muscoli, il calore del suo corpo, i battiti leggermente accelerati del suo cuore; percepivo tutto ed era una sensazione impagabile!

Le sue mani sulla mia pelle che mi accarezzavano in quel modo così dolce, come se fossi fatta di porcellana e avessi potuto rompermi da un'istante all'altro.

Per tutti i demoni dell'inferno Cole, che mi stai facendo? Perché devi essere così lunatico? Perché devi farmi impazzire?

Mi poggiai al suo petto completamente rilassata sotto al suo tocco, forse... stavo imparando a fidarmi di nuovo di qualcuno, non avrei saputo dire se fosse così davvero o se fosse per quello che aveva fatto per me quella sera.

Stavo cominciando a scoprire che forse aveva un lato... buono? Non sapevo se fosse realmente così ma quella versione di lui mi piaceva sicuramente di più rispetto alle precedenti.

Non era arrogante, non mi dava ordini anzi, mi stava trattando come se fossi la pietra più preziosa.

E poi... vogliamo parlare del suo odore? Era sempre così buono, era un'essenza che travolgeva tutti i miei sensi e li inebriava.

Posai le mie mani sulle sue, lui che accarezzava me ed io che accarezzavo lui.

Tutto era perfetto, quasi magico ed io mi sentivo a casa.

Era fottutamente strano...

Le sue mani erano grandi e forti, muscolose ma lisce, tipiche mani da nobile.

La sua voce era roca e mascolina e, in quel momento di assoluta pace, mi giunse in sussurro, perché effettivamente era quello che stava facendo, stava sussurrando al mio orecchio.

«Ti devo chiedere un favore.» pronunciò con le labbra che sfioravano leggere il lobo.

Avvertii il suo respiro sulla pelle e da lì partirono i brividi, tanti, tantissimi brividi in tutto il corpo.

«Di che favore si tratta?» mormorai a mia volta, quasi a non voler mettere fine a quella piacevole bolla d'intimità in cui ci eravamo ritrovati.

«Voglio che insegni alla piccola ad essere una bella persona, voglio che sappia leggere e voglio che nessuno la sfiori almeno fino ai 17 anni.» disse lui con fare premuroso guardando la bambina che giaceva addormentata vicino a noi.

Io non riuscii a fare a meno di sorridere a quella sua richiesta, mi rigirai tra le sue braccia per poter guardarlo e ciò che vidi tolse di mezzo tutti i miei dubbi in modo definitivo.

L'uomo che avevo davanti era semplicemente un ragazzo costretto a crescere troppo in fretta e che aveva messo tra sé ed il resto del mondo una barriera invisibile in modo da proteggersi, proprio come avevo fatto io.

Il suo sguardo mi disse tutte quelle cose e fu proprio grazie ad esso che mi convinsi ulteriormente a concedergli una seconda opportunità.

«Lo farò.» gli dissi facendo incatenare i nostri sguardi.

Lui mi sorrise appena, impercettibilmente, in un modo quasi invisibile per un occhio poco allenato, ma stava davvero sorridendo.

Ci guardammo intensamente finché lui, quasi irritato, chiuse gli occhi e si staccò appena da me cercando di mettere distanza tra i nostri corpi.

Stava per perdersi nuovamente...

Sarebbe tornato il solito Cole, freddo ed impassibile, ma io non volevo che accadesse.

Strinsi la sua mano in una muta richiesta di fermarsi e restare lì con me, così com'era, in modo da poterlo immortalare nella mia mente.

E così fece.

Con una grande forza mi tirò a sé nuovamente e mi guardò.

«Devi stare qui ferma attaccata a me!» sembrava un ordine ma sapevo che lo stava dicendo perché era consapevole dell'effetto che aveva su di me e di quello che io stessa stavo avendo su di lui.

«Okay.» mormorai, mi bastava che mi stesse vicino in quel momento non chiedevo né volevo altro.

Posai il capo sul suo petto e mi lasciai cullare dai dolci battiti del suo cuore, veloci e ben scanditi in quel loro ritmo costante.

«Un'altra cosa ti chiedo.» disse per poi prendere un respiro profondo «Tienila lontana da me.»

«Lontana da te...?» chiesi alzando di poco il viso per poterlo guardare, non capivo.

«Si, non vorrei farle del male, conosci i miei scatti d'ira e non credo che potrebbe sopportarlo.»

«Oh, si okay va bene...» tornai ad accoccolarmi al suo petto.

Stavo così bene tra le sue braccia, così bene che desiderai che non mi lasciasse più andare.

I miei pensieri poi, volarono repentinamente a Leila, al suo volto pieno di lacrime mentre le dicevo che tra noi non avrebbe potuto funzionare.

In quel momento avevo la morte nel cuore solamente al pensiero che avrei dovuto farlo ma ero altrettanto sicura di non voler prenderla in giro rimanendo con lei.

Sperai che non mi avrebbe odiato.

Sentii la mano di Cole scendere sul mio sedere e accarezzarlo in silenzio.

«Dovresti andare via da me...»

Al suo tocco inizialmente mi irrigidii, nella mente ancora le immagini delle interminabili giornate nella torre infernale, ma poi mi rilassai convincendomi del fatto che se lui avesse voluto farmi del male lo avrebbe già fatto da tempo.

Lo guardai negli occhi e, senza dire nulla, mi avvicinai a lui ulteriormente posandogli un bacio tenero su di una guancia.

Un modo tutto mio per fargli sapere che non me ne sarei andata.

Sorrise piano, quasi sconvolto da quell'azione, quasi come se trovasse impossibile l'esistenza di qualcuno che avrebbe saputo trattarlo con dolcezza.

«Buonanotte, Cole.» mormorai ancora vicinissima a lui per poi tornare a posare la testa sul suo petto ampio e caldo ed addormentarmi.

Si, lo avevo chiamato per nome e non me ne sarei mai pentita perché in quel momento ne avevo avuta la conferma: io e lui eravamo uguali, trattati troppo duramente dalla vita e cresciuti troppo in fretta.

Cole's pov

Tutta la notte l'ho tenuta stretta a me e l'ho toccata liberamente senza che lei si ribellasse o lamentasse delle mie attenzioni.

Ora sono circa le 6 del mattino e la lieve luce lunare investe la sua pelle perlacea facendola quasi scintillare.

E' bianca, pallida, ma così bella.

E' ancora troppo magra.

Mi guardo un attimo attorno e improvvisamente torno lucido, che cazzo sto facendo? Davvero le sto permettendo di stare appoggiata al mio petto?

In un rapido gesto la scuoto appena finché ho la possibilità di allontanarla perché so che appena incrocerò i suoi occhi non ne troverò più la motivazione.

«Hey!»

Lei mugola infastidita e subito apre gli occhi, ha il sonno leggero a quanto pare. Mi guarda con quelle sue pietre azzurre, ora leggermente arrossate a causa del sonno che ancora la reclama a sé.

«Che succede?» mormora con la voce che strascica sulle parole.

«Alzati, io devo andare.»

«Okay.» si toglie dal mio petto e si alza a sedere sul letto stiracchiandosi come un gatto al sole.

Mi urta la sua radiosità, la sua bellezza e addirittura la sua felicità.

Odio vedere gli altri felici e soddisfatti perché io non lo sono mai e non lo sono mai stato.

Lei era il mio unico raggio di luce in tutte queste tenebre ma come punizione anche lei mi è stata tolta, tutto mi era stato tolto e non volevo ritrovare la mia felicità in qualcuno perché ero convinto che poi sarebbe fuggita anche lei.

Mi guarda per un'istante, quasi stesse cercando di capire cosa mi passa per la testa, e poi si alza prendendo tra le braccia Luna ma senza svegliarla.

«Se vuoi potete stare qui finché non si sveglia.» dico guardandola e noto subito che si rasserena.

La guardo in silenzio per poi iniziare ad avanzare verso l'armadio lasciandole la possibilità di scegliere.

«Grazie...» mormora tornando a sedersi con la piccola tra le braccia.

Ecco, un'altra cosa che da lei non mi sarei mai aspettato.

Perché deve essere così fottutamente imprevedibile?!

Odio le cose che non posso controllare.

Dopo essermi vestito da caccia prendo delle chiavi e la guardo «A stasera!»

Lei mi guarda a sua volta e mi sorride «A stasera!»

«Non combinare guai.» le dico serio guardandola.

«Io?» ridacchia e si morde il labbro. «Sarò un angioletto!» mi dice con gli occhi che scintillano divertiti.

Evito di salutarla e inizio a camminare verso il corridoio.

Non devo permettere che si avvicini così a me, sono stato uno stupido a lasciarla dormire nel mio letto.

Nel mio letto si scopa, non si dorme.

Sgrido anche la mia cagnolina da caccia quando prova a salirci e lei, che è addirittura inferiore, no? Non sta né in cielo né in terra!

Diana's pov

Ero ancora distesa sul letto mentre accarezzavo i morbidi capelli della piccola Luna che ancora dormiva a causa dei sonniferi che Cole le aveva fatto bere.

Quel demone era così...

Come poteva essere così tanto costantemente alterato e suscettibile?

Era sempre un continuo sali e scendi, le montagne russe del suo umore.

La porta all'improvviso si spalancò e la figura snella ma formosa di Sharon fece da padrona in quello spazio che si era andato a creare.

La ragazza sembrava tremendamente adirata, ma aspettate... quando mai non lo era?

Strinsi a me il corpicino tremante di Luna e la guardai senza dire nulla; il suo sguardo non prometteva nulla di buono, sapevo che da un momento all'altro sarebbe esplosa e avrebbe messo su una tragedia greca come suo solito.

Una parola che ora mi viene in mente per descrivere al meglio quella ragazza?

Oca.

Un'oca illusa però, si perché la sua era illusione se pensava di riuscire a smuovere qualcosa in Cole.

Forse, dopotutto, ero stata anche io un'illusa quella notte perché avevo sperato, e forse anche creduto, di essere riuscita a smuovergli qualcosa dentro.

Avevo dormito stretta tra le sue braccia ed era stato fantastico, tipo una delle notti più belle della mia vita, una di quelle che forse avrei potuto inserire nella top 10 dei momenti più belli che avevo trascorso; quello di ieri, non sapevo come, in poco tempo era già riuscito a salire al secondo posto. Si, al secondo perché al primo c'era quell'unico momento che ricordavo di aver vissuto con mia sorella Dalila.

Lei mi guardò avvicinandosi con un'espressione seria in volto «Perché sei ancora qui e dov'é il padrone?» mi chiese con voce fredda e dura, come se credesse di essere lei a comandare in assenza di Cole.

Ma scherziamo?

La situazione era tutt'altro che divertente ma a me veniva da ridere, Sharon doveva essere sempre e comunque al centro delle attenzioni di Cole altrimenti non era contenta. Le sfuggiva una cosa però: a lui non importava minimamente di noi schiave, almeno non come persone.

«È andato a caccia credo e ha detto che posso restare finché la piccola non si sveglia.» le risposi altrettanto freddamente.

Mi faceva innervosire il modo in cui credeva di essere superiore a tutto e tutti e non capivo nemmeno perché Cole potesse preferirla rispetto alle altre, insomma non aveva nulla di speciale fatta eccezione per la bellezza e un brutto carattere ed era pure assillante.

Lei mi guardò imbestialita «Certo, non avevo dubbi... ora tu puoi dormire con lui? E dimmi ci sei già andata anche a letto? Perché non scappi e te ne vai? Stavo meglio senza di te e anche Cole!»

Ascoltando quella sceneggiata di gelosia che stava facendo non riuscii a resistere, scoppiai a ridere.

Lei gelosa di me? Ma stava scherzando?

Non riuscivo a capacitarmi che lo fosse anche perché non aveva nulla da invidiarmi dato che Cole mi odiava mentre lei era la sua preferita.

«Sharon, se anche solo per un'istante abbassassi quel naso e guardassi ciò che succede attorno a te sapresti che niente di tutto ciò che vai dicendo è vero. Cole mi odia e forse si, starebbe meglio senza di me ma ti ricordo che è stato lui a comprarmi.» le risposi riuscendo a mantenere straordinariamente la calma.

Mi sorpresi da sola, di solito non riuscivo mai a mantenere la calma di fronte a frasi velenose come quelle.

Lei allora mi guardò ancora più furiosa di quanto era poco prima «Lui non è più lo stesso da quando sei arrivata tu, me lo hai rubato!»

Mi morsi il labbro per poi scoppiare a ridere «Sharon... per tutti gli Inferi... ma ti rendi conto di quello che dici?» le chiesi tra le risate. «Punto primo, Cole mi odia nel caso non te ne fossi resa conto.» anche se su quel punto stavo cominciando ad avere qualche dubbio dopo aver trascorso la notte stretta a lui «Punto secondo, puoi tenertelo è tutto tuo. Non ci tengo ad avere a che fare con persone del genere!» dissi cercando di convincere anche me stessa a lasciarlo stare, avevo il presentimento che mi avrebbe portato solo sofferenze stargli vicino.

«Allora sparisci, sparisci dalla mia vita e da quella di Cole, scappa di qui!»

«Pensi che se avessi potuto farlo non l'avrei fatto? Non ho un posto dove andare, non più, e non vivrò in mezzo alla strada solo perché tu sei gelosa di... di niente in realtà perché non hai motivo di esserlo!»

«Ero la sua unica donna! Io non tu!» urlò lei furiosa «Ero l'unica ragazza che si portava a letto, tu non esistevi! Lui era mio!»

Sospirai pesantemente, la ragazza era cocciuta, davvero tanto, e non riusciva nemmeno a vedere l'ovvio: io per Cole non ero mai esistita, almeno non nel modo che pensava lei.

«Non sono stata con lui. Non mi interessa, non gli interessa, non accadrà...» mormorai iniziando a stufarmi di quella conversazione.

Forse però in fin dei conti non ero convinta nemmeno io di ciò che le avevo detto, cioè tra noi non era successo nulla, non in senso fisico almeno. Era qualcosa di più profondo forse...

La sera prima nonostante questo avevo notato l'effetto che avevo avuto su di lui, lo eccitavo, gli piacevo e avevo anche notato quanto si stesse trattenendo, quanto evitasse di avvicinarsi troppo a me.

Dopotutto, chissà, la gelosia di Sharon non era poi così infondata...

Sospirai, non sapevo cos'altro dirle per convincerla a lasciarmi stare, l'unica cosa che sapevo era che volevo che se ne andasse e mi lasciasse in pace!

«Senti Sharon, se hai dei dubbi vai a chiederle a lui queste cose. A me non interessa!» sbottai presa dai nervi, anche se lo mascheravo bene.

«Però tremi, sei agitata.» disse per poi iniziare a girarmi intorno come uno squalo «Stagli lontano, è il mio ultimo avvertimento!»

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