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T w e n t y - t w o

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"È tua madre."

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Amelie Avery.

"Amelie," gridò Theodore mentre la seguiva, i passi affrettati sul terreno ricoperto dalla ghiaia echeggiavano tra gli alberi nella proprietà dei Malfoy, "Amelie, aspetta!"

Lei si fermò mentre il suo cuore batteva furiosamente. L'incredulità le lacerava il sangue nelle vene.

Non voleva più farlo.

Non importa cosa faceva o cosa non faceva. Era lei a finire sempre col cuore distrutto in infiniti pezzi, e ora,

Ora era fuori il suo maniero, dove l'aveva tenuta rinchiusa per quasi due settimane, all'inizio, contro la sua volontà e ancora,

Ancora, la sua mente era tormentata da lui, Draco, e quello che le aveva detto,

"Vattene, Amelie."

"Non ti voglio qui."

"Ti ho usata."

"Non ho più bisogno di te."

Amelie meritava di più, molto di più, ma quella sembrava essere la cosa più difficile di qualsiasi altra cosa per una ragazza che aveva subito violenze per la maggior parte della sua vita.

Lei non lo sapeva. Non aveva idea di cosa meritasse o no.

Per lei, era sia una benedizione che una maledizione sentire tutto così profondamente.

"Per l'amor di dio, Amelie. Aspetta," gridò Theodore di nuovo mentre la brezza rilassante d'autunno pungeva sulla sua pelle spoglia, i brividi scorrevano lungo la sua schiena nella combutta delle lacrime che le pizzicavano gli occhi.

"Non voglio-" balbettò lei, il tono più alta della sua voce si ruppe, "Portami via da qui."

Amelie si fermò, i suoi occhi chiusi nel tentativo di lottare contro il liquido salato.

"Portami via da qui e basta." parlò di nuovo, quasi sotto voce mentre Theodore camminava davanti a lei.

Le sue mani si mossero sulle le sue guance mentre i suoi pollici accarezzavano la sua pelle bagnata dalle lacrime.

La guardò con una tale compassione, quasi come se potesse sentire il suo dolore. Come il suo cuore si danneggiava in continuazione per le persone che non la meritavano mai.

I suoi occhi si aprirono mentre una lacrima, una perfetta, lucida, lacrima scorreva sulla sua pelle pallida, "Per favore, Teddy." lo pregò di nuovo a bassa voce.

Le mani di Theo avvolsero il suo corpo tremante, tirandola nel suo petto mentre prendeva la bacchetta.

"Qualsiasi cosa per te," sussurrò, prima di alzare la bacchetta tra le sue dita,

"Smaterializzarsi."

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Draco Malfoy.

Rimase immobile mentre catturava il suono del vento che turbinava in un atto rude di fuori.

Draco riconobbe il suono, se n'era andata.

L'aveva lasciato, e anche se era stato lui a dirle di farlo, quasi chiedendole di andarsene.

Faceva male.

Faceva male sapere che l'unica persona che aveva portato un po' di bene nella sua mente tormentata, la persona che lui aveva sperato fosse la sua redenzione, se n'era andata.

E la colpa era solo sua.

Il vento volteggiava attraverso la porta d'ingresso mentre le tende graziosamente appese sulle grandi finestre oscillavano per esso, in un modo in cui facevano sempre i capelli di Amelie nell'aria d'estate.

I suoi capelli sulle sue spalle danzavano sempre in una folata calda.

Draco scosse la testa, cercando di cacciare via l'immagine di lei dalla sua mente.

"È stato imprudente farlo da parte tua, figliolo," parlò gentilmente sua madre a metri di distanza, "Sarebbe rimasta con te."

"Lo so che sarebbe rimasta. Ecco perché doveva andarsene." mormorò Draco, ancora tormentato dalla sua immagine incollata nella sua testa.

"Allora perché, Draco? Perché l'hai spinta-" sua madre cercò di parlare.

"Perché non è al sicuro qui. Non posso concentrarmi quando lei è in giro. Io-" si interruppe, chiudendo gli occhi. "Doveva essere fatto prima o poi. Sono stato stupido a tenerla qui per tutto questo tempo."

Narcissa rilasciò uno sbuffo sordo, annuendo lentamente alle parole di suo figlio, "Allora è stato più che altruista da parte tua, Draco."

La sua mano scorse calda sulla sua spalla, facendolo sussultare per il tocco improvviso, "Sono fiera di te, Draco."

"Non esserlo," scattò Draco, scrollando via il tocco di sua madre mentre camminava verso la porta d'ingresso. Passi severi premuti sulle piastrelle del pavimento.

"Puoi essere tante cose, madre, ma essere fiera di me non dovrebbe essere tra quelle."

La mano di Draco sbatté sul legno, chiudendo con forza la porta prima che il suo pugno la colpisse, ancora e ancora e ancora.

Il suo respiro divenne irregolare, l'aria nei suoi polmoni si restringeva al pensiero di quello che aveva fatto. Dentro si stava sgretolando, la pelle che gli ricopriva il corpo all'improvviso sembrò incatenata, come se fosse intrappolato nella sua stessa mente.

"Draco," sua madre cercò di chiamarlo, per farlo smettere di farsi del male, "Draco, per favore." lo pregò.

Lui prese un respiro profondo, sentendo il caloroso odore di Amelie ancora persistente intorno a lui mentre si voltava per guardare Narcissa.

Le sue dita accarezzarono le sue nocche macchiate di sangue, ma non faceva male. Niente poteva far più male di quello che aveva fatto qualche momento prima.

Doveva dimenticarsi di Amelie. Quello era l'unico modo in cui avrebbe potuto servire per bene il Signore Oscuro, ma come avrebbe mai potuto farlo.

Dimenticare qualcuno così affascinante, incantevole.

Draco non era mai quello ad essere in contatto con i suoi sentimenti, con le emozioni che aveva un altro essere umano,

Ma con lei lo era.

Le lacrime negli occhi di Narcissa lo riportarono alla realtà; le sue guance prive di colore mentre guardava suo figlio cadere a pezzi davanti a lei.

"No, madre," sospirò prima di avvicinarsi a lei con urgenza, "Mi dispiace."

Le sue braccia posate completamente intorno a lei, abbracciando il suo corpo tremante nel suo petto. Draco la strinse, simile a come lo stringeva lei quando era lui quello che aveva bisogno di conforto.

"Non volevo sconvolgerti," mormorò nella collisione di ciocche bionde e castane, una mano fredda si trascinava sulla sua schiena, accarezzando con dolcezza il tessuto della sua camicetta.

"Per favore non essere sconvolta," continuò, tenendola stretta per dei minuti. Sentì il suo cuore battere, il suo respiro bloccarsi con ogni respiro aspro.

"Devo prendermi cura del nostro..." Draco abbassò la voce, rotolando la lingua nell'interno guancia prima che si staccasse da lei, "Nostro ospite."

Gli occhi grigi guizzarono sulle scale del secondo piano, ricordandosi del ragazzo che si era introdotto in casa loro era ancora disteso inconsciamente sul pavimento della sua camera.

"Sta attento, per favore." lo pregò Narcissa mentre lui si ritirava del tutto dal suo tocco, togliendo una ciocca disordinata dalla sua fronte.

"Lo farò," mormorò mentre tuonava sulle scale, nella completa consapevolezza di aver appena mentito a sua madre.

Se non altro - Draco non sarebbe mai stato gentile col ragazzo che aveva fatto del male la ragazza a cui lui teneva così profondamente.

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Amelie Avery.

Con le ginocchia attaccate al petto, le braccia abbracciate intorno a loro - Amelie ancora si riposava sul divano. I suoi occhi tenuti attaccati sulle fiamme scintillanti nel camino davanti a lei.

Theodore l'aveva portata nella capanna della sua famiglia, perfettamente nascosta in una foresta che non molte anime conoscevano.

Era sicuro qui; nessuno poteva disturbarli mentre rimanevano nella pace tranquilla dei canti degli uccelli alle prime ore dell'alba e delle foglie che cadevano mentre arrivava il tramonto.

Lei era al sicuro qui. Lo sapeva, eppure non riusciva a non sussultare ogni volta che il suo migliore amico si avvicinava, ogni volta che una forchetta cadeva sul pavimento di legno, ogni volta che lui borbottava qualcosa sotto voce.

La sua mente era irrequieta, rovinata, quasi sconfitta dai tentativi di Draco di lavorare dentro di essa, e l'aveva fatto.

Aveva cercato nella sua mente un punto che lei non poteva raggiungere da sola.

Ancora, non aveva trovato quel posto nascosto che sapeva che lui cercasse di trovare. Amelie non era ancora conoscenza di quello che gli serviva da lei o se l'aveva trovato da solo.

Non avrebbe dovuto importarle. Non avrebbe dovuto preoccuparsi.

Lei era al sicuro qui, con Theodore. L'unica persona che non l'aveva delusa nemmeno una volta in tutti gli anni che lei aveva trascorso sulla terra.

"Un centesimo per i tuoi pensieri?" la voce di Theodore attraversò dolcemente la trance in cui lei si trovava.

La sua testa si curò per guardare il ragazzo nel corridoio con due tazze di porcellana blu nelle mani.

Lei non rispose. Annuì semplicemente mentre lui entrava nel salone, il suo collo leggermente inclinata per non colpire il soffitto.

Quella era una delle tante cose che adorava della capanna - la sua struttura.

Quasi qualcosa che puoi leggere nei vecchi e polverosi libri di bambini.

Alzò le mani mentre prendeva gentilmente la tazza dal suo amico prima di cadere di nuovo sul mobile, "Grazie, Teddy." parlò Amelie, mandandogli un sorriso che sapevano entrambi non fosse vero.

"Piacere mio." sorrise anche lui. Mostrò le fossette sulle sue guance mentre il suo cuore si scioglieva.

Le era mancato così tanto, più di quanto avesse mai pensato.

Era strano per lei essere attaccata a un altro essere umano in un modo che faceva male il secondo in cui non sono più vicini.

L'odore di miele del suo migliore amico era la sola cosa che le portava sempre conforto, e ora - eccolo qui, seduto accanto a lei, entrambi un po' più rotti rispetto all'ultima volta che si erano visti.

Non che avesse importanza. 

La sua testa scattò verso le basse fiamme luminose tra i mattoni; l'odore di legno bruciato le cullavano i sensi mentre portava la porcellana alla sua bocca, facendo un sorso di tè.

"Dovrebbe piovere domani," Theodore ruppe il silenzio rilassante, facendola spostare lo sguardo su di lui mentre ridacchiava dolcemente.

"Voglio dire, possiamo fare una passeggiata, magari? Come eravamo soliti fare?"

Lei sorrise, sbuffando a se stessa mentre scivolava più vicino a lui.

La sua testa sulla sua spalla, "Lo adorerei," sussurrò Amelie, le sue dita nervosamente contorte intorno alla ceramica riscaldata tar le sue mani.

Voleva chiedergli una cosa. Aveva bisogno di sapere perché si fosse arrabbiato così tanto con lei al Malfoy Manor, perché si era comportato in un modo che non aveva mai fatto.

Ma non voleva rovinare niente. Aveva paura di provocarlo, di farlo andare via propri come ogni persona l'aveva lasciata prima.

"Mi manca il profumo della pioggia, dell'erba, degli alberi, tutto unito insieme, sai?" continuò Theodore mentre posava gentilmente la testa sulla sua, le sue braccia intorno alle sue gambe.

"Teddy-" Amelie quasi soffocò nel dubbio,

La sua testa si alzò mentre la inclinava, guardandola curiosamente, "Sì?"

Anche i suoi respiri erano esitanti; il leggero blocco mentre cercava di espirare lo fece accigliare, il suo viso contorto in una smorfia.

"Che succede, Amelie?" le chiese, spostandosi sul suo posto per affrontarla totalmente,

Amelie portò ansiosamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio, guardando in basso la sua tazza, "Sai qualcosa che io non so?" chiese lei, "Intendo, su di me?"

Il viso di Theodore cadde nella confusione mentre lei lo guardava, il suo sguardo incontrò il suo, e il senso di colpa balenò nei suoi occhi verdi e onesti in cui lei cercava la verità.

"Tipo?" ribatté Theodore, il suo tono leggermente più severo, "Non so di cosa-"

"Io credo di sì," lo interruppe, ancora fissandolo direttamente, "Io credo che tu lo sappia, Teddy, e credo che tu mi stia mentendo."

Le sue labbra rosee formarono una linea sottile mentre si allungava verso il tavolino da caffè, posando la sua tazza.

"E sono così stanca delle persone che mi mentono, perciò ti prego, Teddy. Ti prego sii onesto con me e basta."

Lui deglutì a fatica, sapendo che le parole scappate dalla sua gola non erano altro che la realtà.

Tutti tenevano all'oscuro la ragazza davanti a lui.

"Cosa vuoi sapere?" brontolò, "Ti dirò tutto quello che vuoi sapere."

Amelie annuì lentamente, "Adrian," parlò, "Ti ha detto perché non voleva che andassi con Draco? Prima che ce ne andassimo?"

Le sue mani si strinsero intorno alla tazza, sapeva che ci fosse qualcosa di sospetto sulle azioni Adrian quel giorno, ma Draco non aveva mai risposto alle sue domande su ciò.

Aveva fatto quello che gli riusciva meglio. L'aveva ignorato, ogni volta che lei tentava di parlare biondo del ragazzo che doveva sposare.

La escludeva.

"Sì." Theo annuì, mandandole uno sguardo dubbioso.

"Era perché gli importava?" domandò Amelie, sentendo l'irrequieta sensazione di voler sapere la verità irradiare dentro di lei, "O era qualcos'altro?"

Theodore esitò. Strappò gli occhi da lei, fissando in basso il pavimento mentre pensava a cosa dire, a come metterla.

Perché lui sapeva perché Adrian voleva proteggerla quel giorno, ma sapeva anche perché Draco l'aveva portata via.

Sapeva cosa lui voleva da lei. Gliel'aveva detto Adrian una notte nella sala comune mentre era rientrato dopo una passeggiata notturna - aveva trovato Adrian a riposare su uno dei divani, con un bicchiere di liquore in mano.

E quel drink diventarono due, tre, cinque, sette.

Finché Adrian non diventò abbastanza frastornato da aprirsi e dirgli tutto quello che voleva.

"Qualcos'altro." sputò Theodore, ancora evitando di guardare la sua migliore amica mentre sentiva i suoi occhi bruciare su di lui.

"Cosa?" sussurrò lei, la sua mano afferrò la sua, "Dimmi cos'è, Theodore."

Sapeva che lei meritasse di saperlo. Era la sua vita, il suo futuro in ballo, eppure aveva la consapevolezza che la sua migliore amica avesse un cuore, più fragile di chiunque altro, e quello che stava per dirle,

L'avrebbe rotto, più di qualsiasi altra cosa avesse mai fatto.

"Non gli importava, Amelie." sospirò Theo, le sue mani sorrette dai suoi gomiti, la sua testa seppellita nelle sue mani.

"Voleva proteggerti per via del giuramento. Se ti fosse successo qualcosa, o se fossi stata ferita, o anche peggio-"

"Succede anche a lui," lei finì per lui, il suo tono balbuziente, la sua voce ariosa, "Voleva salvare se stesso."

"Sì, esatto." Theo quello di cui lei aveva paura, "Voleva proteggere se stesso."

Amelie non pensava che il dolore nel suo cuore, la sofferenza che scorreva attraverso il suo sangue, potesse fare ancora più male,

Ma lo fece.

In questo momento, lo fece.

Le lacrime si formarono nei suoi occhi mentre sbatteva velocemente le palpebre per nasconderle. I suoi respiri vacillarono, "E Draco? Sai cosa voleva Draco, qualche ricordo stava cercando?"

Theodore deglutì di nuovo, la sua testa si alzò per guardarla, "Sì, ma non penso sia una buona idea-"

I suoi occhi si allargarono, la sua pelle grigiastra, "Dimmelo." quasi pregò, "Dimmelo adesso."

Lui si fermò mentre le sue labbra si schiudevano. Voleva salvarla da questo e a quanto pare - anche Draco; altrimenti, gliel'avrebbe detto settimane fa.

Ma non l'ha fatto. Lui lo sapeva, proprio come lo sapeva Theodore, che questo poteva vivere fino alla fine di lei.

"Ti prego," Amelie lo supplicò, "Dimmelo e basta, ti prego."

I suoi occhi fuggivano dal liquido mentre la sua mascella si stringeva. La lotta che lui sentiva dentro lo divideva quasi in due,

Annuì gentilmente, posando una mano sulla sua tremante.

"È tua madre, Amelie."

"Lei è viva."

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