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S i x t y - n i n e

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"Tutto."

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La mani di Amelie erano sulle sue gambe, e lei sorrise verso Theodore mentre lui versava l'acqua in un bicchiere per lei, allungandosi sul tavolo per posarla davanti al piatto di fronte a lei, "Ecco qua," mormorò prima di risedersi sulla sedia.

La sua schiena dritta e le sue spalle lisce mentre guardava Narcissa scivolare nel suo posto, sorridendo ampiamente a entrambi, "Mi piace..." disse, i suoi occhi guizzavano tra loro, "Mi piacciono le piccole cose di questi giorni." si riferì alle cene e ai momenti che passavano insieme.

Non capitava troppo spesso. Theodore aveva iniziato a fare avanti e indietro dal maniero, facendo qualcosa che lei non capiva e lo stesso valeva per Draco. Non c'era mai durante il giorno prima di tornare a casa, consumato e tormentato alla fine.

"Anche io-" mormorò Theodore, sospirando mentre si passava una mano tra i capelli, "Sembra quasi normale."

"Già..." Narcissa annuì verso di lui, scostando un ricciolo dalla spalla, "Ed è terribilmente carino secondo me."

Amelie chinò la testa, concordando in silenzio.

Non parlava molto con gli altri. Non che non volesse, ma non sapeva cosa dire.

Nella sua mente, si sentiva come un peso, qualcuno che privava loro della felicità che meritavano, e non voleva questo.

Voleva che fossero felici, gioiosi, e non devastati per colpa sua e la sua perdita di memoria.

"Mio figlio dovrebbe tornare a minuti, e credo sia una buona cosa dirgli che stai pianificando di spostarti dalla vostra-" sgranò gli occhi mentre ansimava alle sue stesse parole. Lanciò a Theodore una veloce occhiata di incertezza, "-dalla sua camera."

Theo sbatté lo sguardo sul tavolo per non cedere, per non farle vedere quanto faceva male. Sapeva quanto Draco desse valore alla loro stanza, l'aveva visto in sua assenza, e ora lei non voleva più dormire lì.

"Io non-" Amelie si schiarì la gola, intrecciò nervosamente le dita sotto il tavolo, "Non voglio far arrabbiare nessuno, ma ha dormito sul divano per quasi una settimana, e non è giusto-"

"Non credo gli dispiaccia," Theodore inclinò la testa, guardandola con dolore, "Penso che voglia che tu dormi lì, e ora che sono tornato nella mia camera-" si zittì, inghiottendo il nodo in gola, "Credo solo che voglia che tu dormi lì."

"Non credo che Adrian apprezzerebbe-"

Narcissa fece cadere la forchetta dal tavolo alla menzione di quel nome, facendo sussultare Amelie sulla sedia anche se stava guardando la donna - era ancora spaventata dall'inaspettato. Quello era qualcosa che le aveva fatto la privazione dei suoi ricordi.

Era tornata quella di prima.

"Mi dispiace, cara, io non-" disse Narcissa, i suoi occhi pregavano quelli di Amelie, ma la ragazza scosse a malapena la testa, mandandole un'occhiata coraggiosa.

"Va tutto bene, sono solo-" le sue sopracciglia si unirono per un secondo, "Facilmente spaventabile."

"Ecco," Theodore si piegò sul tavolo,  prendendo una ciotola di broccoli mentre si allungava per metterli nel suo piatto per alleviare la tensione. Amelie strinse la mascella, e annuì gentilmente.

Lei odiava i broccoli, ma non l'aveva mai detto a Theo.

"Lei non-" mormorò Draco dietro di loro, strappando il cucchiaio dalla mano di Theodore, "Lei odia i broccoli."

Tutti loro non avevano notato che fosse tornato.

Il viso di Amelie cadde mentre il suo collo scattava su di lui, e lo guardò, con occhi spalancati. Lui non la guardò. Sospirò semplicemente, posando la verdura nel piatto che stava preparando per lui.

"Cosa?" domandò Theodore, confuso del perché, durante un'amicizia di dieci anni, non avesse mai sentito che non le piacessero i broccoli, "Da quando? Non mi hai mai detto-"

"Da quando era piccola," continuò Draco, non capendo che lei lo stesse guardando, completamente scioccata che lui conoscesse uno dei suoi segreti, "Sua madre una volta l'aveva presa in giro, perciò non le piacciono le cose verdi che rimangono incastrate nei denti."

Theodore si accigliò, mettendo quasi il broncio mentre roteava gli occhi lontano da loro, guardando invece Narcissa, ma la donna era concentrata su quello che stava succedendo, e non riuscì a non sorridere. Era adorabile per lei, vedere Draco, senza esitazione, prendersi cura della ragazza.

"Io non-" deglutì leggermente, e Draco inclinò la testa, guardando dritto su di lei prima che si sedesse sulla sua sedia, "Non l'ho mai detto a nessuno."

"A quanto pare, sì," Theodore le lanciò un'occhiata, facendo diventare le labbra di Amelie una linea sottile per non ridere alla gelosia ritratta su di lui prima che spostasse la conversazione sul cibo con Narcissa.

"Che cos'altro ti ho detto?" Amelie stava guardando nel suo piatto, prendendo la forchetta mentre giocava con le patate.

"Che preferisci mangiare con un cucchiaio," le dita di Draco afferrarono il colletto della camicia, lisciandola prima che tirasse fuori la bacchetta, sussurrando a bassa voce e prima che lei potesse avere la possibilità di sbattere le palpebre, un cucchiaio apparve davanti a lei, "Perché odi il suono della forchetta contro il piatto."

Lei annuì lentamente. Realizzando il fatto che dovesse essere lei quella ad avergli detto quelle cose, anche se non si ricordava niente.

"Grazie," Amelie mise già la forchetta, prendendo invece il cucchiaio, "Non sopporto quel suono."

"Lo so," Draco si poggiò contro lo schienale della sedia, studiandola attentamente da lontano mentre lei si zittiva di nuovo, e non disse una parola per il resto della cena.

Invece, appena aiutò Narcissa a lavare i piatti - lei sgattaiolò via, attraverso la porta della cucina, fino al giardino di cui sentiva parlare la donna costantemente.

Non era riuscita a vederlo con i suoi occhi, e quando tutti al maniero sembrava essere occupati con le loro faccende - coglieva l'opportunità.

Amelie adorava i giardini, specialmente quelli con grandi cespugli e alberi in fiore. Quelli in cui ci si potrebbe perdere. Una volta aveva il suo proprio giardino simile a questo.

Era di sua madre, e amava quel prato, forse proprio come lei apprezzava sua figlia. Amelie se lo ricordava molto bene - le rose rosa, le peonie, la piccola cascata che aveva installato al centro, solo perché le piaceva il suono dell'acqua che sgorgava.

Il suo cuore trasudò di dolore mentre la sua mente viaggiava alla donna che aveva perso tutti quegli anni prima. Anche se il suo amico aveva dichiarato che non fosse morta - infatti che sua madre fosse viva, era una cosa brutale, lasciare che cadesse in un buco di rovina, per qualcosa che non sapeva se fosse vero o falso.

I suoi piedi nudi affondarono nell'erba appena tagliata, e che odorava proprio come l'estate. La calda aria serale soffiava intorno a lei mentre lasciava che il top che stava indossando sul vestito cadesse a terra.

Ciò che la ragazza, che stava camminando intorno al verde, non notò era che un certo ragazzo dai capelli biondi aveva notato la sua assenza ed era uscito a cercarla.

Lei odorava ancora di fiori, quelli fioriti e freschi, e lui non riusciva a staccarle lo sguardo di dosso mentre si trovava nel giardino, circondata da rose.

I petali di esse fuggivano nei raggi di sole della sera, ma non più di lei. Lei sarebbe sempre stata brillante per lui.

Draco fece un altro passo in avanti, facendola sussultare mentre si voltava. La paura le ricoprì il viso prima che, in un attimo - si addolcì alla vista di lui davanti a lei con la sua camicia bianca e i suoi pantaloni neri.

Era sempre così fantastico. Infatti se lo ricordava. Come i suoi capelli biondi incorniciavano alla perfezione il suo viso e come funzionava il contrasto tra i suoi occhi grigi e le ciglia nere.

Lei lo fissò, arrossendo leggermente mentre le sue dita si aggrappavano ai bordi del suo vestito. Era bianco, con delle spalline leggere, e le ferite sulle sue spalle non riuscivano a togliere l'attenzione da lei.

Diavolo, era bellissima. Sempre di più ogni giorno che passava. Amava guardarla, vedere i piccoli cambiamenti nella sua espressione mentre lei lo studiava.

Il vento soffiava intorno a loro, e lei lo inspirò. L'estate era alle porte - lo sentiva.

"Che fai qui fuori?" chiese fermamente mentre inclinava leggermente la testa, guardandola da sotto le ciglia, "È tardi."

"Il sole è ancora alto," sorrise, i suoi occhi guizzarono per guardare i leggeri raggi che ancora brillavano tra gli alberi, "E non è così tardi, Malfoy."

Lui sbuffò, sopprimendo la curva che sentiva crescere sulle labbra, "Ti piace il tramonto." confessò, sapendo che era così.

"E odio i broccoli," i suoi occhi scattarono per guardarlo. Aveva fatto un altro passo verso di lei, "Sembra che tu sappia tutto di me."

"Sì," disse di nuovo, quasi addolorato, "Conosco quasi tutto di te."

Amelie si accigliò, "Dimmi di più," sussurrò, il suo sguardo abbassato mentre lasciava andare l'orlo del suo vestito, facendo un passo indietro da lui.

Si voltò, camminando nel sentiero circondato da fiori e cespugli, e nell'istante in cui notò che lui non la stava seguendo, si girò per guardarlo.

I suoi capelli cadevano dolcemente sulle sue spalle mentre lo guardava confusa, "Vieni o rimani lì?"

Malfoy scosse la testa, piacevolmente mentre la raggiungeva, camminando al suo fianco con un po' di distanza. Non voleva invaderla di più.

"Amo l'estate," affermò lei, i suoi respiri ariosi e i suoi capelli volavano nel vento caldo, "Amo quando è caldo fuori."

"Lo so," affermò di rimando, infilando le mani nelle tasche, "Ti piacciono le cose calde perché tutto il resto nella tua vita è freddo."

Amelie si fermò, i suoi occhi spalancati per quanto avesse ragione. Amava il tempo caldo, tutto ciò che era caldo ed era rilassante intorno a lei, anche la temperatura.

"Chiami Teddy caldo," Draco si spinse più lontano, "E chiamavi me metà. Dicevi che sono gelido come il ghiaccio fuori ma più caldo di un camino di notte dentro."

Non riuscì più a tenere sotto controllo la sua espressione scioccata. Tutto il suo viso brillò nel dubbio perché questo era qualcosa che aveva detto lei. Lo sapeva e i suoi pensiero, di allontanarsi da Malfoy, scivolarono completamente dalla sua mente.

"Lo sei?" chiese, guardando il giardino davanti a lei mentre riprendeva a camminare, "Sei caldo?"

Draco strinse la mascella, e i suoi occhi tremolarono, esitando su ciò che doveva dire, "Tu mi scaldi."

Amelie sorrise a quello, piegando la schiena per permettere alle sue dita di accarezzare i fiori mentre ci passava accanto, "Ma adesso non più?" i suoi piedi inciamparono nervosamente mentre raggiungevano la fine della proprietà.

"Sì," disse, lentamente, sentendo il dolore che gli scorreva nelle vene, "Mi hai sempre scaldato anche quando non lo facevi."

"Non ha senso-" ridacchiò Amelie, fermandosi sull'erba mentre i suoi piedi affondavano leggermente, "Ma sono felice di averlo fatto. Hai l'aria di qualcuno che ha bisogno di un po' di calore."

Una sensazione pungente nel petto alla sua mancanza di realizzazione di quanto avesse ragione, ma lui non aveva bisogno di calore. Aveva bisogno di lei.

"Che altro ti ho detto?" il suo vestito svolazzava nel vento. La curiosità le avvolse il viso mentre si voltava verso di lui, guardandosi l'un l'altro negli ultimi raggi di sole.

"Tante cose," Draco ghignò, fermandosi davanti a lei, "Odi i miei capelli quando sono più lunghi, ma non ti azzardi a dirlo. Dormi con tutto il corpo sotto le coperte del letto anche se è talmente caldo che credo che tu vada a fuoco perché hai ancora un po' paura del buio."

Lei sbatté velocemente le palpebre.

"Non ti piacciono i pancakes, perché tua madre li faceva per te e quando tuo padre ha provato a farli, non era lo stesso. Hai sempre voluto un gatto, ma sei allergica. Dormi con le trecce perché Theodore una volta ha letto nel giornale che facendo così i capelli sono più sani."

Amelie sbuffò, e tirò gli angoli della sua bocca.

"Non ti piacciono i calzini. Hai detto che è come se le dita dei piedi fossero intrappolate e ti mette l'ansia. Quando non trovi la carta su cui scrivere, scrivi sui tovaglioli."

I suoi occhi incastonati nei suoi. Non smise un attimo di guardarla.

"Hai paura del tocco, anche se è il tuo modo di parlare."

Si zittì dopo quello, vedendo il piccolo cambiamento in lei. La colpì un po' di più rispetto alle altre cose - nessuno glielo aveva mai detto ad alta voce prima, ed era sicura che non l'avesse fatto nemmeno lei. Doveva essere stato Draco a notarlo.

"Che mi dici di te?" disse, con aria assente, dal nulla, "Mi hai detto qualcosa?"

Lui strizzò gli occhi, e per la prima volta dopo vari minuti, tolse lo sguardo da lei. La sensazione pungente spinse di nuovo dentro di lui, "Non dovevo," ammise, "Tu l'hai visto senza che te lo dicessi."

"Visto cosa?" domandò di nuovo, pregando di sapere.

"Tutto." sussurrò. I suoi occhi trascinati sull'orizzonte davanti a loro, ed entrambi rimasero in silenzio, non venne detta una parola mentre erano vicini, fianco a fianco, uno accanto all'altro, guardando mentre il sole tramontava e la notte sorgeva.

Lei respirava con calma. La sua pelle rabbrividiva per la sua vicinanza. Amelie voleva girarsi e chiedergli di dirle tutto ciò che aveva perso, ma non poteva.

Sarebbe stato inutile, e non voleva tradire i sentimenti che credeva di provare per Adrian.

Adrian.

Eccolo di nuovo, la sensazione di tormento di qualcuno che la guardava e la riempiva da dentro - lo odiava.

Era come se non potesse dire ciò che desiderava e fare ciò che le piaceva perché era legata a qualcun altro, ma allo stesso tempo - non sentiva più quel dovere. Quell'obbligo che aveva sempre avuto per Adrian svanì, sempre più, e non sapeva perché.

Non era mai successo prima. Forse gli era successo qualcosa mentre lei era via, o non l'amava più. Non poteva iniziare a capire ciò che stava succedendo intorno a lei, ed tutto era più che confuso.

Tutto era dubbioso, e tutto ciò che credeva fosse vero, non lo era.

"Mi dispiace, ma io-" ansimò Amelie, rompendo la tensione tranquilla, "Non posso stare qui."

"Non-" Draco si voltò, la sua mano intorno al suo polso mentre aveva disperatamente bisogno che lei rimanesse.

Era la prima volta dopo giorni che sentiva come se potesse respirare bene con lei vicino. La trascinò lentamente, attraversando ogni desiderio che aveva per non travolgerla.

Aveva bisogno di essere egoista. Aveva bisogno di riaverla.

Gli occhi di Amelie caddero su di lui, fissando gentilmente gli occhi grigi che pensava di riconoscere, "Non posso, Malfoy-" sussurrò, "Io ho Adrian."

Le sue mani sul suo petto mentre un braccio si avvolgeva intorno a lei. La sua pelle strofinò contro il tessuto morbido del suo vestito, e inspirò, "Lo so."

Fu un momento di pace tra loro, dove lei lo lasciò stringerla e dove lei ne aveva bisogno. Entrambi sapevano che non dovevano, eppure l'hanno fatto comunque - come una forza tra due magneti. Non potevano stare lontano.

Posò il mento sulla sua testa, e lei seppellì il naso nel suo petto, proprio come prima. Un pugno entrò dentro di lui e strappò via il suo cuore - ecco come si sentiva Draco. Averla in questo modo, lo stesso modo in cui la aveva ogni volta lo confortava.

"Lo so anche io," mormorò, e scosse la testa mentre - senza nemmeno guardarlo, si staccò, e si allontanò.

Lasciandolo nel giardino che una volta adorava così profondamente, senza di lei.

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Amelie si sentì male per aver lasciato Draco nel giardino poco prima, ma non poteva sopportare il pensiero di tradire Adrian più di quanto avesse già fatto.

Era diversa, lo sentiva, eppure si sentiva terribile. La sua mente lottava ancora una volta contro il cuore mentre cercava di risolverlo. Di capire cosa potesse essere successo che causò tutto questo - che fece cambiare la sua vita così brutalmente senza sapere perché.

Amelie si vedeva come un umano sano, qualcuno che afferrava la linea tra il giusto e il sbagliato ma nello stato in cui si era svegliata, gli anni della sua vita che avevano lasciato la sua mente - non era la stessa persona che era la notte in cui si è sacrificata per il bene del mondo.

La notte in cui aveva dedicato se stessa per salvare tutti dal governo crudele di Adrian.

Sbuffò, sfogliando la pagina del libro che stava leggendo, e il suo sguardo si posò sulle lettere, ma non riusciva a concentrarsi affatto.

La sua testa stava girando selvaggiamente mentre una mano le grattava la spalla, e chiuse gli occhi per il dolore pungente di una delle ferite violacee che le coprivano la pelle.

I suoi occhi guizzarono al bagno mentre si alzava dal letto, camminando nella stanza oscurata, accendendo la luce per vedere il suo riflesso. Amelie permise alla bretelline del suo vestito di scivolare dalle sue spalle, lasciando il suo petto esposto con nient'altro che il reggiseno a fascia che indossava.

Ansimò alla sua pelle coperta di segni e tagli - li aveva visti prima, molte volte ma non nello stesso modo di adesso. Era palesemente più brutale. Delle cicatrici che non aveva mai visto erano incastonate nella soffice pelle del suo petto.

Trascinò le punte delle dita su di esso, i vecchi segni dagli abusi di suo padre e quelli nuovi che possedeva, non aveva idea di come li avesse ottenuti. 

Li studiò, quanto era guarita la sua pelle ma le ferite rosee erano ancora attaccate su di lei. Scosse la testa mentre il suo sguardo oscillava, cercando di non piangere.

Era un incubo senza fine - non ricordare come erano finiti lì, come aveva avuto quelle nuove cicatrici, bruciature, segni senza saperlo.

Forse era come le avevano detto i due ragazzi - forse Malfoy l'aveva salvata dai demoni e protetta con la sua stessa vita, o forse no - ma era certa, dalla brutalità della ammaccature sulla sua pelle, che lui non era responsabile nemmeno per una di loro.

Dei colpi alla porta la fecero sussultare mentre si voltava rapidamente, rimettendosi il vestito, "Amelie, sei lì dentro?" la chiamò Theodore, e lei annuì a se stessa, inghiottendo i pensieri dolorosi che portava coraggiosamente.

"Sì-" mormorò, facendo lunghi passi verso la porta che portava dentro la stanza di Draco prima di aprirla al suo migliore amico, "Che stai-"

"Ho una cosa per te," la sorpassò, girandosi nel centro della stanza, "Non so come posso essermene dimenticato, ma l'ho fatto, e mi dispiace ma-" stava balbettando, non possedendo un pizzico di auto controllo, "Ecco-"

Amelie chiuse la porta, la sua schiena premuta contro di essa mentre guardava con la bocca aperta, un braccialetto nel palmo della sua mano. Luccicò nelle sue pupille. Theodore notò un piccolo pezzo di ricordo prima che bruciasse, e lei si accigliò. 

"Io non-" disse, facendo un passo in avanti, "Quello non è mio."

"Lo è," si chinò su di lei, prendendola il polso, ma lei lo ritrasse, subito, facendo sconcertare il moro, "Cosa stai-"

"Non posso più farlo," sussurrò, gettando la testa all'indietro, "Non posso più farlo, Teddy. Io non-" un sospirò scappò dalle sue labbra, e si stupì nella stanchezza, "So che dirai che me l'ha dato lui. Che Malfoy mi ha dato quel braccialetto quando eravamo innamorati. Qualunque cosa sia successa tra noi e io non posso-"

Si sentiva un mostro, addirittura uno più grande di Adrian e suo padre insieme. 

"Non so cosa fare se Adrian mi becca-" deglutì a fatica, e le sue braccia crollarono disperatamente lungo i fianchi, "Posso vederlo, per favore? Posso vedere Adrian, per favore? So che lui mi dirà cosa-"

"Amore," mormorò Theodore, le sue braccia allungate per avvolgerle intorno al suo corpo sgretolato. Faceva così male vederla intrappolata nella manipolazione di Adrian, "Lui non è qui, Amelie," sospirò nei suoi capelli, "Lui non è qui, ma noi sì, Draco ed io, e andrà tutto bene."

Lei annuì, velocemente col viso nel suo petto, e le sue labbra premute contro la sua testa, "Noi siamo qui, e tu non sei sola. So che ti ferisce non poter veder Adrian, ma presto capirai tutto. Col tempo avrà senso. Lo prometto."

I suoi respiri tremavano, "Lo so, solo-" deglutì, sentendo quanto vibrava la sua pelle, "Non so più cosa fare..."

Theodore posò un altro bacio sulla sua testa, stringendo il suo corpo tremante, "Lo so. So che è difficile adesso, ma controlleremo di nuovo il tuo corpo domani quando torno, e vedremo-"

Le sue sopracciglia si unirono contro la sua maglia mentre si piegava indietro, "Dove vai?"

Theodore sorrise calorosamente, "Non posso-"

"Dimmelo," ansimò Amelie, finendo le parole per lui mentre la sensazione di disappunto la inondava, "Lo so."

Theodore vide il suo mento affondare, e il suo coraggio lasciarla. Posò la mano sotto la sua guancia, sollevandole la testa per incontrare il suo sguardo amorevole, "Te lo dirò, presto. Presto tutto ti sarà spiegato, ma devo andare-"

"Quando..." Amelie sentì i polmoni stringersi, "Quando me lo dirai, Teddy? Quando sarà aggiustato?" alzò la voce.

"Aggiustare cosa-"

"Me!" ora lo stava pregando, disperatamente, "Quando mi aggiusterai? Non posso vivere con questa perdita ancora a lungo!"

Le lacrime le pungevano gli occhi mentre lui rimaneva in silenzio, permettendole di lasciar uscire le sue emozioni, "Non capisco niente, Teddy e mi sta uccidendo. Non ricordo Malfoy e tutte le cose che mi ha detto e io-"

Era così doloroso parlare, "È notte fonda, e non riesco a dormire, non riesco a respirare per questo. Tutto quello che faccio è pensare e pensare a tutto ciò che ho perso, e non è-" si schiarì la gola, "Sono passati giorni, e non sono nemmeno vicina a ricordarlo."

"Lo so, amore, ma non è facile aggiustarlo. Questo non ha a che vedere con la magia, e io non posso fare molto-"

"Lo so, mi dispiace." si scusò per aver perso la calma, "Non volevo urlarti contro."

Theodore annuì, "Hai il diritto di essere arrabbiata e confusa. Sei un umano, Amelie. Va bene perderla certe volte."

Le sue braccia lo strinsero totalmente, inalando la sicurezza del suo migliore amico, e Theo desiderò con tutto se stesso di non dovere andare via così, ma doveva.

Lanciò una rapida occhiata all'orologio sul suo comodino, "Devo andare durante la notte, ma Malfoy dorme ancora di sotto, e Narcissa è nel salone."

"Per favore," cercò di prenderle di nuovo il polso, "Conservalo, credo che lo troverai più confortante di quanto pensi."

Avvolse l'argento intorno al suo polso, bellissimo come è sempre stato. Un pezzo di grazia solo per lei.

Tolse perfino il fiato ad Amelie, e i suoi occhi osservarono il gioiello luccicante che ora le decorava il polso, "Grazie," sussurrò mentre lui, per l'ultima volta, le baciò la testa, e uscì di nuovo nel corridoio.

"Tornerò domani," le diede un piccolo sorriso, aggrappandosi al suo ultimo sguardo prima di svanire nell'ombra, e lei si sentì più sicura.

Theodore aveva quell'effetto su di lei, rendendola più sua e meno di Adrian. Era qualcosa che aveva sempre desiderato, essere la sua propria persona prima di essere, ma nella sua memoria - non era ancora così.

Era ancora legata e vincolata, non libera e slegata.

Amelie apparteneva a se stessa. Il suo corpo era suo, ma al suo cuore mancava il battito di Draco ogni volta, e non riuscì a non essere curiosa di lui e cosa stesse facendo di sotto.

Non avrebbe dovuto essere sveglia, era certo - era fin troppo tardi, ma non resistette.

Era come qualcosa di dipendente, una parte della sua routine serale ora - andare di sotto mentre il chiaro di luna diventava mattina e mettere la coperta sul petto nudo di Draco.

I suoi piedi inciamparono sul pavimento, giù per le scale mentre si fermava nella cucina, versandosi un bicchiere d'acqua, e guardò il mondo davanti a lei. Era alleviante, sapere che il mondo era lo stesso, anche se lei non poteva sentirlo.

Riposò il bicchiere sul bancone mentre il braccialetto nel suo braccio catturava la sua attenzione. Era veramente bello - Amelie non era troppo affezionata ai gioielli, ma questo - questo poteva sopportarlo.

Le stava meglio di qualunque altra cosa che avesse mai avuto, e non poteva nemmeno iniziare a capire che Malfoy era colui che glielo aveva regalato.

Uscì dalla cucina, verso il soggiorno, e proprio mentre lo faceva - sussultò, in una fusione di paura e sorpresa.

C'era Draco, seduto, il suo petto si alzava leggermente nello scorcio del camino scintillante, e si congelò, completamente. Non sapeva cosa fare dopo se doveva andarsene prima che la vedesse o se doveva parlare con lui.

Amelie sentì la sua testa tremare prima di iniziare a indietreggiare lentamente, e nel secondo in cui lo fece, "Amelie," mormorò Draco, senza voltarsi per guardarla questa volta.

Si divise dal corridoio, entrando invece nel soggiorno. La luce calda del fuoco accendeva tutto così dolcemente mentre si fermava nervosamente alla fine del divano. I suoi occhi danzarono nella stanza, non sapendo dove guardare mentre fletteva il suo petto nudo.

"Che ci fai in piedi?" sbadigliò, si strofinò le nocche sugli occhi chiusi, "Credevo fossi a letto."

"Lo ero," scivolò sul divano, a debita distanza da lui, "Ma mi sono persa in un libro che ho trovato nella tua camera-"

"Che libro?" scattò, aprendo gli occhi mentre le sue pupille si dilatavano alla vista di lei, ancora nel suo vestito, seduta accanto a lui, "Non era uno scuro-"

Il braccialetto argento nel suo polso intrappolò la sua attenzione, e fece tutto il possibile per non sorridere, ma il calore scorse dentro di lui.

Amelie stava indossando il braccialetto.

Il loro braccialetto.

"Quale storia d'amore dal tuo scaffale," rispose Amelie, il suo viso nella confusione, "Non volevo-"

"No," ansimò con un'espressione sollevata, sprofondando di più nel divano, "Ciò che è mio è tuo."

Draco era molto stanco. Non aveva dormito bene per giorni. Tutto quello che faceva era preoccuparsi per lei quando sapeva che non doveva. Non riusciva a riposare per più di un secondo senza che lei dormisse accanto a lui.

Era un inferno cercare di dormire senza di lei quando Adrian l'aveva portata via, ma sapere che lei riposava al piano sopra di lui, nel loro letto - e lui non aveva il permesso di dormire con lei, gli faceva male. 

"Perché non dormi?" chiese. Il suo sguardo viaggiò su di lui, guardandolo passarsi una mano tra i capelli, e grattarsi la nuca dopo.

"Non ho sonno."

"Stai mentendo."

Sgranò gli occhi a quello. La piega nel suo mento catturò la sua attenzione. Non l'aveva notata fino ad ora, la cicatrice scavata nella pelle pallida.

"Perché non riesci a dormire?" domandò di nuovo, suonando quasi preoccupata, "Se vuoi, puoi riavere la tua vecchia camera-"

"La nostra," la guardò, incontrando gli occhi di cui non si stancava mai. Lei unì le sopracciglia, "La nostra stanza."

Amelie annuì, "La nostra stanza allora."

Malfoy gemette, gettandola testa all'indietro. Emise un sospiro, "Non è la stanza, ma cosa c'era dentro, lo rende difficile dormici senza."

All'inizio, fece una smorfia. Uno sguardo sconcertato salì su di lei mentre intrecciava le dita sulle gambe prima di realizzare lentamente che cosa intendeva - lei.

"Io sono-" disse a bassa voce Amelie, non sapendo cosa dire, "Io-"

"Va a dormire, Amelie," sbuffò, girando lo sguardo da lei mentre stringeva la mascella, "Sto bene, e vedrò-"

"E se restassi qui?"

La testa di Draco scattò di nuovo verso la sua e il suo viso diventò serio. Non sembrava che lo stesse prendendo in giro. Era severa come lo era lui - eppure, il dubbio si espanse su di lui.

"Non-" Draco strinse i denti dal soggetto sensibile, "Non dire cose che non pensi veramente."

Amelie sembrò infastidita dalla sua reazione, "Lo penso davvero. Rimarrò se significa che dormirai." non perse un secondo prima di alzarsi in piedi dal pavimento, spostandosi nel suo posto, e allungò le gambe sul tessuto liscio.

La testa di Amelie cadde sulle gambe di Draco, e lui sbatté velocemente le palpebre, "Amelie, non devi-"

"E se voglio?" sussurrò, i suoi occhi incontrarono i suoi mentre sorrideva leggermente. Draco roteò la lingua nell'interno guancia mentre si poggiava allo schienale, e posò un braccio intorno a lei, protettivamente.

"Allora rimani."

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L'arte di questo capitolo è illustrata da @dar.a_art (su Instagram e Tumblr)

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