S e v e n t y - s i x
Questo capitolo contiene scene di morte e traumi emotivi. Per favore, leggere con cautela.
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"Nessuno dovrebbe morire da solo."
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"Mi scusi-" Draco abbassò la voce, le sue mani posate sul bancone davanti a lui mentre la donna dietro di esso si voltava, sorridendogli ampiamente.
"Come posso aiutarla oggi, signore?" chiese gentilmente.
Draco si schiarì la gola, guardandosi discretamente intorno, "Sto cercando il signor Brown, ex dottor Brown."
Non esitò una volta nel suo tono esigente, non volendo sembrare dubbioso anche se questo era ben lontano dalla sua zona di conforto.
La donna si accigliò, annuendo con esitazione mentre iniziava a sfogliare le pagine del suo libro.
"Mi dispiace, signore, ma non sono autorizzata a darle alcuna informazione sul dottor Brown al momento."
Malfoy strinse la mascella, il suo sguardo scattò su di lei mentre atterrava sulla targhetta sul suo petto, apprendendo il nome su di esso prima di stringere gli occhi nei suoi, "Dovrà scusarmi, signorina. Smith, ma sono nuovo in città e sono un vecchio amico di-"
"Non sono comunque autorizzata-"
"Magari una donazione a questa casa potrebbe farle ripensare a ciò che ha appena detto," il tono di Draco si oscurò, la sua mano scivolò nella sua tasca mentre tirava fuori un libretto degli assegni, "O una privata, non mi importa."
Lei unì le sopracciglia mentre raddrizzava la schiena, sporgendosi sul bancone per vedere le sue azioni. Si portò una ciocca dietro l'orecchio, "Signore, davvero non-"
"Centomila sterline, vanno bene?" Malfoy mantenne un'espressione senza emozioni, fissandola mentre scarabocchiava sull'assegno, "O com'è che chiamate i soldi voi babbani?"
"Babbani, signore?" domandò la donna, il suo viso scattò nella confusione, "Io non-"
Draco strappò l'assegno dal libretto, sbattendolo sul bancone mentre sospirava, "Allora, il dottor Brown?"
La donna fissò esterrefatta il monte di soldi scritto su di esso. Non poteva credere ai suoi occhi prima che il suo sguardo scattasse, guardandosi velocemente intorno mentre prendeva il foglio, infilandolo nella tasca.
Prese di nuovo il suo libro, mugugnando in silenzio mentre Draco rimaneva impaziente davanti a lei, irritato.
"Lui è nel giardino, fino a mezzogiorno, ma signor...?" parlò mentre lui iniziava a indietreggiare. Malfoy inclinò la testa in risposta, "Il dottor Brown è totalmente confuso, e non è molto...lucido quindi per favore abbia-"
Draco non si preoccupò di ascoltare. Infilò le mani nelle tasche dei pantaloni e si allontanò.
"Il piacere di fare affari-" gridò lei, ma lui era già scomparso, dal nulla.
Camminò nella vecchia casa, roteando gli occhi ai babbani che vedeva intorno a lui, "Patetico," si accigliò mentre il pensiero che Amelie non ci fosse gli scattò nella mente.
Lei era al sicuro a casa con sua madre e Theodore. Aveva promesso di tornare per cena, e aveva intenzione di mantenere la sua parola. Sapeva che avrebbe cucinato i broccoli oggi e quanto Amelie li odiava.
Non l'aveva detto a nessuno tranne lui.
Draco scrollò le spalle, tentando di deglutire la dolorosa sensazione che sentiva dentro per la perdita dei suoi ricordi. Anche quando era dall'altra parte del paese - lo tormentava.
Tutto lo tormentava. Lo faceva arrabbiare, e si detestava più di tutto per questo - per lasciarla costantemente a casa quando non voleva altro che portarla con lui, anche per una missione come questa.
Secondo, che i suoi ricordi tornassero. Non sarebbe mai andato da nessuna parte senza di lei. Non avrebbe mai lasciato la casa senza di lei insieme a lui.
Draco aveva imparato che ogni volta che la lasciava - la perdeva.
Uscì nel giardino. Strizzò gli occhi per il sole estivo mentre cercava l'uomo che stava cercando. Il signor Brown, ex dottor Brown.
Un mago che si era nascosto nel mondo babbano, lontano dal Signore Oscuro e da tutte le cose crudeli che sarebbero accadute se avesse avuto tra le mani il dottore.
Doveva prendere l'uomo prima. Lo aveva cercato in ogni città in questa contea, e finalmente - lo aveva localizzato. Dalla notte in cui Amelie aveva avuto un crollo, e lui aveva dovuto consolarla, qualcosa gli aveva colpito la mente.
Il fatto che parlasse di sua madre e di una gravidanza.
Non stava parlando di Pansy. Sarebbe stata più che emotiva per quel ricordo anche se i suoi stessi ricordi erano nel vento. Dove trattarsi di sua madre. Tutto andò al loro posto, tutti i pezzi mancanti.
Sua madre si era obliviata e il ricordo della sua fuga dalla mente di Amelie. Non c'era una spiegazione più logica per questo e la caccia del Signore Oscuro per trovarla - se non stesse nascondendo qualcosa di prezioso come un bambino.
"Dottor Brown-" disse Draco, chiaramente all'uomo seduto sulla panchina davanti a lui, "É lei, il dottor Brown-?"
"Sei Lucius?" l'uomo lo accolse allegramente, le sue braccia lanciate in aria mentre il suo viso si illuminava, "Ah, Lucius, non è stato ieri che ti ho visto!"
Il viso di Draco si contrasse con imbarazzo, accigliandosi leggermente prima di realizzare di cosa stesse parlando la donna al bancone.
Non era lucido.
Non era una sorpresa per lui che suo padre facesse parte di questo.
Deglutendo a fatica, Draco annuì, fermamente, "Sì, dottor Brown, sono-"
L'uomo si alzò, indossando un cappotto invernale pesante con un capello e occhiali da sole. Aveva dei pantaloncini, uno di quelli colorati sotto una lunga giacca coperta di pelo. Allungò le braccia mentre portava Draco in un abbraccio.
Tutto il suo corpo si tese alle azioni dell'uomo, ma non poté far altro che stare al gioco. Gli diede una pacca sulla schiena.
"Lascia che ti dira un segreto, Lucius-" rise il dottore mentre indietreggiava, cadendo di nuovo sulla panchina, "Questo è il mio posto preferito, qui fuori in giardino... dimmi, tuo figlio gioca ancora nel tuo giardino?"
Gli occhi di Draco si allargarono mentre si piegava nella panchina accanto a lui, "Suppongo di sì..." mormorò Draco, i gomiti sulle ginocchia mentre piegava la testa di lato, guardando l'uomo.
"Ricordo che raccontavi tutto del tuo ragazzino...come sta in questi giorni? Deve star crescendo!"
Draco annuì fermamente, "Sta crescendo infatti."
"Sono felice di sentirlo. Era un ragazzo alto l'ultima volta che l'ho visto, e sono certo che troverà una bella ragazza e che porterà avanti quei magnifici geni dei Malfoy, non credi?" disse l'uomo, dando una pacca sulla schiena curvata di Draco.
Malfoy chiuse gli occhi per un secondo, la sua testa si annuvolò dalla ragazza che lo stava aspettando a casa, e solo la consapevolezza di vederla alla fine del giorno - con o senza i ricordi, alleviava tutto il dolore del suo mondo.
"Sono sicuro che lo farà," Draco sentì una curva all'angolo della sua bocca, "Sarà fortunato quando lo farà."
"E lei sarà una ragazza fortunata!" quasi urlò l'uomo, ridendo fortemente mentre Draco sussultava accanto a lui, non molto familiare a un comportamento come questo, "Sarà fortunata a stare con un uomo così, non credi?"
Draco piegò di nuovo la testa, concordando con le parole dette.
"Ma non prendermi per uno stupido, Lucius," continuò, guadagnandosi l'attenzione di Draco, che sbirciò oltre la sua spalla, "So che un uomo ricco come te non visita un vecchio come me senza un motivo. Cosa posso fare per te oggi?"
Il panico si gonfiò dentro di Malfoy mentre si appoggiava contro lo schienale, le sue braccia incrociate al petto e la sua gamba posata sull'altra. Il sole pungeva sulla sua camicia bianca, "Io-"
Si schiarì di nuovo la gola. stressato di ricavare qualcosa dall'uomo già fuori di sé, "Ho una domanda su un tuo vecchio paziente. Una nascita di cui ti sei preso segretamente cura circa sei, sette anni fa."
L'uomo congelò. La sua schiena si drizzò mentre si guardava intorno, velocemente, osservando sospettosamente l'area intorno a loro prima di avvicinarsi a Draco.
La sua mano si mosse verso i suoi occhiali da sole e li puntò verso il basso per posarli sul naso, rivelando gli occhi neri dietro di essi, "Così è il momento, vero?" sussurrò l'uomo a bassa voce, "L'hanno trovata?"
Draco non riuscì a capire una parola che stava dicendo nemmeno il significato dietro, ma annuì semplicemente, "É il momento, e devo sapere-"
Il dottore si piegò indietro di nuovo contro la panchina. Il suo sguardo si incollò sul parco davanti a lui, "Stanno cercando anche me?"
"Sì." ammise Draco, dolorosamente, perché entrambi sapevano cosa significava, "Ho paura di sì."
"Abbiamo fatto qualcosa di stupido, Lucius. Tutti noi, abbiamo fatto qualcosa di terribile quando siamo andati contro il Signore Oscuro e quando scoprirà che siamo stati noi-"
Alleggiò un po' di silenzio mentre raccoglieva il respiro, tossendo leggermente nell'interno gomito.
"Se Voldemort scopre che siamo stati noi, tutti noi che la abbiamo aiutata a scappare con quel bambino...Saremo spacciati."
Draco alzò il mento, fissando la vista davanti a loro, "Siamo già spacciati, signore. La vita non è altro che una partita persa, non importa come la vivi."
Poteva sentire quanto lo guardava il dottor Brown, scioccato, "Cosa ti è successo?" chiese a bassa voce, "La vita non ti ha mai trattato correttamente, Lucius... Desidero solo che diventi migliore per tuo figlio e che non debba mai fare parte di questi giochi crudeli."
Colpì Malfoy come un puro fulmine, e lo ferì a tal punto che i suoi denti si frantumarono.
"Proteggi tuo figlio, figliolo," disse, accettando il destino che sapeva fosse riservato per lui, "O non perdonerai mai se stesso."
Nessuno l'ha mai protetto.
"Riguardo-" socchiuse gli occhi, scuotendo debolmente la testa per alleviare i pensieri dolorosi, "Riguardo la tua paziente, non sarebbe successo alla signora Avery?"
L'uomo si zittì per dei minuti mentre canticchiava una canzone, e Draco lo fissò, molto confuso - perplesso del modo in cui avrebbe ottenuto informazioni da lui.
"Athena," sussurrò alla fine, "E Atlas. Credo che abbia chiamato suo figlio Atlas."
Malfoy inspirò profondamente. Sentì il dolore diventare rabbia.
La madre di Amelie l'aveva veramente lasciato mentre teneva il suo altro figlio al sicuro. Non voleva più salvarla - come poteva quando lei aveva abbandonato Amelie, sapendo di cosa fosse capace suo padre.
"Lei aveva anche una figlia, ricordo..." mormorò, allungando le gambe per fissare i suoi piedi vestiti dai calzini, che sbattevano insieme, e rise, "Era una dolce bambina, aveva il sorriso più gentile, ricordo."
Draco poteva spezzarsi da un momento all'altro.
"Ma doveva dimenticare. Non è vero? Non era una parte di tutto? Il pericolo che quella povera bambina avrebbe affrontato se non l'avessero fatta dimenticare? Ma fare questo ad una bambina...dimenticare sua madre e pensare che sia morta...terribile - proprio terribile."
Malfoy poteva a malapena respirare. Era così arrabbiato.
"Pagheremo per quello che le abbiamo fatto passare. Siamo dei mostri, Lucius," annuì, sbuffando, "Abbiamo rovinato la vita di quella povera bambina. É ancora viva, vero?"
Il dolore lo ricoprì mentre cercava di sopprimerlo, "Spero di sì e se lo fosse-"
"Sarebbe la ragazza più forte che abbia mai conosciuto," ammise il signor Brown, "La morte è troppo gentile per le persone come noi, ma tutto ha un prezzo, giusto?"
Draco annuì. Non dicendo una parola.
"Spero che abbiamo almeno salvato i bambini da tutto questo."
Draco sobbalzò in avanti. Non poteva più ascoltare - sapeva quanto tormentata e condannata la vita di Amelie era stata.
Non aveva bisogno di nessuno che glielo spiegasse.
"Athena, aveva un figlio, hai detto?" chiese Malfoy, angosciosamente, "Sai dove sono andati, dove possiamo trovarli-"
"Sfortunatamente, no...anche se lo sapessi, dubito che lo ricorderei," rise, sbattendo una mano sul petto, "Ma c'è un archivio a Edimburgo dove ho salvato tutti i miei vecchi file, forse potrai trovare qualcosa di significativo lì."
"Ed è tutto quello che sai?" chiese Draco, abbassando lo sguardo a terra.
"É tutto quello che so..." l'uomo chiuse gli occhi, e inspirò potentemente, quasi come se sapesse che stava per accadere qualcosa, "Deve finire...tutta questa follia..."
Draco sospirò, grugnendo mentre si alzava in piedi.
"E questa è la fine...vero?" l'uomo si tolse gli occhiali, del tutto, chiudendole mentre li posava accanto a lui, "Per me, intendo?"
Non sembrava spaventato, e non sembrava timoroso. Sembrava essere in pace.
"Temo di sì," Draco non sopportava più di guardarlo, si sentiva male nello stomaco, ma non poteva esserci alcuna fine sciolta - non poteva esserci una minaccia che il Signore Oscuro poteva afferrare.
"Mi dispiace," sussurrò Malfoy, e fu la prima volta, di sempre, in cui si sentiva in colpa per qualcosa così. Privava sempre le persone crudeli delle loro vite, mai quelle pure.
Mai quelle di coloro che credeva fossero innocenti, ma non poteva rischiare. Non poteva metterla in pericolo. C'era un piccolo pezzo da pagare per tenere al sicuro Amelie e per custodire la sua vita.
"Non farlo, figliolo," l'uomo inclinò la testa di lato, la sua barba gli copriva la maggior parte della faccia, e lo rese più semplice - non sentire mentre vedeva tutto di lui.
"Devo pagare per quello che ho fatto in questa vita. Dobbiamo farlo tutti al momento giusto e questo..." sorrise e guardò la vista che apprezzava di più un'ultima volta, "Non potevo pensare a un modo migliore di andarmene che andare con la loro sicurezza e seppellirla con me."
Le interiora di Malfoy si contrassero, cercando di respirare attraverso il dolore che provava.
"Tutto finisce. Per favore ricordalo, ragazzo. Tutto un giorno, forse non bello come questo, ma tutto finisce, ogni bugia viene scoperta, ogni sorriso svanisce, ogni atto gentile è rimpiazzato con uno cattivo. Tutto ciò che puoi fare è proteggere i bambini. Salva tuo figlio da questo, e se puoi - salva anche la figlia di Athena, non l'ha mai chiesto."
Se solo sapesse quanto Draco faceva per proteggere Amelie.
Draco si guardò intorno, verificando che nessuno lo avrebbe visto, e l'uomo allungò la mano in aria, "Ho l'ipotesi che tu mi abbia portato qualcosa?" chiese gentilmente Brown.
Malfoy mugugnò, raggiungendo la sua tasca prima di tirare fuori una fiala con un liquido nero scintillante dentro.
Il modo più facile per morire è attraverso una bottiglia, come diceva suo padre.
Per non essere mai scoperto, la pozione mortale non lasciava segni. Sarebbe stato regolato con un attacco di cuore.
"Grazie, ragazzo," annuì l'uomo, svitando il tappo mentre ondeggiava con la mano, "Ora vattene, non c'è bisogno che tu guardi."
La gola del biondo faceva così male, dei coltelli gli laceravano i polmoni ad ogni respiro che faceva, e scosse la testa - sull'orlo delle lacrime, "Non dovresti stare da solo." disse, e l'uomo sorrise più ampiamente.
"Speravo lo dicessi," piegò il collo, annuendo verso il posto accanto a lui mentre avvicinava la fiala alle labbra, "Nessuno dovrebbe morire da solo."
Tutto quello che voleva fare Draco era piangere.
Scivolò accanto all'uomo mentre le loro spalle si toccavano.
Faceva così male.
"In un'altra vita, Malfoy e i più grandi saluti a questa." l'uomo non esitò nemmeno mentre inclinava la testa all'indietro, permettendo alla pozione mortale per versarla in gola.
Malfoy tremò. Tutto il suo corpo tremava mentre sentiva come i respiri dell'uomo rallentavano. Non riusciva più a trattenersi. Draco singhiozzò.
La sua mano volò alla bocca mentre cercava di fermare le lacrime con l'orlo delle maniche, ma niente poteva finirle.
Pianse e pianse e pianse mentre il corpo del dottor Brown si raffreddava accanto al suo, e la fiala cadde dalla sua presa, rompendosi in mille pezzi mentre colpiva il pavimento.
Draco rimase lì per dei minuti, piangendo mentre l'uomo accanto a lui svaniva dalla sua vita. Era una tortura. Tutto ciò che faceva era pura tortura.
Malfoy era così stanco, così esausto di tutto.
Deglutì il singhiozzo che sentiva venire mentre si asciugava le lacrime sulle guance, e - prima che avesse la possibilità di cambiare idea, si alzò.
"In un'altra vita," sussurrò, lanciando alla vista un'altra occhiata prima di voltarsi e allontanarsi come se nulla fosse successo.
Era come doveva andare.
"L'hai ucciso?" Theodore era nella veranda sul retro, la parte superiore del suo corpo piegata sulla ringhiera, "L'hai-"
"Sì," Draco fissava il sole della sera, non un pizzico di esitazione nella sua voce mentre parlava, "Ho fatto quello che dovevo fare."
Theodore sobbalzò, le braccia lanciate intorno a lui mentre il suo viso cadeva mantello esasperante, "Quello che dovevi fare?" sbuffò fortemente, "Hai fatto quello che dovevi fare? Beh, è grandioso, Malfoy! Non è vero? Uccidere innocenti-"
Si zittì. Abbassò lo sguardo mentre scuoteva la testa, "Questo non può andare avanti. Non possiamo continuare a uccidere le persone come se nulla fossero. Questo deve finire."
"Lo so," disse Draco con calma. Non aveva più lotta rimasta in lui, "Ma non finirà. Non finirà finché il Signore Oscuro non ottiene ciò che vuole e se non possiamo avere sua madre-"
"Lo so..." Theodore camminò verso Draco, incrociando le braccia mentre stavano vicini, guardando lo stesso tramonto, "Non posso credere che l'abbia fatto. Non posso credere che sua madre l'avrebbe abbandonata così. É..."
Nessuno di loro poteva trovare le parole per spiegarlo. Athena aveva abbandonato Amelie, affogandola nell'abuso di suo padre per salvare se stessa e il suo nuovo bambino. Niente poteva giustificarlo.
"Come sta?" chiese Theodore, preoccupato mentre guardava il suo amico, "Come glielo hai detto?"
"Quasi non dovevo," mormorò Draco, senza distogliere lo sguardo dall'orizzonte, "L'ha capito da sola. Aveva solo bisogno di dirlo ad alta voce, e poi si è chiusa nel bagno."
"Lei non-" lo sguardo di Theodore vacillò, fece un profondo respiro, "Non si farebbe del male qui, vero?"
"No," sbuffò, la sua mascella affilata, "Non posso dirle del dottore, Theo. Solo - non posso."
Theodore annuì, accordando con quello che aveva detto, "No, non puoi."
"Ma non posso nemmeno nasconderglielo. Non ci diciamo bugie, Nott. Non è così che funziona tra noi," Draco roteò le spalle, allungando il collo, "Può aver funzionato così un anno fa, mentirle, però non succederebbe-"
"No," le dita di Theodore afferrarono il proprio braccio più forte, conoscendo le sue bugie e cosa non aveva detto loro, ma non poteva. Non avrebbe mai potuto essere sincero con quello che aveva fatto, "Diglielo a modo tuo allora, Draco. Non mentire, ma non dirle qualcosa che la ferirà."
"Non ho paura di ferirla..." si accigliò, arricciando il labbro superiore, "Sono terrorizzato di spaventarla. Non c'è ritorno da quello."
L'aria calda estiva li intrappolò, provocando dei brividi lungo la schiena di Draco.
"Lei..." Theodore si passò una mano tra i capelli, grattandosi nervosamente la nuca dopo, "Lei ti ha mai visto-"
"Una volta," Draco strinse la mascella, tormentato da quel ricordo. La notta nella residenza dei Pucey quando entrambi erano sul punto di essere liberi da questa vita, "E me ne pento più di qualsiasi cosa. Non avrebbe dovuto vederlo."
Theodore chiuse gli occhi, capendo che era più che lontana dalla cosa peggiore a cui Amelie avesse mai assistito.
"Ti ha..." sussurrò Theodore, lanciando un'occhiata oltre la spalla per assicurarsi che fossero soli, "Ti ha mai detto di suo padre? Quello che le faceva vedere quando era piccola?"
La testa di Draco scattò, le sue sopracciglia aggrottate mentre cercava di pensare, "No, cosa-"
"Lui..." Theodore temeva il ricordo, ricordando quanto lei fosse scossa quando glielo aveva confessato, dopo anni di amicizia quando aveva deciso di dirglielo.
"Lui uccideva le persone, babbani per l'esattezza, e face pulire tutto ad Amelie...Lei aveva solo dodici anni, ma lui diceva che doveva imparare a giovane età, quindi gli incubi che ha sono i sogni delle urla che sentiva prima che arrivasse il sangue-"
Theodore deglutì a fatica, "Fu dopo che sua madre morì...o quando pensavamo fosse morta e dopo che le pulissero la memoria...Parlava di questo dottore, che veniva a raccogliere i corpi per Voldemort-"
Un senso di nausea avvolse Draco a quell'immagine, e alzò la mano in aria per bloccare Theodore.
Non poteva più ascoltare.
Camminò in avanti, entrambe le mani aggrappate al recinto di legno, le sue nocche pallide mentre scavava le unghie in profondità.
Malfoy era così stanco.
La sua bocca era asciutta mentre il sapore ferroso del sangue iniziava a fare male e senza un altro respiro risparmiato, urlò.
Draco cadde in ginocchio e urlò, gridò a pieni polmoni, un urlo straziante. Aveva bisogno di farlo uscire. L'aveva tenuto dentro troppo a lungo, e sentiva come se non potesse respirare.
Gli faceva così tanto male che gli scavava le ossa, e la sua pelle rabbrividiva.
Theodore non sapeva come affrontare tutto questo da solo. Chiuse gli occhi mentre sentiva le lacrime pungevano agli angoli dei suoi occhi al modo in cui l'urlo di Draco gli squarciava le orecchie.
Si prese dei momenti. Lunghi minuti per ricomporsi - di riuscire a stare in piedi e scrollare le spalle a ciò che era appena successo.
Draco fece a Theodore un gentile cenno col capo prima di entrare. Senza dire altro.
Tutto quello di cui aveva bisogno al momento era lei - non aveva bisogno della pietà di Theodore. Non la voleva. Lei sapeva come calmarlo. Lei sapeva come ricomporlo quando era distrutto in mille pezzi.
L'unica persona che era in grado di incollarlo insieme era lei.
La sua Amelie.
Draco entrò nella sua stanza, sentendo come se la vuotezza lo ingoiasse intero mentre camminava verso la porta del bagno. Il suo pugno colpì il legno, bussando mentre i singhiozzi all'interno cessavano.
Stava ancora piangendo.
"Draco..." ansimò Amelie, la sua testa contro la porta, "Voglio stare sola-"
"Ho bisogno di te." fu tutto quello che disse.
La sua voce leggermente spezzata mentre le sue mani si aggrappavano allo stipite della porta, e la sua fronte, proprio come quella di lei, contro la porta.
Era tutto ciò che doveva dire perché lei rinunciasse alla sua tristezza. Amelie sbloccò la porta, aprendola lentamente mentre guardava Draco, la sua testa appesa, e le sue spalle sprofondate.
I suoi capelli arruffati, e le sue braccia lungo i fianchi. Non la guardò nemmeno, e nemmeno un momento dopo, mezzo secondo, stava cadendo a terra.
Le braccia di Amelie gli avvolsero il petto, usando tutto il suo peso per non fargli toccare il pavimento.
Lei cadde con lui, lentamente e fermamente mentre lo teneva, e lui pianse.
Le mani di Draco si aggrapparono alla sua schiena, e lei si arrampicò sulle sue gambe, dandogli tutta se stessa, ogni ultimo pezzo di pace che aveva, lei glielo diede. Lasciando che la prosciugasse di tutte le emozioni se ne aveva bisogno.
Intrecciando le dita dietro la sua nuca mentre lui seppelliva il viso nel suo petto, "Ti amo..." sussurrò dolcemente Amelie, "Ti amo, Draco, e sei al sicuro con me."
Lui tramava senza controllo. Tremava sotto di lei sul pavimento freddo. I suoi respiri leggeri, e soffiavano la sua pelle, calorosamente ma lei non lo avrebbe lasciato. Si rifiutava di farlo.
Amelie lo abbracciò, disperatamente. Nel bisogno di portargli via tutto il dolore.
"Sono qui..." premette le labbra nelle sue ciocche bionde mentre lui singhiozzava, le sue lacrime le bruciavano la pelle, "Ci sono io, Draco, d'accordo? Sono qui. Sono qui. Sono qui."
Voleva che lui lo sentisse - che capisse che lei ci sarebbe sempre stata per lui. Non se ne sarebbe mai andata, e avrebbe sempre potuto soffrire del suo conforto.
Sempre.
"Ti amo," Amelie si piegò leggermente indietro, la sua testa inclinata di lato, e gli prese la mascella tra le mani, piegandosi la testa all'indietro perché la guardasse - e lo fece.
I suoi occhi incappucciati dal dolore. Le sue pupille scure di tutti i demoni che portava, e la sua pelle pallida grigiastra ad ogni lacrima che scivolava sulle sue guance.
Unì le sopracciglia mentre i suoi pollici gli accarezzavano la pelle bagnata, asciugandolo dalla sofferenza, e si sporse, baciandogli gentilmente la pelle violacea, morbida proprio sotto il suo occhio.
Gli fece stringere le mani sulla sua schiena, ma aiutò.
Il suo tocco su di lui alleviava tutto.
"Tu sei umano, Draco..." sussurrò Amelie, guardandolo col cuore spezzato, "Non sei responsabile per tutto intorno a te, e non sarà mai colpa tua se il mondo si spezza."
Le vene di Draco si strinsero dal dolore.
"Non puoi salvare tutti e tutto."
Draco non riusciva più a tenere la testa alta. Era così stanco. La sua fronte cadde sulla spalla di Amelie, e lo prese muovendo la mano sulla sua mascella, fino al suo collo.
"Tu mi hai salvata," disse, a bassa voce ma con tanto sentimento,, "Tu mi hai salvata, e hai salvato Teddy. Ci hai salvati, Draco, e siamo al sicuro adesso..."
La sua pelle tremava.
"Puoi riposare, Draco..." Amelie tracciò le punte delle dita lungo la sua pelle tremante, "Per favore riposa adesso."
"Sono stanco," soffocò lui, poteva a malapena tenere gli occhi aperti, "Sono così stanco."
Il cuore di Amelie faceva male mentre continuava ad accarezzargli la pelle, "Lo so, Draco, lascia che ti aiuti a riposare. Devi riposare."
Lo aiutò a rialzarsi sulle sue ginocchia deboli.
Amelie lo portò a letto, rimboccando le coperte mentre si stendeva accanto a lui.
Lui tra le sue braccia mentre lei canticchiava in silenzio, alleviando i suoi sensi tormentati al massimo finché non lo sentì respirare più lentamente, e il suo corpo cedette pesantemente nel suo.
Doveva riposare infatti, e lei rimase con lui per ore finché la stanza non fu totalmente buia e il chiaro di luna accolse la notte. Non aveva idea della ragione del suo crollo. Non capiva niente, e aveva bisogno di farlo.
Voleva saperlo per aiutarlo, per risollevare il suo cuore addolorato e la sua anima colpita.
"Torno subito..." sussurrò Amelie nella sua testa, guadagnando un grugnito nel suo sonno mentre si alzava dal letto, camminando con esitazione alle scale.
"Come sta?" Theodore la prese alla sprovvista, facendola sussultare un po' in un corridoio scuro. Era all'entrata della sua camera camera, il suo viso intrappolato nel puro dolore, "Non può più farlo, Amelie, non può-"
"Lo so," Amelie lo zittì, avvicinandosi lentamente mentre luiavvolgeva le braccia intorno a lei, trascinandola dove aveva bisogno di essere, "Che è successo?"
Theodore dubitò all'inizio, di dirle cosa era successo e cosa aveva fatto perdere a Draco l'ultimo pezzo di sanità, ma non poteva lasciarlo andare avanti, e lei era più che capace di aiutare adesso.
"Ha fatto del male a qualcuno, cercando tuo madre," sussurrò Theodore nei suoi capelli, posando il mento sopra la sua testa, "Ha fatto del male a qualcuno, e non so come aggiustarlo. Devo andare a Edimburgo per aiutarlo, ma io non-"
"Edimburgo?" Amelie si staccò, il suo viso contorto in una smorfia alla menzione della città dove una volta viaggiava ripetutamente, "Perché dovrebbe andare a Edimburgo?"
"Perché?" Theodore si accigliò con curiosità, "Significa qualcosa per te?"
Amelie annuì mentre i suoi capelli cadevano sulle sua spalle, "Avevo un dottore lì, una volta...Credo, ma non ricordo bene. Era un grande ospedale, credo."
Un bagliore di speranza accese gli occhi di Theodore, e strinse per un secondo la mascella, deglutendo il nodo che aveva dentro, "Devo andare lì per lui," disse, ritornando nella sua camera per prendere la bacchetta, "Tornerò-"
"É notte fonda, Teddy, non puoi andare-" Amelie cercò di controbattere, le braccia incrociate al petto mentre il vestito che indossava le cadeva intorno, "Va domani-"
"Devo andare adesso..." sapeva di non potere domani. Il Signore Oscuro gli aveva ordinato di assistere i mangiamorte nella sua proprietà, "Non sarò qui domani."
"Allora fammi venire con-"
"Assolutamente no."
"Teddy-"
"No!"
Amelie sbatté velocemente le palpebre, scuotendo la testa mentre tirava fuori la bacchetta dalla sua cintura, "Ho questa adesso, e posso aiutare. Voglio aiutarlo, Theodore, ha fatto così tanto per me, e posso a malapena confortarlo."
Le faceva male sapere la verità. Che lui l'avesse salvata dal suo stesso inferno, e lei non poteva portarlo con lei in cielo. Almeno, era ciò che credeva lei.
"Lasciami aiutare, ti prego." pregò Amelie, la sua voce spezzata mentre la alzava, "Non sono io quella che ha bisogno di protezione ora. É lui. Draco ha bisogno di noi. Non posso più farlo, Teddy e io-"
Una breve pausa e calò un silenzio doloroso.
"Anche io devo aiutarlo. Non posso più starmene qui e guardarlo cadere a pezzi. Mi uccide."
Theodore sospirò, fortemente e sapeva che avrebbe vissuto per pentirsi di questo. Diavolo, Malfoy lo avrebbe ucciso se avesse mai scoperto di averla portata all'ufficio del dottore, non sapendo l'intera storia e nemmeno cosa li stava aspettando.
Draco lo avrebbe fatto a pezzi per averla portata con lui, ma lei aveva ragione. Amelie poteva aiutare, e con lui lì, sarebbe stata al sicuro.
Nessuno era autorizzato a farle del male. Questo era l'accordo che aveva fatto col Signore Oscuro.
Theo si pentì delle parole ancor prima di dirle, "D'accordo..." mormorò, abbassando lo sguardo sulla bacchetta tra le sue dita, "Ma dobbiamo tornare prima che Draco si svegli."
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