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S e v e n t y - s e v e n

Questo capitolo contiene scene violente e sangue. Per favore, leggere con cautela.

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"326."

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La realtà la avvolse, brutalmente mentre aveva la nausea.

Amelie non aveva usato la sua propria magia in modi come questi da mesi. Da quando Adrian l'aveva privata della sua bacchetta al maniero la notte in cui era venuto a portarla via - non aveva più praticato la magia fino ad alcune notti fa quando Theodore era tornato ferito.

La sensazione nauseante la inondò, e fece del suo meglio per inghiottirla con Theo tenuto vicino - Amelie chiuse gli occhi, strizzando gli occhi mentre atterravano a Edimburgo, su quella che sembrava essere una strada abbandonata, un vialetto senza luci o persone.

Fece un passo indietro dal suo amico, guardandosi intorno nel buio. Non ricordava niente. Sembrava tutto così diverso dall'ultima volta che aveva visitato questa città.

"É questa?" parlò Theodore a bassa voce. I suoi denti battevano mentre si guardava intorno, la sua bacchetta tenuta alta, "A me questo non sembra uno studio."

Fissò gli edifici che li circondavano. Ognuno era rivestito di mattoni e antico. Gli sembrava spettrale, spaventoso e inquietante mentre si avvicinava ad Amelie.

"Cosa stai-" sussurrò Amelie, sussultando alla sensazione del petto di Theodore premuto contro la sua schiena, e quasi ridacchiò mentre sentiva i suoi respiri stressati, "Teddy, non è nemmeno spaventoso, è solo...buio."

Theodore scattò su ciò che stava facendo, abbassando lo sguardo sui suoi occhi allargati e indietreggiò con imbarazzo.

Raddrizzò le spalle, tirando fuori il petto, "Non sono spaventato, Amelie, puoi smetterla?" mormorò, offeso, "Non ho mai detto di essere spaventato."

Amelie roteò gli occhi via da lui mentre iniziava a camminare nella strada. I suoi piedi inciampavano sui sassolini nell'ambiente inquietante.

"Aspetta-" gridò Theodore, correndo da lei mentre intrecciava le loro braccia, camminando fianco a fianco, "Non puoi solo-"

"Non eri spaventato, vero?" ghignò Amelie, la sua bacchetta fermamente stretta tra le sue dita mentre sussurrava, 'lumos' a bassa voce, e si illuminò dalla punta, "Ecco qui, meglio?"

Theodore sbuffò, tentando di spostarla dietro di lui, ma lei si aggrappò.

Era strano per lei, sentire di nuovo la forza della sua magia. Questa bacchetta era veramente adatta a lei. Era perfetta. Draco la capiva sempre meglio di quanto lei avesse mai capito se stessa, e nessuno tranne lui ne avrebbe presa una fatta per lei come ha fatto lui.

Fissò il suo regalo. Era dritta, con delle fantasie scavate nel tutto, bellissima è il minimo. Aveva un anello proprio sopra il manico, d'argento, esattamente come il suo braccialetto e gli anelli di Draco.

Draco aveva veramente pensato a questo, a lei.

Era come se lui fosse con lei attraverso la bacchetta. Non era solo la sua forza ma il potere di Draco combinato col suo. Era al sicuro con essa in mano come se niente potesse ferirla perché lui l'aveva liberata, le aveva permesso di essere se stessa.

Girarono l'angolo. Camminava quasi come se sapesse dove stesse andando, inconsciamente, e Teddy la seguiva.

Diventò più luminoso lì, ma era ancora più che angoscioso, specialmente di notte, per Teddy almeno.

Amelie aveva visto di peggio, viveva nelle cose più orribili che non sarebbe mai stata capace di spiegare - questo non era più che spaventoso per lei come lo era per lui.

Corsero nelle strade vuote, non volendo essere notati da nessuno mentre si nascondevano nella città.

"Qui..." Amelie si fermò, facendo scivolare via Theodore dalla sua presa mentre si voltava di profilo, fissando un'altra strada buia. Chiuse gli occhi e contorse la mano per far cessare la sua magia.

"Credo..." sussurrò, non guardandosi intorno mentre cercava di sentire il tragitto. Theodore la fissò scioccato. Non poteva iniziare a capire come avesse camminato in quella strada con gli occhi chiusi e nessuna luce.

Ma Amelie non era stupida, l'opposto. Cercava di immaginare i suoi passi nel vicolo, proprio come aveva fatto quando era bambina.

Come la macchina di suo padre si era fermata proprio qui.

Amelie si bloccò di nuovo, rimanendo immobile per un secondo mentre si ricordava come saltava su suo padre nei sedili posteriori e come lui usciva dopo di lei.

Strizzò più forte gli occhi, e ricominciò a camminare.

Si ricordò come suo padre si rifiutava di tenerla per mano, così lei afferrava sempre la tasca dei suoi vestiti, rovesciandola, così che le sue dita sentissero il tessuto setoso della parte interna. Lui di solito roteava gli occhi e imprecava a bassa voce.

Amelie sentì il suo petto stringersi al ricordo, ma continuò a camminare.

Suo padre in molti momenti si fermava e accendeva un sigaretta prima di riprendere a camminare, urlando qualcosa all'uomo ancora vicino alla loro macchina mentre Amelie camminava al suo fianco.

Un'intera sigaretta era quanto impiegavano per arrivare lì - perché i suoi piedi si facevano male per quanto lui camminasse velocemente e quasi cadeva perché le era difficile stare al passo.

Se era di cattivo umore, le avrebbe urlato contro tutto il tempo - dicendole  quanto gliel'avrebbe fatta pagare se lo avesse messo nei guai o se avesse fatto qualcosa per farlo arrivare tardi.

Eppure, la portava insieme a lui ovunque.

Desiderava tenerla d'occhio anche quando non riusciva a sopportarla.

Amelie si fermò di nuovo, e schiuse gli occhi.

Un'enorme proprietà si mostrò davanti a loro. Eccolo - era questo, il posto giusto, dove aveva sempre accompagnato suo padre.

Sembrava un castello, quasi nascosto dietro un grande cancello, e uno strato denso di foresta intorno ad esso. Terrificante era il termine per descriverlo.

Qualcosa che lesse nei romani nella stanza di Draco, qualcosa fuori da una fiaba.

Non sembrava così a pezzi quando era più piccola, ma ora sì. Abbandonato, cattivo, e putrefatto quasi.

Il vento non era più rilassante. Diventava freddo ad ogni passo che faceva verso la recinzione.

"É..." Theodore deglutì, il suo corpo irrigidito, "É questo?"

"Non so se il dottore di cui mi hai parlato fosse qui, ma questo è l'unico studio che posso ricordare che visitavano mia madre e mio padre," disse Amelie a bassa voce, le sue dita tracciarono le sbarre di ferro, sussurrando un incantesimo sotto i suoi ansimi che fece rompere il lucchetto in mille pezzi.

Gli occhi di Theodore vacillarono a quello. Era passato tanto tempo da quando aveva visto Amelie in azione con la sua magia, e gli esplodeva la mente ogni volta.

"Attenta-" raspò Theodore, facendo un passo in avanti per impedire al cancello di sbattere dritto su di lei. Amelie sussultò mentre lui la prendeva, un braccio intorno alla sua schiena per salvarla dal cadere.

Lei sentì un sorriso mentre si trascinava agli angoli della sua bocca, e il sollievo le travolse il viso, "Grazie."

Teddy ricambiò semplicemente il sorriso mentre le teneva aperto il cancello per passare, ed entrarono.

Camminarono nel cortile lungo un miglio, e nessun umano in vista. Era deserto. Le finestre erano rotte, e il vetro era sparso ovunque.

Il cielo si scuriva sempre più mano a mano che si avvicinavano all'edificio, e il vento diventò gelido. Theodore sussultò mentre captava il suono del temporale.

"Sei sicura che è-" si fermò, controllando costantemente dietro la sua spalla per assicurarsi che nessuno li stesse seguendo, "É questo il posto giusto?"

Amelie annuì, le sue dita si contorsero contro i palmi delle mani. Non aveva paura, ma comunque era intimidatorio.

"Qui," sussurrò Amelie, indicando verso una porta laterale, "Mio padre entrava sempre da lì."

Iniziò a camminare verso di essa, frettolosamente mentre Theodore sospirava fortemente. Non trovava alcun piacere in questo.

Si pentì anche di aver menzionato con lei dove doveva andare.

La mano di Amelie si chiuse intorno alla maniglia, e si fermò, aspettando che la raggiungesse, "Teddy, puoi sbrigarti, per favore? É già passata un'ora, e se non torniamo prima che Draco si svegli, saremo nei-"

Il suono di un cigolio di un'altalena la interruppe, e i suoi occhi guizzarono per guardarla. Rabbrividì, che le pugnalavano la schiena alla vista di essa, che oscillava nel vento.

Anche Theodore si bloccò, rapidamente mentre sgranava gli occhi e la sua pelle impallidiva. Si sentì male.

"Teddy!" sussurrò Amelie, aspramente, sventolando la mano, "Andrò da sola se preferisci rimanere qui fuori-"

"No-" ansimò, quasi correndo verso di lei, "Non esiste, io rimango con te."

La testa di Amelie scattò di nuovo alla porta, aprendola lentamente per non attirare troppa attenzione nel caso ci fosse qualcuno. Nel caso non fosse abbandonato come sembrava.

Entrambi tossirono mentre entravano, sentendo la porta chiudersi dietro di loro con un forte colpo. Era polveroso, e la polvere svolazzava intorno a loro mentre lei scuoteva di nuovo la bacchetta, e si riaccese la luce ghiacciata.

Il corridoio era vuoto - angosciosamente vuoto. Letti da ospedale impilati lungo i muri, e pezzi di immondizia sparsi sul pavimento.

Amelie strinse i denti. Il suo vestito ondeggiava nei piccoli soffi di vento attraverso il corridoio. Era freddo, e pungeva le sue gambe nude.

"Da che parte?" sussurrò Theodore, chinandosi su di lei per sentire la sua risposta, ma lei non disse niente. Amelie si voltò velocemente e camminò sul pavimento di plastica.

Lui sbatté le palpebre, con sorpresa per il coraggio che aveva prima di seguirla nell'ombra, ascoltando l'eco dei suoi passi.

Stringendo il suo sguardo mentre passava, la sua vista guizzò sui numeri. Non sapeva cosa stesse cercando, ma sapeva lo avrebbe riconosciuto nell'istante in cui ci avrebbe posato gli occhi.

321.

322.

323.

324.

325.

326.

Amelie si bloccò.

326.

C'era qualcosa in quel numero che le sembrava totalmente familiare. Si avvicinò alla porta, guardando la targhetta accanto ad essa, 'Dr. Brown'.

"Teddy..." mormorò, le sue dita strofinarono via la polvere dal nome, "Credo sia questa."

Non lo aspettò prima di spalancare la porta ed entrare con aria dubbiosa. Era un casino mentre i suoi occhi guardavano in giro.

I libri ricoprivano il pavimento.

La scrivania era stata perquisita e capovolta.

Le finestre erano rotte, tende strappate, e i cassetti dell'archivio erano stati fatti a pezzi - carta lacerata che svolazzava nel vento, che filtrava attraverso le crepe del vetro rotto.

Amelie alzò la bacchetta, sentendo l'esitazione crescere fortemente dentro di lei, ma si impegnò ad ignorarlo. A non cedere e a non arrendersi. Non poteva.

Anche se capiva quanto fosse sbagliato - quanto non dovrebbe star facendo questo senza Draco qui, doveva vederlo.

Theodore entrò, guardandosi inaspettatamente intorno, e deglutì ciò che vedeva. Qualcuno era stato qui prima di loro. Qualcuno aveva già perquisito e fatto a pezzi tutto l'ufficio.

"Amelie, non dovremmo stare qui-" soffocò Teddy, percependo come se stessero camminando in una trappola, "Dovremmo andarcene, ora."

"Aspetta-" mormorò, avvicinandosi alla scrivania, inginocchiandosi a terra nel vetro versato. Le punse la pelle, ma era troppo consumata in ciò che i suoi occhi avevano catturato.

Fotografie - un mucchio di esse tenute in disordine sul pavimento insieme alla copia di un giornale. Amelie lo tirò su, soffiandoci sopra mentre leggeva il titolo.

'Dottore conosciuto ucciso in una casa babbana'

Le sue sopracciglia si unirono mentre il suo viso cadeva in un'espressione sconvolta. Sfogliò le pagine dell'articolo.

Pozione mortale.

Dr. Brown.

Un visitatore poche ore prima.

Lo chiuse velocemente.

Era il giorno in cui Draco era tornato a casa tardi per cena.

Il giorno in cui era ancora persa nella sua testa - sapeva che c'era qualcosa di strano quella sera. Lui non dormì. Era sveglio quando lei andò a controllarlo.

"Lui non..." Amelie sentì le lacrime formarsi agli angoli degli occhi, goccioline pesanti, "Dimmi che lui non..."

Il viso di Theodore rimase freddo. La sua mascella affilata mentre la fissava, incurante, "L'ha fatto." non aveva più senso mentirle. L'avrebbe scoperto da sola se non glielo avesse detto.

"No-" le perle scivolarono lungo le sue guance mentre l'aria intorno a lei si addensava. Diventò difficile respirare, "No, perché? Perché lo avrebbe fatto... Non c'era bisogno-"

"Doveva morire," affermò Theo, fermamente, tenendo un'espressione rigida per non crollare, "Sapeva troppo, e se Draco l'aveva trovato..."

"Lo avrebbero fatto anche i mangiamorte..." Amelie afferrò l'orlo del suo vestito, trascinandolo su per asciugarsi le lacrime, un peso nel petto le stringeva il cuore, "Aveva dei nipoti..."

Theodore distolse lo sguardo. I suoi occhi in lacrime.

"Aveva dei nipoti, e noi - lo abbiamo ucciso," singhiozzò, soffocando i suoni del suo pianto col palmo della mano, "Non può più farlo, Teddy-" quasi pregò Amelie, "Morirà se continua così."

"Lo so," il dorso della mano di Theo le accarezzò la pelle, asciugandole la lacrima scappata, "So che lo farà."

Le faceva così male. Le faceva così tanto male che non riusciva nemmeno a parlarne perché non esisteva un modo in cui fosse capace di spiegarlo.

Malfoy uccideva per lei, costantemente, senza rimorso. Non esisteva un limite che lui non potesse superare per tenerla al sicuro - non esisteva una linea che lui non avrebbe attraversato.

Lo faceva semplicemente - tutto per lei.

Sempre lei.

"Ma Amelie-" la voce di Theo era bassa e addolorata, "Dobbiamo andare, prima-"

"Dublino..." mormorò, il suo respiro bloccato mentre catturava la città, "Perché...Dublino..." continuò a sussurrare finché la sua testa non scattò, e lo guardò con ottimismo.

"La sua famiglia vive a Dublino, aveva un ufficio anche lì, mio padre c'era stato una volta, e io dovetti restare con la moglie del dottor Brown-"

"Di cosa stai parlando?" Theodore alzò la voce, facendo un passo verso di lei, "Credi che troveremo ciò di cui abbiamo bisogno lì?"

Amelie annuì con sicurezza. Ne era certa - era da qualche parte, uno degli unici posti in cui suo padre non la portava con lui, il che per lei - significava che lui lo trovasse troppo prezioso.

"Sì, credo che possiamo trovare dove si sta nascondendo mia madre-"

Un forte colpo nel corridoio la interruppe mentre volava in piedi. Entrambi si guardarono timorosamente.

Si sentì un altro schianto e un altro, e un altro, rumorosamente, e squarciarono le loro orecchie mentre la stanza cominciava a tremare. I ritratti che ricoprivano le pareti caddero al suolo con forza, e la stanza iniziò a scavare.

Tante esplosioni di temporale colpirono l'ufficio mentre Theodore le prendeva il braccio, trascinandola alla porta.

Le loro gambe si indebolirono sul pavimento cedente, e avvolse le braccia intorno a lei, mormorando 'smaterializzarsi' a bassa voce.

Niente.

Erano intrappolati nell'edificio cadente.

"Hanno bloccato la magia," ansimò Amelie, lanciando un'occhiata intorno a loro per l'uscita più vicina, "Teddy!"

Il panico la colpì mentre lo trascinava via dal soffitto che stava crollando.

Non riusciva a vedere molto. La polvere volò intorno a loro, e pezzi di pietra e ferro cadevano dalle pareti.

Gli afferrò la mano, e iniziò a correre fino a dove erano entrati in casa, e nel secondo in cui sbatté le mani sulla porta - non si aprì.

Era sprangata dalle mura che crollavano, "Dannazione!" urlò.

Il sudore cominciò a formarsi sulla sua fronte, eppure aveva estremamente freddo. Le sue vene inondate di adrenalina mischiata al terrore.

"Qui," lo chiamò, prendendo di nuovo la mano nella sua mentre lo trascinava con lei. Theodore non riusciva a crederci.

Aveva fatto un patto con Voldemort per tenerla al sicuro - proteggerla. Theodore aveva salvato dozzine dei suoi uomini solo perché lui gli rubasse la parola data e li attaccasse.

"Non avrebbero dovuto toccarti!" gridò Theo, la sua mano gli pettinò i capelli mentre la seguiva nel corridoio cadente, "Loro non - non era questo l'accordo!"

Amelie si bloccò, voltandosi velocemente per guardare il suo migliore amico, "Cosa?" esortò, confusa, la sua voce piena di paura, "Quale accordo? Chi non avrebbe dovuto-"

Strillò mentre un'esplosione di magia veniva colpita proprio vicino a lei, sbattendola contro il muro dall'altra parte della stanza. La sua vista offuscata, e la sua testa schiacciata dal dolore - sentì qualcosa che le pungeva la fronte, le sue dita la toccarono,

Sangue.

Amelie sbatté la testa.

Non poteva pensare. Non poteva più capire cosa stesse succedendo. Il suo corpo era così debole, così inspiegabile. Il retro della sua testa cadde di nuovo contro il pavimento, e chiuse gli occhi.

Il dolore era insopportabile. Il fischio nelle sue orecchie occupò qualsiasi altro rumore che sentiva.

"Amelie-" ringhiò Theodore e mentre guardava il suo corpo, impotente a terra, "Cazzo-"

Era come se qualcosa avesse preso fuoco dentro di lui. Un luccichio di coraggio, rabbia, e forza si accese. Amelie era ferita. L'avevano ferita.

Non esitò mentre si piegava, facendo da scudo al suo corpo rovinato con le braccia, e la sollevò, portandola tra le esplosioni intorno a lui come se niente stesse accadendo.

Uscì nel giardino, apertamente fermandosi nel centro mentre la metteva giù, in modo sicuro a terra. La sua pelle tremava dall'erba umida intorno a lei.

Theodore si voltò, avendola cautamente dietro di lui mentre alzava il mento al cielo, vedendo tutte le ombre scure che volavano nel vento, lanciando incantesimo dopo incantesimo all'edificio.

Deglutì. La bacchetta in mano mentre la alzava, e lanciò un incantesimo di luce nel cielo.

La magia che distruggeva l'ospedale si fermò mentre tutti loro puntavano le loro bacchette contro Theodore invece.

Chiudendo gli occhi mentre allungava le braccia, mettendosi in totale mostra per i mangiamorte, "Avevamo un accordo!" urlò fortemente, "Avevamo un accordo, e voi dovevate risparmiare la sua maledetta vita!"

Le ombre nel cielo caddero come nebbia a terra, e senza preavviso, dodici uomini erano intorno a loro, volando mentre le loro maschere brillavano nel chiaro di luna.

"Infatti lo avevamo," disse uno degli uomini mascherati, pericolosamente, "Ma quell'accordo è diventato più fragile quando il tuo amico ha ricominciato a uccidere."

Theodore sbuffò, scuotendo la testa mentre guardava a terra, "Come voi avete provato a uccidere noi adesso?"

"Stiamo semplicemente proteggendo il Signore Oscuro," strinse un altro uomo, puntando la bacchetta contro Theodore, "Come dovresti fare tu."

Amelie giaceva ancora sull'erba mentre cominciava a riprendere coscienza. La sua testa era pesante, e i suoi arti facevano male.

Schiuse gli occhi mentre mentre vedeva il fulmine e il temporale nelle nuvole sopra di lei. Era bellissimo, pensò finché non piegò la testa, guardando tutti gli uomini intorno a lei, e l'adrenalina la inondò di nuovo, facendola scattare in piedi accanto al suo amico.

Tutte le teste guizzarono su di lei mentre deglutiva, stringendo il pugno intorno alla bacchetta.

"Teddy-" sussurrò, allungò la mano per prendere la sua, "Perché sono-"

"Ah!" gridò l'uomo in carica, girando il corpo verso di lei mentre la nebbia oscurata lo seguiva, "La famosa Amelie Avery, presumo?"

Amelie strinse gli occhi mentre piegava la testa. Si accigliò per un secondo mentre tutti gli scenari giocavano nella sua mente - non c'era una giusta via d'uscita, non senza che ferisse qualcuno.

All'inizio, pensò di temporeggiare - di rispondere e scappare quando non se lo aspettavano, ma sarebbe stato troppo rischioso.

Non poteva giocare con le loro vite così.

Non poteva giocare con la possibilità di tornare a casa salva. Non poteva fare questo a Draco.

Amelie doveva tornare al maniero intera - se non l'avesse fatto, aveva paura che lui avrebbe completamente distrutto il mondo.

"Non osare rivolgerti a lei," sputò Theodore, "Lei è sotto la mia protezione. Lei non è-"

Amelie indietreggiò. Le sue dita ancora intrecciate a quella di Theo, e mentre lo sentiva parlare - colse l'occasione. Prese la bacchetta, e gridò, lanciando un incantesimo agli uomini intorno a loro mentre mentre rimbalzava su ognuno di loro.

Echeggiarono forti suoni di pietre spaccate mentre gli uomini venivano scagliati, tutti che scappavano per non essere feriti dalle fiamme che lei aveva generato, e trascinò Theodore un po' più vicino, sussurrando, 'smaterializzarsi' sotto i suoi respiri pesanti.

I suoi piedi inciamparono sul terreno ghiaioso, e il cielo si ripulì.

Si ritrovano fuori il Malfoy Manor.

Theodore ansimò, occhi sgranati mentre la sua pelle diventava più chiara, "Cosa?" ansimò, "Perché lo faresti? Avresti potuto ucciderci!"

Entrambi senza fiato.

Amelie quasi inciampò sulle piccole pietre, e il suo viso si illuminò dal dubbio, i suoi capelli spettinati, la sua pelle aveva macchie di polvere mentre il sangue continuava a zampillare fuori dal taglio nella sua testa.

"Come ho potuto io?" Amelie si accigliò con aria accusatoria. Nessuno di loro aveva veramente intenzione di incolpare l'altro, ma erano molto spaventati da ciò che era successo, "Come hai potuto tu? Quale accordo, Teddy? Di cosa stavano parlando quegli uomini-"

"Non azzardarti a dare la colpa a me," disse, avanzando, le mani che afferravano le sue ginocchia per sputare il sangue dalla sua bocca, recuperando il fiato, "Ho cercato di salvarci la vita, e tu lanci quell'incantesimo-"

"Ho fatto quello che dovevo fare!" le sue mani volarono in aria prima di cadere lungo i suoi fianchi con angoscia. La sua voce fumava, "Se non l'avessi fatto, saremmo ancora lì!"

"Non ho nemmeno-"

"Ma che cazzo!"

Entrambi si pietrificarono. Non realizzando quanto stessero urlando forte e che l'ora era cresciuta fino all'alba.

Amelie chiuse gli occhi ai passi severi che si avvicinavano a loro prima che due mani ghiacciate le prendessero le braccia, con forza e la fecero voltare.

Sentendo quanto rude voleva essere con lei, ma non poteva - Malfoy non avrebbe mai potuto essere violento con Amelie, anche in un momento sfrenato come questo.

Lei si rifiutava di schiudere le ciglia, conoscendo già lo sguardo arrabbiata che le stava dando, sentendo che le tracciava la pelle.

"Dove cazzo eri?" ringhiò Draco, tenendola in equilibrio mentre scannerizzava furiosamente la bacchetta sulla sua testa e sui segni che avevano le sue spalle e le sue braccia, "Dimmelo adesso, dove cazzo-"

"Malfoy," avvertì Teddy dietro di lui, la sua voce stava disperatamente pregando il biondo di non essere così duro con lei, "Non farle questo, non è colpa sua-"

Draco non le gli occhi di dosso. Nemmeno una volta distolse lo sguardo dalla ragazza spaventata davanti a lui, incappucciata della sua presa.

"Tu-" quasi ruggì Draco, nel bisogno di mordere la sua stessa lingua per non scagliare un incantesimo imperdonabile contro il moro.

Era arrabbiato, di più, e se lei non fosse stata vicino a loro, avrebbe messo fine alla vita di Theodore per averla messa in pericolo.

"Farò i conti con te più tardi, ma tu..." la sua voce si addolcì mentre la menzionava. Alleviò la presa. Non riusciva ad avere un ruolo severo su di lei al momento. Non quando era ferita e stava sanguinando.

"Te lo chiederò di nuovo, Amelie-" le diede un'altra possibilità, per essere onesta, per non riempirlo di bugie ed essere sincera, come lui era con lei. Sapeva che sarebbe stato capace di vedere quel piccolo sussulto nei suoi occhi se fosse stata disonesta.

"Dove eri?"

Amelie schiuse gli occhi a quella domanda, e l'aria nei suoi polmoni era vicino a lasciare il suo corpo mentre guardava la sua pelle arrossata e la sua espressione furiosa. Brillavano di preoccupazione nonostante il fatto che l'odio si irradiasse su di lui.

Poteva vederlo.

Amelie lo vedeva sempre.

Non era arrabbiato con lei o con Theodore. Non era questo. Non si sarebbe mai trattato di lui che aveva la responsabilità di quello che facevano senza che lo sapesse.

Si trattava di Draco. Si trattava di lui, che camminava nella sua stanza, quasi staccandosi i capelli dalle radici per essere così preoccupato. Per essere terrorizzato nell'esatto momento in cui si era svegliato senza lei accanto - era spaventato.

Non era mai stato così spaventato.

"Draco..." ansimò Amelie, le sue mani si mossero per toccargli le braccia. Le punte delle sue dita gli accarezzarono la pelle, "Scusa, scusa noi non-"

"No-" Draco strinse la mascella affilata mentre il suo sguardo oscillava sul suo viso, memorizzava ogni graffio sulla sua pelle, nel bisogno di vendetta, "Dimmi chi te l'ha fatto."

"Draco-"

"No," disse di nuovo, rudemente mentre la teneva per le braccia. Era così deluso da lei, eppure non poteva dirglielo. Non le avrebbe mai dato la colpa. Non era stupida. Quella era l'ultima cosa che sarebbe mai stata.

Se Amelie lo aveva fatto, se se ne era andata senza il suo consenso e senza che lo sapesse - era perché credeva fosse la cosa giusta e che - che Malfoy si fidava di lei più di tutto.

"Dimmi chi te lo ha fatto e dimmi dove sei andata."

"Draco-"

"I mangiamorte," sospirò Theodore dietro di loro, e Draco distolse lo sguardo da lei, fissando la sua proprietà. Non aveva ancora la pazienza sotto controllo per risparmiare al moro un'occhiata, "Siamo andati a Edimburgo, ed era una trappola."

"Siamo stati attaccati, ed era inutile dal momento in cui siamo entrati lì dentro, ma Amelie-" Theo si schiarì la gola, "È stata colpita, molto forte, ed è svenuta per un po'..."

Draco chiuse gli occhi, roteando il collo a ciò su cui Theodore l'aveva informato.

"Ma siamo riusciti ad uscire, e ho provato di ragionare con loro. Ce n'era almeno una dozzina, ma non hanno ascoltato finché non si è svegliata e lei..."

Gli occhi di Amelie guizzarono su quelli di Teddy, e scosse discretamente la testa, ma Theodore non se ne accorse, "E lei li ha affrontati tutti, li ha fatti scappare, e poi siamo tornati qui."

Lo sguardo penetrante di Draco tornò da lei, stringendo gli occhi grigi nei suoi. Non poteva mostrarlo, ma si sentì fiero di lei.

Sapeva che lei la avesse dentro. Ha sempre saputo che lei possedeva tanta forza, e questo lo ha chiaramente mostrato.

I passi di Theodore scoppiettavano sul terreno mentre cominciava ad allontanarsi, "Ne parliamo domani allora, adesso vi lascio."

Malfoy annuì lentamente mentre Theodore se ne andava, e Amelie allungò le dita per toccare il taglio nella sua pelle, portando giù la mano per vedere il sangue rosso.

Si attorcigliò mentre Draco lasciava che la sua mano riposasse nel palmo della sua.

Era buio, ma lui poteva vedere chiaramente quanto stesse sanguinando. Il suo sangue ribolliva selvaggiamente. Non sapeva come avrebbe dovuto trattenersi dal fare la caccia ad ogni singolo mangiamorte che era lì.

Le avevano fatto del male.

"Li ucciderò," disse senza esitazione. Le sue parole non indugiarono, nemmeno una volta, "Li ucciderò fino all'ultimo."

Era una promessa, un voto di parola.

"Ucciderò ogni dannato uomo che era lì stanotte," gli occhi di Draco squarciati nel dolore, così tanta tortura, anche se aveva fatto tutto per non mostrarlo, per non farglielo vedere, "Li distruggerò, dal primo all'ultimo."

Amelie sbatté lentamente le palpebre mentre toglieva la mano dalla sua, e strofinò via il sangue dal suo vestito finché il suo tocco non prese a coppa la sua mascella, "No, non lo farai, perché è andata bene."

Sentiva la rabbia fumare da lui, ma non si mosse.

"Sono qui, Draco. Va tutto bene," i suoi occhi stanchi incontrarono i suoi mentre il suo pollice gli accarezzava lo zigomo, confortandolo al meglio che poteva, "Sono con te, e tutto andrà bene."

"Ti hanno fatto del male," ringhiò, così vibrante che lanciava scosse di elettricità attraverso di lei, "Ti hanno fatto del male cazzo, e voglio che tutti loro la paghino per questo."

Prese un respiro, uno profondo mentre i suoi muscoli spuntavano contro il palmo di Amelie, "Li voglio morti, e li ucciderò. Li voglio ferire come loro hanno ferito te-"

"E io voglio te."

Quello lo depistò.

L'espressione inviperita che aveva cadde in una angosciosa, le sue sopracciglia si rilassarono, "Cosa?" sbottò Draco, "Che vuoi dire-"

Amelie deglutì il nodo nella sua gola, raccogliendo il coraggio che le rimane, "Io ti voglio, Draco. Ti voglio qui, e ti voglio vivo, e se vai dietro a quelle persone, niente mi assicura che tu torni da me."

Faceva male respirare di nuovo, il petto di Amelie si strinse.

Solo il pensiero di lui che veniva ferito la distruggeva.

Draco si accigliò, scioccato. Le sue mani le presero la mascella mentre lei gli lasciava lentamente il mento, tracciando il suo tocco sulle sue braccia invece. Draco curvò la schiena per arrivare alla sua altezza."

"Io sono tuo," disse Draco, guardandola profondamente negli occhi, "Io sono tuo, Amelie, e tu sei mia. Non devi mai avere paura che io non torni da te perché io tornerò sempre."

Un'altra parola sincera, "Troverò sempre la via per tornare da te, non importa dove sono o cosa succede."

La pelle di Amelie strisciò dal dolore di tutti i tagli in testa, ma lo ignorò, affogata nel desiderio di lui mentre permetteva alle sue mani di curarle il corpo.

"Ma che io sia dannato se lascio che qualcuno ti torci un capello senza distruggerli," fece di nuovo una promessa, "Io morirò, proteggendoti, felicemente."

Lei scosse la testa tra le sue mani, il suo corpo tremava, "No-" il suo labbro inferiore tremava, e i suoi respiri si alleggerirono, "Non osare dirlo. Non puoi parlare così. Non lo accetto-"

"E a me non importa," la sua voce più alta della sua mentre il sole del mattino sbocciava dietro gli alberi dall'altra parte della proprietà.

"Non mi importa cosa accetti o no. Tu sei mia, Amelie. Mia e solo mia, con questo vengono promesse, parole con cui non sei sempre d'accordo, e cose in cui non hai voce in capitolo. Ecco come deve essere."

Le lacrime le pizzicavano gli occhi mentre lui si sporgeva. Il suo pollice pulì gentilmente la cenere dalla sua pelle, "Tu sei mia, e ucciderò ogni singola anima che prova a graffiare la tua."

"Draco..." Amelie sentì le perle calde di liquido mentre cadevano sulla sua pelle, ma Draco non distolse lo sguardo da lei, nemmeno una volta, "Non voglio che sia così. Non voglio che senti-"

"Io ti amo, e sei mia," disse di nuovo, onestamente, e la zittì. Il suo petto si equilibrò mentre lui badava a quelle parole che la calmavano.

"Ora, non osare mai più farmelo di nuovo, non andartene senza di me o metterti in pericolo cazzo."

"Stavo solo cercando di aiutare-" la vista di Amelie diventò offuscata, e la sua voce si spezzò, "Mi dispiace, stavo solo cercando di aiutare-"

Malfoy non poteva sopportare di vederla piangere. Portò le mani sul retro della sua testa, e la tirò verso di lui, la sua pelle bagnata dalle lacrime.

"Lo so," mormorò, intrecciando le dita nei suoi capelli mentre gli faceva male il cuore con il suono dei suoi leggeri singhiozzi, "Lo so, ma non farlo mai più."

Amelie annuì, sciogliendosi in lui, e anche se aveva appena attraversato qualcosa che avrebbe potuto portarla alla morte - che avrebbe potuto essere la fine di tutto intorno a loro.

Si sentiva al sicuro perché lui la stringeva. Lo faceva sempre.

Le braccia di Draco intorno al suo corpo erano tutto ciò che le importava. Era al sicuro lì, con lui.

Il suo Draco.

"Ti amo," sussurrò. Piegò il collo per avvolgere le braccia intorno al suo collo e lo trascinò alla sua altezza, "Io sono tua, e tu sei mio."

Lui annuì, fissando intensamente la stanchezza che aveva. Non era mai stato così sollevato in tutta la sua vita di stringerla e sentire la sua pelle sulla sua anche se dolorava di sangue e segni.

La aveva persa così tante volte che se l'avesse mai fatto di nuovo - sarebbe andato con lei. Si sarebbe arreso, e avrebbe permesso a se stesso di morire, nella mancanza di lei.

Amelie era scivolata tra le sue dita ogni volta che la aveva. Ogni volta che aveva la benedizione di chiamarla sua, lei svaniva.

Non poteva farlo di nuovo.

"Io sono tuo, e tu sei mia," mormorò Draco, le sue mani scivolarono intorno alla sua vita per avvicinarla, proprio dove lei aveva bisogno di essere, e dopo momenti a respirarla.

A sentire la vita che gli portava, Draco la baciò, collegando le loro labbra nel momento più straziante, ma non poteva farne a meno.

Il tempo era limitato, e non avrebbe mai perso un'occasione per baciarla, di sentire la sua purezza sulle sue labbra dannate. Di sentire mentre lei lo liberava di tutti i suoi demoni e gli permetteva un piccolo pezzo di paradiso con lei.

Amelie ricambiò il bacio, dando tutta se stessa al ragazzo che la stringeva. Sarebbe sempre stato lui per lei. Il biondo testardo che le aveva rubato e marchiato il cuore. Non sarebbe mai stata in grado di vivere un giorno senza di lui.

Le sue braccia erano perfettamente adatte intorno al corpo di Draco mentre entrambi iniziavano a rabbrividire alla natura che iniziava a versare.

Iniziò a piovere.

Draco le baciò attentamente il labbro superiore, assaporando ogni morso innocente di lei che poteva fare prima di staccarsi, trascinando il pollice sulla ferita che portava, "Andiamo a darti una ripulita, eh?"

Amelie sentì un sorriso mentre cresceva sulle sue labbra, e iniziò a portarla con lui dentro casa prima che si bagnassero di pioggia mentre sbatteva contro il suolo - Amelie non poté non sentirsi male - terribile.

Amelie sapeva che lo avrebbe lasciato di nuovo il giorno seguente. Non poteva lasciare andare la pista su sua madre, e si rifiutava di fare ancora del male a Draco.

Doveva andarsene, e sperava con tutta se stessa che sarebbe tornata tutta intera.

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