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N i n e t y - f o u r

Questo capitolo contiene menzioni di abuso, azioni violente, sangue, e altri temi disturbanti. Per favore leggere con cautela.

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"Mi hai tradita?"

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"Ecco," Amelie spinse tutte le cose che coprivano il bancone della cucina in una mossa veloce. Il vetro e la ceramica si schiantarono sul pavimento, e i pezzi si sparsero disordinatamente sul marmo, ma non aveva un secondo da perdere. Theodore camminò attraverso le porte. Un senso di pesantezza appesantiva le sue ossa per il modo in cui Adrian giaceva privo di sensi tra le braccia di Theodore, "Stendilo qui."

Portando il ragazzo che pensava di aver perso per sempre, Theo poso il corpo freddo di Adrian sul bancone, non avendo abbastanza tempo per portare il ragazzo nella sua stanza, "È così freddo, Amelie. Fa bollire un po' d'acqua, d'accordo?"

"L'ho già fatto," sorrise coraggiosamente nella pressione che galleggiava nell'aria. Amelie guardò come Theodore prendeva la bacchetta e la puntava verso il ragazzo. "Theodore, non devi cercare. Posso farlo io." sussurrò. Una delle sue mani posata sul suo braccio, confortandolo.

Vide quanto stava tremando, "Non devi vedere cosa è successo. Non devi pensarci. Se cerco io, tu lo curi."

Lanciandole un'occhiata calorosa da sopra la spalla, Theodore annuì, e sospirò duramente mentre l'acqua che bolliva cominciava a suonare. Amelie camminò verso il fornello, riempiendo delle boccette col liquido caldo prima di avvolgerle con degli asciugamani, assicurandosi che non le avrebbe bruciato la pelle.

"Adesso?" mormorò Amelie, posando le fiaschette intorno al suo corpo, premendole nella figura di Adrian finché i suoi fianchi non erano ricoperti di esse, riscaldandolo lentamente, "Facciamo quello che facciamo sempre?" la sua voce tremava, era irregolare.

Theo fissò Adrian con aria assente. Non capendo chiaramente cosa stesse guardando. Era vivo. Aveva probabilmente strisciato fino alla loro casa da qualsiasi luogo fosse finito dopo che Amelie aveva bruciato Azkaban.

"Facciamo quello che facciamo sempre..." Theodore esitò ancora, vedendo come lei tirava fuori la bacchetta e le sue dita tracciarono dei cerchi sul ragazzo.

"Okay," Amelie cominciò a mormorare le piccole parole per capire cosa cercava di dirle disperatamente il suo corpo, "Coraggio, Adrian. Fammi vedere-"

"Aspetta!"

Amelie sussultò per l'improvviso volume di voce di Theodore. La alzò, e gridò la parola. Sbattendo velocemente le palpebre con sorpresa, lei lo guardò confusa, "Teddy, cosa stai-"

Il suo corpo emanava dubbiosità, i suoi respiri quasi immaginari, "Siamo sicuri di volerlo fare?" il suo tono craccato, "Salvarlo?"

"Teddy?" scuotendo la testa, le sue pupille si riempirono di confusione, "Di cosa stai parlando?"

"Non voglio salvarlo se significa che ti perderò, Amelie," i suoi denti quasi si frantumavano mentre parlava, "E se ti fa di nuovo del male? E se ti fa del male, ed è tutta colpa mia? Non posso vivere con me stesso se lui-"

Amelie avanzò di un passo, le sue braccia gli avvolsero la vita, e attaccò la fronte sul suo petto, "Ha voluto morire per me e Draco, Teddy. Non mi farà più del male."

"E se lo fa?" Theo non riuscì a trattenerla. Si sentiva così in colpa per tutto. Diventò reale per lui quando ebbe entrambi in piena vista davanti a lui. Quando vide quanto Amelie lottasse per tenere Adrian in vita, "E se ti fa del male?"

"Allora ce ne occuperemo, ma te lo sto dicendo, Teddy - non mi farà del male. Non lo farebbe, e di certo non lo farebbe a te." parlò con onestà, le sue braccia si aggrappavano a lui, "Ti ama, Teddy, e non ti metterebbe mai a rischio."

Scuotendo ancora la testa, Theodore catturò la sua mascella tra le mani, e la scrutò dall'alto, la foresta si attaccò al bronzo, "Non posso perdonarlo per ciò che ha fatto," il senso di colpa per tutto diventò soffocante per lui, "Non posso averlo qui sapendo cosa ti ha fatto-"

"Teddy..." Amelie appoggiò la testa sulle sue mani, guardandolo dal basso, "Nessuno lo perdona. So che non lo farò. So che Draco ci ucciderà entrambi per aver anche solo considerato di salvarlo, ma ho scelto di andare avanti. Non perdonerò, e non dimenticherò, ma gli darò una possibilità per fare in modo che valga."

Ci fu una pausa dolorosa nelle sue parole dove guardò il ragazzo a cui una volta aveva dato la sua vita finché non parlò di nuovo, "E non sto dicendo che dovresti perdonarlo, o dimenticare quello che ha fatto. Ha fatto del male anche a te, e non sarà mai giustificato, Teddy, ma va più che bene se gli dai una possibilità. Solo perché era una brutta persona non significa che dobbiamo esserlo anche noi."

"Quindi stai dicendo che se non gli diamo una possibilità siamo cattivi?" domandò il moro, accigliandosi, "Perché è-"

"No, non sto dicendo questo, ma sto dicendo che va bene essere meglio di come era lui, che lo meriti o no," Amelie cercò di restare chiara, ma il cuore stressato che aveva quasi esplose mentre catturava il respiro tremolante che scappava dalla gola di Adrian. Non sembrava affatto buono, "Teddy, lui è-"

"Dannazione," guizzando la testa, non sapeva più cosa fare, come comportarsi mentre sentiva le ossa di Amelie tremare, la sua pelle tremava, "Cazzo - okay, cera, e io lo curerò."

Theo afferrò la bacchetta, scattando via da lei mentre la puntava al ragazzo, come faceva lei, "Al tre?"

Amelie annuì, prendendo la mano all'altro per tenersi equilibrata. Era notte fonda. L'oscurità e le ombre li inghiottivano nella cucina buia.

"Uno."

Entrambi strinsero le spalle.

"Due."

Amelie fece il più lungo dei respiri, facendo trascinare dei pugnali lungo la sua gola.

"Tre."

La luce ghiacciata uscì dalle loro bacchette, illuminando il buio intorno a loro di colori vivaci. Amelie cercava mentre Theodore curava. Lei era molto più intelligente a capire, a formare disegni, e a leggere i segnali - mentre Theodore aveva il talento di riunire le rotture. Erano una squadra eccezionale. Lo sono sempre stati.

Amelie e Teddy si completavano, ed era la posta più sicura di Adrian.

Guizzando gli occhi sulla sua figura fredda, quasi congelata - non aveva idea di come poteva essere vivo. Amelie aveva raso al suolo Azkaban. Non c'era modo per lui di sopravvivere, credeva, finché un ansimo non scappò dalla sua gola, notando come i suoi vestiti erano macchiati di qualcosa, che sembrava quasi sabbia.

"L'acqua..." ansimò lei, scuotendo la testa e alzando lo sguardo su Theodore mentre la luce, che svolazzava ancora intorno a loro, si faceva più luminosa. Aveva visto qualcosa, "Quanto sono gravi le sue bruciature?"

Theo si accigliò leggermente mentre mormorava, "Non gravi. Sono profonde ma non gravi, è come se qualcosa avesse fermato l'incendio..."

"Ha perfettamente senso!" sussurrando adesso, Amelie strappò via la magia con cui cercava nel suo corpo, e marciò intorno al tavolo, "Tu non capisci, Teddy. Dovrebbe essere morto. Ho bruciato tutto. Non esiste un modo in cui può essere vivo e non avere alcuna bruciatura da ucciderlo, tranne-" continuò finché non guardò la testa di Adrian, "L'acqua."

"Acqua?" non era mai stato così confuso. Theo cercava disperatamente di capire cosa intendesse dire. Non era mai stato ad Azkaban. Non sapeva che fosse controllata da un mare possente. Aveva solo miserabilmente bisogno di salvare il pezzo del suo cuore, che giaceva insensibile e senza vita sul bancone, "Cosa diavolo stai-"

"Ascoltami, Teddy-" Amelie trascinò le punte delle dita sulla superficie esposta di Adrian, dove il fuoco aveva causato dei buchi nella sua maglia. Il tessuto dei suoi indumenti sciolto con la sua pelle, "Si è bruciato in quel fuoco. Era in trappola, quindi deve essersi lanciato nell'acqua, e deve avere avuto così freddo che..."

Alzò il mento di Adrian, inclinandola così che Theodore potesse vedere la cicatrice della sua carne infiammata, "Questo non succede da autonomamente. Non dovrebbe essere vivo. Non avrebbe potuto guarire così senza acqua ghiacciata, Teddy. Non con queste bruciature e non con quel fuoco ma l'acqua l'ha salvato."

Fece male a Theo, giungendo alla realizzazione che Amelie si era dimenticata, schiarendosi la gola, aumentò la sua guarigione, "Si è lanciato per salvarsi dal fuoco, o ha saltato per morire?"

Gli occhi di Amelie guizzarono, il suo viso privo di emozioni mentre catturava le sue parole tremanti, "Teddy-"

"Puoi continuare tu?" stringendo i denti, Theodore indietreggiò, allontanandosi da Adrian. Non guardò più il ragazzo ferito, "Non posso farlo, Amelie."

Annuendo, Amelie sapeva esattamente cosa voleva dire. Theodore si prendeva cura di Draco quando lei non era in grado. Ora era il suo turno ricucire l'amore di Theo, "Va di sopra, ti chiamerò quando ha bisogno di muoversi."

Theo scivolò fuori dalla cucina mentre Amelie restava per riscaldare il ragazzo e cercare altre ferite, ma lui non andò nella sua stanza come lei gli aveva detto. Sgattaiolò di sotto invece, e si curvò accanto alla porta in cui si trovava Draco. Non poteva più sopportare niente.

Aveva bisogno di Malfoy. Anche se era in uno stato perso della mente, Theodore aveva bisogno del suo amico.

Essendosi preparato mentre era nella perdita di Adrian - Theo aveva espulso Pucey dalla sua mente, e da quando Amelie aveva confessato come si era sacrificato così che lei potesse vivere, cercava di rimpiazzare la sofferenza e il lutto della sola e unica persona che sembrava amarlo a sua volta, con la ragazza per cui viveva.

Theodore metteva sempre Amelie sopra di lui, e preferiva concentrarsi a far tornare tornare Draco piuttosto che porre la mente sul ragazzo che aveva scelto l'ex amore della sua vita prima di lui.

Non avrebbe mai potuto essere arrabbiato con Adrian per essersi consegnato per salvarla. Theo avrebbe fatto la stessa identica cosa senza battere ciglio. Eppure lo era, Theodore era inquieto che Adrian avesse dato ciecamente la sua vita per quella di Amelie e lo avesse abbandonato.

Di nuovo, qualcuno lo aveva lasciato senza fare domande, ed era rimasto miserabilmente abbandonato.

"Nott-" Draco si accigliò nel minuto che strizzò gli occhi attraverso la luce fuori dalla cella in cui era incatenato, "Che diavolo-"

"So che adesso non la ami. So che la odi e che vuoi ucciderla, ma ho bisogno che tu sia sincero con me," sputò, la porta sbatté dietro di lui mentre la luce offuscata si illuminava, "Ho bisogno di sapere una cosa, Draco e so che forse non puoi essere sincero, ma devi provarci."

Malfoy schioccò la lingua, inclinando la testa mentre guardava il moro, "Dov'è lei?"

"Draco-"

"Voglio sapere dov'è. Sono passate ore da quando è uscita da qui, il che significa che è notte fonda adesso. La mia ipotesi è...due, tre della mattina? Sta dormendo?" Malfoy era ostile nel tono, eppure così disperato di sapere se lei fosse stata in grado di curare le ferite che aveva causato su di lei, "Dorme ancora nel nostro letto?"

Theodore distolse lo sguardo, non sapendo se doveva dire i segreti che desiderava sapere urgentemente, "Sì. Atlas dorme dal suo lato, e lei dal tuo."

Un'onda di dolore attraversò le vene di Draco, sentendo quasi la nausea, "Riesce a dormire? O gioca con l'orlo delle coperte tutta la notte?"

"Credo abbia dormito alcune ore la scorsa notte. È esausta, Draco. L'hai vista, sai che è drenata," Theodore fece un passo di lato, scivolando lungo il muro, la sua schiena era pesante contro di esso, "Ho dovuto metterla a letto io la notte che ti abbiamo ripreso... abbiamo perso qualcuno."

"Cosa?" scattò Draco rudemente, "Cosa vuoi dire - chi? Chi è morto, Nott?"

Esitando, la mente di Theo catturò la ragazza di sopra, e tutto il suo essere crollò per tutto ciò che aveva passato. Portava il lutto anche per qualcuno come Blaise, "Zabini."

"Zabini, cosa diavolo faceva con Zabini - no." chiudendo gli occhi, ci pensò. Come Amelie non aveva viaggiato ad Azkaban da sola. Era stata aiutata da Blaise per farli uscire. "Non sarebbe così fottutamente stupido. Non la porterebbe lì. Sa che lo ucciderei."

"Beh, lo ha fatto, e ora è morto. Stavano puntando contro di lei, ma hanno preso lui invece," combattendo l'idea di dire a Draco di Adrian, decise di no. Forse il ragazzo che curava Amelie era più informato di loro sullo stato di Malfoy, "Stavano cercando di ucciderla, e lei non aveva la bacchetta, Draco. Le ha salvato la vita."

"Dannazione," borbottò Draco, gettando la testa all'indietro mentre le catene tintinnavano, "Cazzo dannazione. Così stupido! Perché l'avrebbe portata lì? Perché...Zabini non conosce Azkaban, Nott."

Il barlume doloroso diventò oscuro mentre Draco raddrizzava la schiena, "Non è mai stato lì. Lo saprei se lo fosse stato, quindi come ha potuto portarla lì se non sa come si trova?"

Deglutendo, Theodore distolse lo sguardo.

"Chi?" sputò Draco più forte, "Chi l'ha portata ad Azkaban? Mia madre? Mio padre?" più e più realizzazioni sorsero nella mente di Malfoy, "Perché sei sveglio? Cos'è stato quel rumore che ho sentito prima?"

"Quale rumore?" balbettò Theo, sapendo che non avrebbe confessato più di quanto doveva, "Non so di cosa stai-"

"Con chi è, Nott?" Draco non esitò. Tirò le catene, e la sua pelle si arrossì dalla furia, "Chi diavolo sta vedendo dietro le mie spalle-"

"Dici sempre che te ne andrai se lei se ne va. Cosa significa?" Theodore rimase totalmente fuori dalla sua mente, non capendo nulla. Aveva ancora bisogno di chiedere ciò per cui era sceso, e voleva smorzando la tensione che portò Draco, "Moriresti se lei muore, giusto? Lo dici perché lo pensi davvero o perché pensi che le piaccia sentirlo?"

Draco sbatté velocemente le palpebre, alleviando la stretta che aveva nelle catene, e si appoggiò alla sedia. Guardando con sospetto il moro, "È un altro trucco? Per voi due per cercare di distrarmi di nuovo? Dov'è lei? Con chi è-"

Un forte sospiro interruppe il biondo, "Le hai fatto del male, Malfoy. Stava sanguinando, e non è questo il punto-"

"Quello..." Draco deglutì a fatica mentre ondeggiava i capelli di lato, facendo cadere le ciocche bionde sui suoi occhi, "Non ho pianificato di farlo. Lei-" non voleva mostrare alcuna emozione. Non poteva, "Cosa sta facendo?"

"Come se ti importasse," Theo non era ben a conoscenza delle sue azioni, sapendo quanto Amelie in quel momento stesse cercando di salvare la vita di Adrian, "Lei è con qualcuno...di sopra."

Fu come se tutto il calore in questo mondo si fosse spento mentre l'intera stanza diventava fredda. Draco si bloccò, la sua pelle pallida, "Qualcuno?" ribollì all'immagine di Amelie che era con qualcun altro, "Chi?"

"Non sono affari tuoi, Malfoy," Theodore incrociò le braccia, gonfiando il petto.

Dolore. Ferì Draco tremendamente, e quasi intorpidì il desiderio di ucciderla.

"Chi?" gridò Malfoy, senza risparmiare un minimo di pazienza, "È un altro ragazzo? Eh? C'è un altro ragazzo di sopra, vero? Chi cazzo-"

Theodore strappò via gli occhi da Draco, risalendo finché non fu alla porta. Non disse niente.

"Non mi ama più, vero?" sprofondando nella sedia, Draco si sentì così piccolo, "Non è più innamorata di me."

"Voglio ancora sapere quello che ti ho chiesto prima, perciò dimmi," disse Theo, più duramente adesso. Voleva sapere, "Se lei se ne va, tu te ne vai. È perché vuoi veramente morire per lei? La amavi così tanto che volevi morire se lei fosse morta?"

"Nott-"

"Dimmelo."

"Non posso farlo-"

"Dimmelo e basta, dannazione!"

"Sì!"

Malfoy stava ansimando adesso, era fuori di testa. Lottava ancora con l'immagine di Amelie e qualcun altro, "Certo, morirei per lei. Mi ucciderei in un attimo se ha bisogno che lo faccia."

"Allora è possibile, sentirsi così con qualcun alto? Amare qualcuno così tanto che vuoi veramente morire per loro?" le lacrime pizzicavano gli occhi di Theo, scuotendo la testa mentre si avvicinava, "Ti sacrificheresti per lei?"

Draco roteò il collo, stringendo le spalle. Dovette sforzarsi molto per confessare ciò che aveva già fatto, "Esci da qui, Nott."

"Voglio solo sapere, e poi me ne vado." tremando, gli occhi di Theodore pregarono i suoi.

"Cosa vuoi che dica, Nott?" Draco sputò le sue parole, cercando di evitare le sue stesse emozioni. Il modo in cui prima aveva fatto del male ad Amelie aveva più che lasciato il segno nel biondo, "Che la amo così tanto che morirei volontariamente per lei? Credo tu sappia rispondere."

"Non lo so..." Theodore emise un sospiro, "Non sembrava così prima."

Distogliendo lo sguardo, Malfoy prese un respiro, "Farei a pezzi questo mondo per lei, Nott. Quindi cosa diavolo pensi? Ma non ha più importanza, giusto? Lei non è più innamorata di me."

"Le hai fatto del male," Theodore si fermò, entrambi si guardavano, "Hai cercato di ucciderla. Non provi pena per te stesso adesso."

"Sì?" infuriandosi, Draco sputò, "Mi ha tradito? È così? E se anche io avessi scopato con qualcun altro? E se stessi facendo la bella vita quando pensavate che fossi catturato? Chiunque sia di sopra può averla."

"Non lo faresti mai a lei," Theodore deglutì con gli occhi sgranati, capendo che Draco lo aveva completamente frainteso, "Non la tradiresti mai."

Non lo farebbe. Lo sapevano entrambi, ma Malfoy si sentiva così ferito dal pensiero di Amelie che anche solo pensava a rinunciare a lui. Non era nemmeno vicino alla sanità di mente. Se fosse stato liberato mentre parlava - avrebbe molto probabilmente corso di sopra per farla a pezzi.

Era ciò per cui era stato torturato. Quello era il suo solo obiettivo, eppure gli faceva male. Lo feriva così terribilmente anche pensare che lei lo avrebbe lasciato andare. Che non avrebbe lottato per lui.

"Lo farei, e l'ho fatto. Ho colto la prima fottuta occasione per dormire con qualcun altro. Scopare un'altra strega è stata la maledetta cosa migliore che abbia mai fatto in un anno. Chiunque altro è meglio di Avery in quel campo-"

"Teddy..."

Draco smise di respirare.

Nemmeno una volta distolse lo sguardo da Theodore da quando quella voce angelica di cui non avrebbe mai potuto stancarsi balbettò il nome del moro. Malfoy non osava. Era terrorizzato che sarebbe diventato umano se lo avesse fatto. 

"Amelie-" Theo si voltò, guardando la sua migliore amica mentre era con le lacrime agli occhi, "No-"

Schiarendosi la gola con un mezzo singhiozzo, Amelie si asciugò velocemente le lacrime, e raddrizzò la schiena, raccogliendo tutto il coraggio che possedeva ancora, "Il tuo paziente è pronto."

"Paziente?" il collo di Draco scattò, guardandola da dietro Theodore, e il suo cuore crollò. La vista dei vestiti di Amelie sporchi di sangue e la sua pelle macchiata di rosso fecero contorcere le sue interiora, "Che cazzo è successo?"

"Teddy," Amelie non degnò Draco neanche di uno sguardo, "Devi venire. Si sveglierà presto, e credo sia meglio che-"

"Avery," disse Draco, interrompendola, ma lei ancora non lo guardava, "Quello che ho detto-"

"Theodore," ora Amelie stava pregando, tagliando fuori Draco mentre capiva quanto dovesse essere difficile per Theo, che era in una battaglia costante tra tutti, "Per favore, ha bisogno di te."

"Avery-"

Quello che Malfoy aveva affermato prima che realizzasse che lei fosse lì - l'aveva uccisa. Amelie gli aveva dato il suo corpo, nonostante ogni singola insicurezza che aveva, aveva concesso tutta se stessa a Malfoy, e lui aveva parlato di lei come se fosse niente.

Capendo che lui fosse ben lontano dal normale lui, che ora la odiava in questo stato, non aveva mai pensato che avrebbe parlato così di lei. Non aveva mai creduto che Draco l'avrebbe fatta sentire come si sentiva adesso.

"Avery-" Malfoy si sporse sulla sedia. Afferrò il legno dei poggiabraccio, scavando le unghie, "Ascoltami."

"Io sarò di sopra, Teddy, ma devi sbrigarti-" sussurrò prima di indietreggiare, e ci fu un momento, uno breve, in cui Draco aveva guadagnato il suo sguardo. Amelie lo guardò con così tanto dolore nel cuore che lo fece cedere.

"Per l'amor del cazzo, ascoltami, Avery!"

Amelie uscì.

"Porca puttana!" gridò Malfoy, dimenandosi e contorcendosi nella sedia, quasi strappando le catene per il modo in cui le combatteva, "Cazzo uccidimi e basta, Nott! Prendi la mia vita. Non la voglio più."

Non riusciva a respirare.

"Non è più innamorata di me, Nott," Draco distolse lo sguardo, pena e tortura riempivano i suoi occhi, "Quindi per qualsiasi cosa sei venuto qui, non ne vale la pena. Per nessuno di noi se lei non mi vuole più dopo di questo."

Accigliandosi, Theodore avanzò di un passo, "Lei ti amerà sempre-"

"C'è una maledetta differenza!" urlò Draco, tirando le catene, "C'è una fottuta differenza tra amarmi ed essere innamorata di me. Se Amelie non mi vuole - faresti bene ad uccidermi adesso perché non sarei in grado di vivere senza di lei."

Malfoy affondò la testa in avanti, seppellendo il mento nel petto, "Senza di lei tanto vale morire."

Gridando e urlando. Draco sapeva di averla ferita più di qualsiasi azione violenta. Sapeva bene quanto fosse fragile quando si trattava del suo corpo, e ora - ora lui era la ragione del perché lo nascondeva. Del perché nascondeva le sue cicatrici e indossava vestiti coprenti.

"Cazzo uccidimi e basta!" le lacrime si formarono nei suoi occhi, e non si era mai odiato così tanto come adesso, "Uccidimi e lascia che sia felice. Io non posso renderla felice. Lasciami andare, fammi morire, e prenditi cura di lei, Nott. Non posso più farlo."

"Tornerò," passandosi una mano tra i capelli, Theodore non sapeva chi doveva confortare, ma come aveva sempre fatto, scelse Amelie.

Teddy avrebbe sempre scelto Amelie.

Uscendo dalla porta, guardò di nuovo il biondo mentre sedeva incatenato, quasi piangendo nell'oscurità, "Tornerò di mattina, Malfoy. Cerca di dormire."

____

Accarezzando le dita lungo la schiena di Theodore, lo confortò con un caloroso sorriso. L'alba si era arrampicata sulle chiome degli alberi, e il sole brillava tra le tende della sua stanza. Era rimasta al suo fianco tutta la notte, entrambi occupandosi del ragazzo che aspettavano si svegliasse.

"Ancora pochi minuti," sussurrò, premendo le labbra nella testa di Theo, "Si sveglierà tra pochi minuti."

"Come facciamo, Amelie?" Theodore tenne i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Non aveva distolto lo sguardo da Adrian nemmeno una volta, "Continuiamo a tenerlo qui? Lo diciamo a Narcissa? Malfoy?"

"Non lo voglio vicino ad Atlas," era in piedi, camminando intorno al letto e scivolando su di esso. La sua schiena colpì la testiera, "Non voglio rischiare. Non sappiamo come sarà quando si sveglierà, e non posso rischiare che Atlas venga preso."

"Certo che no," Theo quasi ringhiò, offeso che lei avesse addirittura pensato di metterlo in chiaro per lui, "Ecco perché non ho menzionato Atlas. Non avrei mai lasciato Adrian vicino a lui."

"Scusami," i suoi occhi caddero sul ragazzo disteso accanto a lei, e sorrise debolmente, "Non intendevo quello. Solo...dobbiamo tenerlo al sicuro. È già pericoloso che Draco sia in cantina."

"Lo so," mormorò, prendendo un respiro profondo, "Possiamo spostarlo se vuoi? Non sei obbligata ad averlo qui. Quello che ha detto laggiù, quello che ha detto di aver fatto, Amelie - spero tu sappia che stava mentendo. Non lo farebbe mai a te."

"Lo voglio qui," lei distolse velocemente lo sguardo mentre le sue dita si contorcevano contro i palmi, "Lo voglio vicino."

"Amelie-"

"E se lo avesse fatto, Teddy?" sputò dolorosamente, "E se mi avesse tradita? E se tutto ciò che ha detto fosse vero? E se avesse veramente giocato con me? Se fosse stato il suo piano dall'inizio-"

"Adesso basta," Theo strinse la mascella e i denti, "Non lo farebbe mai. Mai, Amelie. È perso nella sua stessa mente, e non ha idea di cosa sta succedendo. Era geloso, ed era arrabbiato, ma ti tradirebbe mai - magari se lo ha fatto era per te, per salvarti se si tratta di questo, ma non lo avrebbe fatto perché lo voleva."

Scuotendo la testa, Amelie cercò di allontanarsi dalle dolorose immagini di Draco che la tradiva così. Gli aveva dato il suo corpo. Gli aveva dato tutto, e solo il pensiero di lui che voleva un'altra le frantumava il cuore.

"E tu?" cercò di cambiare argomento, "Come sta andando questo per te? Con Adrian qui?"

"Credo che possa aiutarci, Amelie," sussurrò Theodore, spingendosi dalla sedia, "Credo che possa dirci come aggiustare Malfoy. Era bravo con queste cose, tortura, e capire come contorcere la mente."

Sbattendo le palpebre con stupore per le sue parole, abbassò lo sguardo su Adrian, scioccata, "Credo di sapere quanto era bravo con quelle cose, Teddy-"

"Dannazione," borbottò dal bagno, versando dell'acqua in un panno e portandolo sul letto, pulì la fronte di Adrian, e passò il tessuto sulle sue guance, "Non intendevo quello. Scusa. Voglio dire che lui sa più di noi, e credo possa aiutare."

"Anche io credo che possa aiutarci, ma penso anche che sia meglio se rimane qui finché non sappiamo cosa fare con lui. Non posso averlo in casa quando c'è Atlas, Teddy. Può imbattersi in lui, e io non-"

"Lo so," aggrappandosi di nuovo alla sedia, entrambi sussultarono per il veloce cambiamento della posizione di Adrian, percependo che si stesse svegliando.

"Credo che dovrei-" Amelie piegò la testa verso la porta, volendo andarsene perché loro due avessero un momento da soli, "Porterò Atlas fuori in giardino a raccogliere dei fiori, e tu puoi assicurarti che Adrian stia bene."

"Penso che vorrebbe che anche tu stessi qui," Theo incontrò il suo sguardo per un secondo finché Amelie non guardò il ragazzo, "Si sentiva al sicuro con te, e io credo-"

"Ho Draco adesso," Amelie tracciò le punte delle dita sulla fronte di Adrian, scostando alcune ciocche di capelli, "Ho Draco, e Adrian ha te. Inoltre, se non gioco con Atlas, lui sarà in collera con me quindi penso sia meglio così."

"Ti voglio bene," il moro sorrise debolmente mentre lei camminava, voltandosi all'entrata, "Ti voglio bene, Amelie, e se questo in qualche modo ti mette a disagio - devi dirmelo, e porteremo Adrian da un'altra parte."

"Io ti voglio più bene," mormorò lei, "Meriti di essere felice, Teddy. Ricorda cosa abbiamo detto la scorsa notte. Non devi perdonarlo, ma puoi avere l'occasione di essere felice."

"Tu mi rendi felice," disse, i suoi occhi catturarono di nuovo i suoi, e non si sarebbe mai stancato di guardarla. Theodore amava la sua migliore amica più di quanto avrebbe mai amato qualcun altro.

"E tu rendi felice me," iniziò ad avvicinarsi alla porta, "Anche se sei un po' stupido certe volte-" ridacchiò, chiudendo la porta il più velocemente possibile.

"Ti ho sentito!"

Amelie scese in cucina, vedendo come Narcissa scivolava nel corridoio con un vassoio tra le mani. Era il suo momento mattiniero con Draco. Si assicurava sempre di passare un po' di tempo con suo figlio in quella cantina.

"Amelie!" quasi gridò Atlas, correndo da lei e avvolgendo le braccia intorno alla sua vita, "Sei sveglia!"

"Lo sono," sbuffò la ragazza, piegando la schiena e scompigliando i suoi capelli con le mani, "E anche tu, vedo."

"Narcissa mi ha preparato la colazione," sorrise, infilando il mento nella sua pancia e alzando lo sguardo su di lei, "Mi ha fatto i pancake con i mirtilli dentro, Amelie! Mirtilli nei pancake! Riesci a crederci? È fantastico."

"Sembrano deliziosi," Amelie ridacchiò, la sua testa era pesante per la sua mancanza di sonno, "Allora faresti meglio ad andare a mangiarli, no? Prima che scenda Teddy e se li mangi."

"No!" Atlas si staccò brutalmente da lei quasi saltando in cucina mentre si arrampicava sulla sedia alta, e iniziò immediatamente a riempirsi la bocca con la colazione, "Teddy ha mangiato le mie cioccorane la scorsa notte."

"Davvero?" Amelie sorrise, camminando verso il bancone e crollando nella sedia vicino alla sua, "Teddy mangia anche il mio cioccolato."

Una smorfia crebbe su di lui, accigliandosi leggermente, "Mi piace Teddy. Mi ha detto di imprecare-"

"Cosa?" Amelie alzò le sopracciglia, osservando suo fratello, "Teddy ha fatto cosa?"

"Niente..." Atlas arrossì, prendendo la forchetta e infilando più pancake nella sua bocca, "Ha detto che sei bella-"

"Mhm," appoggiando i gomiti sul marmo, roteò gli occhi, "Sono sicura che l'abbia fatto."

"Ma ha anche detto se voglio, quando siamo solo io e lui - posso dire dannazione."

Amelie sbatté velocemente le palpebre, strofinandosi le nocche sugli occhi, "No, non puoi-"

"Ha detto che tu lo fai!" il bambino scoppiò a ridere, soffocato dal cibo, "Ha detto che dici dannazione e se tu dici dannazione-"

"Basta dirlo."

"Dannazione."

"Atlas-"

"Dannazione."

"Atlas, basta-"

"Dannazione, dannazione, dannazione..."

Amelie non sapeva cosa fare, così invece, afferrò un pugno di panna dal suo piatto e la spalmò nella faccia del suo fratellino, "Basta diro," ridacchiò alla vista di lui ricoperto di panna.

Atlas rise così forte che echeggiò nella stanza, portandosi le mani in faccia, e quando meno Amelie se lo aspettava, sporcò le sue braccia di panna, "Dannazione!" ghignò fieramente.

"Atlas-"

"Hai iniziato tu!" gridò, prendendo un pancake mentre lo lanciava contro di lei, "Non iniziare qualcosa che non puoi finire!"

"Tu piccolo-" Amelie prese lo stesso pancake e lo lanciò contro suo fratello, "Sono più grande di te-"

"Cosa? Sei una nonna-"

"No, non-" rise, guardando il bambino mentre scivolava dalla sedia, correndo intorno alla cucina fino al bancone dall'altra parte della stanza. Narcissa aveva lasciato una ciotola di panna su di esso, "No, Atlas!"

"Oh caro!" Narcissa all'entrata spalancò gli occhi, vedendo come Atlas aveva le braccia nella ciotola e come entrambi i fratelli erano ricoperti di panna, "Vi lascio per quindici minuti, e voi due..."

"Non ho fatto niente!" Atlas lanciò ad Amelie un ghigno arrogante, "Amelie mi ha insegnato a imprecare."

"Amelie-"

"Non è vero!" lei si alzò in piedi, prendendo un tovagliolo per pulire la crema dal suo viso, "Teddy gli ha detto di dire dannazione e quando non smetteva..."

"Mhm." la donna incrociò le braccia, osservando entrambi, "Beh, fai meglio ad andate di sopra, Atlas. Non puoi andare in giro con quel pigiama sporco tutto il giorno, vero?"

"D'accordo..." il bambino sbuffò mentre sorrideva ad Amelie con provocazione, "Puoi leggere per me più tardi?"

"Vedremo," sua sorella scosse la testa, guardando Atlas mentre andava prima che il suo sguardo incontrasse di nuovo Narcissa, "Come...come sta?"

Lei distolse lo sguardo, sospirando, "Non ha dormito...ha detto che è successo qualcosa stanotte, e non ha dormito."

Il senso di calore che aveva acquisito ad aver giocato col suo fratellino svanì e venne rimpiazzato col dolore per Malfoy che non si sentiva bene.

Amelie ansimò un respiro turbato, piegando il corpo sul bancone, e seppellì la testa nelle braccia, "Adrian è vivo."

Narcissa rabbrividì, congelò mentre posava i piatti nel lavandino, "Come?"

"È vivo, e sta dormendo di sopra, o si sta svegliando...Teddy è con lui."

Le labbra di Narcissa si schiusero. Le avevano detto tutto. Amelie le aveva detto la verità di Azkaban e Adrian - Theodore aveva fatto lo stesso, e la madre di Draco ora conosceva tutti i loro segreti, anche se prima sospettava.

"Theodore..." scosse la testa, posando le mani sul bancone, "Sta bene? Pensava che il ragazzo fosse morto e ha pianto-"

"È con lui adesso, e non lo so..." sorrise, quasi, "Ma qualcosa mi dice che starà bene."

L'immagine di Adrian e Theodore insieme le faceva bene. Amelie non desiderava altro che la felicità per il suo migliore amico, anche se quella gioia sarebbe stata trovata col suo vecchio amante. Theodore Nott meritava il mondo, pensava, e se questo era un pezzo di paradiso - avrebbe fatto di tutto purché lui lo avesse.

"E tu?"

Quella era una domanda più che dura. Non sapeva cosa rispondere. Distrutta e ferita dal conflitto di Draco, per fare il meglio che poteva con Atlas, e aver finalmente riavuto Adrian. Non avrebbe mai potuto rispondere sinceramente.

"Non lo so," sussurrò, e Narcissa notò quanto  la ragazza stesse facendo fatica, "Starò bene. Credo."

"Va bene essere feriti," la donna abbassò la voce, camminando verso Amelie con un asciugamano bagnato, e lo accarezzò con attenzione lungo il suo braccio, pulendo la panna, "Va bene provare qualcosa, Amelie. Non devi mettere tutti loro prima di te stessa. Mio figlio ti ha ferita. Adrian ti ha ferita. Tu non-"

Le lacrime iniziarono a formarsi alle parole di Narcissa, e con un respiro profondo, Amelie avvolse le braccia intorno a lei, abbracciando la madre di Draco con tutta se stessa.

"Ho solo paura," gemette, piangendo, "Ho paura di perderlo. Non posso vivere senza Draco."

"Lo so, cara," Narcissa parlò nelle ciocche ondulate dei capelli di Amelie, "Lo so, ma lui è di sotto. È ancora lì, Amelie. Lo sento. Dobbiamo solo cercare di tirarlo fuori."

Amelie rimase lì per lunghi momenti, abbracciando Narcissa e prosciugandola di tutto il conforto che poteva dare finché Atlas non la chiamò e dovette aiutarlo con i vestiti.

Fermandosi alla porta, Narcissa le lanciò un sorriso grazioso, "Va giù e parlagli. Credo che possa farvi del bene."

Amelie esitò per quasi un'ora. Dubitava se fosse una buona idea per lei fare di nuovo visita a Draco. Lo bramava così tanto che la lacerava, ma allo stesso tempo, non sapeva se fosse in grado di gestire le sue parole crudeli.

Amelie sapeva che non era il suo Draco. Quel Malfoy non la tratterebbe così se non fosse obbligato, eppure la bruciava dentro.

Con due tazze di tè tra le mani e un respiro tremolante, entrò nella cella. Incontrò gli occhi dannati.

"Finalmente," Draco sbuffò arrogantemente, "Mia madre ha detto che ti avrebbe mandata qui più di un'ora fa."

Rimanendo con la schiena contro la porta, lei si accigliò, "Come sai che è passata un'ora?"

"Ho contato i minuti."

Lo sguardo di Amelie tremolò, e con passi esitanti, camminò verso di lui. Posando una delle tazze di tè davanti a lui prima di indietreggiare di nuovo.

Draco alzò un sopracciglio, "Sicura che sia quella con lo zucchero questa volta?" ricordando tutte le volte che gli ha dato quella sbagliata, "Non sopporto il tuo maledetto miele. Non capisco perché lo bevi con quello."

"Teddy odora-"

"Di miele, lo so," finì per lei, afferrando la tazza, "Lo dici tutto il tempo."

"Allora perché lo chiedi?" tenne il suo tono calmo.

Facendo un sorso della bevanda calda, la guardò, "Io di cosa odoro?"

Impiegò un momento prima di schiudere le labbra e disse, "Di casa," la sua voce tremava, "Odori di casa."

Draco strinse la mascella e abbassò lo sguardo, "Anche adesso?"

"Lo farai sempre," Amelie si sedette sul pavimento, tirando su le ginocchia, "Non cambia solo perché tu sei cambiato."

"Avery-"

"Mi hai tradita?"

Le sue parole squarciarono la stanza e barlumi di dolore macchiarono i suoi occhi di ghiaccio, "Sai già la risposta."

"Davvero?" sollevò un sopracciglio, scattando il collo per guardare in basso, "Non sembrava così la scorsa notte."

"Preferirei morire piuttosto che tradirti." Draco sentiva così tanta agonia dentro che doveva dirglielo. Era stato spietato con lei. Lo capiva, eppure lo feriva che lei glielo avesse chiesto. Non le avrebbe mai fatto del male in quel modo, "Non ti ho tradita. Ho cercato di tornare da te ogni minuto dei giorni in cui non ero qui."

La riscaldò, da qualche parte, sapendo che non aveva completamente rinunciato a lei.

"È il mio turno."

"Cosa-"

"Cosa è successo la scorsa notte?" posando di nuovo la tazza sul tavolo, Draco roteò le spalle, fissandola da lontano, "Mi hai fatto una domanda, ora è il mio turno. Cosa è successo?"

Discutendo di ciò che le aveva chiesto per dei secondi, Amelie fece un sorso di tè, "Qualcuno ha fatto ritorno."

"Chi?"

"Queste sono due domande," Amelie sentì il calore della tazza tra le mani, "Hai detto una domanda, quindi ora è di nuovo il mio turno."

Roteando gli occhi, li posò su di lei, "D'accordo."

"Cosa è successo quando sei scappato da Azkaban?" dubbiosamente, lo chiese. Se lo chiedeva da quando Blaise gliene aveva parlato, come non glielo aveva detto lui stesso."

"Cosa?" leccandosi il labbro inferiore, si sorresse nella sedia, "Come diavolo sai-"

"Me l'ha detto Blaise," aveva un barlume di curiosità negli occhi che lo catturò immediatamente, e il ragazzo sentì come se non avesse nulla da perdere.

"Ho ucciso una persona, e sono stato catturato," Draco mantenne un'espressione fredda, nemmeno un'emozione si mostrava su di lui, "Era un mondo diverso all'epoca, e mi avevano condannato ad Azkaban per questo, ma sono fuggito, e ho mandato tutto a puttane, per tutti."

Lei rimase in silenzio, aspettando che andasse avanti, e lo fece, "Se non avessi fatto quell'errore, la mia famiglia sarebbe stata libera. Mio padre non avrebbe abbandonato me e mia madre per unirsi al Signore Oscuro, e io non ti avrei fatto tutto questo."

"Non è vero," Amelie scosse la testa mentre le sue dita accarezzavano il pavimento di cemento,  giocando con dei sassolini tra le dita, "Mia madre è comunque scappata, e lui avrebbe mandato qualcun altro a fare ciò che hai fatto tu."

"Non sarebbe stato meglio?" prese di nuovo la tazza, piegandosi in avanti, "Se non fossi stato io?"

Una curva sulle sue labbra mentre cercava di nasconderla, "È una domanda?"

Ora la guardava, "Sì."

"No," ansimò Amelie, il suo petto si alzava e abbassava pesantemente, "Non sarebbe stato meglio. Non cambierei niente tra di noi."

Draco si odiava. Disprezzava totalmente se stesso per essere colui ad averla infilata in tutto questo. Aveva cercato di ucciderla non troppi giorni prima, e il fatto che lei fosse gentile con lui - gli faceva sentire qualcosa.

"Sei innamorata di me?" chiese, fuori dal nulla, e la colpì. Amelie non credeva che gli importasse se lo era.

"Queste sono due domande," alzando la tazza, inclinò la testa di lato, "Prima è il mio turno - come stai?"

"Come sto?" ringhiò, scioccato e infastidito, "Che diavolo di domanda è?"

Amelie lo guardò semplicemente mentre lui appoggiava una delle sue caviglie sul ginocchio, entrambi i gomiti sui poggiabraccio.

"Come stai?" disse di nuovo, "Voglio sapere come stai. Tutto quello che hai fatto per tutto il tempo che sono stata qui è stato urlarmi contro. Non sono più riuscita a chiederti come stai."

Borbottando qualcosa di inaudibile a bassa voce, Draco sprofondò nella sedia, "È come se non potessi respirare, delle volte."

"Perché?" premendo le mani sul pavimento, si alzò. Accarezzò il tessuto della sua camicia da notte, "Perché non puoi respirare, Draco?"

"Perché tu non sei mia." non la degnò di uno sguardo, fissando il pavimento, "Perché ti ho fatto del male e perché ho paura di averti persa per sempre."

"Draco..."

"Non compatirmi. Non voglio la tua pietà, Amelie. Io voglio te. Voglio te per il resto della mia dannata vita, ma non ti riavrò più, vero?" gli mancava così tanto che lo faceva a pezzi, e lei era proprio lì. Era così vicina, eppure non era mai stata così lontana, "Ho mandato tutto a puttane. Come faccio sempre!"

"Non dire-"

"Non dire cosa? La fottuta verità? Ho cercato di ucciderti, Amelie. Ho cercato di affogarti nella nostra maledetta vasca da bagno, tutto perché sono fottutamente debole!" raddrizzando le spalle, i suoi occhi ritrovarono i suoi, "Sono così fottutamente debole per ciò che ti ho fatto. Non ti merito. Non potrei mai meritarti dopo di quello."

Non era mai stata così frustrata. Amelie non era mai stata così arrabbiata per la sua mancanza di comprensione fusa con la sua testardaggine, "Non puoi decidere per me. Sono perfettamente capace di decidere da sola. Non dipenderà mai da te, come scelgo di amarti-"

"Non sai con chi hai a che fare," gridò Draco, e iniziò a intimidirla di nuovo, "Non hai la maledetta idea di chi sono veramente dietro tutto l'amore che provo per te."

"Dimmelo allora!" urlò lei, la disperazione lacerava la sua voce, "Dimmi cosa ti ha fatto il Signore Oscuro! Fammi capire. Non ne parli mai, e io non ti chiedo mai di farlo perché so quanto deve essere difficile. Proprio come io non parlo di Adrian."

"Non dire il suo cazzo di nome," sputò Draco furiosamente. Si dimenò nelle catene, "Non voglio il suo fottuto nome sulle due labbra, Amelie!"

Deglutendo, lei si sentì più che in colpa per nascondere lo stesso ragazzo di sopra. Per avergli salvato la vita dopo che lui l'aveva sacrificata per salvarli.

"Vuoi sapere cosa mi è successo? Eh? Sono stato maledettamente torturato da quando ero un cazzo di bambino - proprio come te, ma la differenza è che io ero dannatamente debole, Amelie. Non potevo contrastarlo, e cedevo. Ecco cosa mi è successo."

Prendendo un respiro profondo, allentò nella sedia, "Lui mi lodava. Mi riempiva di complimento e attenzioni, e ha chiesto ai miei genitori di non farlo. Dopo averlo fatto, lo portò via. Mi distrusse per il suo proprio piacere, e io ne divenni dipendente. Mi sono agganciato a una figura paterna come lui. Naturalmente, non lo sapevo allora - come chiedeva a mio padre di non darmi alcuna attenzione e di maledirmi per ogni singola cosa facessi. Ricordi le cicatrici che ti ho fatto vedere nella biblioteca? Le cicatrici che baci ad ogni occasione? Molti di loro vengono da scontri, sì, ma la maggior parte sono di mio padre."

Amelie scivolò di nuovo lungo il muro, abbracciando le ginocchia al petto, e ascoltò.

"Il Signore Oscuro mi dava tutto ciò che prendeva segretamente, solo per portarlo via a modo suo, e lo faceva, ancora e ancora finché non c'era più niente rimasto di me, e poteva plasmarmi in ciò che voleva. Mia madre mi ha sempre detto come li minacciava di portarmi via se loro non seguivano il gioco. Poi ti ho trovata, e mi hai salvato."

Il suo cuore faceva male per lui. Non lo aveva mai saputo. 

"Perciò ecco a te. Sono una fottuta causa persa, e ho vissuto con te in un tempo in prestito. Mi hai dato il tempo che non ho mai pensato di poter avere. L'ho capito, e sono finito perché, nel giro di tre giorni, è riuscito a cambiarmi di nuovo."

"Sei stato torturato, Draco," sussurrò, le lacrime scivolavano lungo le sue guance mentre cercava di asciugarle prima che lui le vedesse, "Ciò che ti ha fatto non è colpa tua. Non sarà mai colpa tua."

"Sì?" alzò il mento, "Perché mi ami? Per questo lo dici? Perché io sono tuo e tu sei mia? Perché morirei per te e tu te ne andresti per me?"

"Basta, non dire-"

"Che siamo noi e che ce la faremo?"

"Draco-"

"Allora cosa diavolo vuoi che ti dica, Amelie? Che voglio una famiglia con te? Che voglio che tu porti i miei figli? Che ho un anello nella tasca interna della mia giacca di sopra? Che ho quel fottuto anello da quando siamo andati a Londra prima di natale?"

Quello le fece scattare la testa, guardandolo con occhi larghi, "Cosa?"

"Che ho voluto chiederti di sposarmi ogni dannato giorno da allora? Perché l'ho fatto. Lo faccio. Lo voglio. Voglio tutte quelle cose con te. Non ho mai pensato di poterlo avere. Non ho mai pensato di essere amato nel modo in cui tu mi ami, e pensavo che sarei stato solo, ma ti ho trovata, e poi ho mandato tutto a puttane." sospirando, il suo petto sembrava sul punto di esplodere.

"Non farlo," Amelie si sentì così sconfitta, la sua mente non poteva affrontare di più, "Non dirmi questo."

"Dirti cosa?" Draco continuò, disperato che lei capisse, "La verità?"

"Sì, Draco. Non dirmi la verità quando sai che non possiamo averla."

Calò il silenzio. Entrambi persero dolorosamente il respiro.

"Mi hai chiesto se sono innamorata di te," Amelie ruppe il silenzio, le sue parole a malapena percepibili, "Non potrei mai immaginare una vita in cui non lo sono."

Alzandosi in piedi, sentì le sue ossa diventare polvere e, senza pensare bene a ciò che le aveva fatto, alzò la bacchetta e sussurrò, 'finite' a bassa voce.

Con occhi grandi, Draco guardò come le catene allentavano, e caddero rumorosamente a terra, "Non farlo, Amelie."

"Anche io voglio quel futuro," la sua voce era così sottile mentre rimaneva con le braccia lungo i fianchi e i suoi occhi pregarono i suoi. In silenzio, supplicò per la sua pietà.

Malfoy spinse le mani sui poggiabraccio e si alzò in piedi, "Amelie..."

"Torna da me," disse lei, e quello fu tutto ciò che serviva perché lui tuonasse verso di lei.

Il respiro di Amelie si bloccò nel secondo in cui le sue mani la afferrarono per la mascella, e premette disperatamente le labbra sulle sue.

Attaccando la schiena di Amelie al muro, Draco la baciò. Le sue dannate labbra si sciolsero nelle sue pure, e la baciò come non aveva mai fatto prima.

Premendo il corpo contro di lei. La prosciugò di tutto ciò che aveva, muovendo le labbra insieme alle sue, e rubò l'aria dai suoi polmoni.

"Ti amo," ansimò Draco pesantemente nella sua bocca, una mano sulla sua mascella mentre l'altra intrecciata intorno ai suoi capelli, "Quanto cazzo ti amo, Amelie."

"Torna da me," emise Amelie a bassa voce, trovando difficoltà a respirare mentre si alzava sulle punte e ricambiò il bacio, "Resta con me, Draco."

"Sono tuo," ringhiando, continuò ad onorare le sue labbra con le sue, respirando lei e ogni pezzo di paradiso che gli portava, "Sarò fottutamente tuo fino alla fine dei tempi."

Scivolando la mano sotto il suo mento, le afferrò la gola, e inconsciamente - strinse le dita, "Ti amo," ringhiò, "Ti amo."

"Draco-"

Piegò la testa all'indietro mentre lei apriva gli occhi, e fu lì che la vide.

L'oscurità prese di nuovo il comando di lui.

"No, Draco-" alzando le mani dalla sua vita, lei cercò di allontanare il suo tocco, "Basta!"

Malfoy non si fermò e il panico la inondò. Ferocemente, attaccò il suo corpo al muro, la testa di Amelie colpì le pietre, "Draco-"

Amelie non poteva respirare mentre la sua mano si tendeva intorno alla sua gola, stringendola così rudemente che i suoi occhi rotearono quasi all'indietro. I suoi piedi non toccavano più terra.

"Draco!" cercò di urlare, ma era come se lui non la sentisse, e la sua stretta la tirò più su.

La stava strangolando. La mente malvagia a cui lo aveva incatenato il Signore Oscuro sequestrò ogni traccia di sanità che possedeva.

"Draco, ti prego-" graffiandogli le braccia, scavando le unghie nelle sue mani, cercò di liberarsi. Le lacrime scivolavano sulla sua pelle pallida, e le sue labbra diventarono blu, e in quel momento, lui strappò via le mani da lei.

Indietreggiando, fissò con aria assente le sue stesse mani che tremavano. Malfoy ansimò mentre lei cadeva impotentemente a terra.

"No-" scosse la testa, e il suo sguardo catturò la ragazza che tossiva sul pavimento, "No, no, no. Ti ho fatto di nuovo del male..."

Senza perdere un secondo, marciò alla sua sedia, gridando, "Legami!" Draco non riusciva a credere a ciò che aveva fatto. Aveva cercato di ucciderla di nuovo, "Legami cazzo!"

Desiderava che Amelie lo incatenasse di nuovo. Non poteva rischiare. Non era forte come credeva per lottare contro i pensieri malvagi che aveva. 

Afferrando la sua bacchetta, Amelie sussurrò l'incantesimo, e le catene lo legarono di nuovo alla sedia.

"Esci da qui!" urlò, le lacrime gli inumidivano gli occhi, "Adesso, Amelie. Esci!"

E lei lo fece. Amelie quasi gattonò mentre la porta sbatteva dietro di lei.

____

Una settimana.

Passò una settimana da quando vide Draco, e faceva male ogni giorni di più. Amelie non aveva mai pensato fosse possibile sentire la mancanza di qualcuno come lei sentiva la sua.

La affogava, ancora e ancora. Si sforzava da morire per restare in equilibrio e funzionare per Atlas, per stare con lui e assicurarsi che avesse qualcuno quando la loro madre era ancora nel vento.

Il tempo che non usava con suo fratello lo passava a piangere nella doccia, nel loro letto, e fuori dalla cella in cui Draco era rinchiuso. Ogni nervo del suo corpo faceva male per lui. Ogni vena si strappava nel desiderio che il suo cuore battesse di nuovo insieme al suo.

Sentirlo piangere era la cosa peggiore. Mentre sedeva fuori dalla porta di ferro che li teneva separati, lo sentiva. Sentiva i suoi pianti, i suoi singhiozzi mentre erano così straziantemente pieni di rabbia e odio per se stesso. Continuava incessantemente. Malfoy si dimenava nelle catene. Urlava e gridava nell'agonia di ciò che le aveva fatto.

Draco credeva sempre di salvarla, che portava in superficie le anime peccaminose che l'hanno continuamente tenuta in basso, ma non ha mai pensato che lui sarebbe stato la ragione che l'avrebbe affondata del tutto.

Le mancava. Le mancava. Le mancava.

Quello era tutto ciò che sapeva - le mancava.

Che non poteva sentire la sua voce la mattina presto mentre rotolava sul fianco tra le coperte del loro letto.

Che non poteva avere i suoi baci che le dava dal secondo che apriva gli occhi fino al punto in cui doveva convincerlo a farle lasciare il materasso. 

Che non poteva sentire le sue braccia che le avvolgevano la vita, alzandola e portandola a letto quando cercava di vestirsi.

Come le parlava, quella era la cosa più difficile, credeva, come la faceva sentire mentre le sue soffici labbra si separavano per onorare ogni centimetro di lei. Come la apprezzava per essere l'umano che era, come la riempiva di parole gentili, come la guardava quando lo faceva. Come la toccava, come il suo corpo, non importa dove fossero, era sempre vicino al suo. 

Questo la lacerava perché lui era ancora lì.

Draco era di sotto, e questo tendeva a ferirla fino a desiderare di non svegliarsi la mattina. Lui era lì. La voleva tanto quanto lei voleva lui, ma non poteva averla. Malfoy non si fidava di se stesso dopo aver cercato di ucciderla di nuovo la settimana prima.

Finalmente, Amelie realizzò come deve essersi sentito quando lei non si ricordava di loro. Erano passati mesi da allora. Eppure, la tormentava che lui avesse passato il tempo a sentirsi costantemente così, e lei era quasi morta dopo una settimana di ciò.

"Credo che dovremmo dirglielo," sussurrò Amelie tra le mura della sua camera, "Di Adrian, intendo. Penso che meriti di sapere."

"Amelie..." Teddy inclinò la testa, riposando sul suo lato del letto che condivideva con Draco, "Sta facendo grandi progressi. Non sarebbe giusto per lui se lanciamo adesso una bomba del genere su di lui. Potrebbe uscire da ciò per cui abbiamo lavorato-"

"Oppure il contrario," sbuffando le parole, infilò il mento nelle sue braccia incrociate, abbracciando le sue ginocchia, "E se fosse quello di cui ha bisogno per uscire del tutto?"

"Vuoi davvero rischiare?" Theo la fissò quasi spaventato per la risposta, "È vicino, Amelie. Ancora poche settimane-"

"Ancora poche settimane?" i suoi respiri pesanti appannarono il vetro della finestra mentre fissava con aria assente gli alberi, "In poche settimane potremmo essere tutti morti, Teddy. In poche settimane nessuno di noi potrebbe essere più qui, e non aspetterò settimane per riaverlo se c'è la possibilità di farlo tornare adesso-"

"Non è il momento di essere egoisti," reggendosi, Theodore lanciò le gambe sul bordo del letto, "Pensa a cosa gli farebbe-"

"Egoisti?" sibilò lei, voltandosi nel suo posto, si alzò, "Se lo voglio indietro sono egoista? Gli stiamo mentendo, Teddy. Da Azkaban, gli abbiamo mentito nella sua mente sana o no, lui è ancora lì, ma diciamo di farlo a modo tuo - diciamo che non gli diciamo niente e starà bene e non si fiderà più di noi."

"Di me," Theodore si alzò in piedi, scuotendo la testa, "Non si fiderà più di me perché io l'ho fatto. Ho mentito a entrambi e l'ho salvato dietro le vostre spalle. Non sarà mai colpa tua. Non hai scelto tu di riportarlo in vita-"

"Nemmeno tu!"  accigliandosi, Amelie incrociò le braccia, stringendo le dita intorno alla maglia, "Non sapevi fosse lui per settimane, e quando l'hai saputo - era troppo tardi. Non è nemmeno colpa tua. Non ti lascerò prendere tutta la responsabilità, ma la stiamo rendendo colpa nostra quando glielo stiamo nascondendo. Non stiamo facendo un errore. Non lo stiamo tenendo al sicuro. Stiamo facendo una scelta, Teddy. Stiamo facendo una scelta. Ogni volta che tu o Narcissa andate laggiù, facciamo la scelta di non dirglielo e dipende da noi."

"Non è così che funziona," Theo rimase della sua idea, "Ha cercato di ucciderti-"

"Perché lo hanno torturato, perché gli hanno fatto del male e lo hanno costretto a credere che tutto questo fosse colpa mia."

Credeva che lo fosse. Amelie sentiva il peso del mondo che le circondava le spalle, "Magari lo è, ma lui non lo farebbe se non fosse obbligato."

"Non è colpa tua," Teddy la rassicurò, "So che pensi che ha passato troppe cose, ma anche tu. Non dipende da te. Tutto questo è successo perché Athena ha tradito tuo padre tutti quegli anni fa. Tu eri una bambina."

"Lo so..." sospirando, le sue dita si contorsero contro le sue mani e i suoi occhi guizzarono alla porta mentre veniva aperta lentamente, "Ma abbiamo detto ad Atlas di lui, e anche Draco merita di sapere."

"Di me?" Adrian entrò nella stanza, chiudendo la porta dietro di lui mentre restava lontano, non volendo intrufolarsi, "Scusate sono in ritardo, ma Atlas ha lanciato la palla nella foresta e ci abbiamo messo mezz'ora per trovarla."

"Dov'è adesso?" chiesero i due migliori amici mentre scattavano le teste per guardarsi.

"Con Narcissa in cucina...sta preparando la cena, ma stavate dicendo-"

"Sì," forzando un sorriso, Amelie annuì, "Voglio dire a Draco di te, e Teddy non vuole."

"Non è ciò che ho detto-"

"È esattamente ciò che hai detto," Amelie sollevò un sopracciglio, guardando il suo amico, "Hai detto che non volevi dirglielo nel caso reagisse contro di noi."

"Ed è un'idea terribile-"

"Sì," disse Adrian, accigliandosi, "È una pessima idea. L'ho visto prima, Theo, e ti ho detto che potrei aiutare."

"Cosa?" Amelie avanzò, tutto il suo corpo si bloccò a ciò che confessò Adrian, "Cosa vuoi dire che glielo hai detto? Teddy! Non puoi tenermi all'oscuro queste cose, non quando si tratta di Draco-"

Premendo le labbra in una linea sottile, Theodore sbuffò contro il ragazzo dall'altra parte della stanza, infastidito e irritato per essere stato esposto da lui, "Non stavo nascondendo niente. Tutto quello che Adrian ha detto è stato che pensava di sapere come aggiustarlo-"

"Non glielo hai detto?" incrociando le braccia, Adrian raddrizzò le spalle, "Hai detto di averle-"

"Beh, ovviamente, non l'ho fatto," preso dal panico per il modo in cui lo stavano affrontando, prese di mira il muro e lo fissò.

Roteando gli occhi, Amelie guardò invece Adrian, rimpicciolendosi un po' mentre marciava più vicino a lui, fermandosi a pochi centimetri, "Come lo aggiustiamo?" chiese, quasi pregando, "Hai detto si sapere come aggiustarlo?"

"C'è un motivo per cui non gliel'ho detto, Adrian. Non è una buona idea-"

"Lo provochiamo," Pucey interruppe Theodore mentre i suoi occhi cadevano sulla ragazza, e non riuscì a non notare la sua mancanza di sonno. I cerchi scuri sotto i suoi occhi, la sua pelle grigiastra. Amelie era esausta, "L'ho già fatto con altri...soldati, ed è possibile rompere lo stato in cui si trova con l'amore come cerca di fare Theodore, ma è più probabile che lo rompiate ferendolo."

"Ci abbiamo provato," sussurrò lei, il suo sguardo studiava il ragazzo, "Ci abbiamo provato, ma è peggiorato. Invece ha fatto male a me-"

"Perché odia se stesso. Tu e Theo non potrete mai essere i suoi salvatori in questo. È come se fosse squarciato dentro, una parte di lui è ancora qui con voi, ed è di solito la persona che parla, perciò se è rude o cattivo con le parole - allora di solito è perché sta cercando di allontanarsi. Sa che non ti merita più, quindi cerca di farsi odiare da te." prendendo un respiro con esitazione, poteva sentire lo sguardo di Theodore che bruciava su di loro, "Mentre l'altra parte, quella pericolosa è situata nel suo corpo. Hai detto che vi baciavate quando ha cercato di strangolarti?"

Un suo cenno del capo parlò più forte.

"È perché non può controllarlo. Quando era lì a dirti quanto ti amava e quanto voleva stare con te, lo pensava davvero, ma si è impadronito del suo corpo anche se la sua mente era pulita. È una cosa pericolosa, giocare con una persona come hanno fatto con lui, ma può essere aggiustato, solo con un po' più di...metodi provocatori."

Amelie sbatté velocemente le palpebre e incappucciò gli occhi, "Provocare come?" sentendo l'esitazione nella sua voce, doveva sapere.

"Credo che dovresti lasciare che io lo veda, non solo dirgli di me. Penso tu debba portarmi laggiù, e che lui debba vederlo, e poi lascerai fare a me."

Non dipendeva da Teddy. Adrian lo sapeva. Dipendeva da Amelie.

Questa era la conferma di Amelie, e anche se era in piedi davanti a lui dubbiosa, il suo corpo così fragile e distrutto come non l'aveva mai visto, lei annuì.

Era doloroso per lei, sapere quanto Draco si sarebbe sentito tradito, ma doveva farlo. Amelie aveva bisogno che lui tornasse, non importa a quale costo. Riconoscendo che Malfoy avrebbe preferito morire piuttosto che avere Adrian ancora vivo - guardò Theo, e sussurrò, "Portiamolo di sotto."

____

La porta sbatté dietro di lei, e il secondo che lo fece, l'istante che Amelie si fece vedere nell'ombra che indugiava sulle pareti di pietra, Draco sospirò.

Scuotendo la testa mentre il suo mento affondava nel petto, sprofondò nella sedia, "No," disse e distolse lo sguardo. Non riusciva a guardarla, "Assolutamente no. Devi andartene."

"Draco..." emise Amelie a bassa voce e le sue vene strariparono di dolore, "Non farlo."

Con lo sguardo ancora incollato a terra, Draco strinse la mascella, "No. Non posso averti qui. Non ti voglio qui quando sono così. Non dopo l'ultima volta."

Malfoy rifiutava che lei lo vedesse dopo averla attaccata. Non avrebbe mai più rischiato di farle del male, non avendo alcuna fiducia di se stesso, "Devi andare, Amelie. Non farmi questo."

Faceva male. Ogni nervo sembrava andare a fuoco dentro di lui.

Esitando, Amelie fece passi lenti fino a raggiungere la sua sedia, "Non ho paura di te." non l'aveva. Non avrebbe mai potuto essere spaventata di lui, e non gli avrebbe mai fatto credere di esserlo. Gli avrebbe fatto costruire muri più alti intorno a lui, e non poteva permetterlo.

"Dovresti," Draco tenne lo sguardo basso, ma era più che difficile farlo. Adesso era così vicina a lui. Così vicina che se avesse alzato la testa, l'avrebbe seppellita nella sua pancia, "Dovresti avere paura di me. Lo merito."

Allungò le dita verso di lui e strofinò le punte delle dita sulla sua fronte. Amelie aveva solo bisogno di toccarlo. Bramava semplicemente di sentire la sua pelle.

Quello che non sapeva era lo stava uccidendo. Averla lì, a pochi centimetri col suo profumo di fiori sbocciati che lo intrappolava. Draco cedette, avrebbe sempre ceduto per lei, e fece ciò per cui stava lottando duramente. Piegando la schiena, premette la guancia sulla sua pancia, e nascose il viso nel rifugio che gli portava.

"Mi manchi," ansimò Draco nel tessuto morbido del suo vestito, allungando le braccia e avvolgendole intorno alla sua vita. Le catene tintinnarono mentre la tirava tra le sue gambe, "Mi manchi così tanto che fa maledettamente male."

Un minuto. Poteva permettersi di perdersi nel suo abbraccio solo per un minuto.

Stringendo le braccia intorno alla sua testa, Amelie spinse il naso nei suoi capelli, e gli baciò la testa, "Tu mi manchi di più," il suo sussurro provocò una scia di brividi lungo la sua schiena, "Mi manchi da morire, Draco."

Le lacrime riempirono i suoi occhi mentre stringeva il ragazzo che il suo cuore desiderava, "Quindi perdonami per questo..."

"Cosa-"

Amelie si staccò velocemente muovendo le mani sulla sua mascella e in una mossa veloce, premette le labbra sulle sue. Lo baciò, le lacrime scivolavano lungo le sue guance, "Ti prego perdonami per questo, Draco."

Accigliandosi, lui la fissò con gli occhi sgranati mentre lei indietreggiava. Quasi inciampando nei suoi stessi piedi, la sua schiena colpì il muro accanto alla porta, "Amelie, che diavolo stai-"

"Ti ho mentito." balbettando, scosse la testa, e lui poté vedere come tutti i suoi demoni stessero facendo fatica a trattenerla, "Ti ho mentito, e mi dispiace..."

Il viso di Draco crollò e diventò freddo. Non l'aveva mai guardata così, "Cosa hai fatto?"

"Da quando ti abbiamo trovato, ti ho mentito," muovendo lentamente le mani sul vestito, strinse nervosamente l'orlo, "Ricordi l'uomo che si è avvicinato a me al ballo in maschera?"

"Devo ancora ucciderlo," Draco roteò la lingua nell'interno guancia al ricordo di come quel mangiamorte aveva parlato ad Amelie, "Ma sì, sfortunatamente, me lo ricordo."

Non trovando nessun divertimento nelle sue parole, le lacrime continuarono a cadere, "Non era solo un uomo qualunque, Draco, e non l'ho scoperto fino alla notte che siamo venuti a prenderti."

"Siamo?" alzando un sopracciglio, Draco inclinò la testa, appoggiando la schiena alla sedia, "Chi sono 'noi'? Tu e Zabini?"

"Lui è la ragione per cui siamo riusciti a tornare qui, Draco. Ci ha salvati."

"Lui?" strinse i denti, quasi frantumandoli alla menzione di un altro uomo, "Chi diavolo è lui?" Draco ringhiò a bassa voce perché stava tornando.

La costante paura che lei stesse rinunciando a lui. Malfoy non poteva sentirlo nella sua stessa voce mentre parlava. La gelosia per qualcun altro che le stava vicino, la tortura di un altro uomo che la salvava quando lui non ci era riuscito. Nel profondo, Draco sapeva che lei non avrebbe mai smesso di avere fiducia in lui. Avevano passato troppe cose perché lei rinunciasse a lui. Eppure faceva ribollire il suo sangue.

"Credevo fosse morto," muovendosi verso la porta, chiuse con attenzione il pugno intorno alla maniglia, "Credevo fosse morto per noi. Mi ha chiesto di bruciarlo. Mi ha detto di bruciare Azkaban, e l'ho fatto-"

"Aspetta!" chiudendo gli occhi per un secondo, li riaprì subito, e posò di nuovo lo sguardo su di lui. Spingendo le mani sulla sedia e raddrizzando le spalle, "Hai bruciato Azkaban? Di che diavolo stai parlando? L'hai bruciato? Amelie, ma che-"

Draco non capiva, che lei avesse fatto ciò che ha detto. Sapeva che era potente, e apprezzava sempre che il mondo riposasse sulle punte delle sue adorabili dita, ma non l'aveva mai vista così. Anche se doveva essere arrabbiato, furioso per il modo in cui gli aveva mentito - non avrebbe mai potuto esserlo.

Draco era così fiero di lei.

"Credevo che lui fosse bruciato con esso, ecco perché non te l'ho detto," continuando, Amelie ignorò le sue domande, "Stavano venendo per noi, e lui è rimasto lì per fermarli, e ha perso la sua bacchetta, perciò non poteva-"

Schiarendosi la gola con un singhiozzo, cercò di restare solida, ma ogni pezzo di quella notte orribile scorreva nella sua mente, "Non poteva prendere la sua propria vita, Draco. Lo stavano catturando, e avrebbero scoperto tutto se lo avessero fatto. Quindi mi ha detto di bruciarlo, e l'ho fatto."

"Amelie...Cosa hai fatto?"

I suoi occhi catturarono i suoi capelli biondi, quanto erano spettinati, e il suo cuore fece male, martellando e battendo nelle sue orecchie mentre contorceva il polso intorno al pomello, "Ma ce l'ha fatta, Draco. Si è lanciato in acqua, ed è sopravvissuto."

Spalancando la porta, il sangue che scorreva nelle sue vene congelò, e distolse lo sguardo da lui. Amelie non voleva vedere l'espressione del tradimento mentre prendeva il controllo una volta aver svelato il segreto.

"Mi dispiace per questo, Draco," mimando a malapena le parole, si fece da parte, "Per favore, perdonami."

E poi - poi Draco Malfoy apparve come se gli fosse stata risucchiata la vita. La sua pelle sbiancò, i suoi occhi si oscurarono e tutti i demoni che aveva massacrato riempirono le sue pupille, "No..."

Adrian attraversò la soglia e l'istante che lo fece, i suoi occhi si strinsero in quelli di Draco, "Bene, bene, bene..." ghignò malignamente il ragazzo, "Ci si rivede, Malfoy."

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