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6 Luglio 2014



Quella mattina, in casa Styles aleggiava un'aria diversa -o almeno così sembrava.

Louis aveva ancora in mente Harry che gli offriva il gelato e non poteva non svegliarsi con un sorriso enorme ad incorniciargli il viso. Il riccio, d'altro canto, stranamente non lo aveva ancora punzecchiato e questo era già un record. Quindi Louis cercò di godere di quella apparente tranquillità in casa Styles.

La mattina, ogni volta che si svegliavano, era davvero un momento epico perché dormivano entrambi senza coperte addosso e gli occhi di Louis cadevano spesso sui boxer di Harry, dove puntualmente si notava un grosso rigonfiamento. Louis si mordeva le labbra e arrossiva, distogliendo subito lo sguardo, ma Harry non ci faceva caso e continuava a stare steso di schiena, come a volerlo imbarazzare ancora di più.

Invece quella mattina le cose andarono diversamente. Louis era voltato di fianco, guardando Harry. Era sempre attirato dal corpo del riccio, dalle sue spalle larghe, dai muscoli talvolta rilassati e contratti, dalle sue gambe lunghe, e non faceva altro che osservarlo, pure di nascosto. Sapeva che fosse sveglio -perché le sue ciglia lunghe sbattevano ritmicamente contro le sue gote- e lo osservò stiracchiarsi, portare una mano chiusa a pugno su un occhio per strofinarlo e poi aprire definitivamente quegli smeraldi verdi che aveva al posto degli occhi. Aveva notato che la mattina erano ancora più luminosi del solito ed erano così belli, tanto da sembrare surreali.
Harry si alzò in silenzio e, nel farlo, mise in bella mostra il rigonfiamento dentro i boxer. Louis stavolta non poté trattenersi e sgranò gli occhi e il riccio lo notò: infatti abbassò immediatamente lo sguardo confuso verso il basso ed arrossì. Balbettò frasi sconnesse ed uscì velocemente dalla stanza, chiudendosi in bagno. Non poteva di certo dirgli che quell'erezione era causata dall'immagine a rallentatore della lingua di Louis che leccava e gustava quel maledetto gelato, o dalle labbra sottili e rosse di Louis che inglobavano e succhiavano lentamente il suo membro.

Perché sì, Harry aveva sognato Louis mentre gli faceva un pompino e ne era rimasto estremamente estasiato. Peccato fosse solo un sogno. Un sogno davvero bello ed eccitante. Ma doveva assolutamente cancellare quelle immagini dalla sua mente perché no, non poteva fare sogni erotici con protagonista un ragazzo più piccolo di lui, con la stessa innocenza di Louis. Non poteva. Quindi aprì l'acqua fredda della doccia e si immerse completamente.


Era passata mezz'ora da quando Harry si era chiuso in bagno e Louis pensò che fosse uscito. Infatti mise la sua tazza sporca di tea dentro al lavabo e salì al piano di sopra per fare una doccia rinfrescante e lavare i denti.

Trovò la porta socchiusa e perciò entrò. Tuttavia, però, non aveva fatto caso alla luce accesa e si ritrovò il corpo interamente nudo di Harry davanti.

"Oh, cazzo!" sussurrò scioccato, ma non si mosse da lì. Si perse in quei capelli lunghi che bagnavano le spalle, le goccioline d'acqua che scorrevano lente dalla fronte, giù lungo il viso, le labbra, il collo e tutto il busto. Louis aveva di fronte un Dio greco e i suoi ormoni stavano per impazzire totalmente.

Harry sgranò gli occhi e cercò immediatamente qualcosa con cui coprirsi. "Hai ancora molto da guardare?" chiese Harry nascondendo il suo nervosismo con la rabbia, notando che Louis non accennava a distogliere lo sguardo dal suo corpo. "Non si usa bussare nel vostro Paese?" chiese ancora.

"Io- ecco-" la salivazione gli si azzerò improvvisamente e cercò di inghiottire a vuoto. "Ehm, la porta non era chiusa e pensavo fossi uscito" disse con ancora gli occhi sgranati ed il viso rosso per la brutta figura che aveva appena fatto.

"Ma, a quanto vedi, ci sono ancora io qui dentro, quindi esci" indicò la porta con una mano, mentre con l'altra teneva una tovaglia intorno alla sua vita.

"Sì- mi dispiace- vado" rispose impacciato Louis chiudendo bruscamente la porta, per la troppa fretta di uscire, e ci appoggiò la sua schiena. Tirò fuori un sospiro e scosse la testa per cancellare l'immagine del corpo nudo di Harry. Ma come poteva? Era praticamente impossibile. Quell'immagine gli appariva davanti ogni volta che chiudeva gli occhi. Era una visione: i suoi muscoli erano contratti, molto più evidenti e definiti e per un attimo, solo per un attimo, pensò a come potesse essere bello farsi abbracciare da Harry, accucciarsi sul suo petto e sentirsi protetti. Ma probabilmente non era nemmeno quel tipo di persona.

Per evitare altro disagio, si allontanò da lì e chiese gentilmente ad Anne se potesse utilizzare il bagno che aveva nella sua camera da letto, spiegandole che Harry non fosse ancora uscito e che se non si fossero sbrigati avrebbero fatto tardi a scuola. Anne aveva subito acconsentito con una risatina e lo aveva lasciato entrare.

Dire che non fiatò nessuno durante il tragitto da casa a scuola è superfluo.

I due non si parlarono né guardarono negli occhi, e se capitava distoglievano subito lo sguardo arrossendo e guardando altrove -come se un palo della luce, una macchina o il marciapiede fossero diventati così belli da catturare la loro attenzione.

A Harry non era mai capitato di provare questa sensazione di disagio, specialmente con un ragazzo: era molto sicuro di sé, sapeva di essere un bel ragazzo e anche ben dotato. E, anzi, trovava soddisfacente quando gli altri lo guardavano, ammiravano, mangiavano con gli occhi. Se era un bel ragazzo non era mica colpa sua, doveva solo ringraziare i suoi genitori per l'ottimo lavoro.

Ma gli occhi di Louis... Essere guardato da quel ragazzino l'aveva messo in soggezione e quella sensazione di insicurezza lo faceva innervosire come non mai.

Stupido Louis e stupidi occhi azzurri. Perché sì, aveva degli occhi azzurri davvero limpidi e bellissimi; i più belli che avesse mai visto.

Allora aumentò il volume dell'iPod per zittire quei pensieri strambi e concentrarsi solo ed unicamente sulla strada.

"Beh- io, vado" mormorò Louis indicando l'entrata della scuola. Harry annuì solamente senza aggiungere altro e si unì al suo gruppo di amici che gli chiesero immediatamente di Louis.

Harry sbuffò, ruotando gli occhi in cielo e accendendo una sigaretta "Non avete altri argomenti da tirare fuori oltre a Louis?" borbottò, soffiando fuori il fumo e picchiettando sulla sigaretta per far cadere la cenere a terra.

"Sì, parliamo del compito di matematica. Hai studiato?" gli domandò Liam, con un sorriso furbo, consapevole che l'amico non avesse tirato fuori il libro dallo zaino nemmeno per fargli prendere aria.

"Oh merda!" imprecò Harry scaturendo le risate divertite dei suoi amici e ricevendo pacche di conforto sulle spalle "Stavolta sono fottuto!"

"Già, è molto strano," se ne uscì Niall con un'aria fintamente pensierosa "dato che sei sempre tu a fotter-"

"Niall, ti prego" Liam gli lanciò un'occhiata e una spallata. Poi entrarono a scuola, tra le lamentele di Liam e le risate di Niall ed Harry.

Le ore di lezione, per Louis, erano volate in fretta: il professore madrelingua, Mr. Hudson, aveva pensato bene di impostare il programma della giornata sulla conversation e il ragazzo, dopo un primo momento di imbarazzo, aveva notato con piacere di essere molto spigliato nel parlare e rapportarsi col docente -che tra l'altro si era complimentato con lui. Avevano dialogato sul tutto e sul niente e, dopo un primo giro di domande personali, il professore aveva coinvolto tutti in una discussione dedicata alle differenze tra la scuola inglese e la scuola del Paese di provenienza di ogni studente. In quella classe c'era molta varietà: si andava dallo studente italiano, spagnolo, francese, allo studente giapponese, finlandese o tedesco.

Si era formata davvero una bellissima classe e tutti sembravano voler fare amicizia con tutti. Louis pensava che non ci fosse niente di più bello. Pensava anche che fosse davvero straordinario il fatto che i giovani studenti con la loro voglia di imparare e sapere fossero i primi a valicare quei confini fisici e mentali che avevano posto gli adulti col tempo, a causa dei pregiudizi e del patriottismo.

Era per questo che Louis ogni tanto scambiava quattro chiacchiere con Giulia, una sedicenne italiana, che sedeva sempre accanto a lui. Era bassina, aveva i capelli neri e gli occhi color cioccolato al latte, e come tutti gli italiani era parecchio simpatica ed affettuosa.

"Hey Louis," Giulia si alzò dalla sedia a fine lezione e si voltò verso il ragazzo "alla fine ho deciso di scegliere educazione fisica" gli disse.

Louis chiuse il suo piccolo zaino e guardò Giulia "Grandioso! Saremo insieme!" I due uscirono dall'aula dopo aver salutato il professore e si incamminarono verso l'uscita. "Pensavo scegliessi un'altra materia"

Giulia dissentì "No, preferisco giocare a calcio"

"Sei un mito!" rise Louis porgendole la mano per farsi dare il cinque. La ragazza scoppiò a ridere e fece finta di atteggiarsi a diva, borbottando un Lo so, lo so. "Allora andiamo adesso?"

"Si, non vorrei far arrabbiare il prof per il ritardo" rise.

Louis allora annuì e prese il cellulare per avvertire del suo ritardo a casa, ma si accorse di avere solo il numero di Liam a disposizione.

A Liam:
Ciao Liam, potresti dire a Harry di non aspettarmi per tornare a casa? Ho lezione e torno tra un paio di ore.

Da Liam:
Certo, buona lezione :)

A Liam:
Grazie!

"Andiamo!" sentenziò Louis, e insieme a Giulia corsero verso il campetto dietro la scuola.

Quando il ragazzo rientrò a casa era tardo pomeriggio, il sole aveva lasciato posto alle stelle e a qualche nuvola grigia, il cielo era blu ed i lampioni per le strade erano già accesi. Era rimasto fuori un po' più del previsto insieme a Giulia e ad altri suoi compagni di corso -e se aveva sbagliato strada per tornare a casa non è obbligatorio dirlo.

Le luci di casa Styles erano accese e la moto parcheggiata fuori faceva pensare a Louis che dentro ci fossero anche Liam e Niall. Sospirò, stanco della giornata appena trascorsa, ed entrò in casa con il mazzo di chiavi che gli aveva gentilmente lasciato Des.

Passò dalla cucina per salutare i due adulti e poi salì al piano di sopra per poter abbandonare il suo zaino e stendersi sul suo letto.

Aprì la porta e, come aveva previsto, trovò Niall e Liam insieme ad Harry. "Ciao ragazzi" si affrettò a salutarli e non seppe stabilire l'esatto momento in cui aveva abbandonato il suo imbarazzo quando c'erano Harry ed i suoi amici che lo fissavano. Ma si disse che prima o poi sarebbe successo e che non poteva continuare a fare il timido: sapeva di padroneggiare bene la lingua, anche se spesso si sentiva uno sciocco nel parlarla.

"Ciao Louis!" ricambiarono il saluto con un sorriso. Il ragazzino andò a posare lo zaino ai piedi della scrivania, si sdraiò sul letto e chiuse gli occhi: non c'era sensazione più bella della schiena che scricchiola e si rilassa a contatto col materasso morbido.

"Okay, noi andiamo" disse Harry.

Louis aprì gli occhi di scatto, guardando i ragazzi e notando solo in quel momento che fossero ben vestiti. "Dove andate di bello?" quindi chiese.

"Andiamo in un pub qui vicino" rispose Liam.

"Vuoi venire?" continuò allora Niall.

E Louis stava anche per rispondere, quando "Siete pazzi?" intervenne Harry "È minorenne" ed indicò il piccoletto che adesso si era messo comodamente seduto con la schiena poggiata sulla testiera del letto.

"È vero," concordò Niall "ma noi siamo maggiorenni e-"

"-e i minorenni possono entrare solo se accompagnati da qualcuno che ha più di diciotto anni" concluse Liam, continuando la frase di Niall.

Harry allora sbuffò e alzò gli occhi al cielo "E voi due siete dei rompipalle" disse, borbottando altre cose -sicuramente insulti per i suoi amici.

"Allora, vieni con noi Louis?" gli occhi speranzosi di Liam lo convinsero a tal punto da recuperare le forze ed annuire.

"Certo!"

"Sei mai stato in un pub prima d'ora?" chiese Niall, invitandolo ad entrare.

Louis a quel punto scosse la testa un po' intimorito. Non era solito frequentare quei posti: preferiva mangiare una pizza in un locale tranquillo con della musica soffusa in sottofondo. Quando entrò lì invece venne colpito subito dalla confusione di donne e uomini che ridevano e bevevano. Si sentii soffocare, spaesato e leggermente fuori luogo, preferiva sicuramente un posto più tranquillo e meno caotico, ma non voleva fare il bambino della situazione e seguì i tre ragazzi verso un tavolo. Si sedettero e subito delle ragazze ammiccarono verso di loro: per Louis quello fu allo stesso tempo inquietante, imbarazzante ed eccitante.

"New entry nel gruppo?" un ragazzo molto alto e con i capelli biondi legati in un codino, si avvicinò al tavolo, puntando i suoi occhi curiosi verso la figura di Louis.

"Sì," rispose in fretta Liam "è il ragazzo dello scambio culturale che alloggia da Harry" spiegò e poi "Louis ti presento Andy Samuels" li presentò con un sorriso e i due si strinsero la mano.

"È un piacere averti qui!" rispose Andy. "Allora, cosa prendete ragazzi?" chiese poi, estraendo un taccuino ed una penna dal grembiule che aveva legato in vita.

"Il solito" rispose Harry con un occhiolino.

"Porta qualcosa anche per me" si aggiunse una voce che Louis poté associare al ragazzo biondo del giorno prima. Luke si aggiunse al gruppo, sedendosi accanto a Harry "Buonasera ragazzi" salutò con un sorriso strafottente.

Andy annuì per poi tornare al suo lavoro mentre i ragazzi iniziarono a parlare di qualcosa che Louis non capì. Alzò lo sguardo solo quando sentì Niall urlare alla vista di Andy che portava loro l'ordinazione. Poggiò sul tavolo un'infinità di bicchierini che diedero alla testa a Louis e lo fecero sentire stordito: non ne aveva mai visti così tanti in una volta. Non sapendo cosa fare, guardò gli altri e si soffermò su Luke e Niall che presero uno dei tanti bicchierini con foga. Louis non era stupido, semplicemente non aveva mai provato.

"È tequila" lo informò Liam, al suo fianco, che lo guardava con un sorriso. Louis annuì e voltò lo sguardo verso Harry intento a leccare la parte di pelle tra pollice ed indice, poggiarci sopra una piccola quantità di sale e afferrare una fetta di limone da un vassoio che Louis poco prima non aveva nemmeno notato. Seguiva attentamente ed assiduamente il movimento della lingua di Harry, e sembrava come ipnotizzato ed incantato anche in quel momento che il riccio stava leccando via il sale dalla sua mano. Prese quindi un bicchierino ed ingurgitò velocemente il liquido, buttando la testa indietro. Quando la riabbassò si affrettò a a mordere la fetta di limone e fece una smorfia, infastidito dal sapore.

Il suo respiro si mozzò perché aveva appena avuto una visione, una splendida visione.

Harry, sentendosi osservato, ruotò il viso verso Louis e lo richiamò "Vuoi provare?" gli chiese con un sorriso furbo. Il ragazzino si guardò intorno e si era incantato così tanto che non si era accorto che tutti avevano cominciato a bere e stavano ridendo -forse per una battuta di Niall. Poi ritornò a dare attenzioni ad Harry.

"Io- ehm" rise nervosamente "non so, non ho mai-"

"Non hai mai bevuto altro oltre al succo di frutta?" si intromise divertito Luke, mentre mordeva una fetta di limone, provocando le risate di tutti.

"Dai, su, non ti succederà nulla" continuò Harry "c'è sempre la prima volta" e Louis non seppe perché, ma si fece convincere dagli occhi lucidi e verdi del ragazzo riccio: era sicuro che gli avesse fatto un incantesimo. Quindi annuì, mordendomi il labbro inferiore.

Vide Harry rifare le stesse azioni di prima: leccò la pelle tra pollice ed indice e ci mise su il sale. Poi avvicinò la mano al viso di Louis. "Lecca" lo incitò. Il piccoletto boccheggiò incredulo per quella richiesta, ma lo fece lo stesso un po' tentennante.

Quando la lingua di Louis entrò in contatto con la pelle calda della mano di Harry, entrambi i ragazzi sentirono la schiena rabbrividire e lo stomaco rivoltarsi.

Harry aveva i suoi occhi fissi sul piccolo Louis che gli stava praticamente succhiando la pelle e- dannazione, cosa gli era preso? Non voleva avere un'erezione davanti a tutti i suoi amici e nemmeno davanti a Louis: cosa avrebbe detto? Come si sarebbe spiegato?

Così lo allontanò gentilmente e lo invitò a bere immediatamente il liquido e poi, subito dopo, mangiare il limone.
Louis chiuse gli occhi e fece una smorfia perché sentì la gola prendere a fuoco. Borbottò qualche imprecazione in francese e fece ridere tutti. Ed improvvisamente si ricordò di essere in compagnia di altre persone e la bolla in cui sembravano essersi rinchiusi lui ed Harry era magicamente esplosa.

Un paio d'ore più tardi erano quasi tutti ubriachi: gli unici sobri erano solo Louis e Liam. Il primo aveva provato a bere altri due bicchierini, per mostrarsi forte e anche più figo agli occhi di Harry, ma poi aveva smesso. Il secondo, invece, si era lasciato trascinare da Niall nella pista da ballo perché Liam, ti prego, questa canzone è bellissima, andiamo a ballare! E così avevano lasciato Louis insieme a Luke ed Harry, i quali erano parecchi alticci e persi nel loro mondo. Ad un certo punto li vide pure baciarsi frettolosamente, con le menti annebbiate dall'alcol, e ne era rimasto scioccato.

E- wow, Harry gay...

Il riccio, d'altro canto, si era avvinghiato a Luke perché aveva in testa la sensazione piacevole che la lingua di Louis gli aveva provocato e, dannazione, non poteva pensarci!

Aveva lasciato le labbra di Luke solo per tornare a respirare e involontariamente si voltò verso Louis, e no, non doveva farlo perché adesso lo stava guardando con quei suoi occhietti vispi, lucidi per l'alcol ingerito e sgranati. Le sue labbra fini e rosse richiamavano le proprie piene e gonfie e non ci pensò due volte: "Hey Louis, vuoi provare?" ammiccò verso di lui e lo vide allontanarsi appena. Allungò la sua mano sulla guancia del liscio e lasciò una carezza.

Louis, sopraffatto dal piacere e dalla voglia di conoscere il sapore delle labbra di Harry, gli si avvicinò e il riccio lo baciò. Fece scivolare la sua lingua sulle labbra di Louis, che sapevano ancora di limone e sale, con una gentilezza che il piccolo non pensava potesse appartenere ad Harry. Gli fece dischiudere poi le labbra e le loro lingue si intrecciarono per dare vita ad un bacio che di casto non aveva nulla.

Quando si staccarono, la realtà colpì Louis come una porta dritta in faccia e la consapevolezza di aver dato il suo primo bacio in quel modo lo fece rabbrividire.

Cosa era appena successo?








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Bene bene bene. Non sono sparita, semplicemente non riuscivo a scrivere e mi sono disperata perché volevo pubblicare qualcosa di decente ma niente mi piaceva e perciò ho messo da parte la storia per un po' per avere le idee più chiare. Fino a quando non ho avuto la giusta ispirazione per scrivere questo capitolo che personalmente penso sia ricco di materiale, oltre ad avere 3000+ parole (si, avete capito bene, per me è un record!)

In realtà dovevo postarlo ieri, ma dati gli avvenimenti nel Centro Italia per rispetto non me la sono sentita.

Prima di finire questo mio spazio, ci tengo a ringraziare di cuore dadless (per l'immenso supporto che continua a darmi), GiuliaSince (per i suoi consigli e le chiacchierate sulle fanfiction) e infine, non per importanza, voi che leggete la mia storia, la votate e commentate ❤️

Un bacio, Paola.

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